Stanziati 400 mila euro per finanziare una ‘no tax area’ a favore delle neo imprese

notaxarea-riminiNo tax, niente tasse. Parole magiche ma, in questo caso, non sono proferite da un illusionista. I 400 mila euro veri, denari della collettività che andranno a sostenere le nuove imprese nate nel 2015. Per chi ne potrà beneficiare significa zero imposte locali: IMU, TARI, ICP e del canone per occupazione di suolo pubblico (COSAP). “E’ un invito a scommettere nella ripresa – ha dichiarato l’assessore alle attività economiche Jamil Sadegholvaad. – Con le agevolazioni che proponiamo attraverso la no tax area non abbiamo certo l’ambizione di risolvere i problemi dell’imprenditoria riminese, ma riteniamo di poter sostenere in modo concreto e tangibile quegli imprenditori che hanno deciso di investire su loro stessi e sul nostro territorio e che con la loro attività hanno contribuito a creare occupazione”.

“Abbiamo valutato di stanziare 400 mila euro, in modo da poter coprire tutte le richieste ­- sottolinea l’assessore al Bilancio Gian Luca Brasini – Teniamo fede agli impegni presi con il bilancio, che ha come mission quello di non gravare sulle famiglie e cercare di sostenere le imprese. Lo abbiamo fatto innanzitutto contenendo la pressione fiscale, continuando a investire oltre il 40% delle risorse sul welfare e adesso predisponendo uno strumento che possa fornire risorse importanti ha chi ha deciso di avviare una nuova attività”.

 

L’agevolazione è rivolta a tutte le nuove attività con sede nel Comune di Rimini, iscritte al registro delle imprese e costituite nell’anno 2015 (nel periodo compreso tra il 1° gennaio ed il 31 dicembre 2015), qualsiasi sia la forma d’impresa, purché siano ancora in esercizio ed abbiano creato nuova occupazione. In particolare saranno premiate le realtà più virtuose, quelle cioè in grado di produrre effetti positivi anche sul livello occupazionale, dimostrando di aver attivato contratti di lavoro a tempo indeterminato o determinato della durata di almeno 1 anno. Sono escluse alcune tipologie di attività, quali i cosiddetti “compro oro” o attività simili; le sale video lottery (o dedicate ad altri tipi di scommesse) e i locali con slot-machine; i locali dedicati alla sola vendita con distributori automatici; i negozi di armi, munizioni e materiale esplosivo; i sexy shop; gli operatori di commercio su aree pubbliche.

 

L’ammontare del contributo che sarà erogato deve essere equivalente all’importo dei tributi IMU, TARI, ICP e COSAP regolarmente pagati dagli aventi diritto per il periodo 01.01.2015 – 31.12.2015. Il richiedente dovrà inoltre dimostrare di essere in regola con il pagamento delle imposte erariali e regionali, nonché delle eventuali addizionali regionali e comunali qualora dovute. Il contributo sarà erogato a favore di tutte le imprese che presenteranno regolare domanda entro il termine stabilito dal bando: qualora le richieste presentate determinino un valore totale superiore alle risorse disponibili, i singoli contributi saranno ridotti proporzionalmente; viceversa se le richieste determinano un valore inferiore, le somme a residuo torneranno a favore del bilancio.




Fondazione Carim, svelate le linee d’intervento per il 2016

“Puntiamo sull’innovazione e sui processi, consapevoli che la nostra funzione non è quella di meri elargitori di risorse, ma di strumento che intende favorire percorsi, anche complessi, di sviluppo del territorio locale”. Così il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, Massimo Pasquinelli, sintetizza il focus del Documento programmatico previsionale 2016 della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, è stato approvato mercoledì 21 ottobre scorso dal Consiglio Generale. La Fondazione nel prossimo anno investirà 1,5 ml di euro in progetti riguardanti l’area provinciale, fra i quali, in primo luogo, il Campus Universitario.

 

La Fondazione, fanno sapere da Palazzo Buonadrata in Corso d’Augusto, offre certezze sui settori tradizionali d’intervento, quelli statutari (cultura, educazione, assistenza, volontariato, sviluppo), con un particolare accento sull’ambito del sociale (anziani, nuove povertà, disagio giovanile) che “anche nel riminese continua a mostrare un arco sempre più ampio di bisogni e di emergenze”. Non mancano tuttavia approcci verso il nuovo. “Il lavoro avviato insieme al Piano Strategico per dar vita ad I-Square, che ha già iniziato ad operare, e ad un incubatore d’impresa per il turismo” – osserva Pasquinelli – “dimostra la nostra volontà di spingere sul tasto dell’innovazione, un tema sul quale Rimini può e deve crescere molto, anche con l’ausilio dell’Università”. C’è lo “zampino” della Fondazione anche nella costituzione di un nuovo GAL (Gruppo d’Iniziativa Locale) per Rimini, che interessa le due vallate dell’entroterra riminese: Valmarecchia e Valconca. Se tutto andrà bene importanti risorse europee per finanziare progetti di sviluppo potranno arrivare. Ma non solo. “La nostra partecipazione come soci nel Fondo Emilia Romagna Social Housing sta consentendo di prevedere un importante intervento del Fondo, in questa particolare e specifica tipologia abitativa, nell’area della nostra provincia”, preannuncia Pasquinelli. “Dovrebbe maturare proprio nel 2016 e posso dire che anche un secondo progetto di housing sociale, grazie al Fondo, ha buone possibilità di vedere la luce in una zona periferica di Rimini”.

 

Nel corso della odierna seduta – si legge in una nota stampa – il Consiglio Generale ha anche approvato all’unanimità una serie di modifiche statutarie volte a recepire i contenuti del Protocollo d’intesa sottoscritto nell’aprile scorso tra l’Acri (l’associazione delle Fondazioni bancarie italiane) ed il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Tra le previsioni del Protocollo figura anche l’obbligo, per le Fondazioni, di diversificare il loro patrimonio nell’arco di un quinquennio. Quest’ultimo, precisa Pasquinelli, “è un tema sul quale da molto tempo stiamo riflettendo ed operando; abbiamo attivato i nostri consulenti per individuare e verificare le soluzioni più idonee al fine di salvaguardare il patrimonio della Fondazione che è condizione necessaria per sviluppare l’attività di investimento sociale sul territorio riminese”. Nel corso della seduta  il Consiglio Generale della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini ha accolto un nuovo membro, l’imprenditore riccionese Marco Ciavatta, designato dalla Camera di Commercio di Rimini, in sostituzione del dimissionario Simone Badioli.

 

 




Halloween e noir d’epoca, a Saludecio “L’800 dei vivi e dei morti Festival”

L’associazione culturale saludecese L’Armonda, Società delle Meraviglie Ottocentesche presenta “L’800 dei vivi e dei morti Festival”. Da Ognissanti a San Martino, quindici giorni di teatro, narrazioni, cinema, incontri, mostre, degustazioni all’insegna del noir ottocentesco. Una nuova manifestazione legata all’800, un piccolo Festival d’autunno che si collega idealmente alla manifestazione estiva “800 NNT NeroNotteTeatro”, l’evento ormai decennale che ogni estate l’Armonda organizza nel Castello di Meleto per promuovere l’800, il teatro “noir” e le suggestioni gotiche.

 

 

Da Halloween… oltre Halloween: con “L’800 dei vivi e dei morti Festival”, dal 31 ottobre al 15 novembre la ricorrenza di Halloween diventa dichiaratamente spunto per andare oltre le mode, recuperando la piú misteriosa delle nuove festività e dei giorni che vanno dalla vigilia di Ognissanti a San Martino. La piú nuova delle feste non ha infatti per nulla un cuore “americano”, ma viene dall’Italia e dall’Europa, dai tempi piú profondi, radicata nella nostra cultura popolare e nei riti e tradizioni relative ai «giorni che i morti ritornano». “L’800 dei vivi e dei morti Festival” non è quindi un appuntamento quasi scontato di bambini mascherati ovunque o di feste horror di zombie e mostri, ma un Festival che attraverso teatro, narrazione, cinema, incontri, mostre, degustazioni all’insegna del noir ottocentesco, possa offrire piccole occasioni sia culturali che conviviali per un pubblico curioso e diversificato. Un mix di cultura e promozione turistica, una caratteristica fondamentale, un’impronta che l’Armonda ha sempre voluto lasciare nei suoi eventi.

 

La manifestazione si avvale del patrocinio e del contributo dell’Amministrazione comunale di Saludecio attraverso l’Ufficio e gli assessorati Cultura e Turismo. Per l’occasione L’Armonda ha tessuto una serie di collaborazioni con partner sia locali che nazionali i quali, mettendo a disposizione le proprie esperienze, professionalità, eccellenze e tipicità, hanno permesso di offrire e garantire, interagendo anche fra loro, un buon livello di qualità ai numerosi eventi del ricco programma.




Oltre 300 persone identificate dalla Polizia: infrazioni, furti, violenza e procurato allarme

Giornata intensa quella di ieri per la Polizia di Stato. Durante tutta la giornata, infatti, sono stati effettuati numerosi controlli presso internet point, strutture alberghiere e ricettive, nonché presso la stazione ferroviaria di Rimini ed esercizi pubblici aperti tutta la notte ove in passato sono stati già effettuati interventi da parte delle Forze di Polizia. E i risultati operativi non sono mancati. Durante il corso della giornata di ieri, infatti, 301 sono state le persone identificate, 121 i veicoli controllati nei diversi posti di controllo predisposti in tutta la città, 59 i verbali di contestazione elevati per violazione del codice della strada e due le persone denunciate: una perché trovata a guidare sotto l’influenza di sostanze alcoliche e l’altra perché ha usato violenza contro un operatore, al fine di sottrarsi all’attività di controllo degli operatori. L’attività dei poliziotti ha riguardato anche l’osservanza delle disposizioni concernenti l’ingresso e la permanenza sul territorio di cittadini stranieri. A tale riguardo, infatti, i poliziotti, hanno individuato un cittadino sudamericano denunciato per l’inosservanza al provvedimento di espulsione e contestuale ordine ad abbandonare il territorio nazionale: nei suoi confronti sono in corso di ultimazione le procedure per il trattenimento presso un centro di identificazione ed espulsione per il successivo rimpatrio.

 

Sono stati denunciati infatti i 9 ragazzi che la notte del 15 ottobre scorso, con il volto travisato da maschere, armati di bastoni ed altre armi sceniche si erano avvicinati a un uomo fermo a una stazione di servizio, costringendolo a scappare. I ragazzi, (di cui un minorenne) impugnando una serie di “armi” e alcune telecamere, stavano realizzando un filmato. Ascoltati fin da subito presso gli Uffici della Questura, i ragazzi hanno raccontato ai poliziotti che le riprese video effettuate sarebbero servite per realizzare un filmato da pubblicare sul web su una nota piattaforma di video digitali per fare uno scherzo ad alcuni compagni per la prossima festività di Halloween. All’esito degli accertamenti quei ragazzi sono stati deferiti all’Autorità giudiziaria per procurato allarme. Sono state individuate e denunciate anche le quattro donne che nella mattinata di sabato 10 ottobre avevano aggredito altre donne in una abitazione nei pressi del campo nomadi. Altro episodio risolto dalla Polizia di Stato è quello di un furto di un portafogli avvenuto all’interno di un esercizio del Borgo di San Giuliano ai danni di un avventore il quale, avvicinatosi alla cassa per pagare il conto, si era accorto di essere stato derubato del portafogli. Il titolare del locale, da poco arrivato nel locale, sentito il malcapitato che addebitava il furto a un uomo seduto vicino a lui, si precipitava fuori dal locale notando l’uomo descritto allontanarsi a passo sostenuto dal ristorante. Raggiunto e chiamato, l’uomo si dava alla fuga rincorso dal titolare e da altri avventori che nel frattempo richiedevano l’intervento della Polizia. L’uomo non riuscendo a far desistere i propri inseguitori, anche minacciandoli e lanciandoli sassi, alla fine lasciava cadere il maltolto guadagnandosi la fuga. Una successiva attività di indagine ha permesso di identificare in data odierna l’uomo, un cittadino francese di origini nordafricane. Denunciato per il reato di rapina.




Expo al tramonto: istruzioni per affrontare l’ultima settimana. Il nostro “come-dove-quando”

di MILENA ZICCHETTI

Se non siete ancora andati a Expo, non preoccupatevi, c’è tempo fino al 31 ottobre, ma sappiate che è assolutamente impossibile vedere tutto in un giorno. Se nei primi mesi ci si poteva permettere di girare tra i vari padiglioni più o meno velocemente, adesso il tutto è molto più complicato. Ora tutti vogliono andarci, all’Expo, anche chi all’inizio lo ha ben snobbato. A partire dai tornelli, soprattutto la mattina, c’è da mettere in conto almeno un’ora di attesa, senza contare poi le file chilometriche un po’ ovunque, non solo per l’ingresso ai singoli padiglioni, ma anche nei ristoranti e nei bazar. Il Cardo e il Decumano. La  superficie dell’intera area è di ben 1,1 milioni di metri quadri ed è ispirata alla pianificazione urbana delle antiche città romane. C’è infatti il decumano, lungo 1,5 km per 35 mt di larghezza, che attraversa l’intero sito da est a ovest e che ospita i padiglioni dei vari paesi partecipanti. Questo è attraversato da vie perpendicolari lunghe 350 mt (dette cardo) che ospitano strutture costruite per istituzioni italiane, partners e sponsor vari.

 

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Principali padiglioni. Entrare, visitare ed uscire dai padiglioni può essere davvero affascinante. E’ un po’ come viaggiare nello spazio e nel tempo: un momento si è in Africa, per poi tornare in Europa, passando dall’Asia o dall’America. La scelta su quali padiglioni visitare è del tutto soggettiva, a seconda che si voglia fare un tour logico, scegliendo quindi i principali padiglioni che più hanno rispettato il tema centrale dell’esposizione (“Nutrire il pianeta, energia per la vita”), oppure se quello che ci muove è piuttosto la struttura e quindi un interesse architettonico, oppure ancora culturale o semplicemente la possibilità di visitare (anche se in maniera virtuale) nazioni o continenti altrimenti inaccessibili o troppo lontani. La nostra idea è quella di indicare (in ordine alfabetico e non di preferenza) quei padiglioni che meglio hanno rappresentato il tema di Expo2015, alcuni anche in maniera insolita e interessante.

 

Partiamo dalla Corea, che propone la sua personale soluzione per nutrire il pianeta: l’hansik, l’alimentazione coreana basata sui concetti di equilibrio, fermentazione e conservazione. Secondo questa pratica, il cibo del futuro si conserva infatti in un vaso (quello che ha ispirato la particolare forma del padiglione) dove segue un naturale processo di fermentazione senza alterare gli equilibri degli alimenti. Uno dei padiglioni più visitati, apprezzati e sorprendenti dal punto di vista architettonico, oltre ad essere particolarmente interessante anche per i contenuti, è quello degli Emirati Arabi Uniti. Già dall’entrata sembra di essere immersi tra le dune del deserto ed è proprio qui che il visitatore viene accolto con domande e risposte sui temi della sostenibilità e delle risorse. All’interno, un personaggio in ologramma, la piccola Sara, attraverso la sua storia, racconta quella del paese e la sua evoluzione. Spostandoci verso la Francia, il visitatore viene accolto da un meraviglioso orto mediterraneo, mentre dal soffitto scendono prodotti tipici francesi e utensili per la cucina. Ai lati, tre maxischermi trasmettono video sul come produrre di più e meglio e cosa dovremmo cambiare nelle nostre abitudini per nutrire meglio il nostro pianeta. Forse uno dei padiglioni più interattivi, quello della Germania, propone in maniera semplice concetti legati alle fonti dell’alimentazione: suolo, acqua, clima e biodiversità. Interessante anche il Giardino delle idee, dove si mostra come ognuno di noi può modificare attivamente il rapporto con la natura. Concetto base dell’intero padiglione del Giappone, è invece l’armonia, necessaria per un futuro migliore. All’interno, proposte e soluzioni per il pianeta, fino ad arrivare al ristorante del futuro con dieci tavoli, sedendosi ai quali è possibile fare un pranzo virtuale con tanto di spiegazioni sulle varie caratteristiche degli alimenti scelti. Israele ha voluto stupire già dall’esterno con un “giardino verticale”, una parete esterna lunga 70mt e alta 12 interamente ricoperta di piante. All’interno, attraverso dei filmati, viene raccontata la storia dell’agricoltura israeliana e le criticità che hanno dovuto superare. L’aspetto architettonico a forma di vele del Kuwait, è invece ispirato al dhow, la tradizionale imbarcazione locale e vuole rappresentare l’importanza dell’acqua e la sfida che il paese ha intrapreso legata all’agricoltura e all’energia. Lungo il percorso verranno illustrate le caratteristiche del territorio e del clima del paese, i risultati di studi e ricerche scientifiche che hanno permesso di creare un habitat ospitale e fertile, fino ad arrivare nell’ultima ala in cui ci si immerge letteralmente nella cultura kuwaitiana. Una delle poche nazioni che non ha dato importanza all’architettura ma piuttosto al tema, è la Svizzera che si è posta invece una domanda ben precisa e visibile sulla torre centrale: “Ce n’è per tutti?”. Un grande magazzino con silos divisi per prodotti: sale, acqua, mele e caffè. Ogni visitatore, a partire dal primo giorno, ha potuto attingere liberamente e gratuitamente a questi alimenti, prelevando le quantità desiderate. Seppur informati delle quantità limitate, il rischio del “chi viene dopo può rimanere a secco” si è manifestato, arrivando in questi ultimi giorni con alcuni container praticamente vuoti! Semplice quanto efficace il ragionamento svizzero per far capire che le risorse sono limitate, non bastano per tutti, per cui quotidianamente dovremmo limitare i nostri consumi per evitare che il pianeta possa rimanere presto senza nutrimento.

 

Segnaliamo inoltre il Padiglione Zero, ovvero il padiglione dell’ONU. Arrivando in metropolitana o in treno è il primo che si incontra ed è quello con cui ognuno dovrebbe iniziare la visita, perché davvero non c’è introduzione migliore al tema. All’interno, si alternano spazi in cui si ripercorre la storia dell’uomo sul pianeta e il suo rapporto con il cibo, dall’agricoltura all’allevamento, la conservazione degli alimenti, i progressi della tecnica, lo spreco alimentare… Esattamente alla parte opposta del decumano, c’è Slow Food: niente ologrammi, schermi o tecnologia, solo la semplicità delle parole, per spiegare i problemi del nostro Pianeta e le soluzioni che possiamo apportare ogni giorno, partendo dalla vita quotidiana di ciascuno di noi.

Cosa dire di Palazzo Italia (foto grande)? È sicuramente un edificio imponente dove coesistono innovazione, tecnologia e sostenibilità con energia quasi zero grazie al vetro fotovoltaico in copertura e alla proprietà foto catalitiche del nuovo cemento utilizzato per l’involucro esterno. La malta utilizzata inoltre deriva, per l’80%, da materiali di riciclo (in buona parte marmo di Carrara che dona quel bellissimo bianco lucente). Detto questo, il concept interno è davvero molto debole! Dopo un viaggio d’effetto attraverso alcune sale completamente rivestite di specchi (compresi il pavimento e il soffitto) in cui vengono proiettate le immagini più belle del nostro paese, arriva la parte più deludente: il vuoto più totale di contenuti, per arrivare in uno stanzone con un plastico in cui l’unico stato mancante è il nostro e una domanda: “Cosa sarebbe il mondo senza l’Italia?”.

Esperienze culinarie. All’interno dell’Expo, ci sono all’incirca 150 locali: alcuni sono piuttosto cari, ma è possibile mangiare anche con pochi euro, per non parlare dei padiglioni in cui, tra assaggi e degustazioni, si può addirittura mangiare gratis. Sul cosa… c’è l’imbarazzo della scelta. Si può passare dalle cucine esotiche, solitamente più difficili da trovare nelle nostre città, alla cucina tipica europea, da un pranzo stellato ai baracchini dello street food. Per i più tradizionalisti c’è Eataly, dove è possibile trovare il meglio della tradizione regionale italiana. Ricordiamo a tal proposito che l’Emilia Romagna, su sei mesi di esposizione, per due è stata rappresentata da chef riminesi. Il primo è stato Silver Succi del ristorante “Quartopiano” di Rimini, per l’intero mese di agosto con, fra gli altri piatti, la lasagna gratinata al ragù di Mora Romagnola, zucchine, fiori di zucca e tartufo nero estivo e i passatelli asciutti al ragù di pesce con sogliole,vongole, stridoli e pomodoro fresco. A settembre riflettori accesi su Massimiliano Mussoni del ristorante “La Sangiovesa” di Santarcangelo di Romagna con una forte esaltazione delle produzioni della Tenuta Saiano. Tra i piatti non poteva mancare la piada con la cipolla rossa di Acquaviva e la salsiccia, poi ancora la lasagna classica proposta al ristorante e la trippa di Scottona. A chiudere il menù, la ciambella accompagnata da una crema gialla all’uovo. Per chi andrà in questi ultimi giorni, la nostra regione è rappresentata dallo chef del ristorante “Le Ghiaine” di Cervia (RA) con Mamma Mirella al timone.




Città intelligenti, 4 emiliano romagnole nell’IcityRate 2015

smart-ideas-cities-feel-desain-2Bologna, Parma, Modena e Reggio Emilia: sono ben quattro le città emiliano romagnole presenti quest’anno nella top 10 della classifica realizzata da FORUM PA. L’indagine stila la classifica delle città italiane sul fronte della smartness, ovvero la vivacità e la destrezza con cui pubblico e privato riescono a semplificare la vita e le esigenze dei cittadini-utenti con l’utilizzo di nuove tecnologie o particolari accorgimenti presenti sul territorio urbano.

 

106 i Comuni capoluogo presi in esame sulla base di 150 indicatori statistici. Sette le dimensioni monitorate: economy, living, environment, people, mobility, governance e, da quest’anno, legality. Il podio è il medesimo del 2014: Milano, che “registra infatti una ulteriore fuga in avanti”, Firenze che “rincorre velocemente e Bologna che invece “registra una brusca fermata”. L’analisi di quest’anno si è arricchita, come già accennato, con la dimensione legality: un insieme di dodici indicatori puntuali che vanno a misurare il livello di legalità territoriale. Il rapporto è stato elaborato insieme ad Openpolis, l’osservatorio civico della politica che “analizza quotidianamente i meccanismi complessi e le fenomenologie emergenti del paese” che si affiancano alle altre realtà che storicamente rappresentano il comitato scientifico: ISTAT, Unioncamere, ANCI, Federutility.

 

La dimensione legality introduce’ un ricco insieme di nuovi indicatori: le variabili “microcriminalità in città” “appalti” e “lavoro nero” analizzano il contesto generale delle città italiane prese in considerazione; “amministratori minacciati”, “giornalisti minacciati”, “rating aziende” e “comuni commissariati” tastano il polso a quanto la criminalità organizzata stia soffocando la vita sociale di questi comuni; “efficienza tribunali” e “beni confiscati ricollocati” hanno lo scopo di monitorare il lavoro della giustizia; “eco reati”, “ciclo del cemento” e “gestione rifiuti” affrontano il tema dell’illegalità ambientale. Dalla lentezza dei processi, agli abusi edilizi, passando per la criminalità organizzata. Le prime dieci città in classifica, infatti, sono sostanzialmente quelle dello stesso anno con l’eccezione dell’entrata in classifica di Trento (lo scorso anno 13°) e l’uscita nella top 10 di Ravenna (dal 7° al 13° posto). La prima, premiata soprattutto nelle dimensioni environment e governance (ma con buoni risultati anche in economy e people) la seconda risente di basse performance su alcune dotazioni strutturali (servizi di connessione infrastrutturale, consumo energia, iniziative conferimento rifiuti) ma, soprattutto, risente dei risultati della dimensione legality con gli indicatori relativi alla microcriminalità in città e agli amministratori minacciati. Per il resto, il top della classifica vede confermate e ben salde in testa Milano (che aumenta leggermente il vantaggio rispetto alle inseguitrici), Bologna, Firenze e Modena. Ma quello che più spicca è che anche questa anno sei delle dieci città al top non sono città metropolitane ma città di medie dimensioni che però vanno a costituire, di fatto, l’ossatura più robusta del nostro sistema urbano.  La classifica e, tra parentesi, il punteggio: Milano (638),  Bologna (613), Firenze (587),  Modena (568), Venezia (557), Parma (556), Reggio nell’Emilia (551), Trento (550) Padova (549), Trieste (548).

L’impianto complessivo è così costituito da 150 variabili statistiche elementari, 84 Indici di fattore, 7 dimensioni, 14 indici dimensionali e 1 indice di sintesi. La ricerca completa è stata presentata nei giorni scorsi a Bologna nell’ambito del FORUM PA EXPO e Smart City Exhibition, organizzata in collaborazione con BolognaFiere e dedicata all’innovazione nei sistemi urbani e territoriali.




A che punto è la green economy in Italia?

Saranno il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e la quarta edizione degli Stati Generali della Green Economy ad aprire il grande appuntamento di Rimini Fiera coi saloni, ECOMONDO in testa, dedicati alla sostenibilità ambientale e in programma dal 3 al 6 novembre. Lo stato della green economy in Italia: è questo il titolo della sessione di apertura degli Stati Generali della Green Economy, organizzati in collaborazione con Rimini Fiera dal Consiglio Nazionale della Green Economy, composto da 64 associazioni di imprese green, con la partecipazione del Ministero dell’Ambiente e del Ministero dello Sviluppo Economico, con il supporto tecnico della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile presieduta da Edo Ronchi.

 

E’ una edizione attesa quella di quest’anno, che vedrà nella prima giornata la presentazione della Relazione sullo stato della green economy in Italia. Si tratta infatti di un documento mai realizzato prima in Italia, che contiene una fotografia delle imprese green a livello nazionale e un’analisi dell’andamento della green economy nei principali settori, con uno sguardo alle prospettive e alle aspettative nel prossimo futuro. L’edizione 2015 si caratterizza anche per una forte impronta internazionale. Il Consiglio Nazionale della Green Economy, con il Ministero dell’Ambiente, dedicherà, infatti, un momento di approfondimento alla collaborazione ambientale Italia-Cina e un confronto su Parigi 2015. In particolare, in vista della Conferenza internazionale sul clima, sarà possibile sottoscrivere a Rimini l’appello delle imprese green per l’Accordo globale sul clima, che sarà sottoposto poi all’attenzione del Ministro dell’Ambiente in quanto contributo del settore della green economy italiana.  “Ora che la recessione è alle spalle – sottolinea Edo Ronchi del Consiglio Nazionale della Green Economy – l’Italia può puntare sulla green economy per qualificare e rafforzare la ripresa. Un buon accordo internazionale, necessario per contrastare il cambiamento climatico, potrà dare un nuovo impulso alla green economy anche nel settore delle rinnovabili che in Italia ha recentemente subito una forte battuta di arresto”.

 

Nelle quattro giornate si svolgeranno, su tutto il quartiere fieristico: 19° ECOMONDO, fiera internazionale del recupero di materia ed energia e dello sviluppo sostenibile. KEY ENERGY sull’Energia e della Mobilità Sostenibile in Italia, KEY WIND l’evento italiano di riferimento per le aziende del settore eolico, KEY ENERGY WHITE EVOLUTION sull’efficienza energetica, SA.LVE il salone biennale del veicolo per l’igiene, H2R Mobility for Sustainability con le auto macchine alimentate a metano, GPL, elettriche o ibride, COOPERAMBIENTE il salone del sistema cooperativo legato all´ambiente, CONDOMINIO ECO con le soluzioni tecnologiche per rendere meno energivori gli immobili residenziali.




Vignetta di ottobre 2015

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Monte Colombo e Montescudo dicono ‘sì’ alla loro unione. In cambio soldi pubblici

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Montescudo

Hanno detto sì con l’84% dei voti a Montescudo e il 69% a Montecolombo.  Ieri sono stati 1652 i cittadini (su 5621 elettori aventi diritto) a decidere le sorti dei due paesi arroccati in Valconca. Deciso anche il nome. Tra quelli in ballo, quello che ha raccolto più consensi è stato Montescudo-Monte Colombo, con buona pace della toponomastica contemporanea. Un’affluenza alle urne bassissima, pari al 29%, tra le più basse in Regione. Segno, evidente, di una scarsa convinzione sull’operazione. Sempre ieri, infatti, si votava anche in altri quattro comuni (Porretta Terme e Granaglione nel bolognese,  Polesine Parmense e Zibello in provincia di Parma) dove l’afflusso alle cabine è stato sempre oltre il 40% con un picco a Granaglione dove hanno votato 1.234 residenti, pari al 64,17% degli aventi diritto.

 

Tornando alle cronache locali ecco i voti attribuiti ad ogni singola denominazione possibile. A Montecolombo il futuro nome del comune che è piaciuto di più è stato Monte dei Castelli  (285 preferenze); seguono Monti del Conca (120), Monte Colombo e Scudo (181), Montescudo-Monte Colombo (140). A Montescudo Monte dei Castelli (169), Monti del Conca (60), Monte Colombo e Scudo (55), Montescudo-Monte Colombo (457). Soddisfazione dai vertici della politica regionale. “Il sì alla fusione tra Montescudo e Monte Colombo è un grande risultato e un’ottima notizia per i cittadini del futuro nuovo comune” – scrivono i consiglieri regionali riminesi Giorgio Pruccoli e Nadia Rossi e il capogruppo PD Stefano Caliandro. “Ormai da alcuni anni – proseguono i consiglieri – la Regione si sta adoperando perché siano sempre più i comuni che scelgono la fusione: un percorso che permette di ridurre i costi della politica, di razionalizzare l’utilizzo delle strutture pubbliche e di garantire migliori e più efficienti servizi ai cittadini. Obiettivi importantissimi che solo attraverso le fusioni tra comuni possono essere raggiungibili e rendere più coese quelle comunità”. Con il via alla fusione, ricordano i consiglieri, al nuovo comune arriveranno dalla Regione 92 mila euro all’anno per 15 anni e un ulteriore contributo, a titolo di compartecipazione alle spese iniziali, di 120 mila euro all’anno per i primi tre anni. A questi fondi si aggiungerà un cospicuo contributo statale di circa 235mila euro annuo per 10 anni. Per 5 anni, inoltre, il nuovo comune sarà esente dal Patto di stabilità. Ora si tratta di capire come e per cosa verranno spesi. (dc)

 

 




Viabilità, avanti con la rotatoria a San Nicolò: costo 190 mila euro

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La Giunta comunale ha approvato il progetto esecutivo per la realizzazione della nuova rotatoria che sarà realizzata davanti alla chiesa di San Nicolò, all’intersezione di Piazzale Cesare Battisti con le vie Graziani, Ravegnani e Corso Giovanni XXIII. La nuova rotatoria avrà un diametro di 34 metri, con la corsia di transito di 8, un anello sormontabile pavimentato in cubetti di pietra tipo selce del Marecchia di 2 e un’aiuola centrale con arredo verde del diametro di circa 7 metri. Con i lavori scatta anche il rifacimento dell’impianto della pubblica illuminazione.  Il progetto esecutivo è stato elaborato dai tecnici d’Anthea, che cureranno anche la direzione lavori dell’opera: costo 190 mila euro.

 

L’intervento è denominato 7.1 di “Fila Dritto”, il progetto integrato per fluidificare la circolazione sull’asse mediano della Città che congiunge il nord e il sud di Rimini dalla zona Fiera a Miramare. Lo snodo viario – spiega una nota diffusa da Palazzo Garampi – ha un’importanza strategica nella viabilità cittadina. Iniziato nel luglio scorso il progetto, che complessivamente prevede 21 interventi, ha visto fino ad oggi concludersi quelli su Via Savonarola – Via Ravegnani; Via Destra del Porto, Via Perseo, Via Coletti; Via Dei Mille – Via Roma – Corso Giovanni XXIII; Via Emilia – Via Italia; Via Roma – Via Bastioni Orientali; Via Roma e via Dante; Via Roma – Via Gambalunga; via XXIII Settembre – via Carlo Zavagli; via Matteotti – via Bissolati; piazzale Vannoni, mentre è in stato avanzato di progettazione quello del sovrappasso ciclopedonale di via Roma. Il progetto  di fluidificazione dell’asse mediano – ricapitolano dal Comune – ha un costo previsto tra i 3 e i 3 milioni e mezzo di euro in tre anni e prevede l’intervento sui punti critici che congestionano e rallentano la circolazione stradale sulla direttrice viaria che attraversa Rimini dalla via Emilia a Nord, alle Celle per proseguire su via XXIII Settembre, Matteotti, Dei Mille, Roma, Bassi, Giuliani, Settembrini, Melucci, Giordani, Ambrosoli, Parigi, Losanna a Miramare. Ventuno nodi (17 dei quali proprio sull’asse viario, 4 nelle zone immediatamente limitrofe) che l’intervento complessivo progettato dai Lavori pubblici del Comune di Rimini ha individuato e analizzato uno per uno, individuando le soluzioni tecniche utili alla loro fluidificazione e alla sicurezza della circolazione sull’asse mediano, eliminando gli impianti semaforici esistenti e le svolte a sinistra.