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Vignetta Dicembre 2015

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Ernesto Galli della Loggia e il regista Manfredi Lucibello al Cinema Astra

Grande chiusura di 2015 per il Cinema Astra di Bellaria Igea Marina, che lunedì 21 dicembre ospita l’editorialista del Corriere della Sera Ernesto Galli della Loggia e il regista Manfredi Lucibello, vincitore del Premio Italia Doc al Bellaria Film Festival nel 2014. A pochi giorni dall’uscita in sala presentano insieme Il Paese perduto, film che hanno realizzato a quattro mani ed è prodotto da Madeleine in associazione con Istituto Luce Cinecittà e Rai Cinema.

galli-della-loggiaDove sta andando l’Italia? Dove sta andando il nostro Paese, il Paese della storia, della bellezza, dell’arte, della cultura, il luogo che ogni intellettuale europeo sentiva di dover visitare? Da questa domanda ha inizio il viaggio di Galli della Loggia e Lucibello: un grande intellettuale e il suo giovane allievo seguono le tracce di Carlo Levi e parlano dell’Italia in cui non riescono a riconoscersi più e che sembra scomparire da tutti i palcoscenici che contano. Il loro è un viaggio nel passato, arricchito da rarissime immagini d’archivio del dopoguerra. Ma in questo percorso non c’è traccia di compiacimento: solo la volontà di trovare qualche idea per un futuro diverso.  Si parte dalla Basilicata, esempio perfetto dell’Italia di ieri e di oggi: da un lato le terre arcaiche descritte in Cristo si è fermato a Eboli , dall’altro i centri di estrazione del petrolio che punteggiano oggi il paesaggio lucano, simboli di una modernità che mastica e sputa in nome del progresso. “Il nostro viaggio non poteva non partire da qui” racconta Lucibello “perché questo luogo in cui bellezza e degrado convivono riassume bene il dualismo che anima il film, che è anche un dialogo tra due generazioni lontane”. Aggiunge il regista, già autore dello splendido Centoquaranta. La strage dimenticata: “Ho intrapreso questo viaggio nel passato dell’Italia per comprendere meglio il mio Paese, in un periodo in cui lo smarrimento e la sfiducia sono sentimenti comuni in molti dei miei coetanei. Le preziose discussioni con Ernesto, alimentate dalla visione di numerosi filmati d’archivio, mi hanno permesso di scoprire un’Italia molto diversa da quella in cui sono cresciuto: Il Paese perduto. Un Paese costruito dalla passione e dal senso di comunità, di cui adesso rimangono soltanto poche tracce, soprattutto nella memoria della mia generazione”.

 

Del film Galli Della Loggia non è solo coprotagonista ma anche autore. E così descrive l’origine del progetto: “Sentire a un certo punto della vita il bisogno di tirare una riga e fare un bilancio. Ma accorgersi che quel bilancio è per mille versi anche un bilancio della storia del proprio Paese: dell’Italia odiata/amata, della Repubblica conosciuta quando aveva ancora addosso il profumo della povertà e poi cresciuta di una ricchezza sempre più vuota, sempre più fragile”.




Autovelox, dal 4 gennaio in via Euterpe, Settembrini e Tolemaide

Entreranno in funzione lunedì 4 gennaio i nuovi autovelox posizionati nelle vie Euterpe, Settembrini e via Tolemaide. Le strumentazioni sono già state collaudate dalla Polizia Municipale di Rimini e contribuiranno a rendere maggiormente sicuri tre nodi stradali particolarmente delicati, soprattutto per gli utenti deboli, ovvero ciclisti e pedoni. Questo vale in particolare per le vie Euterpe e Settembrini (dove vige il divieto dei 50km orari), in considerazione della presenza di due luoghi molto frequentati e delicati della città come il centro sportivo Garden e l’Ospedale Infermi. E’ invece fissato a 90km all’ora il limite su via Tolemaide, arteria stradale della zona nord che collega la statale 16 a Torre Pedrera. Le apparecchiature sono state tarate come previsto dal codice della strada, con una tolleranza del 5% oltre il limite della velocità consentita e saranno adeguatamente segnalate.




Il Sigismondo d’Oro 2015 a Maurizio Focchi e all’associazione ‘Rompi il Silenzio’

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La massima onorificenza cittadina è stata assegnata a un imprenditore e a un’associazione: Maurizio Focchi e ‘Rompi il Silenzio’ con le seguenti motivazioni. A Maurizio Focchi “per aver dato continuità attraverso competenza, forza e passione, a un’azienda familiare che da oltre cento anni garantisce lavoro, benessere e prestigio alla comunità riminese. Per avere attraversato, superato e vinto lungo il corso degli anni ogni fase critica, investendo in ricerca e innovazione e diventando per questo leader del settore e oggetto di emulazione in campo mondiale. Per non avere mai scisso la natura del “fare impresa” con il ruolo etico e sociale che l’impresa stessa ha nei confronti del territorio in cui affonda le radici”. All’Associazione Rompi il Silenzio “per avere profuso, in dieci anni di attività, un impegno e un’attenzione fuori dal comune a favore delle donne vittime di violenza e prevaricazione. Per avere fatto dell’ascolto, della sensibilità e dell’umanità gli strumenti di un lavoro quotidiano “sul campo”, capace per la sua intensità di essere agente di un cambiamento anche culturale che ha nello spirito originale della polis il suo fulcro trasversale di dialogo. Per coltivare senza sosta, a beneficio della crescita civile dell’intera comunità riminese, la cultura disinteressata dello spirito di servizio e dell’altruismo.

 

Il riconoscimento è stato assegnato nel corso della cerimonia del “Saluto di Fine anno” che si è svolta nel pomeriggio nella Sala Ressi del Foyer restaurato del Teatro Galli di piazza Cavour. “L’innovazione come ‘matrice’ di un’azienda centenaria e l’altruismo come collante di un gruppo di persone che da dieci anni realizza ogni giorno capolavori silenziosi di umanità – ha detto il Sindaco di Rimini Andrea Gnassi – trovano un terreno comune di dialogo, oltre che nella passione, nella precisione con cui l’attività viene portata avanti ogni giorno. Esattezza intesa come atto di assoluto rispetto e amore nei confronti della ‘cosa’ che si ha di fronte.




Dalla fusione delle cooperative “Olmo” di Rimini e “Nel Blu” di Cattolica prende vita “Coop 134 – Cooperativa Sociale”

Due protagonisti storici della cooperazione sociale riminese hanno deciso così di aggregarsi. Con l’Assemblea costitutiva del prossimo 18 dicembre si andrà a completare il percorso di fusione delle Cooperative sociali di tipo B “Olmo” di Rimini e “Nel Blu” di Cattolica, da cui prende vita la “Coop 134 – Cooperativa Sociale” (il nome dalla linea di trasporto pubblico che unisce Rimini a Cattolica e alla Valconca).

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I due presidenti Armando Berlini (Nel Blu) e Gilberto Vittori (L’Olmo)

Nel settore igiene ambientale la Coop 134 impiega 218 addetti, nella manutenzione del verde ne conta 35 e 52 addetti nelle pulizie civili, sanitarie e industriali, oltre a 15 figure amministrative. Con 320 dipendenti, che diventano oltre 400 nel periodo estivo, con un inserimento lavorativo di più di 100 persone svantaggiate (con una percentuale vicina al 40%), la Coop 134 raggiunge un fatturato di oltre 12 milioni di euro nel 2015, distribuendo stipendi per circa 500mila euro al mese. Oltre ad importanti clienti privati, la cooperativa conta come committenti numerosi Comuni della provincia riminese, e delle limitrofe province della Romagna e delle Marche.

La fusione – si legge in una nota diffusa in giornata – porta un miglioramento dei processi interni mettendo insieme culture e intelligenze dei diversi settori, con un’azione di razionalizzazione e, contemporaneamente, allo sviluppo di altre attività attraverso due fondamentali processi: l’integrazione fra i clienti del settore verde di Olmo e di quello pulizie di Nel Blu, e l’implementazione dell’ufficio commerciale e gare. In programma l’introduzione di nuove attività, in fase di sperimentazione, come l’applicazione della robotica verde, l’officina meccanica uso esterno e il ripristino dell’area post incidente stradale. Il piano degli investimenti prevede l’impiego di 1 milione di euro nel prossimo triennio 2016-2018. La nuova Coop 134 – spiega ancora l’informativa – intende infatti proseguire a investire sui lavoratori e sul territorio, per continuare a generare occupazione e valore per economia locale.  Quello tra Olmo e Nel Blu è stato il primo contratto di rete registrato a Rimini. Le due cooperative hanno colto l’opportunità, sostenute da Legacoop Romagna, per mettere insieme alcuni servizi, inizialmente a partire da quelli amministrativi e realizzando successivamente una collaborazione più stretta sulle attività comuni. Dal luglio 2014, per la verifica della fattibilità tecnica della fusione, Federcoop Nullo Baldini è stata incaricata della redazione del piano industriale, deliberato dai consigli delle due cooperative e quindi messo ai voti delle assemblee in marzo 2015 per procedere alla fusione. Processo di fusione che arriverà a compimento venerdì 18 dicembre con l’assemblea costitutiva e di presentazione del nuovo marchio della Coop 134 (ore 19 Centro Congressi SGR, Sala Sole, via Chiabrera 34 a Rimini).

 

“La cooperazione sociale di inserimento lavorativo toglie numeri importanti all’assistenza sociale pubblica – ha dichiarato Armando Berlini, presidente Nel Blu – in quanto occupa persone svantaggiate consentendo loro di conseguire l’autonomia economia e di reintegrarsi pienamente. Mi piace citare una storia positiva, quella di un ragazzo inserito in un nostro laboratorio protetto che accoglie persone con disabilità, con cui abbiamo costruito un percorso che gli ha permesso di sviluppare le sue potenzialità, tant’è che oggi è perfettamente inserito nella società, sta prendendo la patente di guida e si è fidanzato”.

“La cooperazione sociale è ad una svolta e deve cambiare pelle per guardare verso il futuro, mantenendo un ruolo socialmente fondamentale, ha ricordato Gilberto Vittori, presidente Ecoservizi L’Olmo. Coop 134 – ha detto – si fonda su numeri importanti per stare in un mercato complesso. In un contesto economico tuttora di crisi, l’obiettivo è la tenuta, conservare fatturati e occupazione”.

Per Giampiero Boschetti, vicepresidente Legacoop Romagna “nasce una grande cooperativa, non solo per i numeri quanto piuttosto per le finalità sociali. Avere nel territorio riminese questa realtà, che è riuscita a raggiungere l’obiettivo della fusione in una congiuntura non facile, rappresenta per noi un notevole successo”.

Un commento è anche arrivato da Fabrizio Moretti, presidente Camera di Commercio di Rimini: ”Il nostro territorio si distingue per la presenza di cooperative sociali a sostegno di persone svantaggiate e devo complimentarmi per ciò che la Coop 134 realizza. Si tratta di un’esperienza che dovrebbe essere di esempio a tutto il mondo imprenditoriale, per il 97% composto di piccole e medie imprese che hanno difficoltà a confrontarsi con un mercato globale”.




Turismo, no alle trivelle in Adriatico. L’Emilia Romagna ha detto “sì”

trivellazioni-adriatico-di FRANCESCO TOTI

Mentre a terra si elaborano le strategie turistiche per gli anni a venire, con il sindaco Andrea Gnassi che racconta al mondo la sua idea di Rimini umanistica nell’urbanistica, a poche onde dalla sabbia trivellle generate da menti intelligenti stanno sondando i fondali marini in cerca di idro-carburi. Altro che energie rinnovabili. Altro che energia pulita. Basterebbe poco e addio vita in Adriatico, prima ancora che secchielli ed ombrelloni, passando per la pelle ambrata. Gli operatori turistici sono tutti contrari. Il parlamentare del Pd, Tiziano Arlotti è sulla stessa lunghezza d’onda: un no secco e perentorio. “Là fanno buche, così seppelliscono i turisti e sono a posto; anzi, siamo a posto”. La battuta nel più stile della garbata cultura italica, altro che anglosassone, è di Angelo Serra, presidente degli albergatori in quel di Gabicce Mare. Continua: “E’ il contro senso dell’economia. Come centro turistico dovremmo salvaguardare l’Adriatico, con le trivellazioni si rischia di arrecare danno al nostro mare. Non so se c’è qualcosa da fare; ci si può provare. Ma a fare le trivellazioni è gente che conta e in questo bendetto Paese fermare quelli che contano quando sbagliano è difficile. Inoltre, l’opinione pubblica non se ne sta neppure occupando; ne sono all’oscuro anche gli addetti ai lavori del comparto del turismo. Nella gente invece noto della rassegnazione; pensano, a torto, che con il loro comportamento, è impossibile deviare il flusso dei fatti. E’ difficile quantificare il danno che le trivellazioni possono arrecare. Ma è notevole senza se e senza ma. Abbiamo una cosa bella e cerchiamo di distruggerla; il rischio è che il nostro turismo possa morire”. Dello stesso punto di vista Patrizia Rinaldis, presidente degli albergatori a Rimini. E’ appena tornata dalla Cambogia per la onlus “Goccia per il mondo” di Sergio Casbianca di Vergiano: “Non si capiscono le trivellazioni in una fascia turistica di pregio come la nostra. Tra l’altro l’Emilia Romagna è una delle poche regioni ad aver detto di sì”.

 

Intanto, nella vicina Pesaro è nato il comitato Trivelle Zero Pesaro; con l’obbiettivo ambizioso di fermare le trivelle che sono un metodo di ricerca di energia fossile di scarsa qualità ed entità. “Nel mondo – argomentano quelli del Comitato – si chiede d’investire in energie alternative per ridurre l’emissione di CO2 che porta l’intero pianeta al surriscaldamento. Il governo Renzi ha chiesto in gran fretta di appoggiare il decreto “Sblocca Italia”. Con questo decreto si mette in discussione tutto quello che riguarda la nostra salute, la scelta del nostro modo di vivere e di come vivere, saccheggiando e sfruttando il nostro territorio e la democrazia, perché viene fatto senza chiedere il parere delle persone, anzi senza nemmeno rendere noto il contenuto. Probabilmente l’intento del premier Renzi è quello di stancare le persone con una cattiva politica per non portarle nemmeno più a votare, tanto il pensiero comune è diventato che non serve ribellarsi, decidono tutto loro  e continueranno a decidere alle nostre spalle. Ed è qui che il comitato ha voluto innescare la lotta, fatta principalmente d’informazione. Lo Sblocca Italia in realtà è uno strumento per concedere, semplificando le pratiche, alle multinazionali petrolifere, di avere le licenze per perforare i nostri mari e la nostra terra. La democrazia è stata tolta anche alle Regioni, alle Provincie, ai Comuni, perché la decisione passerà solo attraverso il Governo nazionale, anche se quelli governati dal Pd avevano votato a favore dello Sblocca Italia”.

 

“Anche molti di quelli che hanno richiesto un referendum continuano gli aderenti al Comitato – sono gli stessi che hanno votato in precedenza per lo Sblocca Italia, ci viene da pensare che: o non hanno letto quello che hanno votato, o che il referendum sia costruito in modo tale non garantire il risultato. Per trivellare, verrà usato un sistema di fratturazione idraulica “Fracking”, che consiste nel perforare le zone che possono contenere i giacimenti di gas naturale e successivamente iniettare un getto ad alta pressione di acqua mista a sabbia e prodotti chimici che per reazione fanno risalire l’emissione dei gas in superficie. Queste sostanze chimiche sono potenzialmente dannose per la salute perché solo l’80% del liquido iniettato risale in superficie il resto rimane nel sottosuolo. L’altro pericolo è la possibilità di correlazione con le scosse di terremoto. Un caso spesso citato è quello del 6 novembre 2011, quando lo stato Americano dell’Oklahama è stato colpito da terremoto di magnitudo 5.7 dopo aver perforato con il sistema Fracking. Ad oggi il 22% del territorio della regione Marche e 450.000 ettari di costa sono mira delle lobby petrolifere. Solo nel tratto tra Ancona e Rimini ci saranno 8 piattaforme. Già con le prove di ricerca verranno danneggiati: la pesca, la fauna e la flora, la qualità dell’acqua e quindi il turismo, e per l’entroterra l’agricoltura. La nostra salute non è in vendita, vogliamo avere la possibilità di decidere quali energie utilizzare e vorremmo chiedere al premier Renzi come può presentarsi a Parigi il 30 novembre per un accordo sul clima e nello stesso tempo concedere alle multinazionali petrolifere di ridurre l’Italia un colabrodo. Siamo sicuri che il gioco vale la candela? In questi giorni la Slovenia e la Croazia ha vietato le trivellazioni nel loro territorio, noi dovremmo solo copiare”.




Alessandro Gambalunga, il mecenate mai accettato dai nobili della città

 

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di LUCA BARDUCCI

Dopo la morte di Alessandro Gambalunga (12 agosto 1619) la moglie Raffaella Diotallevi, ottemperando alle precise norme dello Statuto riminese, fece redigere l’inventario dei beni del defunto. Nel lungo e minuzioso elenco di oggetti compaiono anche diverse medaglie: su di un lato esse riportavano l’effige del gentiluomo, mentre sull’altro vi era rappresentata la caduta di Fetonte, col motto, ripreso da un’elegia di Properzio: ET VOLUISSE SAT EST, [nelle grandi imprese] l’aver tentato è sufficiente. La particolare scelta del motto da parte del Gambalunga potrebbe essere stata dettata dalla volontà di condensare in poche parole il bilancio di una vita, la sua, da sempre improntata al mecenatismo verso letterati e musicisti, che nel tempo non mancarono mai di dedicargli le proprie opere. Nipote di un mastro muratore, e figlio di un mercante (per quanto ricchissimo) da ferro, grazie al proprio patrimonio, valutato da un contemporaneo attorno ai duecentomila scudi, Alessandro Gambalunga poté dilettarsi, al pari di altre famiglie (quelle stesse che sempre negarono alla sua l’ascrizione al patriziato cittadino) della musica, e della compagnia de virtuosi, che […] sogliono convenire, e ritrovarsi caramente insieme. Non era raro infatti che a palazzo si tenessero concerti privati, e il padrone di casa, nei confronti dei musicisti, fu sempre pronto ad accordar protezione non solo ai virtuosi di tal professione, ma quelli ancora, che solamente v’hanno qualche inclinatione, come ricorda il riminese Girolamo Ghisuaglio, che al Gambalunga dedicò un libro di madrigali. Ma nel motto properziano leggiamo anche un velo di amarezza che forse lo accompagnò negli ultimi anni. Ciò che Gambalunga compì in vita, e che lo portò ad essere uno degli uomini più ricchi della città, non riuscì a garantirgli l’erede al quale lasciare il cognome, le sostanze, e soprattutto la grande biblioteca, accresciuta nel corso degli anni con continui acquisti nelle più importanti piazze italiane ed estere, e alla quale aveva dedicato tempo e finanze, arrivando persino a installare nell’ammezzato del palazzo un laboratorio dove messer Matteo libraro si occupava della rilegatura dei volumi, che riportavano sul piatto anteriore l’inconfondibile stemma familiare. E dal puntiglioso e articolato testamento, rogato a Pesaro nel 1617, emerge chiaramente l’ansia per ciò che il fato avrebbe potuto riservare alla sua preziosa biblioteca.

 

Ciò nondimeno, malgrado lo scarso richiamo che la cultura suscitava nella comunità riminese, volle legarla in eredità alla città, e con un grande atto d’amore dispose che i libri fossero posti a beneficio et uso principalmente dell’erede per tempo, et poi anco di tutti li altri della città che volessero per tempo nelle medesime stanze andarsene a servire […]. Ma non solo a musica e letteratura volse il Gambalunga i propri interessi: all’inizio del Seicento provvide anche a far decorare l’Oratorio della Madonna del Paradiso, un piccolo edificio frequentato dalla Confraternita dei Falegnami che si trovava a fianco del Tempio Malatestiano. Commissionò al pittore Giovanni Laurentini detto l’Arrigoni un affresco rappresentante il Giudizio Universale per la facciata, e diverse tele con le Storie di Giuseppe e Maria come decorazione del soffitto ligneo. E in questo piccolo oratorio fu sepolto insieme al padre Giulio. La chiesa e i due sepolcri monumentali vennero purtroppo distrutti da un bombardamento nel 1944, ma il ricordo di questo grande benefattore continuerà a perpetuarsi, vogliamo augurarci, per molti anni a venire.




Santamonica, la stima: 200 milioni di ricaduta economica su Rimini e San Marino. Dall’estero il 40% dei clienti

di FRANCESCO TOTI

Le 152mila presenze della MotoGp producono ricchezza per 30 milioni di euro ipotizzando una spesa di 200 euro a testa. A naso ci si potrebbe sbilanciare e dire che la spesa media sia più alta. L’autodromo di Santamonica fa 600mila presenze l’anno. Cercando di dare ai numeri una chiave di lettura economica si potrebbe presupporre che la struttura fa ricadere sul territorio della provincia di Rimini una ricchezza attorno ai 200 milioni di euro. Una cifra bassa, calcolata per difetto. Poi c’è lo spot pubblicitario legato alla MotoGp e alla Superbike; anche tali ritorni d’immagine portati nel mondo dalle televisioni sono difficili da quantificare: sul medio e lungo periodo importanti. Santamonica è un’azienda di servizi che attira il mondo. Ad esempio, un Club privato tedesco per una gara ha portato la fibra ottica ai box spendendo senza fare troppe storia 30mila euro. Altro aneddoto che dà il senso è legato alla scuola per imparare a pilotare del riminese Siegfried Stohr, un passato in Formula1. Quando arrivano i clienti arabi affittano gran parte del Grand Hotel di Rimini. “Il successo della MotoGp di quest’anno – dice Umberto Trevi, vice-presidente di Santamonica spa, collezionista d’arte (foto) – ha fatto capire a tutti quest’eccellenza del territorio. Il nostro è uno degli impianti più belli del mondo; c’è un contesto che altrove manca: il mare, l’entroterra, l’ospitalità romagnola, l’eno-gastronomia. Questo quid unico non dura due giorni ma una settimana per la MotoGp e non solo. Ad esempio, moltissimi giornalisti si portano con sé le famiglie che poi vanno al mare. Per la MotoGp si potrebbero riempire anche gli alberghi a sei stelle. Tantissimi vengono per le gare e poi ci tornano come turisti con le famiglie”.

 

umberto trevi santamonica misano“La nostra – continua Trevi  – non è un’azienda tradizionale ma un grande mix di attività. C’è la pista, le gare, i privati, ma attorno gira un ristorante con piscina, un medical center riconosciuto dall’Ausl con la risonanza magnetica aperta al pubblico, si fa guida sicura per auto e moto. C’è il congressuale, si presentano prodotti. E’ un’impresa privata gestita con principi strettamente imprenditoriali. L’impianto è una struttura perfetta e idonea. Abbiamo movimento attorno ai 300 giorni l’anno. Le nostre sono presenze di qualità. Arrivano stranieri di grande blasone. Ad esempio oggi [23 settembre, ndr] abbiamo affittato la pista per prove a porte chiuse di prototipi. Insomma, noi per il territorio produciamo ricchezza diretta ed indiretta. Voglio dare un altro dato interessante; il 40% dei nostri clienti arrivano dall’estero. Denaro fresco da altri Pil. Ad esempio ai primi di ottobre avremo l’appuntamento con le gare della ‘Blancpain’, uno dei marchi di orologi più prestigiosi al mondo”.

“La politica degli eventi – Trevi, nazionale di spada da giovane, alza gli orizzonti sull’offerta turistica provinciale – ci dà il tempo necessario per attirare clienti che ci indicano quali sono le loro esigenze. Nel frattempo, gli operatori turistici sono chiamati a fare investimenti sulle loro strutture. Perché se si viene in provincia di Rimini per una motivazione si è meno legati alla qualità. Però solo il turismo di qualità ci può dare soddisfazioni; e solo con la qualità è possibile allungare la stagione estiva o lavorare negli altri mesi dell’anno”. Trevi è anche un imprenditore in più campi. A chi gli chiede che cosa può fare la politica per l’economia, risponde: “Deve sburocratizzare e più che aiuti diretti finanziari vecchia maniera deve dare un sostegno sano ed intelligente, senza sovrapposizioni ed invasioni di campo. Questo Paese dal dopoguerra ha fatto cose straordinarie. Ora ci dobbiamo preoccupare di realizzare cose che abbiano un futuro; ci vuole una riflessione profonda ed un impegno intellettuale maggiore. L’economia vera e competitiva non può avere una visione speculativa”.

 

La proprietà. L’autodromo Santamonica appartiene ai Colaiacovo, una famiglia umbra di Gubbio. Sono i proprietari della Colacem, uno dei primi gruppi italiani nella produzione del calcestruzzo. Luca Colaiacovo (figlio di Carlo che viene in vacanza a Portoverde da quando era un ragazzo) è il presidente di Santamonica spa. Sono entrati in possesso della struttura nel 1987 quando acquisirono un’azienda di Ravenna che aveva in pancia l’autodromo. L’impianto misanese occupa circa 70 ettari di superficie; dà lavoro direttamente a 15 dipendenti (per la MotoGp gli interni salgono a mille, poi c’è il servizio all’esterno). Fattura 10 milioni di euro. Negli ultimi 10 anni sono stati effettuati investimenti per 20 milioni di euro.




Giubileo 2015, a Rimini in migliaia per l’apertura della Porta Santa

vescovo_annosanto-riminiLa porta della Cattedrale è’ stata aperta ieri pomeriggio, domenica 13 dicembre, dal vescovo di Rimini Mons. Francesco Lambiasi (foto).

Tantissimi i fedeli accorsi per questo gesto che ha dato ufficialmente avvio al Giubileo 2015 indetto da Papa Francesco per il periodo dall’8 dicembre 2015 al 20 novembre 2016 incentrato sul concetto della misericordia. Un Giubileo – è stato scritto – “per tutti, decentrato, inclusivo”. “Naturalmente – ha detto il Vescovo Lambiasi ai sacerdoti nella Lettera di indizione – è solo un elenco indicativo, perché ogni gesto di carità, di misericordia, di servizio, rientra nello spirito del Giubileo”.

 

In Diocesi i santuari scelti per l’adempimento del Giubileo sono: Beata Vergine delle Grazie (Montegridolfo), Madonna della Misericordia (Santa Chiara, Rimini), Madonna della Visitazione (Casale di San Vito), Madonna di Bonora (Montefiore Conca), Santa Maria delle Grazie (Covignano di Rimini), Santa Maria delle Grazie (Fiumicino di Savignano), Eremo di Saiano (Torriana), Santo Amato Ronconi (Saludecio). In riferimento alle opere di misericordia, richiamate dalla Bolla di indizione del Giubileo Misericordiae Vultus, il Vescovo ha proposto anche alcuni “santuari della carità”: Mensa della Caritas diocesana, Mensa di Sant’Antonio (Padri Cappuccini di Santo Spirito), Casa del Perdono (ass. Papa Giovanni XXIII)- Pronto soccorso sociale di Sant’Aquilina (ass. Papa Giovanni XXIII) e la Comunità di Montetauro.

 

Per tutto il periodo del Giubileo, ai sacerdoti diocesani e religiosi, è concessa l’autorizzazione ad assolvere i penitenti anche dai casi riservati al Vescovo e ai suoi penitenzieri, come per esempio l’aborto. “Invito tutti – ha detto ancora mons. Lambiasi – a fare di quest’Anno giubilare una straordinaria occasione di grazia, tanto più attesa e preziosa per la nostra Diocesi che vuol ravvivare in ogni fedele e in ogni comunità la gioia della fede e il fuoco della missione”.