Riminiese: grande imprenditorialità, grande evasione

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di FRANCESCO TOTI. Il Riminese scrutato da Mario Venceslai, comandante della Guardia di Finanza della provincia di Rimini. Un uomo che ha sempre avuto il pallino dell’attività investigativa.

 

La provincia di Rimini ha grosse vivacità imprenditoriali e in proporzione è terra di evasione fiscale, di riciclaggio, di misteriosi patrimoni economici e di potenziale infiltrazione criminale. La vicinanza di uno stato come San Marino, per molto tempo con una differente impostazione fiscale e una diversa visione bancaria, ha costituito terenno fertile per interessi malavitosi connessi più o meno alle organizzazioni”. Lo afferma Mario Venceslai (foto) , comandante della Guardia di finanza della provincia di Rimini dal 19 settembre del 2011. Abbandonando le logiche
d’emergenza, con organizzazione, analisi di contesto, investigazione cerca di portare più legalità tributaria in una provincia che storicamente
convive col peccato: è una delle prime province italiane per ricchezza ma figura agli ultimi posti per denunce Irpef.

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Mario Venceslai, umbro di Todi, comandante della Guardia di Finanza della provincia di Rimini dal 2011

“Fino a poco tempo fa –  racconta Venceslai, originario di Todi, un babbo impresario edile specializzato nella restaurazione di edifici antichi, fin da giovane con il pallino dell’attività investigativa – l’evasione era più alta. A Rimini e provincia c’è stata una grossa distrazione fiscale anche per via della sua vocazione economica nel settore della ricezione turistica e del divertimento notturno: alberghi, locali notturni, la spiaggia. Ma il core business è sempre stato il riciclaggio dei proventi illeciti, in particolare del ‘nero’ che deriva dall’evasione fiscale e la sua reintroduzione in attività imprenditoriali ovvero nell’acquisto di beni immobili o mobili. Le indagini condotte nel recente passato hanno infatti acclarato che presupposto del riciclaggio sono per lo più i reati fiscali, societari e fallimentari e che il riciclaggio è difficilmente attuabile senza l’aiuto e/o il coinvolgimento diretto o indiretto di professionisti del settore. Nel nostro lavoro di polizia tri butaria, oltre a contrastare le forme di illecito amministrativo più generalizzate quali l’omissione dello scontrino e della ricevuta fiscale, c’è la necessità di incidere nel settore patologico dell’evasione, quando questa cioè assurge a vere e proprie frodi fiscali organizzate dolosamente, assumendo rilievi penali. Per perseguire i grandi reati della criminalità organizzata ci vuole una specifica metodologia operativa ed una fattiva collaborazione con le altre forze di polizia. E’ ormai convinzione unanime che per ottenere efficaci risultati in termini brevi, più che colpire ‘militarmente’ i soggetti facenti capo ai sodalizi, vanno accertati ed aggrediti i loro patrimoni criminali con accertamenti bancari, reddituali e patrimoniali mirati, avvalendosi di tutte le molteplici possibilità e poteri offerti agli organi investigativi dalle leggi nazionali e dalle convenzioni sovranazionali. Oggi, infatti, la vera criminalità organizzata è sempre più criminalità economica. Sono ormai due facce della stessa medaglia, perché perseguono con gli stessi mezzi (illeciti e corruttivi) ed attarverso le stesse vie finanziarie lo stesso scopo ultimo, quello cioè di posizionarsi sul mercato con una facciata pulita, legale, con effetti dirompenti sulla concorrenza dei mercati economici e finanziari. Un tempo, forse, i binari erano sdoppiati, quando la mafia utilizzava solo mezzi rudimentali ed era radicata sul proprio territorio, oggi non è più così, i soggetti facenti parte o comunque collegati alle associazioni criminali sono sempre più acculturati e informati su tutto ciò che può interessare l’attività illecita perpetrata ed hanno a disposizione potenzialità economiche e logistiche inimmaginabili fino a qualche anno fa. Ed in questo tipo di investigazioni, ovviamente, la Guardia di Finanza, grazie alle sue tradizionali competenze ed attribuzioni professionali ed alla sua struttura ordinativa che comprende anche Reparti speciali con competenza nazionale ‘di settore’, offre sicuramente un contributo specifico di alto livello”.

 

Sposato, un figlio consulente d’azienda per una multinazionale, ha alle spalle un solido percorso professionale molto indirizzato all’investigazione: Roma, Palermo, Siena, Napoli. E’ stato comandante del G.I.C.O. (Gruppo di investigazioni sulla criminalità organizzata)
interprovinciale di Napoli e del Gico “Centrale” di Roma nell’ambito dello S.C.I.C.O. (Servizio centrale di investigazione sulla criminalità
organizzata di cui è tra i fondatori), capo settore della D.I.A. (Direzione investigativa anti-mafia), nonché capo-ufficio operazioni di vari
Reparti “speciali” con sede in Roma.

 

”La criminalità organizzata – riflette Venceslai, grande passione per la mountain bike di tipo estremo – non è solo quella mafiosa. Più che mai nei nostri tempi bisogna parlare di criminalità economica. Il denaro segue lo stesso percorso. Come faccio a trovare l’origine delittuosa del danaro? Se è figlio dell’usura, dell’estorsione, va trovato un sistema raffinato per smascherarlo. Perché dietro ai trafficanti ci sono, di norma, complicità occulte da parte di ‘professionisti di settore’ che li aiutano, li indirizzano, li seguono, a volte anche concorrendo, personalmente o con società intestate a prestanomi compiacenti, nei reati di riciclaggio e di reimpiego in attività produttive. Possono essere professionisti come l’avvocato, il commercialista, il notaio, o qualunque soggetto con peculiari specificità professionali nei più svariati settori che tornano utili, come il consulente finanziario o societario, l’intermediario bancario, il consulente immobiliare, i ‘factotum’ che vantano una vicinanza alle Istituzioni ecc. Solo con la complicità di tali figure, la criminalità è in grado di strutturare un disegno criminoso complesso e del genere. Nella nostra provincia tutto aumenta e tutto diventa più complesso per la presenza di San Marino, che è uno stato extra Unione europea. Anche
se recentemente ha adeguato alle esigenze antiriciclaggio internazionali la propria normativa per allinearsi ai canoni OCSE, non può infatti
sottacersi che la repubblica di San Marino ha avuto per molto tempo una fiscalità agevolata ed una trasparenza bancaria diversa da quella italiana. Con banche aperte nella pausa pranzo e, qualcuna, anche di sabato. Anche per questi motivi, che hanno consentito all’imprenditoria
criminale di avvalersi di schermature societarie ivi formalmente collocate, i reati fiscali sono cresciuti a dismisura, in primis a vantaggio di
evasori riminesi e, successivamente, capito i benefici, a livello nazionale. Tutte queste frodi fiscali internazionali, tipiche quelle all’IVA denominate ‘frodi carosello’, sono state molto ‘apprezzate’ anche dalla criminalità organizzata di stampo mafioso che ovviamente cerca sempre di occupare spazi illegali dovunque si trovino e avvalendosi di chiunque questi spazi possa in qualche modo favorire. E’ ovvio che per acquisire notizie e prove sull’infiltrazione che la criminalità organizzata ha messo in atto su determinati territori o settori economico- finanziari occorre intraprendere una preliminare attività di intelligence ed una penetrante investigazione, indirizzata cioè da specifica attività di analisi di contesto e di rischio”.
E l’evasione fiscale classica? “Purtroppo è stata sempre considerata una forma di illegalità minore, quasi socialmente giustificata
in determinate situazioni di criticità economico-finanziaria; invece, proprio in questo particolare contesto economico va ad incidere ancor più sulla giustizia e sull’equità, manifestando tutto il suo potenziale distorsivo e distruttivo. La gente ha finalmente iniziato a capire e piano piano è in atto una specie di rivoluzione culturale. Si sta prendendo coscienza che è un diritto personale e pubblico che chi evade vada perseguito. Altresì chi froda fa concorrenza sleale all’imprenditore corretto. La crisi ci ha fatto capire che l’evasione è un illecito importante, forse più di altri.”

 

“Ulteriore obiettivo strategico della Guardia di Finanza – continua Venceslai – è il controllo della spesa pubblica quando vi è distrazione dei fondi pubblici, che comprende le attività svolte per la prevenzione e repressione delle truffe in danno dei finanziamenti nazionali, comunitari
e a carico dei bilanci delle Regioni e degli Enti locali, ivi comprese quelle relative alla spesa sanitaria ed alle prestazioni sociali agevolate, nonché le indagini nel settore della corruzione e degli altri reati contro la Pubblica Amministrazione e gli accertamenti in materia di danni erariali su delega della Corte dei Conti.”

 

 

Un altro punto forte a favore della criminalità è l’omertà. “Per avviare un numero maggiore di investigazioni e in tempi ravvicinati vi è la necessità anche di segnalazioni. Mi riferisco sia a segnalazioni di semplici cittadini che manifestano dubbi sulla liceità dei comportamenti di soggetti o della gestione di attività economiche (e qui purtroppo si registra un’assenza completa di segnalazioni, anche in forma anonima), sia di segnalazioni qualificate specificamente antiriciclaggio. Per queste, definite S.O.S. (segnalazioni di operazioni sospette) la normativa specifica prevede l’obbligo di invio da parte di determinati soggetti (quali gli intermediari finanziari, in primis le banche, nonché individuate
categorie di professionisti) ad un’apposita struttura di analisi della Banca d’Italia, l’U.I.F. (Unità di Informazione Finanziaria) che poi le demoltiplica per gli approfondimenti investigativi alla D.I.A. ed alla Guardia di Finanza. L’importanza di tali segnalazioni è tale che oltre un quarto delle SOS approfondite confluiscono in un procedimento penale. Purtroppo, nonostante il sistema sia ormai rodato, come annualmente rappresentato dalle analisi statistiche della Banca d’Italia, e nonostante le normative antiriciclaggio prevedano specifici obblighi anche di ‘adeguata verifica della clientela’ e indichino gli indici di anomalia per definire le operazioni come sospette, queste segnalazioni continuano a pervenire per lo più dalle banche e non dai professionisti (nel 2013 la Banca d’Italia ha accertato che su un totale di circa 64.000 SOS pervenute all’UIF, quasi 61.000 provenivano dagli intermediari finanziari e solo 1.980 dai professionisti – di cui 1.800 dai notai). Posso ritenermi soddisfatto dei risultati ottenuti nel contrasto alla criminalità organizzata dal Comando Provinciale dalla fine del 2011, proprio in quanto ottenuti non da attività scaturite da casualità emergenziale bensì riferibili principalmente ad una strategia e metodologia operativa programmata ad hoc sulla base di specifiche progettualità elaborate in house (Progetto ‘EmmePi’ condiviso pienamente dall’Autorità giudiziaria e dalla Prefettura). Complessivamente, infatti, sono stati ad oggi indagati 111 soggetti, nonché proposti per il sequestro beni per 104 milioni di euro, sequestrati 44 milioni ed eseguito confische per un valore di oltre 14 milioni.”

 

”Sicuramente in Romagna – chiude Venceslai – la criminalità organizzata può creare situazione di disagio e di potenziale allarme sociale. Siamo però ancora in tempo per individuarla, combatterla e costringerla all’isolamento. Pertanto, mai come in questo momento deve maturare nell’opinione pubblica una scelta chiara e netta di ‘condanna sociale’, senza mezzi termini opportunistici. Il sinergico rapporto tra Istituzioni e Società può sicuramente avviare un positivo volano per contrastare l’agire mafioso e la sua pervasività, che è insieme causa ed effetto della correlata forza d’intimidazione. Ciò comporta anche un ‘impegno sociale e civile’ perché l’unione e l’attenzione (di tutti) possono fare la forza e contribuire ad un futuro migliore”.

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