Riccione. Fondazione Cetacea, rilasciata la tartaruga dopo le cure. Presa accidentalmente nella rete a strascico

E’ Primo Maggio simbolico anche per il mare. La  Fondazione Cetacea ha rimesso in mare la tartaruga Pina, pescata accidentalmente a strascico lo scorso dicembre a Cesenatico e recuperata grazie al progetto TartaLife, finanziato dalla Commissione Europea attraverso il fondo LIFE+ NATURA 2012 e coordinato dal CNR-ISMAR di Ancona, che ha come scopo proprio la riduzione della mortalità delle tartarughe marine nella pesca professionale. Rilascio nlla spiaggia libera di fronte al Centro di Recupero e situata fra lo stabilimento balneare numero 44 e il 42. Questi sono i primi rilasci delle tartarughe “adottate” da Riminibeach.it nell’ambito del progetto Saves the turtles, che supporta Fondazione nelle spese per le cure e l’alimentazione degli animali ricoverati. I rilasci potranno subire variazioni di giorno ed orario in caso di condizioni meteo avverse.




Regione Emilia Romagna. Il presidente Bonaccini: “Primo Maggio, il lavoro è dignità”

Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna

Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna

Primo Maggio. Il presidente Stefano Bonaccini e l’assessore Patrizio Bianchi: “Lavoro è dignità e autonomia. Priorità sicurezza, più controlli e alleanza con tutti gli enti competenti: pronti a fare tutto ciò che serve”
Il presidente della Regione domani a Mercato Saraceno (Forlì Cesena) per la commemorazione del 70° anniversario del crollo dello Zingone, la più grave tragedia sul lavoro nell’Italia repubblicana: “Nel ricordare tutti coloro che hanno perso la vita o che hanno subito infortuni lavorando dobbiamo riaffermare l’assoluta necessità del rispetto di leggi volute per la tutela di chi lavora, proprio per non vanificare l’assurdo e inaccettabile sacrificio di tanti, ieri come oggi”
Bologna – “Priorità al lavoro, sfida quotidiana e vero obiettivo di questa legislatura. E priorità alla sicurezza: siamo pronti a fare tutto ciò che serve perché nessuno debba più temere per la propria vita sul posto di lavoro”. Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, il Primo Maggio, Festa dei lavoratori, sarà alle 11 a Mercato Saraceno, in provincia di Forlì-Cesena, per il 70^ anniversario della tragedia del crollo dello Zingone. Nel pomeriggio del 30 aprile 1948, nella piccola frazione di Montecastello cedettero la grande arcata di cemento e le impalcature di sostegno del ponte sul fiume Savio, seppellendo sotto le macerie gli operai impegnati nella ricostruzione dell’infrastruttura danneggiata dopo il bombardamento del 1944 da parte dei tedeschi. Morirono 19 lavoratori e altri 20 rimasero feriti per quella che è la più grave tragedia sul lavoro dell’Italia repubblicana. “Il lavoro è progettualità, autonomia, è dignità e sicurezza, diritto della persona- sottolinea Bonaccini- e a maggior ragione nel ricordare tutti coloro che hanno perso la vita o che hanno subito infortuni lavorando dobbiamo riaffermare l’assoluta necessità del rispetto di leggi volute per la tutela di chi lavora, proprio per non vanificare l’assurdo e inaccettabile sacrificio di tanti, ieri come oggi. Anche per questo raccogliamo l’appello che arriva dai sindacati, che hanno voluto mettere la sicurezza sul lavoro al centro del Primo Maggio e come Regione non lasceremo nulla di intentato, a partire da un maggior numero di controlli”.
Insieme all’assessore regionale al Lavoro, Patrizio Bianchi, in occasione della Festa dei lavoratori ricordano come “Il lavoro rappresenti un valore in sé, perché offre dignità, perché consente davvero di sentirsi liberi, perché costituisce – e la storia ce l’ha insegnato – una potente barriera a difesa della democrazia”.
“E’ la nostra Costituzione che ci dice che ‘L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro’. Lo afferma nel primo articolo, tra i principi fondamentali, non nelle disposizioni finali. E questo non è un caso, ha un significato preciso: ci dice che il lavoro sta a fondamento della Repubblica”.
“Ma questo non basta, non può bastare- proseguono Bonaccini e Bianchi- perché l’impegno di chi guida le Istituzioni è quello di mettere in pratica i principi. E noi lo stiamo facendo, dal primo giorno di questo mandato, stabilendo il lavoro come l’autentica priorità. Lo abbiamo fatto, in primo luogo, con il Patto per il Lavoro, condiviso con sindacati, imprese, enti locali, università, associazioni del Terzo settore, affinché tutta la società regionale fosse orientata al medesimo obiettivo”.
“A quasi tre anni dalla firma- proseguono- in Emilia-Romagna è stato raggiunto il tasso di occupazione del 68,6%, a livello nazionale secondo solo al Trentino-Alto Adige. Dal 9% di inizio mandato, nel gennaio 2015, la disoccupazione è scesa al 6,5%, con città che hanno già raggiunto la piena occupazione tanto da segnalare oggi la mancanza di manodopera qualificata”.
“Ci basta? No, non ci basta- affermano- perché siamo convinti che ci siano ancora margini importanti per la crescita dell’occupazione. Ma puntare alla piena occupazione vuol dire puntare alla buona occupazione, riducendo il precariato e affermando il pieno rispetto delle norme che tutelano la sicurezza dei lavoratori”. “L’anno scorso in Emilia-Romagna sono diminuiti gli incidenti mortali ma sono aumentati gli infortuni: un bilancio che comunque non accettiamo, che non vogliamo accettare, e rispetto al quale, con più controlli e un’alleanza con tutti gli enti che hanno competenza in materia, siamo pronti a fare tutto ciò che serve perché nessuno più debba temere per la propria vita sul posto di lavoro. Più controlli e anche più poteri per attivarli con ancora maggiore efficacia sul territorio, visto che abbiamo chiesto che questa competenza fosse inserita fra quelle previste nel progetto per una maggiore autonomia dell’Emilia-Romagna sottoscritto con il Governo”.
“Più lavoro, ma anche più sicurezza. Non è uno slogan- chiudono Bonaccini e Patrizio Bianchi- ma un impegno. Forse il migliore augurio per il Primo Maggio”.
Gli appuntamenti
Il presidente Bonaccini sarà domani a Montecastello, una piccola frazione di Mercato Saraceno (Fc), a ricordare la tragedia dello Zingone dove il 30 aprile 1948 persero la vita 19 lavoratori impegnati a ricostruire il ponte sul fiume Savio, danneggiato nel 1944 dopo i bombardamenti delle truppe tedesche. Un episodio drammatico, da cui sono trascorsi settant’anni, ma che ancora oggi è ricordato come la più grave tragedia del lavoro dell’Italia repubblicana.
Il programma della giornata vedrà alle 10 la messa nella chiesa di Montecastello. Al termine della funzione un corteo raggiungerà la via primo maggio, ove sorge il monumento ai caduti dello Zingone. Dopo la deposizione delle corone di alloro si susseguiranno testimonianze ed interventi delle autorità, alla presenza oltre che del presidente Bonaccini, del sindaco di Mercato Saraceno, Monica Rossi, e di Vincenzo Liotti, vice-presidente territoriale dell’Associazione nazionale mutilati ed invalidi del Lavoro. La manifestazione vedrà anche il coinvolgimento di alcuni bambini e ragazzi delle scuole, e la collaborazione operativa della Pro Loco di Montecastello.
La vice presidente della Regione, Elisabetta Gualmini, sarà invece presente alla cerimonia della Prefettura di Bologna di consegna delle “Stelle al Merito del Lavoro” per l’anno 2018 ai lavoratori insigniti dell’Emilia-Romagna. La cerimonia di terrà nell’aula magna di Santa Lucia, con inizio alle ore 10.30.




Rimini. Biennale del disegno. Il disegno di Mirko Vucetich: “Quando la grafite traccia l’anima”

 

di Andrea Speziali*

Nel contesto della Biennale del Disegno Rimini 2018, giunta alla terza edizione, tra i partner di rete si segnala anche il Museo di Arte Povera a Sogliano al Rubicone, rinomato museo che ospita migliaia di pregiate opere d’arte prevalentemente tra fine ‘800 e primi ‘900 tratte dalla collezione Roberto Parenti.
Il museo dopo aver proposto esposizioni dal tema dell’Art Nouveau, Liberty e Art Déco, quest’anno dal 28 aprile al 15 luglio torna a far parlare di se con una rassegna originale e inedita per le opere dell’artista di origine dalmate Mario Mirko Vucetich (Bologna 1898 – Vicenza 1975). Il poliedrico artista alla Biennale di Venezia si è distinto in più occasioni nelle diverse annate come scultore vincendo premi per il ritratto tra bronzi e sculture in pietra.
La sua arte ha catturato l’attenzione anche dal Brooklyn Museum dove vi è esposta la scultura “Budda” realizzata in ebano. Le centinaia di carte antiche con i disegni di Mirko Vucetich ritrovate di recente dagli eredi, saranno esposte nell’ampia rassegna “Il disegno di Mirko Vucetich. Quando la grafite traccia l’anima” curata da Andrea Speziali in due location: Museo di Arte Povera a Sogliano al Rubicone e Museo Vucetich al Castello di Marostica. Nella piazza adiacente alle mura trecentesche i primi giorni di settembre andrà in scena la famosa “Partita a Scacchi” pensata e prodotta da Vucetich nel 1955 e resa nota in tutto il mondo. Esposti per la prima volta le tavole preparatorie per i costumi e scenografie della prima edizione. Un’occasione unica per vivere un’esperienza a ritroso nel tempo in fantastici scenari tra Romagna e Veneto, conoscere da vicino un gigante del Novecento e approfondire più temi che spaziano dai manoscritti settecenteschi allo stile Art Nouveau ammirando le opere del collezionista Parenti all’interno del Museo di Arte Povera. La sensibilità di Roberto oltre a offrire l’ingresso libero permetterà al fruitore comune di toccare con “guanti bianchi” pregiate tavole di rara reperibilità e stampe a tiratura limitata.
Tutto in tema Disegno focalizzato al periodo del Novecento con ritratti, caricature, schizzi, bozzetti e illustrazioni anche tratte dal “Primo Libro delle Favole” di Carlo Emilio Gadda e qualche scultura di Mario Mirko Vucetich per conoscere il ritratto dalla carta alla materia.
Ingresso libero al Museo di Arte Povera e a pagamento per il Museo Vucetich a Marostica. Info: www.italialiberty.it

Un anno prolifico che vede sorgere alla luce il tanto discusso “Museo Vucetich” sito tra Marostica e Riccione (in fase di progettazione), fondato sulla base delle opere dell’artista Mario Mirko Vucetich rinvenute dal fondo degli eredi. A dirigere il neomuseo è Andrea Speziali (esperto d’arte Liberty e delegato alla Bellezza al Comune di Sarnico). Un “museo” che intende presentare al grande pubblico opere di un protagonista del Novecento, fondatore del Movimento Futurista Giuliano assieme a Sofronio Pocarini, dando possibilità al fruitore comune di osservare, toccare con mano i disegni, sculture e installazioni e vedere i film da lui realizzati.

Monografia: A. Speziali, “Mario Mirko Vucetich (1898 – 1975). Dal Futurismo al Novecento”, Silvana Editoriale, Milano 2018. – in corso di pubblicazione-

Mario Mirko Vucetich

Mirko Vucetich, nato da Giovanni e Francesca Cappelli il 9 gennaio del 1898 a Bologna, dove il padre era un funzionario delle Ferrovie, compì i suoi studi in quella città e successivamente a Napoli, in seguito al trasferimento del capofamiglia per motivi di lavoro nella città partenopea; qui nel 1917, conseguì presso l’Accademia di Belle Arti il titolo di Professore di Disegno architettonico.
Nel giugno del 1919 fu assunto come architetto presso il Comune di Gorizia e in quella città si accostò al Futurismo: nell’ottobre del 1919 infatti insieme a Pocarini costituisce il “Movimento futurista giuliano”, il cui manifesto programmatico fu pubblicato ne “L’Eco dell’Isonzo (11-10 19) e in “Roma futurista” (19-10-19).Nel 1920 infatti fu trasferito con la stessa qualifica di architetto al Ministero Terre Liberate, con sede a Vittorio Veneto, ma nel 1921, in seguito allo scioglimento del Ministero, inizia la libera professione a Bologna e Venezia e poi a Roma, dove si trasferisce nel 1922.
Nella capitale, nel 1923, risulta vincitore tra i concorrenti dell’Emilia del Pensionato Art. Naz. nel ramo Decorazione, nel 1925 nel ramo Architettura. Costruzioni da lui progettate in questi anni vengono realizzate a Bologna , Venezia e a Riccione , dove gli innovativi caratteri compositivi adottati per villa Antolini fanno di questo edificio un esemplare di pregevole qualità architettonica, che spicca nel confronto con le costruzioni coeve della località.
Nel 1928, dopo aver vinto il concorso Curlandesi dell’Accademia di Belle Arti di Bologna sul tema “Padiglione per Mostra Coloniale”. Nel maggio del 1929 si trasferisce in America del Nord e risiede a New York, dove svolse attività di scultore, arredatore, architetto, scenografo: nel 1930 come aiuto regista e direttore all’allestimento collabora con Henry Dreyfuss al Forhtysecond Street Theatre, nel 1931 svolge le stesse mansioni al Roxy Theatre; sue sculture sono al Museum di Brooklin e in collezioni private. Sempre nella cittadina divenne caro amico del noto illustratore Alberto Vargas con in quale affrescò una casa di bordelli.
Nel 1932 ritorna in Italia e si stabilisce a Roma, dove continua la sua multiforme attività: partecipa talora come attore, altre come scenografo, costumista o regista a un centinaio di spettacoli allestiti dalle migliori compagnie dell’epoca. Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale lascia il suo studio romano di Valle Giulia e si reca a Siena, dove lavora per l’Accademia Chigiana: al conte Chigi Serafini, suo amico, aveva promesso un San Francesco e un San Bernardino più grande del vero; realizzò le due statue per la chiesa di San Francesco e la basilica dell’Osservanza. Avendo perso nel frattempo, per cavilli giuridici, lo studio di Roma, si reca a Vicenza, dove appoggiandosi ad alcuni amici, può attendere che le acque della pace si distendano, per poi diventare vicentino d’elezione, visto che a Vicenza fissa la sua dimora.
L’interesse di Vucetich per la storia e l’impegno a tenerne vivo l’insegnamento, da spirito libero, non iscritto a nessun partito, ma da uomo mite e generoso sono testimoniati anche dalla sua attività di scrittore; è del 1968 infatti la poesia “De profundis di Buchenwald”, che nel sottotitolo contiene la dedica “agli ex internati e a sei milioni di ebrei”.
Il vulcanico artista ha spaziato nei suoi interessi artistici proprio a 365°: è stato infatti anche pubblicista, iscritto all’ordine dei giornalisti dal 1950 e collaboratore di vari giornali, poeta e traduttore dal francese (antico e moderno) per la Rizzoli, dallo spagnolo e dall’inglese, critico oltre che autore teatrale.
Nel 1954 ha ideato, scrivendo anche il testo teatrale, La partita a scacchi per la piazza medievale di Marostica (Vicenza). Anche in quella occasione ha messo in campo tutta la sua creatività artistica e le sue poliedriche competenze: è stato figurinista, fabbro per le armi, musicante, oltre che regista e coreografo, riuscendo a dare una straordinaria fisionomia a uno spettacolo composito, che era insieme commedia e torneo. D’altra parte la geniale versatilità dell’artista è emersa anche in altre occasioni, come quando, per esempio, ha saputo coniugarsi con l’ ingegno multiforme, fantasioso e grottesco, della penna di C. E. Gadda, di cui, nel 1952, ha illustrato con 25 xilografie il volume Il primo libro delle favole. Quando l’artista muore a Vicenza, il 6 marzo 1975, molti riconoscimenti nei diversi ambiti in cui si è messo alla prova hanno già scandito le tappe del suo percorso artistico.

*Curatore della mostra