Turismo, c’erano una volta gli stranieri. Presenze in calo del 22 per cento. Cosa fare per riportarli?

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Angelo Serra, presidente degli albergatori a Gabicce Mare, va in Alsazia a trovare un amico-cliente francese. Per puro caso, gli presenta il proprietario di un tour operator. Quest’anno avrà tre gruppi di francesi amanti dell’entroterra (senza dimenticare qualche passeggiata in spiaggia): uno in maggio, uno in giugno, l’ultimo dal 17 al 24 settembre. La cosa strabiliante è: come è nato il contatto. Ma ancora di più
quello che hanno detto di queste terre: “Pensavamo che Rimini fosse piatta. Invece, abbiamo trovato colline bellissime forse più attraenti di quelle toscane”. Serra ha fatto da par suo. Li ha sempre accompagnanti nelle uscite per mete d’arte. Partivano il mattino alle 8 e tornavano alle 6 del pomeriggio. I pasti fuori erano percorsi culturali sulle nostre eccellenze eno-gastronomiche.

Il presidente gabiccese, nel suo carnet una lunga gavetta all’estero, più lingue e passione per il lavoro, ha la sua ricetta per andare a riprendere gli stranieri. Una ricetta che sa di antico, ma perché non riproporla? Argomenta: “Ci siamo seduti sul benessere. Una volta li andavamo a trovare a casa loro. Davamo loro buoni pullman, buoni benzina, buoni autostradali. Invece, oggi sono scomparsi gli incentivi e abbiamo smesso di investire sulle strutture. Il nostro problema fondamentale è riprendere a fare promozione e rinnovare gli alberghi. I soldi della tassa di soggiorno andrebbero spesi per la comunicazione e non per chiudere le buche che pure andrebbero chiuse”. Quello degli stranieri è uno dei temi per cercare di rilanciare il turismo nostrano ed italiano. Tutti convengono che ci vuole un progetto di promozione e sul lungo periodo. Ma poi quando è ora di concretizzare il pensiero tutto si arena. L’esempio forte è l’Enit (Ente nazionale per il turismo) nelle secche da decenni.

 

“Abbiamo tutto – dice Patrizia Rinaldis, presidente degli albergatori di Rimini, una signora che va a vedere che cosa fanno gli impiegati della sua associazione – la storia, la cultura, la bellezza e sono convinta che se lo comunichiamo al mondo qualcosa si va a muovere. Ma lo dobbiamo fare con un sistema, con un orizzonte temporale di alcuni decenni. Ma vorrei partire da noi albergatori. Siamo troppo abituati a dare la colpa agli altrui quando le cose non vanno. Quando vedo che un sito di un mio collega fa vedere sedie e tavoli mi arrabbio. I siti devono essere belli, devono essere emozionanti, devono comunicare le cose che fa una comunità. Solo così, ad esempio, si potrebbe vendere la Biennale d’arte che stiamo facendo a Rimini”. “Il nostro turismo – continua Rinaldis – va rilanciato con la qualità. Non è possibile che alberghi a quattro stelle vendano la camera doppia, con prima colazione, a 23 euro. Il turismo vero si deve giocare sulla qualità e sui servizi altrimenti ne usciamo tutti sconfitti. Proprio ieri alcuni turisti sono scappati, per poca qualità, da un paio di alberghi. Vorrei ricordare che il turismo crea un giro d’affari di 170 miliardi di euro; a questa cifra va aggiunto tutto l’indotto: agro-alimentare, artigiani, commercio”.

 

Alberto Monetti, presidente degli albergatori a Cattolica, da 100 anni la sua famiglia ha l’albergo Europa-Monetti: “Il tema forte per gli stranieri è la logistica ed i mezzi di trasporto. Ora non ci sono più i charter sostituiti dai voli low cost. Con Bologna, e si può pensare anche a Rimini, la nostra provincia potrebbe tornare ad essere la destinazione. I passeggeri a Bologna sono passati da 2,5 a 7 milioni l’anno; questo vuol dire che si potrebbe lavorare con moltissime compagnie. Dobbiamo cercare di collegare in modo rapido e facile l’aeroporto alle nostre cittadine. L’iniziativa di Benedettini con le navette ogni 4 ore è lodevole. Ora, da Rimini dobbiamo scendere a Riccione, Misano e Cattolica”. “Il ministro Franceschini – continua Monetti – dice che il turismo è un’industria ma sulla promozione non si investono che 48 milioni di euro, contro i 150-200 della Francia. Poi c’è il problema dell’accoglienza. Vorrei ricordare che sono le destinazioni che fanno muovere le persone in cerca di emozioni e non le singole strutture che pure devono essere rinnovate. Noi stiamo perdendo parte del turismo estero legato alle biciclette causa le buche nelle strade. E questo è uno dei pochi che ci allunga la stagione. “Il nostro futuro – chiude Monetti – è lavorare con gli amministratori per far conoscere l’Italia sui mercati esteri e continuare ad investire sulle strutture alberghiere, magari con degli incentivi di cubatura in chiave di servizio e non speculativo. Da noi, in media, un albergo ha 30-35 camere e spesso sono anche piccole”.

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