Pesaro. Turismo, la prima volta fu il giuramento del figlio; poi altri 40 anni

La prima volta fu il giuramento del figlio; poi sono passati altri 40 anni. Affezionati turisti di Cologno Monzese oggi sono stati ricevuti in Comune dal vicesindaco Daniele Vimini e da Fabrizio oliva, presidente degli albergatori.
Maria Bonaccorsi di 84 anni e Giuseppe D’Alì di 91 anni, di Cologno Monzese ma di origini siciliane, dal 1978 scelgono Pesaro per le vacanze di agosto. Hanno trascorso i loro soggiorni prima all’hotel Principe (fino al 2003), attualmente all’hotel Metropol.
E’ stata l’occasione per offrire loro un piccolo dono, la medaglia celebrativa di Rossini creata per il 150esimo.
Prima trascorrevano 25 giorni, ora una settimana e poi scendono in Sicilia, per concludere il loro periodo di vacanza.




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Misano Adriatico. Tolti i cassonetti, condomini non sanno dove buttare i rifiuti. Signora bolognese va in Comune

“Dove devo mettere i rifiuti?”. Una signora bolognese è andata in Comune ed ha chiesto dove poter mettere i rifiuti dopo che sono stati tolti i classici cassonetti lo scorso 12 agosto. Il suo condominio non ha i nuovi. Sembra che nelle stesse condizioni ci siano altri edifici di seconde case. Ha argomentato con energia, ma il problema non è stato risolto.




Mondaino. Palio del Diano, raffinata rievocazione medievale nel segno della pace tra Sigismondo e Federico da Montefeltro

Federico da Montefeltro e Sigismondo Malatesta in corteo storico a Mondaino

Sigismondo Malatesta e Federico da Montefeltro  in corteo storico a Mondaino

 

 

 

Mondaino

Raffinata rievocazione medievale a Mondaino; si stabilisce la pace tra Sigismondo Malatesta e Federico da Montefeltro.  Il Palio del Daino parte giovedì 16 agosto, ore 18, in piazza Maggiore. In “Et grande festa sia” lo capitano de lo castello de Mondaino accoglie Sigismondo Pandolfo Malatesta e Federico da Montefeltro per celebrare la pace davanti a tutti li popoli.

A dare il via al Palio, alle 18 in piazza Maggiore, la rievocazione storica della tregua tra le Signorie.  Nobili, milizia, musici e popolo porgono gli onori ai due valorosi condottieri, le cui storie saranno narrate da messer Nicola Battistoni. Alle 18:30 sarà la volta dei Giochi di Bandiera con il gradito ritorno del gruppo degli sbandieratori di San Michele di Mondaino.

Lo sparo della bombarda segnerà l’inizio dell’avvincente addestramento della milizia con dimostrazioni dell’arte della guerra da parte delle sette compagnie d’arme presenti: si svolgeranno spettacolari sfide tra il Pugnale et spada de Arimino, la Città de lo Grifo de Arzignano, i Milites de Sharon de Pesaro, la Compagnia dell’Istrice 1462 della Libera Terra di San Marino, la Compagnia di Ventura dell’Olifante de San Giovanni Mariniani, la Compagnia Corbarius de Saxi Corbari ed i Lupi del Malatesta de Arzune.

Seguirà l’attesissimo volo del falco e le scene di caccia con i levrieri di Messer Gianluca Barone de le Terre de Siena che alle 20:00 lascerà spazio alle irriverenti musiche dei Trampulorum per allietare le vie tucte.

Dalle 20:30 nobili, milizia, musici et vulgo sfileranno per le vie de lo paese accompagnati dal suono regale delle chiarine e dei tamburi per giungere in Piazza Maggiore et rievocare li tempi andati.
Alle 21:00 lo Jullar Cortese al secolo Gianluca Foresi de la città de Orvieto, nell’arte del rimeggiar all’improvviso, rallegrerà la Piazza Maggiore con movenze, risa e danze acrobatiche de Al Nair, puellae in aire de Cattolica.

Durante la serata ci saranno spettacoli in ogni angolo del paese: lungo le vie i passanti potranno farsi sorprendere da Lo mago Abacuc, oppure potranno stupirsi con lo foco e li giochi di Kalù, l’allegro jullare. Davanti al Sagrato della chiesa di San Michele potranno allietarsi con l’ascolto di The faires lullaby, antiche leggende, versi et arie accompagnate da lo soave suono dell’arpa, seguite da Ignis Rotae l’incalzante spettacolo della Compagnia Circateatro de Urbino, che proporrà pagane invocazioni con fiamme danzanti di vestali e musici.
Alle 20:30 nella Discesa della Fontana i bambini potranno divertirsi con le fabule del teatrino medioevale di Fabula Jocando.
E poi ancora la compagnia Acrobati del Borgo a dispensar sorrisi, i giullari ciarlatani in un esilarante spectaculo de jocoleria, equilibrismo, fachirismo et fuoco e le Marionette de la compagnia il Teatrino de lo Medioevo in La principessa Citrulla di Citrullonia.

Alle 22:00 rientrano in Piazza Maggiore i rapaci nocturni et li levrieri di messer Gianluca Barone de le terre de Siena.

A conclusione dell’intensa giornata di spettacoli in Piazza Maggiore alle ore 22:45 verrà proposto l’attesissimo concerto delle UTTERN. Il gruppo composto da sei musiciste sciamane de le terre Friulane farà riscoprire l’anima dell’antica Europa grazie all’attesissimo Concerto rituale caratterizzato da originali sonorità ed un forte impatto scenico.

Questa giornata sarà anche l’occasione per seguire la presentazioni del libro Mondaino anno domini 1502: un castello malatestiano firmato Leonardo da Vinci. L’evento si terrà presso la Sala del Durantino nella Rocca Malatestiana alle ore 19:30 e vedrà la presenza dell’autore, Angelo Chiaretti.

Delle ore 18:00 alle 23:00 nella sala del Durantino della Rocca Malatestiana, chi vorrà approfondire la conoscenza delle signorie antagoniste dei Malatesta e dei Montefeltro, potrà visitare la mostra “ERA SIGISMONDO” allestita in concomitanza con il biennale delle celebrazioni dedicate al grande condottiero Sigismondo Malatesta – 600 anni dalla nascita (1417-2017), e 550 anni dalla morte (1468-2018). All’interno della mostra è possibile ammirare anche due manichini a grandezza naturale che riproducono fedelmente le fattezze di Sigismondo ed il suo nemico Federico.

Come tradizione, anche questa 31° edizione del Palio è valorizzata dalla maestria di esperti artigiani e dall’abilità di raffinati artisti provenienti da ogni parte d’Italia e anche d’Europa. Per esempio, sarà possibile vedere all’opera Peter Brozek, ingegnere che vive e lavora a Praga, diventato il punto di riferimento nel mondo dei ricostruttori storici per la fedele fattura di armature d’epoca. Peter collabora da 20 anni con una azienda italiana che riproduce armi medievali e rinascimentali, la Millenium Fabri Armorum di Gianfranco De Cao. Una particolare capacità caratterizza Peter, quella di plasmare il ferro che “obbedisce” ai suoi colpi di martello e si sposta come se sapesse dove deve andare.

Innumerevoli sono le ricostruzioni di ambienti d’epoca e gli artigiani che ci accompagneranno in questi restanti 3 giorni di festa.

Non meno importanti sono le taverne delle contrade – Borgo, Castello, Contado e Montebello – che propongono a tutti Il cibo giusto et salutare de l’anima e de lo corpo.

Vi aspettiamo per volare di nuovo insieme nel passato…

Ingressi € 10, gratuito fino a 14 anni
WI-FI GRATUITO durante i quattro giorni di festa.
PARCHEGGI gratuiti serviti da BUS NAVETTA gratuita.




Riccione. A Ferragosto si pubblicizza il Natale e Capodanno

 

A Ferragosto si fa la promozione del Natale di Riccione.
Dall’estate Beach&Love si rivela il Natale di Riccione e dà appuntamento ai moltissimi ospiti in
città in questi giorni invitandoli a tornare a trovarci in inverno, in occasione delle vacanze
natalizie.
A partire da questa mattina sono in distribuzione per tutti gli operatori 18.000 cartoline, banner,
pannelli, manifesti e materiali per il web con la nuova grafica ideata dal designer Aldo Drudi, una
declinazione “invernale” dell’immagine di Beach&Love Spring Summer che ha accompagnato la
programmazione della primavera-estate e conduce nella nuova veste al Natale e al Capodanno,
con i colori che li contraddistinguono, seppur con elementi – le conchiglie, le onde, le stelle
marine – che la mantengono saldamente radicata alla nostra identità di città di mare.
“Abbiamo inaugurato lo scorso anno questo nuovo modo per augurare Buon Ferragosto ai nostri
ospiti – dichiara l’assessore al Turismo Stefano Caldari – un “save the date” che invita a tornare a
Riccione nel periodo natalizio e racconta una città che non si ferma mai, che offre ad ogni
stagione occasioni nuove di divertimento e che continua a stupire chi la sceglie. Next in Riccione
è un’operazione di fidelizzazione della nostra clientela e un progetto di marketing territoriale,
un’azione strategica di promozione e comunicazione di una destinazione dinamica e attrattiva
tutto l’anno e, in particolare, è il lancio del “prodotto Natale”, alla cui programmazione stiamo già
lavorando da settimane pensando ad un format di due mesi di allestimenti, eventi, animazioni e
spettacoli”.
www.riccione.it




Rimini. Libri, quando col marketing turistico si finanzia la Tin (Terapia intensiva neonatale)

Un libro di marketing turistico per finanziare la Tin dell’ospedale di Rimini.

Sei un imprenditore turistico e vuoi conoscere meglio il marketing per promuovere la tua azienda e magari, contemporaneamente, fare anche una bella azione? In libreria c’è quel che fa per te. Sì perché è stato stampato ed è disponibile nei negozi di libri di Rimini, il volume “Marketing turistico. Rendi visibile la tua struttura ricettiva online”. Edito da Dario Flavoccio Editore, il testo è opera di Alex Alessandrini, esperto di marketing ma anche papà di una bimba nata fortemente pretermine all’Ospedale “Infermi” di Rimini e curata presso la Terapie Intensiva Neonatale diretta dalla dottoressa Gina Ancora.

“In quell’occasione ho deciso di fare qualcosa di concreto per questi bimbi e per l’associazione ‘La prima coccola’ che aiuta e sostiene noi genitori di questi ‘piccoli guerrieri’ e anche il reparto in cui vengono curati – racconta l’autore -. Quel qualcosa di concreto è diventato il mio libro, che è stato pubblicato nel giugno scorso, e grazie al quale sono già stato in grado di devolvere 1.093 euro al reparto”.

Pochi giorni fa la simbolica consegna dell’assegno (di cui si allega foto), con la dottoressa Ancora, Alessandrini e i soci de “La prima coccola”; “ma il libro è ancora in libreria – sottolinea il papà-autore – e tutti i proventi saranno devoluto al reparto”.

Il libro è naturalmente utile per le aziende turistiche, ma può rappresentare un testo importante anche per chi si approccia in generale o studia il marketing. Prezzo di copertina 28 euro (ma è in promozione on line a euro 23,80 e la versione ebook viene costa euro 19,90: maggiori informazioni al seguente link: https://www.amazon.it/Marketing-turistico-visibile-struttura-ricettiva/dp/8857906868/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1533725462&sr=8-1&keywords=alex+alessandrini ), ma soprattutto, la consapevolezza di aver fatto una cosa bella per il reparto e per i suoi piccoli pazienti.




Rimini. Crisi, l’economista Rifkin lo aveva previsto 20 anni prima. Creano occupazione: lo Stato, il mercato, la criminalità ed il Terzo settore

Jeremy Rifkin

di Carlo Clericetti*

In visita alla London School Elisabetta chiese agli economisti: “Come mai nessuno aveva previsto questa crisi?”. In realtà l’avevano prevista gli economisti che non seguivano la teoria dominante. Come Jeremy Rifkin, di cui riproponiamo un’intervista di 20 anni fa sorprendentemente attuale anche per le tematiche legate al lavoro

“Come mai nessuno aveva previsto questa crisi?”. E’ nota come “la domanda della regina” quella che Elisabetta d’Inghilterra fece nel novembre 2008 durante una visita alla London School of Economics, generando un notevole sconcerto. La regina però si sbagliava, perché qualcuno la crisi l’aveva prevista. Certo, non gli economisti seguaci delle teorie dominanti, che purtroppo erano anche i più ascoltati – e incredibilmente lo sono ancora – nei palazzi del potere.
Giusto 20 anni fa mi capitò di intervistare Jeremy Rifkin, che in quel periodo aveva raggiunto una notorietà mondiale con il suo libro “La fine del lavoro”. Ripropongo qui quella intervista perché è di sorprendente attualità. Non solo per le tematiche del lavoro: Rifkin aveva individuato perfettamente le cause della crisi. Se la regina avesse chiesto a lui, non si sarebbe trovata, 11 anni dopo, a dover fare quella sua famosa domanda.

“La settimana di 35 ore? Sì, certo, è un primo passo nella direzione giusta. Ma bisognerebbe arrivare a 30 ore, e senza riduzioni di salario. Altrimenti continueremo a viaggiare verso la catastrofe”.

Non ha certo paura di andare controcorrente Jeremy Rifkin, economista americano diventato famoso in tutto il mondo per il suo saggio di due anni fa “La fine del lavoro”. La tranquilla hall dell’ hotel “Due torri” di Verona non ispira scenari apocalittici, ma Rifkin ripete più volte che i paesi industrializzati, e gli Stati Uniti in particolare, si trovano sull’ orlo di una grande crisi, paragonabile a quella del ’29. A meno di non avere il coraggio e la fantasia per imboccare una strada completamente diversa. “In America ci si preoccupa tanto del deficit pubblico, che è al 3% del reddito nazionale. Ma nessuno sembra preoccuparsi dei debiti dei privati. L’ anno prossimo il 19% del reddito delle famiglie se ne andrà per pagare i debiti fatti comprando con le carte di credito. La metà delle famiglie ha risparmi inferiori ai 1.000 dollari (1.700.000 lire), un milione e duecentomila di esse farà bancarotta nel ’98. Le disuguaglianze sociali aumentano, solo in Russia sono più forti che da noi. Insomma, una situazione esplosiva”.

Ma che cosa c’entra questo con la riduzione dell’orario di lavoro?

“C’entra e come. Negli ultimi anni abbiamo vissuto una rivoluzione tecnologica straordinaria, si produce sempre di più con sempre meno manodopera. Il lavoro di massa è finito, ormai il lavoro è d’élite mentre la maggior parte della gente è disoccupata o pagata pochissimo. Il risultato è che c’è una grande abbondanza di merci, ma sempre meno persone in grado di comprarle. Tra queste molte si sono indebitate, creando una situazione che ormai sta per esplodere. E’ già successo in passato, quando il frutto dei “salti” tecnologici è stato trattenuto da poche mani, invece di essere redistribuito a tutta la società: dopo un certo tempo l’economia è andata in crisi, come nel ’29, appunto. La riduzione dell’orario di lavoro è un modo per redistribuire questa ricchezza, facendo aumentare il numero degli occupati”.

Negli ultimi quarant’anni l’orario di lavoro è rimasto più o meno stabile. Ma l’economia mondiale è molto cambiata, le barriere protezionistiche sono quasi completamente cadute, ormai non si parla d’altro che del fenomeno della globalizzazione. Le imprese che riducessero l’orario a parità di salario non rischierebbero di andare fuori mercato?

“Dovrebbero preoccuparsi molto di più di chi comprerà le loro merci. Tra l’altro l’America, con i suoi alti consumi, sostiene tutta la domanda mondiale. Se si verificasse in America una crisi della domanda, le conseguenze sarebbero gravissime in tutto il mondo. Altro che la crisi asiatica! Comunque, la mia idea è che lo Stato debba incentivare la riduzione di orario, per esempio con sgravi fiscali, ma che dovrebbero essere concessi solo se si verificano insieme tre condizioni: l’azienda riduce l’orario, non diminuisce il salario (anzi, possibilmente lo aumenta) e assume altre persone. Italia e Francia sono su questa strada, in questo momento sono all’avanguardia. Ma faccio una previsione: fra 5 anni lo faremo anche in America, quando il sistema dei debiti scoppierà”.

Lei dunque propone di spostare l’onere dall’azienda allo Stato. Con quali conseguenze per le finanze pubbliche?

“Le maggiori spese potrebbero tranquillamente essere coperte da tasse sui consumi di lusso, che colpiscano solo i più ricchi: dai telefonini, ai cd-rom, al gioco d’azzardo, e così via”.

Gli americani non sembrano così propensi a sopportare aumenti delle tasse. E in America, comunque, la pressione fiscale è intorno al 30% del Pil. In Europa è in media al 45: le sembra proponibile aumentarla ancora?

“Bisogna considerare che l’onere per le finanze pubbliche sarebbe solo provvisorio. I nuovi assunti, infatti, da una parte comincerebbero a pagare le imposte, dall’altra non graverebbero più sulla spesa sociale. Alla fine in realtà si risparmia”.

Sembra l’uovo di Colombo. E perché mai, allora, gli imprenditori sarebbero così ferocemente contrari a questa prospettiva?

“Perché ci vuole il coraggio di guardare lontano. Molti imprenditori, in privato, mi danno ragione, ma non osano prendere una posizione pubblica di questo tipo”.

Alla Volkswagen la riduzione d’ orario non ha dato i risultati che lei dice.

“E neanche alla Bmw. Perché sono stati ridotti i salari ed è mancata la partecipazione dello Stato. Al tavolo delle trattative devono sedere tre protagonisti: gli imprenditori, i sindacati e lo Stato che concede agevolazioni a determinate condizioni. Il fatto è che il capitalismo è il miglior sistema che esista per creare nuove opportunità, ma non sa redistribuire. Le industrie sanno solo ridurre il costo del lavoro. I sindacati sono l’antidoto, costringono a redistribuire i frutti. Gli imprenditori dovrebbero augurarsi sindacati forti, e decisi a battere la strada della riduzione d’orario per aumentare l’ occupazione. Altrimenti, tra poco, non avranno più a chi vendere i loro prodotti. Del resto, tutta la storia dell’ industria – e del progresso tecnologico – è una storia di riduzione dell’orario di lavoro. E i sindacati sono diventati forti con queste battaglie, mentre si sono indeboliti quando si sono concentrati sui soldi”.

Ma ci sono degli esempi di aziende che sono andate in questa direzione?

“Certo. La Kellogg, per esempio, quella dei fiocchi d’avena, dal 1930 fino agli anni ’60 aveva un orario di 30 ore”.

E perché smise?

“I soldati tornati dalla guerra volevano comprare casa e la macchina nuova. I sindacati furono spinti a trattare soprattutto aumenti salariali. Ma anche oggi, ci sono una decina di aziende medio-piccole, di cui sono consulente, che applicano l’orario di 30 ore pagandone 40. Vanno bene, la produttività è molto alta: più si lavora, più la produttività cala”.

Nessun altro?

“Un altro esempio notevole è proprio qui in Europa: la Hewlett Packard di Grenoble. Anni fa è stato stipulato un nuovo contratto per il ciclo continuo che ha raddoppiato la produttività, e l’azienda ha diviso il guadagno con i lavoratori: fanno turni di 4 giorni e sono pagati per 5”.

La riduzione d’orario sventerebbe i rischi di crisi?

“No, non basterebbe a ridurre a sufficienza la disoccupazione, la rivoluzione tecnologica è stata troppo radicale. Bisogna puntare sul Terzo settore, che è molto più ampio di quanto si intende comunemente parlando di non profit: si va dalle attività assistenziali alle arti, la cultura, lo sport, gli aiuti al Terzo mondo… “.

Anche in questo caso con l’aiuto finanziario dello Stato?

“Certo. Ma a quello che ho detto finora voglio aggiungere un altro aspetto. Oggi al mondo esistono quattro grandi datori di lavoro: lo Stato, il mercato, la criminalità e il Terzo settore. I primi due danno sempre meno occupazione, la criminalità, invece, è in forte crescita. Ma la criminalità è un costo, e un costo alto: per la protezione, e anche per i detenuti, per ognuno dei quali negli Usa si spendono dai 30 ai 35.000 dollari l’anno. Questa crescita si può combattere solo facendo sviluppare il Terzo settore. La tecnologia ha liberato la gente dal lavoro duro, ora bisogna permetter loro di dedicarsi a queste attività, in cui non potranno mai essere sostituiti da computers”.

*Già direttore di Affari & Finanza di Repubblica