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Rimini. Boom dei musei nel ponte del Primo Maggio

Mosaici alla Domus del Chirurgo

Boom di appassionati nei musei e nelle mostre d’arte a Rimini: oltre 5.300 ingressi alle sedi della Biennale del Disegno (aperta sabato 28 aprile) e, in aprile, oltre 10mila visitatori al Museo della Città (il più importante della Romagna) e alla Domus del Chirurgo, esaltata anche dalla rivista americana “Forbes”

Duemila persone per l’inaugurazione, oltre tremila gli ingressi alle sedi delle 33 mostre: ottimo esordio per la terza edizione della Biennale del Disegno, che ha aperto i battenti sabato 28 aprile e che ha arricchito l’offerta per i tanti turisti presenti a Rimini in occasione del ponte del Primo maggio. Dall’inaugurazione di sabato pomeriggio a ieri sono stati 5.373 gli ingressi alle sedi espositive allo scoperta di un percorso di 2.000 opere tra disegno antico e moderno, fumetto e architettura, calligrafia e grafica, pittura, street art e cinema (www.biennaledisegnorimini.it).
La Biennale offre un’ulteriore opportunità di scoprire il patrimonio storico artistico della città, a partire dal luogo della memoria e dell’arte per eccellenza: il Museo comunale. Da Pasqua ad oggi sono stati tantissimi i turisti e gli appasionati che hanno colto l’opportunità di scoprire i tesori racchiusi nel Museo di via Tonini: per tutto il mese di aprile sono state almeno 10.200 le persone che hanno visitato gli spazi museali, con un picco il 1° aprile, Pasqua e prima domenica del mese e quindi a ingresso gratuito. La metà delle presenze è legata al ‘turismo scolastico’: grazie a visite guidate, laboratori e percorsi città-museo sono stati oltre 5mila gli studenti che hanno girato per le sale e visitato la Domus del Chirurgo, la piccola Pompei in piazza Ferrari. Un ‘gioiello’ raccontato ed esaltato solo pochi giorni fa dalla giornalista Kristina Killgrove per una delle riviste più importanti al mondo, Forbes, punto di riferimento per il settore della finanza. Nel suo articolo, la giornalista parte proprio dall’esempio di Pompei. “Quando si pensa ai manufatti conservati meglio del mondo romano, la maggior parte delle persone pensa subito a Pompei (…) Ma per la più grande collezione di antichi strumenti chirurgici bisogna viaggiare 500km più a nord, in una cittadina sul mare Adriatico. (…) Uno dei tesori che Rimini ha nascosto e custodito per secoli è infatti la Domus del Chirurgo, una spettacolare domus romana scoperta nel 1989, ricca di splendidi mosaici e con la più grande collezione di strumenti medici mai trovata in un unico contesto”. Dopo un’accurata descrizione della Domus, dei reperti trovati e dei lavori che hanno portato alla scoperta e alla valorizzazione del sito con l’apertura al pubblico, la Killgrove conclude sottolineando come possa “sorprendere che la più grande collezione di strumenti medici dell’antichità si trovi nella piccola città di Rimini piuttosto che nella molto più famosa Pompei, ma grazie alla fortuita conservazione di una domus possiamo comprendere l’importanza strategica dei chirurghi per il successo dell’esercito romano. Se siete a Bologna, vale la pena un breve viaggio in treno per Rimini per visitare la Domus del Chirurgo”.
A Palazzodell’Arengo prosegue inoltre Caravaggio Experience: la mostra multimediale promossa dal Gruppo Maggioli e allestita fino al 22 luglio, trova collaborazione con la Biennale del Disegno di Rimini offrendo al pubblico la possibilità di acquistare un biglietto unico per i due eventi a prezzo scontato.




Morciano. Calcio, il Morciano si gioca il campionato. Domenica 6 maggio, ingresso gratis

Tifosi a raccolta per il Morciano Calcio. Domenica 6 maggio alle 16.30 allo stadio ‘Carlo Brigo’ si gioca una partita quasi decisiva per i biancorossi. Una vittoria col Verucchio regalerebbe la Promozione. Al momento il Morciano si trova in testa al proprio girone, a due punti di vantaggio dal Vis Novafeltria. Per riuscire a centrare l’importante obiettivo la formazione ha però bisogno del sostegno di tutti. Per questo motivo domenica l’ingresso allo stadio è gratuito. Sugli spalti anche il sindaco Giorgio Ciotti e alcuni amministratori.

“Con due punti di vantaggio – scrive il direttore sportivo, Alex Vaselli – affronteremo una partita difficile e fondamentale per il nostro cammino; la vittoria ci porterebbe al traguardo tanto sperato e sudato. Invitiamo tutti i morcianesi a questo evento importante per tutto il paese”.




Santarcangelo. Arte, lo studioso Giovanardi racconta del genio del pittore Guido Cagnacci

Guido Cagnacci, La morte di Cleopatra

“Doppio sogno. Melanconia ed estasi di Guido Cagnacci”. E’ il titolo della conferenza che si tiene il 4 maggio, ore 17,30, in biblioteca a Santarcangelo di Romagna, all’interno della rassegna “I Maestri e il Tempo”. Gli appuntamenti proposti dalla Baldini in maggio entrano nel vivo con un appuntamento artistico di alto valore.

L’iniziativa fa parte della rassegna “I Maestri e il Tempo. Visionari, melanconici e avventurieri” curata dallo stesso Giovanardi per la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini: un ciclo di conferenze di alto spessore culturale, capaci però di raggiungere non solo studiosi, ma anche appassionati e curiosi, rivolgendo lo sguardo alla storia e all’identità del territorio.

Guido Cagnacci

Definito da alcune fonti artista bizzarro e stravagante, in quanto eccelse nell’arte pittorica precorrendo il futuro, scoprendo i corpi più santi e pii rappresentandone le passioni proibite, nasce nel 1601 a Santarcangelo di Romagna. Non sappiamo chi sia stato il suo primo maestro, ma tra il 1618 e il 1621 è mantenuto dal padre a Bologna per apprendere l’arte della pittura, probabilmente presso Ludovico Carracci o un artista della sua cerchia. Importanti furono anche due soggiorni romani nel secondo dei quali, tra il 1621 e il 1622, lo troviamo a fianco del Guercino. I suoi primi dipinti documentati sono le due tele, la Processione del Santissimo Sacramento e il San Sisto Papa, entrambe conservate presso il museo di Saludecio e del beato Amato attiguo alla chiesa di San Biagio di Saludecio, del 1627. Dal 1623 al 1648 la sua attività si svolge soprattutto in Romagna, un periodo che vede l’affermarsi della fama dell’artista, ma che è anche segnato da avvenimenti turbolenti, come un tentativo di fuga con una giovane e chiacchierata vedova della nobile famiglia Stivivi, Teodora, per il quale nel 1628 Guido è bandito da Rimini. A Santarcangelo gode della protezione di Monsignor Bettini, che nel 1635 gli commissiona la pala con San Giuseppe e Sant’Egidio per la Confraternita dei falegnami e dei fabbri, opera che segna lo spartiacque tra la fase giovanile dell’artista e la maturità, che lo vedrà rivolgersi soprattutto verso i grandi maestri emiliani, e in particolare Guido Reni e il Guercino. Nel 1643 lavora ai dipinti del duomo di Forlì con San Valeriano e San Mercuriale, lavori a cui non sono estranei né la prospettiva né i colori di Melozzo, mentre nel 1647 è a Faenza, in relazione con la potente famiglia Spada. Proprio per quel che può aver assorbito da Melozzo, a Roma e a Forlì, e per quel che ha colto dall’ambiente culturale forlivese, è stato messo in relazione con la scuola pittorica forlivese. Sempre a Forlì è anche la tela “San Giuseppe in estasi”, nella Chiesa di San Giuseppe dei falegnami. Con il 1648 termina l’attività romagnola del pittore, che si stabilisce a Venezia con il nuovo nome di “Guido Canlassi da Bologna”. A questo punto si datano molti dei suoi dipinti con figure femminili e soggetti profani. Su invito dell’imperatore Leopoldo I, verso il 1660 si trasferisce a Vienna, dove muore nel 1663.

Alessandro Giovanardi

Formatosi in filosofia ed estetica alle Università di Bologna e Siena (dove ha conseguito il Master e il Dottorato), è curatore degli eventi culturali della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini e docente di Arte Sacra e di Iconografia e Iconologia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Rimini-San Marino-Montefeltro. Collabora con l’ISSR di Monte Berico (Vicenza). È autore di brevi saggi che trattano il rapporto tra filosofia e arte nel pensiero russo (Florenskij, Evdokimov, Zabughin), e in quello italiano più attento alla tradizione slava (Cristina Campo ed Elémire Zolla). Da tempo si interessa al rapporto tra la pittura e le fonti filosofiche, religiose e letterarie, spaziando dall’iconografia bizantina all’età contemporanea, interessandosi in particolar modo al Trecento riminese e al Gotico tra Romagna e Marche, per cui ha redatto molti contributi sulle riviste «L’Arco», «Ariminum», «Romagna Arte e Storia», «La Nuova Europa», «Parola e Tempo». Per il III e il IV volume della Storia della Chiesa di Rimini ha redatto i saggi dedicati alla pittura del Trecento (2011) e del Settecento (2013). Ha curato le mostre Lo Specchio del Mistero. L’icona russa tra XVIII e XX secolo (Rimini, 2008), Un filo rosso tra le dita. L’Annunciazione nell’Oriente cristiano (Vicenza, 2008-2009), La Natura e la Grazia (Cesena, 2012), Il Visibile Narrare (Cesena, 2013-14). È curatore delle monografie Bitino da Faenza. Storia, arte e simboli (2010/2011), Lo splendore delle lacrime. Una nuova Pietà di Benedetto Coda (2015) e Cesare Pronti e San Girolamo. Arte, fede e cultura (2016/2017). Sul versante filosofico e letterario ha scritto i saggi «Pietas» e bellezza. L’arte sacra in Cristina Campo (Roma, 2007) e John Lindsay Opie. Estetica simbolica ed esperienza del Sacro (Prefazione di Boris Uspenskij, Roma, 2011). Recentemente ha curato l’antologia di saggi di John Lindsay Opie, Nel mondo delle icone. Dall’India a Bisanzio (Prefazione di Bruno Toscano, Jaca Book, Milano, 2014). Dal 2016 membro del Comitato Scientifico della Biennale del Disegno, per la III edizione cura con Franco Pozzi la mostra Fogli della Follia. Fortunato Duranti visionario e romantico (Rimini, Museo della Città, 28 Aprile-15 Luglio 2018, catalogo Bookstones).




Rimini. Grandi riminesi. Medicina, Stefano De Carolis racconta il genio di Iano Planco (Giovanni Bianchi)

Stefano De Carolis, prestigioso riminese

Grandi riminesi. “Iano Planco segreto: storia di una ricerca fra le carte della Gambalunga”. E’ il titolo della conferenza in cartellone alla Biblioteca Gambalunga – Sala della Cineteca, ore 18, venerdì 4 maggio. La tiene Stefano De Carolis, altro grande riminese, seppur di oggi.
E’ all’interno della rassegna “Voci dai fondi. Punta la lente di ingrandimento sul’700, il secolo in cui Rimini, piccola città del chiuso Stato Pontificio, conobbe un periodo di grande vivacità culturale, grazie alla diffusione di una moderna mentalità scientifica basata sulla ragione, sulla sperimentazione e ricerca scientifica. Fra i protagonisti, Giovanni Bianchi (1693-1775), alias Iano Planco, lo scienziato dalle eccezionali doti intellettuali, dedito in particolare alle scienze mediche e naturali, che aveva trasformato la sua casa (ove riaprì l’Accademia dei Lincei morta sessant’anni prima a Roma) in una scuola e in un museo di storia naturale ed antiquaria, e adibito una costruzione vicino al mare a luogo di osservazione astronomica, meteorologica e marina. Nella sua scuola si affrontarono tematiche scientifiche e di medicina, ma si insegnarono anche le lingue e le letterature classiche, l’archeologia e la storia patria; si formarono numerosi intellettuali, tra cui: Giovanni Antonio Battarra, il cardinale Giuseppe Garampi, Michele Rosa, Giovanni Cristofano Amaduzzi, Gaetano Marini. Ne parlerà venerdì 4 maggio, il medico e storico della medicina Stefano De Carolis, che con la conversazione su Iano Planco segreto: storia di una ricerca fra le carte della Gambalunga, illustrerà il suo lungo (e ormai concluso) lavoro di ricerca, e alcuni particolari – rigorosamente scelti fra quelli più singolari e curiosi – che da quella ricerca sono riemersi.

DE CAROLIS
Stefano De Carolis, nato a Rimini nel 1959, è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Bologna e specializzato in Geriatria e Gerontologia presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Dirigente Medico di I livello presso l’Unità Operativa Anziani e Disabili fisici e sensoriali dell’Azienda U.S.L. della Romagna (ambito di Rimini), è Responsabile del Centro per i disturbi cognitivi e demenze (CDCD) di Rimini.
Appassionato cultore di storia della medicina, è Socio della Società Italiana di Storia della Medicina (S.I.S.M.) e della International Society for the History of Medicine (I.S.H.M.). Da febbraio 2016 è Coordinatore dell’area Storia della medicina, Grandi medici romagnoli e Divulgazione scientifica del Gruppo Cultura A.U.S.L. Romagna; da novembre 2016 è Direttore della Scuola di Storia della medicina dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Rimini.
È autore di 71 pubblicazioni medico-scientifiche e di 50 pubblicazioni di storia della medicina.
A Giovanni Bianchi ha dedicato la mostra «Iano Planco Ariminensi Medico Celeberrimo». Uno scienziato riminese nell’Europa del Settecento” (17-30 aprile 1999) e il volume “Giovanni Bianchi. Medico Primario di Rimini ed archiatra pontificio”, scritto in collaborazione con Angelo Turchini e pubblicato per i tipi dell’Editore Pazzini sempre nel 1999. Entrambe le iniziative sono state volute e sostenute dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Rimini, nato nel 1993, e nel cui logo l’effigie del Bianchi compare fin dall’origine.