La rinascita di Amarcord, a Venezia la pellicola restaurata

Amarcord-pellicola-cinema-veneziaIl film del 1973 diretto da Federico Fellini verrà proiettato alla Mostra del Cinema di Venezia.

Uno stralcio di 10′ della copia restaurata di Amarcord, “capolavoro assoluto della cinematografia mondiale” diretto da Federico Fellini, sarà proiettato sabato prossimo a Venezia (in sala Volpi) in occasione della Mostra del Cinema di Venezia.

Il restauro della pellicola, reso possibile dalla passione di molti, dalla Cineteca di Bologna a Yoox.com, da Warner Bros., a Cristaldi Film, al Comune di Rimini, è stato un lavoro “attento, lungo, per certi versi complicato”. Amarcord, secondo il Sindaco di Rimini, è “un capolavoro senza tempo, l’opera di un genio grazie al quale le apparentemente circoscritte cronache di una piccola provincia sono diventati pezzi di un romanzo di formazione in cui ci si può riconoscere a Roma o New York o Tokio”.

Presentato fuori concorso al Festival di Cannes nel 1974, è considerato tra i 100 film italiani da salvare. Il restauro della pellicola è stato eseguito presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata nel 2015.




Un libro-inchiesta sui delitti della Romagna

Andrea Rossini

Andrea Rossini

di ALBERTO BIONDI

Mai espressione fu più azzeccata di quella che il giornalismo anglosassone ha coniato per la cronaca nera: “If it bleeds, it leads”, che potremmo tradurre grossomodo come il sangue occupa sempre la prima pagina. Che la violenza faccia notizia non è certo una novità. I cadaveri sono il concime più fertile per quotidiani, radio e talk show. Sono la linfa che irrora morbosamente le radici stesse della quercia mediatica. È sintomatico dell’essere umano: il male, la morte e i delitti esercitano su di noi un’attrazione fatale. Non c’è niente da fare. Eppure esiste cronaca e cronaca, da una parte chi cavalca le tragedie per puro spirito di sensazionalismo (l’arcinota Tv del dolore, con i suoi bus turistici ad Avetrana e Garlasco…), dall’altra chi vede nella “nera” un’occasione per indagare i tasselli più oscuri del mosaico della contemporaneità. La prima è mera speculazione, la seconda è indagine, ricerca, denuncia.

 

Andrea Rossini (nella foto), cronista investigativo ed ex carabiniere, è uno della vecchia scuola. Un nostalgico artigiano della notizia, di quelli matita, taccuino e scarpe comode; uno dei pochi esemplari ancora rimasti di una specie in via d’estinzione. Firma di un quotidiano riminese, è riuscito tra un’inchiesta e l’altra a sfornare “I delitti della Romagna” (NFC edizioni, pp.168, 11,90€): una raccolta di trenta casi veri, presunti, risolti e irrisolti che raccoi delitti della romagna_coverntano il lato buio della nostra terra. Rossini ha ricostruito, attraverso lo studio dei fascicoli e interviste ai testimoni, fatti di cronaca che hanno profondamente scosso la Romagna e dalla risonanza nazionale. Cercando di evitare per quanto possibile i toni roboanti del “cronachismo”, il libro parla del boia del Circeo Izzo e del boss Epaminonda, della Uno Bianca e del segreto del Lupo Liboni, ma anche di delitti più in ombra avvenuti tra Rimini, Ravenna, Cesena e Forlì. Dallo stile scorrevole, pulito, e dal ritmo incalzante, mentre si legge “I delitti della Romagna” voltare pagina è un piacere. Come l’autore annuncia anche in prefazione, viene riservato (non solo a parole) un occhio di riguardo per le vittime, troppo spesso dimenticate e lontane dai riflettori puntati sui colpevoli.

 

Rossini è pronto a presentare il suo libro in due occasioni: la prima, a Rimini, questa sera martedì 4 agosto (ore 21.30) nella corte di Castel Sismondo, in apertura della 25esima edizione del festival letterario Moby Cult. A dialogare con lui il giornalista Pietro Caruso. La seconda presentazione sarà invece a Santarcangelo venerdì 7 agosto (ore 21, davanti all’ufficio della Pro loco, via C. Battisti 5) assieme alla giornalista Rai Giovanna Greco. Entrambi gli appuntamenti sono ad ingresso libero e organizzati da NFC edizioni.