Ghigi, affossata per la seconda volta dalle cooperative verdi

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Un’immagine di archivio relativa ai lavori di demolizione

C’è qualcosa di fatidico tra la Ghigi e le cooperative verdi legate a quello che fu il Partito repubblicano italiano, una storia nobile dissolta dal tempo e dall’impazienza degli uomini. Il Pri aveva la sua roccaforte elettorale nel Forlivese. Il consorzio di cooperative repubblicane Querzoli stava costruendo il centro commerciale sulle ceneri della Ghigi. Un fardello di 50 milioni di debiti ha chiuso la sua storia ed il cantiere morcianese. La società è in liquidazione coatta amministrativa; sarà il liquidatore a valutare quale cantiere vale la pena portare a compimento. Si spera che uno di questi sia quello morcianese, altrimenti i tempi del fine lavori si allungheranno all’infinito. Un danno per Morciano, per la Valconca e per la Conad di Forlì, proprietaria del nuovo progetto Ghigi. Sulla fine della Querzoli interviene Walter Rusticali, 63 anni, dal 2000 presidente dell’Agc (Associazione generale cooperative italiane): “Con la fine della Querzoli non finisce solo l’azienda, ma termina un percorso cooperativo legato alla cultura repubblicana iniziato nell’800. Ne sono triste e rammaricato”.

 

Le cooperative verdi è la seconda volta che interrompono la corsa della Ghgi e che arrecano danno a Morciano e dintorni. La prima volta va dagli
anni Settanta fino a pochi anni fa quando Consvagri (Consorzio verde) ha gestito con poca fortuna ed un management non all’altezza quasi
30 anni dello storico pastificio morcianese. Quando per quell’area sembrava giunta la soluzione, ecco il secondo tonfo verde; quello di oggi. Querzoli è stata una grande cooperativa. Fondata nel 1951, nel massimo splendore fatturava 45 milioni di euro. Con cantieri sparsi in tutt’Italia.
Aveva brevettato due tecniche costruttive all’avanguardia. I suoi 7-8 capannoni non caddero sotto la furia del terremoto in Emilia, ad esempio. Lo scorso anno ha registrato ricavi per 18 milioni di euro. Ha in portafoglio 18 milioni di lavori; insufficienti a far fronte ad un debito bancario di 50 milioni. Debito contratto per costruire una sede, a Forlì, da 50 milioni di euro. L’azienda paga un’edilizia in ginocchio e quel passo poco fortunato e forse anche più lungo della gamba. I morcianesi sperano ed aspettano.

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