Sicurezza, amministrazioni locali sole. Il “brutto film” della nuova Questura

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di SIMONA CENCI

Il Comune di Rimini ha recentemente cercato di mettere in fila l’andamento dei delitti denunciati in provincia di Rimini dal 1996 al 2013, per inquadrare il complesso tema della sicurezza e cercando di trovare spiegazione anche all’andamento crescente dei reati (nel 2013, il 31,0 per cento delle famiglie italiane dichiara la presenza di problemi di questo tipo. Il confronto con il 2012 mostra un aumento di quasi 5 punti nella percezione del rischio di criminalità – dato NoiItalia/Istat).
Il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, ha colto l’occasione per pronunciare una dichiarazione al riguardo, in data 16 febbraio 2015. Il Comune di Rimini rileva che sino alla fine degli anni novanta, non solo il numero assoluto di delitti denunciati ma anche il rapporto tra questi e la popolazione residente, indicava una problematica più profonda rispetto agli anni successivi. Al temine di quel decennio si è avuta, infatti, la prima svolta in positivo, quando si è vista una diminuzione complessiva delle denunce intorno al 30% (l’Istat determina il quoziente di criminalità nel 2001 pari al 40% in meno di dieci anni prima). Quel risultato venne più o meno confermato per un quinquennio – afferma il Comune. Nel periodo successivo si nota un picco negativo nel 2007 e quindi una ridiscesa sino al 2010, prima stagione in cui statisticamente “entrano” i sette nuovi Comuni dell’Alta Valmarecchia. Da quell’anno vi è una progressione in crescita di reati denunciati su tutto il territorio provinciale dal 2011 al 2013 (ma, a quanto pare, il 2014 registrerà un lieve segnale in controtendenza), molto probabilmente in stretta connessione con l’accentuarsi della crisi economica.
Le preoccupazioni del sindaco Gnassi sono rivolte a questo 2015 appena cominciato che vedrà, per l’ennesima volta, le amministrazioni e le polizie locali occupate a salvaguardare la sicurezza del territorio senza un aiuto concreto dalle amministrazioni centrali, nei confronti delle quali si avverte una sorta di senso di abbandono, in particolare se vengono considerati due elementi: primo, i continui tagli alla spesa delle pubbliche amministrazioni, che in nome della spending review (due decreti per tutti: il D.L. 52/2012 e il D.L. 95/2012) si sono trovate talvolta prive dei mezzi necessari per svolgere la loro attività; secondo, per quel che riguarda Rimini, le difficoltà per arrivare alla conclusione della estenuante vicenda relativa alla nuova sede della Questura di Rimini, vicenda avvertitacome sintomatica dimostrazione della mancata attenzione verso il territorio da parte del Ministero dell’Interno.
L’immobile di Via Ugo Bassi doveva ormai da molti anni (l’avvio della sua costruzione risale alla fine degli anni novanta) essere adibito a nuova sede della Questura di Rimini sostituendosi così alle tante sedi dislocate della medesima. Ma le cose non sono andate come previsto, visti i problemi nati con la proprietà, che ha costruito un immobile destinato a essere sede della Questura in cambio dell’edificabilità di parti residenziali, commerciali e direzionali. Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia Romagna con sentenza 60/2011 aveva definito favorevolmente per il Comune di Rimini i giudizi che vedevano l’Amministrazione comunale contrapposta alla società Da.Ma Srl in merito alla vicenda. Il TAR aveva, in particolare, rigettato il ricorso proposto da Da.Ma Srl contro la determinazione con cui il Comune di Rimini aveva disposto il diniego al rilascio del permesso di costruire richiesto dalla società Da.Ma S.r.l. nell’ambito delle ultime fasi di esecuzione delle opere relative al programma integrato “Nuova Questura di Rimini”. Il TAR aveva inoltre accolto il ricorso presentato dal Comune di Rimini contro Da.Ma Srl, con cui l’Amministrazione chiedeva la risoluzione della convenzione del 1999 per gravi inadempimenti, da parte della società.
Il mancato accordo, in seguito, tra la proprietà e il Ministero, nello stabilire un adeguato canone d’affitto, previa realizzazione dei lavori che dovrebbero rendere agibile e utilizzabile l’immobile per i fini specifici stabiliti e che non sono stati mai effettuati, ha portato al dilungarsi di questa situazione di impasse che potrebbe essere risolta probabilmente cercando una diversa struttura. Si è parlato di alternative, tra cui anche la palazzina ex sede dell’Inpdap, ente assorbito dall’Inps, già idonea, cablata e arredata, ma che sembra non essere in grado di accogliere tutti gli uffici della Questura che così continuerebbe a essere distribuita in diverse sedi.
Intanto la città attende invano un’opera che è lasciata all’incuria più totale, con le coltivazioni di marijuana sui tetti e i cortili completamente allagati.  Possibile che non si sia stati in grado di stipulare accordi efficaci a raggiungere lo scopo?Possibile che il mancato raggiungimento dell’obiettivo non sia responsabilità di nessuno?Possibile che un’intera città, quella Rimini che aspira a rimanere la capitale del turismo,  ammesso che ancora lo sia, debba subire le vicissitudini di una qualsiasi società, che non dimostra nemmeno di avere interesse a rientrare dei capitali investiti? Si tratta di un “brutto film”, come dichiara Gnassi, a cui bisogna decidere assolutamente di cambiare il finale.

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