Pesaro. Il sindaco Matteo Ricci: “San Giovanni restituita alla città”

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La chiesa di San Giovanni sana le ferite del sisma: «Giornata di festa», sottolinea Matteo Ricci, con lo sguardo alla volta recuperata. «Parliamo di un pezzo di storia della città (la chiesa venne fatta edificare dai Della Rovere, prima pietra nel 1543), che negli anni della guerra ha rivestito anche altre funzioni». Il sindaco cita Arnaldo Forlani, «che da ministro della Difesa la restituì ai frati minori come luogo di culto. Oggi è una nuova rinascita: in tanti hanno sentito la sua mancanza nel periodo della chiusura per gli interventi. Che sono stati importanti (325mila euro da fondi regionali via ministero, ma il Comune ottiene anche 190mila euro dall’assicurazione: risorse che serviranno a proseguire la sistemazione del complesso, dopo gli interventi strutturali). Ringraziamo i tecnici e tutta la comunità di San Giovanni». Quindi, rivolgendosi all’arcivescovo Piero Coccia: «Continueremo a collaborare in modo stretto: le chiese non sono solo luoghi di culto e preghiera, ma incarnano anche presìdi sociali fondamentali per la città».

Il presidente della Regione Luca Ceriscioli: «L’intervento dà sicurezza a un luogo denso di storia, immerso dentro la vita della città. Ambienti che sono le radici del presente, ma guardano contestualmente al futuro. E’ una restituzione importante, chiaramente diversa da quella che viviamo nelle aree terremotate. Dove spesso l’inaugurazione di una chiesa coincide con la restituzione dell’unico luogo per i fedeli di un’intera comunità». Soddisfatti Ferdinando Campana e padre Aldo Marinelli, rispettivamente ministro provinciale e superiore locale dei frati minori. Presenti il prefetto Vittorio Lapolla, il vicesindaco Daniele Vimini, l’assessore Enzo Belloni e il consigliere regionale Andrea Biancani. In apertura la musica dell’Eidos Vocal Ensemble, diretto da Irene Placci Califano.

«Gli interventi strutturali e di finitura si sono concentrati sulla volta dell’aula ecclesiale», spiega l’architetto Davide D’Ursi, che ha seguito le operazioni insieme all’ingegnere Claudio Laganà. «Si è ripristinata la continuità e la forma originaria: la volta costruita da Vanvitelli, che dopo il sisma presentava un’ampia fenditura di oltre 5 centimetri, è stata rialzata nei punti di deformazione». A preservarla, ora, anche due serie di catene in acciaio e due tralicci metallici, posizionati orizzontalmente sotto le pareti triangolari. Lavori che hanno riguardato anche le lesioni alle pareti murarie, oltre a quelle che hanno interessato la cupola e le murature sulla parete di fondo della seconda cappella laterale destra.

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