Misano Adriatico. Davide Nicosia, leader nel mondo nella progettazione del packaging per profumi e benessere…

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Davide Nicosia

 

 

Allievo del Mengaroni di Pesaro, il misanese Davide Nicosia ha almeno un “suo” prodotto (profumi, igiene e bellezza) in ogni famiglia nel mondo. Partendo con ufficio a New York nel 1990, ha aperto a Singapore nel 2009, Tokio nel 2010, Bangkok e Phuket nel 2011, Parigi nel 2015 e Montecarlo quest’anno. Impiega circa 150 dipendenti (3 anni fa erano 100); a New York sono 50.  Gli italiani sono tre; uno, il piemontese Giorgio Baravalle, è il braccio destro.
Progetta marchi, campagne pubblicitarie, prodotti, per multinazionali al vertice nel mondo: Procter & Gamble, Sanofì, Ferrero, Coca Cola, Coty, Tiffany, la cinese Haw Par… Dolce & Gabbana, Lacoste, Max Mara, Sony, Campari, Pfizer…
Dice: “Il successo è basato sull’innovazione, sulla conoscenza dei materiali, sull’originalità. Per raggiungerlo ci vogliono la passione, la diplomazia, il talento, la perseveranza e l’intelligenza”.
Doppia cittadinanza (italiana ed americana), tre figli all’estero (Stefano 25 anni a Tokyo, Julien 21 a Vancouver, Boris 10 a Vladivostok), Davide Nicosia ha sempre avuto qualcosa dentro: fuori dal comune. In prima media, l’insegnante di educazione artistica gli dà come compito di disegnare un cubo. Lui gli presenta le proiezioni. Così lo mette per tre anni a cimentarsi col paesaggio di Misano. Si iscrive al prestigioso Liceo d’arte Mengaroni di Pesaro. Non sarà uno studente modello, ma uno che si applica nelle materie che più lo appassionano. D’estate va a fare le stagioni fuori: Misano, Madonna di Campiglio, ma soprattutto Londra. Nicosia, grande passione per la fotografia, chiama tutto questo coraggio; fervore che non lo ha abbandonato neppure oggi.
La Gran Bretagna sarà il trampolino di lancio. Partito come lavapiatti, diventa contabile di un ristorante; nel frattempo frequenta una scuola per imparare l’inglese. A 19 anni conosce una ragazza americana di buona famiglia, Jennifer. Abita a New York. Segue il cuore e vola a casa sua. Non ha un vero e proprio mestiere. Come si usa da quelle parti, a Northport, una cittadina con la buona borghesia americana, inizia a fare volontariato insieme al babbo della fidanzata ed altre 3-4 persone. Si prestano per piccoli lavori gratuitamente: riparare recinzioni, fare giardinaggio, imbiancare, fino a dipingere le pareti. Saranno i dipinti a colpire le famiglie e che gli apriranno il futuro. Il giovane riminese sa fare tante cose con lo spirito giusto, ma soprattutto gli è del tutto naturale l’arte di farsi voler bene, direbbe san Francesco. Sempre in cerca di lavoro stabile, durante una festa con gli amici dei genitori della morosina, c’è l’incontro che gli apre le porte della brillante carriera. Una signora gli dice che gli ricorda tanto la voglia di fare e di arrivare del suocero; originario di Piacenza. Gli propone un colloquio con l’agenzia pubblicitaria del marito, Gaetano Conti. La ricorda così Davide: “Sempre umile, sempre educato, sempre senza pretese, vado all’appuntamento. Mi assumono: sarò il nono dipendente. L’azienda si chiamava, e si chiama, c’è ancora oggi, ‘Art & Design’. Ha sede di fronte alla Carnegie Hall, nel centro di Manhattan. E’ uno scrigno dove si progettano packaging per marchi di livello mondiale, tipo Estée Lauder, Elizabeth Arden, Revlon… Inizio a fare piccole cose. Sono una spugna; mi mettono a fare tutto. Ed imparo, imparo. Sono il primo ad arrivare e l’ultimo ad uscire. Mi presto ad essere disponibile verso chiunque: faccio piccole pulizie, il caffè, commesse. Dopo un anno inizio a trattare direttamente coi clienti; porto le tavole in visione. Mi fermo a fare due chiacchiere. Facciamo le correzioni. Mi faccio conoscere”.
Il 1988 è l’altro anno fondamentale. Joseph Messina, americano di origine siciliana (anche i genitori di Davide lo sono), gli dice che una potentissima azienda farmaceutica francese gli ha proposto, negli Stati Uniti, la vice-presidenza del reparto creativo e se sarebbe disposto a far parte della squadra. Quell’azienda blasonata è la Sanofì (110mila dipendenti). Il giovane Nicosia si presenta all’incontro con 30 minuti di ritardo. Messina lo fa aspettare 31 minuti. Entra: “E’ dura attendere, vero?”. Lo assume perché in quell’arco di attesa aveva risposto al suo telefono. Segnale di forte personalità.
Resta due anni. Non gli danno l’aumento del 10 per cento; lascia. Si mette in proprio. I primi tre anni è solo. Si occupa di 300 progetti l’anno. Un giorno un cliente, lo va a trovare e gli chiede: “Dov’è il suo staff?”. “Sono io, il mio staff”, la risposta.
Oggi, i suoi 150 collaboratori e portano avanti 300 progetti l’anno.
NiCE (Nicosia Creative Expresso) è una boutique tra le aziende che progettano marchi, packaging e non solo. Nel settore dei capelli è leader assoluta nel mondo. Il primo lavoro importante in proprio è il packaging e flacone per un profumo di Calvin Klein,  CK-one. Siamo nel 1990. Come scatola usa un cartone naturale che gli aveva ispirato l’imballaggio della Apple. Invece, a suggerirgli il flacone è una bottiglia di rum rinvenuta sulla spiaggia di Miami arrivata da Cuba. Da allora, è stato un crescendo degno del miglior Rossini: “Da quel successo, il telefono non ha più smesso di squillare”.
Nel 2018, il profumo creato per La Perla, ha vinto il premio FIFI, considerato il Nobel mondiale del settore di fragranze. La musa ispiratrice di Davide Nicosia è l’armonia della natura, risparmiare il più possibile nello spreco di materiali e via le plastiche. Per Tiffany & Co. ridusse le scatole. Altro tratto forte del suo lavoro è l’innovazione. È stato Davide ad aver portato per primo nel mondo commerciale i tappi semi-trasparenti sui flaconi. Sempre per primo ha usato la lega Zamak come tappo; un materiale pesantissimo e duttile.
Quello che suggerisce ai clienti è sintetizzabile con: semplicità e bellezza, ma quando parla di progetti argomenta di antropologia culturale e di percorsi cognitivi. Insomma, di cultura. Il suo motto: facciamo con passione. Da Misano Adriatico ad un ufficio di 1.400 metri quadrati di fianco all’Empire State Building a New York. Ogni anno, quando torna a casa, organizza una cena con i compagni di classe.

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