Rimini. La Guardia di Finanza sequestra più di 1.500 articoli

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Nell’ambito delle attività svolte dalla Guardia di Finanza a tutela dell’economia legale e finalizzate a preservare il mercato dalla diffusione di prodotti non conformi rispetto agli standard di sicurezza imposti dalla normativa nazionale e dell’Unione Europea, i militari del Gruppo di Rimini hanno eseguito nell’avviare il piano di intensificazione estivo, nei primi giorni del mese di giugno, tre controlli, nei confronti di esercizi commerciali dei quali due gestiti da cittadini di nazionalità cinese ed un terzo di nazionalità bengalese, ubicati rispettivamente a Poggio Torriana, Santarcangelo di Romagna e Riccione.
L’azione di contrasto delle fiamme gialle, oltre che alla prevenzione e repressione del fenomeno dell’abusivismo che si palesa per lo più nella presenza di ambulanti sulle spiagge, è finalizzata soprattutto all’individuazione delle fonti di fabbricazione, deposito e distribuzione degli articoli illecitamente commercializzati per toglierli dal mercato, troncando così alla fonte il fenomeno, prima che arrivi sul territorio a contatto con i villeggianti. In questo primo ciclo di interventi sono stati individuati e sottoposti a sequestro amministrativo, complessivamente 1.515 articoli, tra i quali in prevalenza orecchini, collane, bracciali, altri articoli di bigiotteria, tutti risultati non conformi alla normativa nazionale ed europea, perché privi delle informazioni minime finalizzate ad identificarne le caratteristiche qualitative, il produttore, nonché l’eventuale presenza di materiali nocivi per la salute umana e la sicurezza dei consumatori in genere.
Sono stati più di 800.000 gli articoli, connotati da queste carenze, sottoposti a sequestro dalle fiamme gialle riminesi dall’inizio dell’anno e 6 le persone segnalate alla locale Camera di Commercio, competente sia per l’irrogazione delle sanzioni pecuniarie che per la successiva confisca e distruzione dei prodotti sequestrati.

L’attenzione della Guardia di Finanza nello specifico settore è costante ed ai massimi livelli in quanto il commercio abusivo di prodotti venduti a basso costo non solo lede, a discapito della leale concorrenza, gli interessi degli operatori economici che rispettano le regole, ma, trattandosi in molti casi di prodotti il cui uso prevede un contatto diretto con la pelle, senza contenere l’indicazione chiara in etichetta dei materiali utilizzati, impedisce al consumatore di adottare le dovute precauzioni in relazione all’eventuale presenza di sostanze potenzialmente nocive per la salute.

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