Cattolica. Pasqua, “Gli apostoli si aspettavano un re”

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Gianfranco Vanzini

Già dirigente di banca, già dirigente d’azienda, il cattolichino Gianfranco Vanzini ha scritto il libro “La più antica ricetta della Gioia” (con note di monsignor  Paolo De Nicolò e don Ugo Borghello). Stampato in circa 10mila copie, forse è il best seller della provincia di Rimini.

 

Pubblichiamo un piccolo estratto del libro.

Gli apostoli si aspettavano un re, un conquistatore, uno che avrebbe liberato Israele dal giogo romano. Gesù infatti sembrava un eroe eccezionale, l’avevano visto fare miracoli di ogni genere: resuscitava i morti, moltiplicava pani e pesci, dava la vista ai ciechi, guariva ammalati e indemoniati, era logico aspettarsi gloria e ricchezze.
Poi un giorno il loro Maestro, come lo chiamavano, viene arrestato, processato, condannato ad una morte ignominiosa sulla croce, viene crocifisso e muore.
C’è da impazzire!
Cosa è successo? Perché non si è difeso? Perché non ha compiuto un miracolo? Perché?… Perché ?
Tutte domande senza risposta, i sogni di gloria svaniscono e il morale va a pezzi.
Avvilimento generale e totale.
Paura.
Poi la notizia: Gesù è risorto!
Allora ha detto la verità, non è un impostore.
È davvero il Figlio di Dio!
Giunge la Pentecoste: scende sugli apostoli lo Spirito Santo. Di colpo queste persone semplici e umili si trasformano, cominciano a predicare, vanno in giro per il mondo, testimoniano, anche con la loro vita, quello che Cristo ha loro insegnato e ha detto di trasmettere: “ È necessario che il Vangelo sia proclamato a tutte le genti.” (Mc 13, 10)
E ancora: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura.” (Mc 16, 15)
Undici persone, anzi dodici con Mattia che, nel frattempo, aveva preso il posto di Giuda ed era presente il giorno della Pentecoste, semplici, umili e timorose, che diventano i fondatori della Chiesa.
Fatto assolutamente assurdo, incomprensibile e, soprattutto impossibile, se si esclude un intervento divino.
Quarto e ultimo punto fermo.
Il comandamento dell’amore, quello che a volte viene chiamato impropriamente l’undicesimo Comandamento.
Rispondendo alla domanda: “Qual è il più grande comandamento della Legge?”, Gesù afferma in modo diretto e inequivocabile: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge.” (Mt 22,36)
E rivolto ai Suoi discepoli, e quindi, oggi, a noi, dice: “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel Suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.“ (Gv15,9-11)
Dopo avere letto queste parole, che confermano e sintetizzano tutto quello che abbiamo analizzato e scoperto, la conclusione del ragioniere può essere solo una: amare Dio e amare il prossimo sono gli ingredienti indispensabili per una vita piena di gioia … già qui e …anche di là.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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