Fotografia, nasce RIU. C’è una nuova generazione con l’occhio rivolto all’Europa

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Nasce a Rimini un luogo dedicato all’immagine di nuova generazione con l’occhio rivolto all’Europa. È RIU, spazio indipendente dedicato alla fotografia, che inaugura venerdì 1 aprile (ore 18,30 in via Labriola 12) candidandosi a diventare sede di dibattito, attività didattica, eventi e mostre con l’obiettivo di affiancare alla produzione di giovani autori italiani quella di fotografi stranieri. Un ambito fisico ed ideale di esplorazione e mappatura del complesso mondo dell’immagine fotografica contemporanea che sorge, non a caso, sull’argine sinistro del fiume Marecchia, dove è prossimo al suo sbocco in mare. RIU, in dialetto catalano “fiume”, nasce dal desiderio dei suoi quattro giovani fondatori, Federica Landi, Chiara Medici, Amos Lazzarini ed Elisa Brandi (foto), da anni attivi nel mondo della cultura e della fotografia. Sebbene con background e formazioni diverse, i quattro hanno unito le forze con l’intento di proporre percorsi culturali aggiornati, di alta qualità e respiro europeo, e che possano portare sul territorio una ricerca sull’immagine di nuova generazione.

 

In esposizione scatti di tre artisti residenti in Inghilterra e USA: Adrian Samson, fotografo slovacco con base a Londra, vanta una lunga serie di premi, recentemente selezionato per il rinomato Taylor  Wessing Prize ed esposto alla National Portrait Gallery di Londra, Stefania Mattu, fotografa italiana classe 1985 con un curriculum di mostre sia in Italia che all’estero, dopo aver  frequentato il London College of Communication di Londra e l’ICP di New York ora vive e lavora negli Stati Uniti, e Alessandra D’Innella, fotografa e video maker rappresentata  dall’agenzia fotografica “Millennium Images”, che dopo un master di fotografia alla Goldsmith University si è stabilita a Londra dove lavora come art director nel settore del teatro  indipendente inglese. Federica Landi scrive: “Le ‘fractures’ di cui ci parlano i tre autori mettono in discussione le forme canoniche d’identità, di corpo e di oggetto proponendoci stati inquieti di passaggio tra una forma precedente e un’altra ancora in divenire, in costruzione, che oscilla tra il verosimile e l’improbabile. Ciò che emerge dai loro immaginari è un’incertezza, il tradimento di un’aspettativa, l’abbandono della realtà familiare in favore di dimensioni non determinabili. La stessa sensazione che si ha nel cercare di definire al giorno d’oggi che cos’è un’immagine, che cosa ci fa credere e dove ci porta”.

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