Il Polo Giovani di Morciano compie un anno

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Ragazzi del Centro Giovani in attività sportiva

A Morciano si festeggia il primo anno di attività e progetti. Ad un anno dalla sua inaugurazione, è diventato uno spazio vivo e polifunzionale, gestito d a l l ’ a s s o c i a z i o n e CreatiValconca, che ha già all’attivo un’intensa attività didattica e ricreativa per tutti i giovani della Valconca. Ospitato all’interno di tre strutture contigue, da cui il nome Polo (il Centro Giovani, la Sala Ex-Pescheria e la Sala Ex-Lavatoio), si è subito imposto come luogo vivo e stimolante, in grado di valorizzare Morciano e la Valconca, con l’obiettivo principale di fornire ai giovani (e non solo) un punto di ritrovo sano e culturalmente stimolante. Molteplici le iniziative già messe in campo per trasformare in realtà queste ambizioni. Innanzitutto, i corsi e le attività didattiche: partiti lo scorso ottobre, le proposte, rivolte a tutte le età, spaziano dallo yoga alle arti marziali, dalle danze africane alla ceramica, passando per la lingua inglese e i balli di gruppo, affiancandosi e completando l’offerta alla scuola di musica Hall of Music, giunta al suo terzo anno di attività all’interno del Polo Giovani.

Interessante anche il Festival della Creatività in Valconca: nato dalla volontà di valorizzare giovani artisti e produttori locali, creativi in svariati ambiti e discipline, il festival ha fatto registrare cinque appuntamenti variegati fra giugno e dicembre dello scorso anno, fra cui due belle serate nella splendida cornice del Teatro Ronci e l’evento Motorock, festa a base di rock’n roll d’annata, con un ospite d’eccezione, il giovane e promettente motociclista Andrea Migno del team VR46. Nuove tappe del festival sono in programma per i prossimi mesi, per quella che si prospetta essere l’edizione 2016. Infine, l’impegno costante con i giovani, in particolare i ragazzi dagli 11 ai 34 anni, grazie ad un serie di attività continuative negli spazi del Polo Giovani: le aperture pomeridiane del giovedì e venerdì pomeriggio, per dare modo a tutti i ragazzi interessati di frequentare liberamente il centro e usufruire delle sue attrezzature; il G.E.T., che accoglie i ragazzi della scuola media in un percorso educativo

e formativo tre pomeriggi a settimana presso l’ex Pescheria; il progetto speciale dedicato ai ragazzi diversamente abili, anch’esso ospitato presso l’ex Pescheria. Parlando di giovani, non mancano attività creative e didattiche rivolte a loro, libere e gratuite: nel mese di febbraio, sono partiti i corsi di teatro e di didattica musicale per giovani band, e presto avranno inizio anche i corsi di propedeutica musicale per tutti i giovani alle primi armi con la musica. Un’attività intensa e senza sosta quella del Polo Giovani, che riunisce ogni settimana fino a quattrocento persone, fra giovani, bambini e adulti. Ma le novità non sono finite, annunciano i soci di CreatiValconca, e una nuova iniziativa è già alle porte: Morciano, l’incontro. Nel desiderio di creare incontri stimolanti fra le persone facendo di Morciano il punto nevralgico della vallata, l’iniziativa prevede una serie di appuntamenti con protagonisti dell’arte e della cultura: domenica 20 marzo sarà la volta di Carlo Pagnini, poeta pesarese, erede del mitico Pasqualon, che incontrerà pubblico e amici del Polo Giovani presso la sala Ex Lavatoio. Per essere sempre aggiornati
sulle iniziative e sulle proposte del Polo Giovani, visitate le pagine Facebook CreatiValconca Associazione Culturale e Polo Giovani Morciano di Romagna.




Ghigi, affossata per la seconda volta dalle cooperative verdi

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Un’immagine di archivio relativa ai lavori di demolizione

C’è qualcosa di fatidico tra la Ghigi e le cooperative verdi legate a quello che fu il Partito repubblicano italiano, una storia nobile dissolta dal tempo e dall’impazienza degli uomini. Il Pri aveva la sua roccaforte elettorale nel Forlivese. Il consorzio di cooperative repubblicane Querzoli stava costruendo il centro commerciale sulle ceneri della Ghigi. Un fardello di 50 milioni di debiti ha chiuso la sua storia ed il cantiere morcianese. La società è in liquidazione coatta amministrativa; sarà il liquidatore a valutare quale cantiere vale la pena portare a compimento. Si spera che uno di questi sia quello morcianese, altrimenti i tempi del fine lavori si allungheranno all’infinito. Un danno per Morciano, per la Valconca e per la Conad di Forlì, proprietaria del nuovo progetto Ghigi. Sulla fine della Querzoli interviene Walter Rusticali, 63 anni, dal 2000 presidente dell’Agc (Associazione generale cooperative italiane): “Con la fine della Querzoli non finisce solo l’azienda, ma termina un percorso cooperativo legato alla cultura repubblicana iniziato nell’800. Ne sono triste e rammaricato”.

 

Le cooperative verdi è la seconda volta che interrompono la corsa della Ghgi e che arrecano danno a Morciano e dintorni. La prima volta va dagli
anni Settanta fino a pochi anni fa quando Consvagri (Consorzio verde) ha gestito con poca fortuna ed un management non all’altezza quasi
30 anni dello storico pastificio morcianese. Quando per quell’area sembrava giunta la soluzione, ecco il secondo tonfo verde; quello di oggi. Querzoli è stata una grande cooperativa. Fondata nel 1951, nel massimo splendore fatturava 45 milioni di euro. Con cantieri sparsi in tutt’Italia.
Aveva brevettato due tecniche costruttive all’avanguardia. I suoi 7-8 capannoni non caddero sotto la furia del terremoto in Emilia, ad esempio. Lo scorso anno ha registrato ricavi per 18 milioni di euro. Ha in portafoglio 18 milioni di lavori; insufficienti a far fronte ad un debito bancario di 50 milioni. Debito contratto per costruire una sede, a Forlì, da 50 milioni di euro. L’azienda paga un’edilizia in ginocchio e quel passo poco fortunato e forse anche più lungo della gamba. I morcianesi sperano ed aspettano.




Umberto Eco nel ricordo di Marcello Di Bella. Così Cattolica diventa “la piccola Atene dell’Adriatico”

di MARCELLO DI BELLA

Marcello Di Bella

Marcello Di Bella. Già direttore della Biblioteca Civica Gambalunga e coordinatore dei Musei di Rimini, è direttore della Biblioteca e Musei Oliveriani di Pesaro. Ha ideato e condotto diverse iniziative come “Cosa fanno i filosofi?”, “Meditazioni riminesi” e MystFest. Ha curato il ciclo “Dodici pezzi facili”, organizzato dalla Biblioteca e dai Musei Oliveriani. È stato l’ideatore e il curatore di “Antico/Presente. Festival del Mondo Antico”

Credo si possa dire oggettivamente che il periodo compreso tra la fine degli anni Settanta e la metà dei Novanta fu caratterizzato a Cattolica da una attività e da realizzazioni culturali fuori dell’ordinario. Perciò nulla vieta che si possa ancora proseguire oggi lungo quel sentiero, anche se i tempi sono cambiati da quasi ogni punto di vista, a Cattolica, nel Paese, in Europa, nel mondo. Quegli anni sembravano, da queste parti, per usare una locuzione diventata allora d’uso comune, lo “stato nascente” di una città ideale diffusa, dove cultura e politica parevano vicine a realizzare effetti più che promettenti. Le nuove Regioni, un agguerrito ceto politico amministrativo e tecnico, specie nella neo nata Regione Emilia-Romagna, una politica nazionale in fermento contrastavano un ribollire di spiriti antagonisti in cui l’utopia si poteva confondere con il delitto orchestrato forse da molto lontano. D’altro canto le forme dell’autonomia, le vocazioni libertarie e anarchiche sfociarono nel delitto di massa, negli attentati, nelle stragi, nella rivolta violenta, peraltro contro un mondo certo non delicato. In campo culturale sembrava dominante un pensiero decostruttivo, ma certo non in senso analitico.

La risposta da parte delle istituzioni presenti in terre di antica sperimentazione socialista fu allora quella di affermare il primato di ciò che è pubblico, del soddisfacimento concreto dei diritti civili e sociali, del primato della politica ma nel contempo nella difesa dell’autonomia della cultura. Insomma, una linea costituzionalista, perseguita nei luoghi in cui un Partito comunista italiano in trasformazione ed egemone nelle Romagne poteva ritagliarsi uno spazio operativo, ad esempio nelle province e nei comuni amministrati, specie attraverso gli strumenti culturali quali le biblioteche, i teatri, i musei. A Cattolica si concretizzò in piccolo quello che filosofi della storia poco scientificamente ma icasticamente definirono una sorta di “periodo assiale”, cioè un tempo in cui si compiono cose che rappresenteranno l’apice (ovviamente relativo) di un comunità. Con il pungolo antagonista di una piccola radio urticante e acuta, Radio Talpa, nata nel ’77, anno terribile per molti aspetti. Furono testimonianza di quel tempo il progetto urbanistico e architettonico (di Pier Luigi Cervellati), il finanziamento e la realizzazione (direttore dei complessi lavori Attilio Filippini) del Centro culturale polivalente, cioè di quel complesso edilizio e istituzionale che raccordava intorno a una piazza una biblioteca, un museo, un teatro, una arena all’aperto e altri esercizi privati: una “piazza del sapere” di cui oggi si continua a teorizzare la necessità ignorando questo singolare antecedente. Non posso non ricordare che lo spunto, raccolto da amministratori coraggiosi, fu dato da una legge regionale del 1977 che finanziava servizi di questo tipo.

 

La nascita dell’Istituto per i beni culturali, naturali e artistici della Regione Emilia-Romagna con la contestuale creazione, al suo interno, di una Soprintendenza per i beni librari e documentari rappresentava un ulteriore segno di civiltà: direttore un battagliero e abilissimo bibliotecario come Nazzareno Pisauri e segretario generale e fondatore Giuseppe Guglielmi anche lui bibliotecario ma soprattutto raffinato letterato. In città agiva come Assessore alla cultura Attilio Giacchini Bigagli, con cui iniziò una stagione di apertura non localistica della vita culturale, che chiamerei, forse un po’ enfaticamente, l’età dei Maestri. Con ricchi corollari in ogni ambito “delle lettere, delle scienze, delle arti”. Tra le tante iniziative spiccava il MystFest, un festival internazionale del cinema ricco di incontri non solo con registi e attori, ma anche con personalità di notevole rilievo del mondo culturale italiano e straniero, tra i quali Umberto Eco, Oreste Del Buono, Beniamino Placido, Giorgio Celli e tantissimi altri. Siamo nel 1980, stesso anno in cui si realizza anche la prima rassegna di “Che cosa fanno oggi i filosofi?”: un primo ciclo cui ne seguiranno altri 19, diventati 20 proprio quest’anno dopo quindici di interruzione grazie all’esperimento azzardato ma riuscito dell’Assessore
Anna Sanchi: l’idea, in controtendenza rispetto al diffuso prevalere di attività spettacolari, era quella di condividere con un vasto pubblico il gusto per il sapere critico, per un’idea di filosofia come spirito indagatore. Fortunatamente, oltre a diverse pubblicazioni, di tutte le conferenze
della rassegna e di altre sono conservate in Biblioteca le videoregistrazioni: centinaia, che forse qualcuno si potrebbe incaricare di rendere
fruibili in rete. Sottolineo, per restare nell’ambito della filosofica rassegna, i considerevoli i profili di personalità allora convocate come maestri
dispensatori di sintesi originali, filosofi in senso originario, cioè di scienziati e pensatori oltre il proprio orto ristretto: rinvierei, per il non breve elenco, al volume riccamente illustrato curato da Annamaria Bernucci, Orlando Piraccini e Andrea Toscani che fu pubblicato nel 2008 per i 25 anni del Centro Culturale Polivalente: si intitola Biblioteamus, nome attribuitogli da Giuseppe Guglielmi come acronimo di Biblioteca, Museo,Teatro promosso dall’Istituto per i Beni Culturali dell’Emilia-Romagna, edito da Bononia University Press. Il repertorio finale
delle iniziative è imponente e, credo, molto istruttivo.

 

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Umberto Eco. Il “grande enciclopedico maestro”, morto il 19 febbraio scorso, è stato in più occasioni a Cattolica

A pochi giorni dalla scomparsa di Umberto Eco penso che anche a Cattolica, il grande ed enciclopedico maestro della sagacia e dell’ironia abbia lasciato molto, proprio con il suo sostegno anche organizzativo concesso alla manifestazione, della quale poi favorì la pubblicazione degli atti presso Bompiani (1982) arricchiti della sua presentazione e che auspicabilmente oggi andrebbero ripubblicati.Una manifestazione che, forse la più autorevole tra le tante, aiutò la credibilità dell’Amministrazione nel richiedere e ottenere finanziamenti e soprattutto nel contribuire alla formazione e all’aggiornamento di tante persone, giovani e no. Eco non fu attivo solo all’inizio dell’impresa, quando mi ricevette nel suo studio al Centro internazionale di studi semiotici della Università di Bologna per discutere il progetto, o quando si entrò nei dettagli operativi in una bella serata d’autunno nella sua casa di Monte Cerignone in compagnia di Attilio Bigagli, anche lui, come il sottoscritto, ancora fresco di studi filosofici. Nel corso degli anni intervenne in vari cicli, come quello del 1985 dedicato alla retorica di ieri e di oggi. Anche in questo caso aiutò a far pubblicare presso Mucchi gli atti del convegno: un testo che si apre con l’intervento di Eco dal titolo Il messaggio persuasivo, da rileggere oggi con molta attenzione come antidoto, per ripararsi dai suasori di varie risme. Eco si dichiarava ed era filosofo nel senso più classico del termine e tale amava essere considerato, anche quando si occupava di temi popolari, come la letteratura poliziesca, o il fumetto: ricordo un suo intervento al Mystfest in cui parlò dottamente di “abduzione” a proposito del metodo di Sherlock Holmes; anche qui non mescolava come si usa dire “alto e basso”, ma continuava ad applicare la sua vasta dottrina qualunque fosse l’oggetto d’indagine. Come era avvenuto per la “fenomenologia di Mike Bongiorno”. Questo spiega la sua curiosità senza limiti, tipicamente filosofica, per ogni aspetto dell’esperienza, con particolare riguardo alle questioni essenziali, quelle che si usa chiamare ultime. Ed era anche generoso, come quando anticipò a Cattolica un suo saggio sul mito di una lingua perfetta, universale, nel 1992, anno critico per la rassegna, non finanziata ufficialmente per rigurgito di una delle tante crisi economiche di matrice reaganistico-thatcheriane. L’ultima volta che intervenne a Cattolica fu nel 1994, all’interno di un ciclo intitolato “Metafisica”, piuttosto fuori dell’ordinario, che sarà poi pubblicato nel 1997 da Laterza nella sua “Universale”. La sua conferenza si intitolava con luminosa ironia Brevi cenni sull’essere, locuzione dichiaratamente ispirata da una boutade di Antonio Gramsci che così definiva un libro certo non amato; qui la posizione del problema cominciava nel più classico dei modi con la domanda “perchè c’è qualcosa piuttosto che niente?”.

 

Tanto ci sarebbe da dire, ma mi piace concludere con la risposta piena di spirito data a una domanda sul senso della morte posta durante il suo intervento nella prima edizione: “Per il filosofo è un’occasione […] la morte di Zenone. Costui cospira contro il tiranno; il tiranno lo fa arrestare, torturare e ci sono due versioni: una che Zenone ha paura di confessare per il troppo dolore e allora chiama il tiranno e gli dice: vieni, che ti dico il nome dei complici nell’orecchio. Il tiranno accosta l’orecchio e lui glielo mangia, così il tiranno lo uccide subito con la spada e Zenone è

salvo: non soffre e non denuncia. L’altra è più bella ancora: Zenone denuncia al tiranno i complici: solo che invece di dire i nomi dei suoi amici, dice i nomi degli amici del tiranno e questi, stupido come tutti i tiranni, fa subito uccidere anche costoro, così rimane sguarnito di tutti gli amici. Questo mi pare un bel modo per trarre partito dalla propria morte”. Tema ripreso anche in seguito, sempre con sorriso e arguzia. Ho continuato per anni, a Rimini e a Pesaro ad avere la fortuna di presentare Eco in iniziative consimili, ma soprattutto mi piace ricordarlo la scorsa primavera, ospiti entrambi di Franca Mancini, la sua amica gallerista. Mi aveva concesso una breve intervista video in vista della ripresa a Cattolica di “Che cosa fanno oggi i filosofi?”; rispondendo alla antica domanda con un riferimento alla cosi detta svolta cognitiva, cioè a quel genere di problemi di varia natura, scientifica, tecnica, politica, economica, etica, e certo anche filosofica suscitati dalla pervasività delle neuroscienze, del controllo digitale, dell’intelligenza artificiale, etc. Non escludeva di aprire un ciclo eventualmente a ciò dedicato, sempreché in vita, aggiungeva sottovoce.
Anche grazie a Eco, penso, Cattolica fu talora qualificata, un po’ scherzosamente, la piccola Atene dell’Adriatico.




Il mattone ha ucciso edilizia e paesaggio. Bonizzato: “Il bello è scelta politica”

Negli ultimi 20 anni è stata in gran parte speculativa, lontana dagli interessi dei cittadini e degli imprenditori. Settore fermo. Che fare? La crisi ha fatto saltare alcune delle imprese edili che sembravano solidissime. Trascinate le banche.

 

di FRANCESCO TOTI

“Dagli pure 1,3 milioni di euro”. “Ne sei sicuro? Sul tavolo hanno un’offerta di 900 mila euro”. Il dialogo è avvenuto tra uno dei massimi costruttori edili della provincia di Rimini ed il suo ragioniere. Siamo nel 2008, anno di inizio di questa “strana” crisi economica direbbe il filosofo francese Jean Paul Sartre; anche se lui si riferiva agli stanchi primi mesi della Seconda guerra mondiale. Sembrava che i soldi siano noccioline, con poco valore. sembrava che tutta andasse, che tutto fosse slegato dall’economia vera che è tensione morale, conoscenze, serietà. E non superficialità, approssimazione, malaffare. E che per farcela un po’ di fortuna non guasta. Negli anni tra il 2000 ed il 2008, quelli del falso boom economico, già passati alla storia come bolla speculativa, si è giunti all’assurdo che un appartamento sulle rampe di Montefiore costasse come alla periferia di Riccione. C’è il caso di un giovane che ha acquistato, sempre a Montefiore, un piccolo appartamento con il soggiorno senza finestre. A dar luce un muro a vetri. Quando la giostra del mattone ha finito la corsa, sono saltate aziende della provincia che sembravano eterne: sia cooperative, sia private. Le grandi hanno trascinato nel baratro anche i conti delle banche.

 

marino-bonizzatoNel 2009 si è gettata nel parapiglia anche un’associazione di categoria, mettendo sul piatto per una mega lottizzazione di periferia quasi 25 milioni di euro. Trascinati nel fondo anche una lunga serie di artigiani che speravano di partecipare al cantiere con il proprio lavoro. Oggi, tutto è fermo ad a prezzi di saldo. Neppure il saldo però muove i denari. A Cattolica, fa sapere un’agenzia in pieno centro, quello che prima del 2008 si vendeva a 4-6mila euro al metro quadrato, oggi non si piazza neppure a 2 mila. Penso ad un appartamento di 130 metri vista mare in una delle posizioni più blasonate della città. L’architetto riminese Marino Bonizzato (foto) è persona perbene e uomo saggio. Decano dei progettisti della città (sua la nuova darsena) ha una visione sociale, educativa e culturale dello sviluppo urbanistico. Argomenta: “La gente ha voglia di bellezza, invece gli abbiamo date le brutture. Il costruito, l’edificato è l’hardware di una comunità. Alimenta il sistema dei poteri e non dei valori. C’è la spinta a costruire per ragioni economiche e non di necessità e benessere psichico e sociale. E’ la maledizione del nostro sistema. Dobbiamo rompere questa catena che distrugge ambiente e territorio. E’ possibile abitare in modo diverso da quanto stabilito da un potere brutto? Credo proprio di sì. Per farlo dobbiamo lavorare sulla civitas, sul cittadino, sui valori. Quanto fatto non si può distruggere dato che è un patrimonio. Ora va fatto un investimento per attivare una città diversa, che renda migliore i cittadini. Questo è il grosso interesse della politica. Politica e cittadini dovrebbero generare bellezza. Bellezza che può far esplodere luce in qualsiasi cosa che si fa”. “Fare le fogne – chiude Bonizzato – non è scelta politica. Il bello è scelta politica”.