Rimini. Addio a Roberto Valducci, il re dei farmaci ritardo. Il fondatore di Valpharma era un galantuomo d’altri tempi

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Roberto Valducci

Addio a Roberto Valducci, il fondatore di Valpharma, azienda leader nel mondo per i farmaci a lento rilascio.  Se ne è andato a 85 anni il 23 agosto dopo una breve malattia. Lascia l’impero alla figlia Alessia.

Mente brillante, generoso, amante dell’arte, oltre a creare un gioiello di impresa, aveva ricoperto anche ruoli istituzionali. Per un breve periodo è stato anche presidente degli industriali di Rimini; se ne va con eleganza ed in silenzio. Quando la sua impresa era a Cerasolo, impossibilitato ad ampliarla se ne va a San Marino. Poi aprirà il grande stabilimento a Pennabilli.

Appassionato d’arte (ce ne sono a centinaia nelle sue aziende di opere), regala a Savignano sul Rubicone (il paese dei natali) una statua di Giulio Cesare in bronza fusa con la tecnica della cera persa. Regala a Rimini due statue di bronzo, un Tiberio ed un Augusto; da decenni sono negli scantinati del Museo della Città. In un’intervista sulla Piazza disse c he mai più avrebbe regalato qualcosa alla città di Rimini.

Riportiamo uno stralcio di quell’articolo: “Due copie (capolavoro?) di bronzo a cera persa da 15 anni riposano nella polvere dei magazzini del Museo della Città. Il Tiberio originale si trova in Libia (nella foto) e venne rinvenuto a Leptis Magna (patrimonio dell’umanità). I Musei Vaticani ospitano Cesare Augusto, detto di Prima Porta, il luogo dove venne ritrovato. L’opera è di marmo. Di medie dimensioni; Tiberio è alto 257 centimetri; di 214 Augusto. Vennero regalate nel dicembre del 2000 (sindaco Alberto Ravaioli) da Roberto Valducci, il titolare di Valpharma. L’azienda di Pennabilli-San Marino è leader mondiale nei farmaci ritardo; il suo primo mercato è il Giappone. Esporta il 98 per cento della produzione. Racconta Valducci, 82 anni ed una passione per il lavoro, la musica e la bellezza (l’esterno e l’interno delle sue aziende accolgono opere d’arte di assoluto valore): “Regalai le statue alla città di Rimini per collocarle nei pressi del ponte di Tiberio e dell’arco di Augusto. Credo che siano tra le copie più belle dell’antichità”.
“Sono amareggiato – continua Valducci – a Rimini non regalerò più neppure uno spillo”. Originario di Savignano, l’industriale ha donato alla sua città un Giulio Cesare in bronzo posizionato vicino al ponte romano. E’ qui che Cesare, varcando il Rubicone (rendendolo immortale) con l’esercito (proibito dalla legge di Roma), e disse: “Alea jacta est” (Il dado è tratto). Il motto con il quale non si torna più indietro si trova nello stemma del Comune di Rimini.

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