Monte Colombo e Montescudo dicono ‘sì’ alla loro unione. In cambio soldi pubblici

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Montescudo

Hanno detto sì con l’84% dei voti a Montescudo e il 69% a Montecolombo.  Ieri sono stati 1652 i cittadini (su 5621 elettori aventi diritto) a decidere le sorti dei due paesi arroccati in Valconca. Deciso anche il nome. Tra quelli in ballo, quello che ha raccolto più consensi è stato Montescudo-Monte Colombo, con buona pace della toponomastica contemporanea. Un’affluenza alle urne bassissima, pari al 29%, tra le più basse in Regione. Segno, evidente, di una scarsa convinzione sull’operazione. Sempre ieri, infatti, si votava anche in altri quattro comuni (Porretta Terme e Granaglione nel bolognese,  Polesine Parmense e Zibello in provincia di Parma) dove l’afflusso alle cabine è stato sempre oltre il 40% con un picco a Granaglione dove hanno votato 1.234 residenti, pari al 64,17% degli aventi diritto.

 

Tornando alle cronache locali ecco i voti attribuiti ad ogni singola denominazione possibile. A Montecolombo il futuro nome del comune che è piaciuto di più è stato Monte dei Castelli  (285 preferenze); seguono Monti del Conca (120), Monte Colombo e Scudo (181), Montescudo-Monte Colombo (140). A Montescudo Monte dei Castelli (169), Monti del Conca (60), Monte Colombo e Scudo (55), Montescudo-Monte Colombo (457). Soddisfazione dai vertici della politica regionale. “Il sì alla fusione tra Montescudo e Monte Colombo è un grande risultato e un’ottima notizia per i cittadini del futuro nuovo comune” – scrivono i consiglieri regionali riminesi Giorgio Pruccoli e Nadia Rossi e il capogruppo PD Stefano Caliandro. “Ormai da alcuni anni – proseguono i consiglieri – la Regione si sta adoperando perché siano sempre più i comuni che scelgono la fusione: un percorso che permette di ridurre i costi della politica, di razionalizzare l’utilizzo delle strutture pubbliche e di garantire migliori e più efficienti servizi ai cittadini. Obiettivi importantissimi che solo attraverso le fusioni tra comuni possono essere raggiungibili e rendere più coese quelle comunità”. Con il via alla fusione, ricordano i consiglieri, al nuovo comune arriveranno dalla Regione 92 mila euro all’anno per 15 anni e un ulteriore contributo, a titolo di compartecipazione alle spese iniziali, di 120 mila euro all’anno per i primi tre anni. A questi fondi si aggiungerà un cospicuo contributo statale di circa 235mila euro annuo per 10 anni. Per 5 anni, inoltre, il nuovo comune sarà esente dal Patto di stabilità. Ora si tratta di capire come e per cosa verranno spesi. (dc)