Milioni di euro per affrontare il dissesto idrogeologico, ma si sta agendo correttamente?

Il Presidente dell’Ordine dei Geologi dell’Emilia Romagna Gabriele Cesari commenta con noi la drammatica situazione delle frane in provincia di Rimini. di SIMONA CENCI

 

Il territorio dell’Emilia-Romagna si distingue per la sua fragilità: 56.000 chilometri di corsi d’acqua naturali, 3.000 chilometri di argini, 18.000 chilometri di canali di bonifica, 130 chilometri di costa, 29% dei quali in erosione, 37 aree protette, 26 porti ed approdi. 79.000 frane, di cui il 45% attive, con il 21% del territorio collinare e montano interessato e 84.000 edifici su frane, il 9% dei quali su frane attive, 428 aree perimetrate a rischio. Superano i 100 milioni di euro le risorse rese disponibili per la difesa del territorio nei primi 100 giorni di governo della Giunta regionale. 25 milioni per la prevenzione e il rischio idrogeologico, 19,5 per la prevenzione e il rischio sismico e 59 milioni per interventi in risposta alle emergenze maltempo (nevicate 2012, ottobre-novembre 2014 e febbraio 2015).  Le risorse derivano da fondi nazionali e regionali e dalle “economie”, ovvero dal recupero di fondi disponibili e non utilizzati negli anni precedenti.

 

Al riguardo si è espresso anche il Presidente dell’Ordine dei Geologi dell’Emilia Romagna Gabriele Cesari ( foto), rispondendo ad alcune domande e aiutandoci così a capire meglio a quali zone del nostro territorio e in particolare della provincia di Rimini, siano destinate queste somme, a fronte dei danni provocati dal maltempo in questi ultimi anni e per prevenire ulteriori dissesti.

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Il Presidente dell’Ordine dei Geologi dell’Emilia Romagna, Gabriele Cesari

 

Presidente Cesari, quali sono le zone maggiormente interessate dal dissesto?

 

Esistono nel territorio provinciale dissesti di natura superficiale in corrispondenza dei rilievi collinari non molto elevati. Tuttavia la particolare conformazione argillosa del terreno favorisce formazioni di frane anche diffuse, come colate e scivolamenti e formazioni di calanchi. In Valmarecchia le porzioni di territorio maggiormente interessate da frane attive sono in particolare nei versanti tra Ciola Corniale e Poggio Berni, con larghe zone in dissesto attivo nel comune di Torriana e Verucchio (come quella recentemente e severamente attivatasi), oltre che in tutti i rilievi collinari prossimi alla località San Paolo.  Numerosi dissesti di natura quiescente, ossia potenzialmente instabili, interessano larghe e diffuse parti del nostro territorio provinciale, e negli ultimi anni si è registrato un drastico peggioramento. Anche nelle porzioni più prossime a Rimini esistono criticità in termini di dissesto, come nei versanti di Covignano e Sant’Aquilina. Gran parte delle quinte collinari del restante territorio provinciale, come in Valconca, è interessata da dissesti più o meno severi (Saludecio, Mondaino, Mulazzano) non sempre prossimi ai centri abitati, ma che interessano viabilità, infrastrutture e sottoservizi, con gravi costi per la collettività. Non dimentichiamo poi il crollo della rupe di San Leo, che ha avuto larga risonanza mediatica per la peculiarità del caso e dei luoghi, e che sarà oggetto di un convegno nazionale dei geologi a fine maggio.

 

In generale, come destinerebbe prioritariamente queste risorse?

La destinazione delle risorse va fatta sulla base di valutazioni di priorità basate innanzitutto sulla pericolosità dei fenomeni, che è valutata mettendo in relazione il rischio di un evento (frane o alluvioni se parliamo di dissesto) e il valore esposto (strutture o infrastrutture minacciate da questi eventi), e in secondo luogo sui benefici (o impatti) che l’intervento da realizzare porta con sé. Bisogna infatti tener conto del fatto che ogni azione sul territorio ha una ripercussione sulle aree più prossime, che a loro volta modificano il proprio equilibrio e quello di aree un poco più lontane. Nella fase di progettazione si tende a non tenere conto di questa sorta di “reazione a catena”, soprattutto perché i progetti sono sempre concentrati sull’area si intervento e mai su studi geologici e geomorfologici di area vasta. Ad esempio, l’innalzamento di un argine a protezione di una casa può aumentare il rischio inondazione di un abitato più a valle. Pertanto intervenire può significare un buon servizio alla casa singola, ma sicuramente non al paese intero.  Oppure: se si procede con somma urgenza a sistemare la viabilità collinare senza alcuno studio geologico sull’intero versante, il dissesto viene solo momentaneamente tamponato e sarà pronto a ripresentarsi qualche mese dopo, con conseguente ulteriore  dispendio di soldi pubblici e problemi per la collettività.  Per questo, prima di tutto, prima di definire le priorità, bisogna avere una conoscenza approfondita ed aggiornata del sistema territoriale su cui si interviene.

 

In che senso?

Noi crediamo che una parte significativa di queste risorse vada spesa per studi geologici di larga scala e per strumenti di monitoraggio implementati attraverso sistemi Open Data, a disposizione di chiunque operi in quel territorio. Crediamo inoltre fortemente che la figura del geologo vada coinvolta in fase di pianificazione e di studio precedente al dissesto. Prevenire costa molto meno che curare, come si è soliti affermare. Quanto accaduto negli scorsi decenni, e in particolare negli ultimi anni, conferma in modo inequivocabile la necessità di un maggiore coinvolgimento dei geologi nella pianificazione, nella prevenzione e nella sistemazione dei dissesti.

 

Quale dovrebbe essere una buona gestione del territorio per prevenire, ancor prima che sanare, i dissesti idrogeologici in Emilia Romagna?
Una corretta gestione del territorio deve partire in modo imprescindibile dalla conoscenza geologica. Occorrono più geologi sul territorio, innanzi tutto all’interno delle Pubbliche Amministrazioni, negli enti locali (Comuni o Unioni di Comuni). Occorre un maggiore coinvolgimento dei geologi liberi professionisti che spesso sono ottimi conoscitori delle loro geografie locali e delle loro criticità. Non dimentichiamo che spesso, oltre agli eventi disastrosi, come le alluvioni ed esondazioni di quest’anno in provincia di Rimini con i conseguenti sgomberi di somma urgenza degli abitati, buona parte dei dissesti che affliggono comuni e viabilità si potrebbero prevenire con una buona progettazione geologica.
Questo momento di riordino delle competenze, conseguente alla soppressione delle Province, deve essere un’occasione preziosa per portare questa figura professionale negli organici degli Enti Territoriali.

 

Come si fa a prevenire?
La prevenzione è un tema difficilissimo, se ne parla troppo e si fa quasi mai. Per prevenire occorre, in primis, che le amministrazioni ed i cittadini, per le loro rispettive competenze, siano educati a una cultura diffusa della gestione del territorio, a partire da chi coltiva i terreni, chi realizza interventi sui territori (pensiamo alle aziende multiservizi che realizzano opere e reti in continuo), chi gestisce strade, fino a chi – soprattutto – governa il territorio attraverso gli strumenti urbanistici. È chiaro che fare decine di convegni sulla prevenzione non serve a molto se continuiamo a consumare 6-7 mq./sec di suolo anche nel 2014 (in piena crisi dell’edilizia!!!) e magari anche in aree a rischio. Quello che noi geologi diciamo da sempre è che la prevenzione del dissesto idrogeologico ha origine dalla corretta e sostenibile pianificazione territoriale che miri alla riqualificazione del costruito in termini di sicurezza (anche rispetto agli eventi sismici) e ad un progressivo azzeramento del consumo indiscriminato di suolo, che tanti danni ha fatto nei passati decenni.

 




Prostituzione, nuova ordinanza fino al 15 ottobre

prostitute mentre battono sulla statale adriaticaAnche quest’anno, con un mese di anticipo rispetto al 2014, il Comune di Rimini scende in campo per contrastare il fenomeno della prostituzione. Nella notte tra lunedì e martedì è entrata in vigore la nuova ordinanza varata dal sindaco Andrea Gnassi che avrà validità fino al 15 ottobre 2015. Il primo intervento coordinato tra Polizia di Stato e Polizia Municipale ha dato subito i suoi frutti: sono state identificate 156 persone, delle  quali 42 sono risultate avere pregiudizi di polizia. Inoltre, sono stati elevati ben 29 verbali di contestazione per violazione del codice della strada e, soprattutto, son state denunciate ben 7 donne risultate inottemperanti al foglio di via obbligatorio emesso dal Questore di Rimini e alle quali è stata anche contestata la violazione dell’ordinanza antiprostituzione.

 

L’ordinanza prevede sanzioni per chi offre in modo inequivocabile prestazioni sessuali, anche attraverso l’esposizione di nudità, e chi concorda con questi soggetti prestazioni sessuali a pagamento, con sanzioni amministrative che vanno dai 300 ai 500 euro (400 se pagati entro 60 giorni). Per chi in auto esegue manovre pericolose nell’approcciare le prostitute si applicano invece le sanzioni previste dal codice della strada, in questo caso con sanzioni da 41 a 168 euro. Infine, per consentire la valutazione in merito agli accertamenti fiscali verranno coinvolti l’Agenzia delle Entrate e il Comando provinciale della Guardia di Finanza di Rimini. Il raggio d’azione dell’operazione di controllo si amplia rispetto allo scorso anno. Ad essere interessate le zone: Viale Regina Elena, Viale Regina Margherita, Viale Principe di Piemonte, Via Cavalieri di Vittorio Veneto, Via Losanna, Via Guglielmo Marconi. Tutta la Strada Statale ”S.S. 16”- compresa tra il confine con il Comune di Bellaria-Igea Marina e il Comune di Riccione; in Piazzale Cesare Battisti, Via Dardanelli, Piazzale Carso, Via Principe Amedeo; in Via Varisco, in Viale Eritrea. Si aggiungono rispetto al 2014 anche le vie Novara, Via Macanno, Via Casalecchio, Via Fantoni, Via Emilia Vecchia, Via XIII settembre, Viale Matteotti, Via dei Mille, Via Tolemaide e tutte le aree adiacenti a queste strade comprese. (B.R.)




Pantani, la storia e l’ultima sconcertante ipotesi: il plasma “taroccato”

Sentiti i tre medici che effettuarono i controlli del sangue al Pirata. di BERNADETTA RANIERI.

 

La vicenda sportiva di Marco Pantani è nota a tutti. Anche a chi non segue il ciclismo. Il campione di Cesenatico venne rinvenuto cadavere il 14 febbraio 2004 nel residence Le Rose di Rimini. Overdose si disse inizialmente e le indagini vennero chiuse in fretta e furia nonostante i molti dubbi intorno alla sua morte. Solo lo scorso agosto, a distanza di dieci anni, il Procuratore di Rimini Paolo Giovagnoli ha ripreso in mano il fascicolo e ha deciso di aprire una nuova indagine per omicidio volontario a carico di ignoti, affidando il caso alla sezione di polizia giudiziaria della Procura. Un atto dovuto a seguito della presentazione di un esposto per omicidio da parte di Antonio De Renzis legale della famiglia Pantani, accompagnato da una nuova perizia fatta da Francesco Maria Avato, direttore della sezione di medicina legale dell’Università di Ferrara.

 

CYCLISME-PANTANINella denuncia la tesi riportata è stata che Pantani fu ucciso volontariamente, costretto a ingerire cocaina a forza di botte e questo sarebbe il motivo delle lesioni rilevate sul corpo. Contusioni che nella prima indagine erano state ritenute compatibili con la caduta. L’unica cosa in comune con la prima perizia autoptica, effettuata dal prof. Fortuni a 48 ore dalla morte del campione, è che la morte è avvenuta per arresto cardiocircolatorio a causa dell’ingente quantità di droga ingerita. Per dirimere la questione tra le due perizie, il pm Giovagnoli nominò il professor Tagliaro, dell”Istituto di Medicina Legale di Verona, come consulente per effettuare ulteriori analisi sui campioni di sangue e urine di Pantani. A febbraio di quest’anno la perizia viene depositata in procura e riporta un’interpretazione del tutto simile a quella di Fortuni: Pantani è stato ucciso dagli antidepressivi presi all’epoca sotto la prescrizione di un dottore che conosceva bene le abitudini del paziente. “Il decesso – spiega Tagliaro nella superperizia – è dovuto primariamente al sovradosaggio di antidepressivi. La cocaina resta come “concausa”: circostanza che non intacca le conclusioni processuali che hanno portato alla condanna degli spacciatori dell’ultima dose“.

 

Nessun omicidio dunque: le indagini scientifiche e le risposte di Tagliaro ai quesiti del procuratore Paolo Giovagnoli smentirebbero la tesi sostenuta dai genitori del ciclista romagnolo. Rimane pertanto il dubbio se si sia trattato di un suicidio o di un errore di valutazione da parte del Pirata. L’inchiesta non è ancora ufficialmente chiusa. Permangono ancora dei lati oscuri di tutta la vicenda e se il pm Giovagnoli decidesse l’archiviazione del caso allora  l’avvocato De Rensis sarebbe pronto a rivolgersi al Gip, in modo tale da richiedere nuove indagini, ma potrebbe anche chiedere di spostare il tutto a Bologna facendo leva, a suo parere, proprio sulle non risposta dell’inchiesta.

 

Parallelamente, un’altra inchiesta aperta a Forlì (a un mese da quella di Rimini) avente come protagonista sempre Pantani sembrerebbe volgere a un epilogo. Sotto la lente l’esclusione dal Giro d’Italia di Marco Pantani nella tappa di Madonna di Campiglio del 5 giugno 1999 per il valore fuori norma dell‘ematocrito, nel rapporto cioè fra il volume dei globuli rossi e quello del sangue: 51,9 contro il 50 consentito. Eliminazione che lo portò alla depressione e alla frequentazione di cattive compagnie fino a giungere a quel triste giorno del 14 febbraio 2004. L’ipotesi iniziale è di associazione a delinquere finalizzata alla truffa sportiva, ovvero che qualcuno ha voluto volontariamente alterare il controllo di Campiglio per far fuori la maglia rosa dal Giro d’Italia ’99. In questi ultimi mesi le indagini sono andate avanti grazie anche alla testimonianza del noto criminale Renato Vallanzasca, secondo cui Pantani è stato fatto fuori volutamente per alterare la corsa e trarne un guadagno economico.  Pochi giorni fa sono stati sentiti, come persone informate sui fatti, i tre medici dell’ospedale Sant’Anna di Como  che quel giorno avevano effettuato i controlli del sangue al Pirata. La parola chiave potrebbe essere “deplasmazione”: un modo semplice e veloce per far salire il livello di ematocrito. E ci sarebbe anche una perizia importante che dimostrerebbe come uno dei due controlli fatti a Pantani il 5 giugno (l’altro nel pomeriggio all’ospedale civile di Imola) sarebbe palesemente taroccato. 16 anni dopo, dunque, Marco Pantani e i suoi familiari potrebbero trovare giustizia. Almeno su questo punto.




Con il passaggio della stecca tra Rimini e Palermo si è chiuso il 63esimo raduno dei bersaglieri

bersaglieri-rimini2015-stecca1Con la sfilata a passo di corsa dal centro storico al mare si è chiuso ieri il 63esimo raduno nazionale dei bersaglieri, che per quasi una settimana ha animato Rimini con concerti, mostre e iniziative. Migliaia di fanti piumati questa mattina hanno attraversato la città al suono delle fanfare davanti agli sguardi curiosi di una nutrita folla di riminesi e turisti che si è raccolta lungo il percorso da piazza Malatesta a piazzale Kennedy.
La sfilata si è conclusa con il passaggio della stecca tra il sindaco di Rimini Andrea Gnassi e il primo cittadino di Palermo Leoluca Orlando, sede scelta per il raduno del prossimo anno.

 

“Uno straordinario, colorato, allegro finale per una settimana che ha visto l’intera città coinvolta dall’entusiasmo e dall’energia dei bersaglieri – commenta il sindaco di Rimini Andrea Gnassi – Le fanfare che hanno suonato nei luoghi più caratteristici, il villaggio Amarcord in piazzale Fellini dove la tradizione romagnola ha incontrato lo spirito dei bersaglieri, le mostre storiche, i concorsi dedicati agli studenti e ai commercianti riminesi, le numerose altre iniziative anche nei Comuni del territorio riminese, che si sono lasciati coinvolgere dal clima di festa e che hanno ‘partecipato’ al raduno colorando col tricolore le vetrine e i locali. Rimini ha risposto ancora una volta offrendo il suo meglio ai migliaia di ospiti di questi giorni protagonisti di quello che abbiano voluto chiamare il ‘grande maggio riminese’, con importanti appuntamenti legati al benessere, allo sport, alla musica, ai congressi. Dalla musica delle fanfare si passerà al rombo delle splendide auto storiche delle Mille Miglia, in arrivo a Rimini giovedì. La settimana che ci lasciamo alle spalle ha visto una Rimini vivace, creativa, che nei primi giorni di maggio già ‘corre’ come in piena stagione, con 150mila presenze stimate nell’arco della settimana: oltre al raduno dei bersaglieri infatti non dimentichiamo gli atleti del beach Tchoukball a Viserba, i duemila commercialisti che si sono incontrati al Palacongressi, gli sportivi che si sono ritrovati al 105 stadium per la Finalissima di Serie A1 e A2 di Ginnastica Artistica, ed eventi come Marina centro in fiore”.

bersagleri-raduno-rimini2015Secondo le stime ufficiali, a Rimini sono stati in 80 mila tra giovani, vecchi, reduci i piumati presenti tra cui una rappresentanza di bersaglieri in servizio, una compagnia del 11° reggimento bersaglieri di Orcenico che ha sfilato con la fanfara e la bandiera di guerra.  A salutare le migliaia di bersaglieri in congedo ed in servizio, e la tantissima folla che ha voluto assistere al raduno, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Generale Danilo Errico, il Sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi,  il Presidente dell’Associazione Nazionale Bersaglieri Generale Marcello Cataldi e i sindaci di Rimini e di Palermo, città che ospiterà il raduno nazionale del 2016. Rimini era invasa dai cappelli piumati già da venerdì 8 maggio, e ieri sera in tutte le piazze si sono tenuti concerti delle fanfare delle tante sezioni presenti in tutte le regioni italiane, le stesse fanfare che stamane hanno continuamente accompagnato lo sfilamento delle Fiamme Cremisi per le vie di Rimini.  Un plauso unanime è andato al Comitato Organizzatore dell’evento, per lo sforzo che ha permesso il pieno successo della manifestazione. Il Presidente dell’ANB Marcello Cataldi ha ricordato quanto sia importante trasmette valori ai giovani, valori che fanno parte del DNA dei bersaglieri, che interpreti principali della storia del risorgimento italiano sono tutt’oggi impiegati in tutte le missioni internazionali a cui l’Esercito Italiano partecipa e che operano anche sul territorio nazionale a fianco delle forze dell’ordine, non ultimi quelli che fanno parte del contingente di 1800 soldati dell’Esercito che assicurano la sicurezza del EXPO a Milano. Il Generale Errico, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, nel suo discorso ha sottolineato come i bersaglieri dal 1858, anno dell’inondazione di Savona, contribuiscano con il loro intervento a tutte le emergenze del Paese, e :” continuino ancora oggi a distinguersi per umanità, audacia, dedizione e spirito di sacrificio, risultando essere tra i soldati dell’Esercito più amati dagli italiani”.

 

I bersaglieri sono un corpo dell’Esercito nato come fanteria celere d’élite fondato il 18 giugno 1836 dal generale Alessandro La Marmora, e da allora hanno partecipato a tutte le operazioni dell’Esercito Italiano sia nelle missioni internazionali ( attualmente in Afghanistan, Libano, Kosovo, Somalia e Gibuti solo per citare le principali) sia a tutte le emergenze di protezione civile e di concorso alle forze di polizia in Italia. L’Associazione  Nazionale Bersaglieri opera con i suoi volontari, ex militari che hanno militato nei reparti bersaglieri, nella Protezione Civile Nazionale alla quale contribuisce attualmente con 12 squadre pronte ad essere impiegate e si distingue in tutti i comuni ove è presente una sezione per iniziative di solidarietà.




Tari, con la crisi 10 milioni di insoluto. Brasini: ” A rischio l’intero bilancio comunale”

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Gian Luca Brasini, assessore al Bilancio del Comune di Rimini.

I conti non tornano più e il “banco” rischia di saltare. Con una lunga e dettagliata nota politica, l’assessore al Bilancio del Comune di Rimini Gian Luca Brasini (foto) non usa mezzi termini e, nel ricostruire la situazione dei conti pubblici locali, parla di rischi sulla tenuta di un bilancio già messo a dura prova  da tagli “indiscriminati” che per Rimini –  secondo i conti di Palazzo Garampi – sono stati pari a 27 milioni di euro in quattro anni. “Da quando si è insediata l’amministrazione Comunale – spiega l’assessore Brasini nella sua ricostruzione – ha scelto di non venire meno ad un principio fondamentale: garantire l’equità fiscale, tutelando le fasce deboli e perseguendo nella strada, difficile e decisamente in salita, di non aumentare la pressione fiscale a carico dei cittadini e delle imprese”. A guastare la festa a questo scenario più che auspicabile, pare siano i conti sulla Tari, tassa destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Mancano all’appello 10 milioni di euro.

“La  tassa sui rifiuti – precisa Brasini – che dallo scorso anno è tornata in gestione diretta del Comune ha consentito di conseguire un risparmio di quasi 500 mila euro utilizzato poi per contenere la tariffa. Per il 2013 e il 2014 il mancato introito derivante dal tributo sui rifiuti si è attestato intorno ai dieci milioni di euro; un pesante insoluto sulla quale incide in maniera determinante la difficoltà delle piccole e medie imprese del territorio, alcune delle quali costrette a chiudere i battenti o al fallimento. Alla crisi economica si associa indubbiamente anche un atteggiamento elusorio da parte soprattutto di operatori economici; questo lo si può riscontrare dal fatto che i mancati pagamenti riguardano circa il 20% di utenze domestiche mentre l’80% è addebitabile alle attività. Inutile negare che il venire a meno di questi dieci milioni di euro rischia di creare nei prossimi mesi evidenti difficoltà finanziarie, che potrebbe mettere a serio rischio l’intero bilancio comunale e quindi la sostenibilità dell’articolata rete di servizi”. Un effetto a catena della crisi con difficili operazioni di recupero.

 

“Il Comune di Rimini – spiega ancora Brasini nella sua nota – ha scelto l’approccio della tax compliance, che prevede di agevolare i contribuenti nell’adempimento degli obblighi tributari, lasciando solo come extrema ratio il recupero forzoso, ma sul fronte della Tari i risultati sono stati scarsi. Basti pensare che a fronte di solleciti per un milione di euro verso le categorie morose, sono stati  recuperati attraverso la tax compilance appena 50 mila euro. Nonostante dunque le agevolazioni e l’imponente attività di recupero dell’evasione (che, almeno parzialmente, funge da ‘cuscinetto’ al problema degli insoluti), oggi è a fortissimo rischio di mancata riscossione una cifra imponente che inciderà in percentuale anche sulla Tari 2015.  A questo proposito le linee guida del Ministero delle Finanze impongono ai Comuni, in presenza di un insoluto, di imputare alla tariffa complessiva dell’anno successivo una percentuale pari al 5%  dell’importo del piano finanziario, percentuale che nel nostro caso corrisponde a circa 1,8 milioni di euro.  Alla luce di tutto questo, per il prossimo anno dunque si può già prevedere un aumento della tariffa Tari che, per Rimini, nell’arco quinquennale tra il 2010 e il 2014 ha registrato un aumento del 9,08%, più contenuto rispetto a gran parte dei capoluoghi in Emilia Romagna e/o limitrofi”. Insomma, è in arrivo un aumento della tassa. A ricordarci un principio economico e sociale talvolta dimenticato: che la crisi non è di qualcuno, ma di tutti. (D.C.)

 

 




Convegno nazionale, 1000 commercialisti al Palacongressi

Mille commercialisti da tutta Italia oggi e domani al Palacongressi di Rimini per il Convegno nazionale dedicato alla delega fiscale e ai controlli societari. Di grande rilievo il panel dei relatori, fra i quali il Viceministro delle Finanze, Luigi Casero, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi e il presidente nazionale dei Dottori commercialisti ed Esperti contabili, Gerardo Longobardi.

 

Il pomeriggio vedrà anche lo svolgimento di incontri tematici e in particolare in tema di fisco interverrà Filippo Ricci, Consigliere dell’Ordine di Rimini con delega ai rapporti con l’Agenzia delle Entrate, sugli accertamenti basati sull’antieconomicità della gestione imprenditoriale. “Per semplificare al massimo, si parla di antieconomicità – spiega Ricci – quando un’operazione compiuta da un’impresa, seppur formalmente e sostanzialmente corretta, viene ritenuta fiscalmente ‘non congrua’ dall’Amministrazione finanziaria in quanto contraria a non meglio precisati ‘canoni dell’economia’ o ‘valori correnti di mercato’ o si allontana da cosiddetti principi di ‘normalità economica’ o di ‘logica imprenditoriale’ o di ‘gestione ragionevole’ con ciò quindi entrando a sindacare sulle scelte commerciali ed operative delle imprese. Fortunatamente, negli ultimi tempi, la giurisprudenza sta cambiando indirizzo, definendo l’antieconomicità della gestione e/o di singole operazioni d’impresa quale semplice indizio non sufficiente, da solo, a provare una presunta evasione fiscale; a tal proposito non si può non evidenziare che, in questo particolare momento storico, l’antieconomicità delle gestioni aziendali è più una condizione fisiologica che patologica”.

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Nella giornata di giovedì, l’Ordine di Rimini sarà protagonista con un altro intervento, questa volta nell’ambito di una tavola rotonda sul tema del ruolo del Collegio sindacale nel sistema dei controlli, con la relazione di Giuseppe Savioli (foto), Presidente della Fondazione Ordine dei Commercialisti di Rimini. Domani sera invece è in programma al Grand Hotel di Rimini una serata di gala nel corso della quale 24 commercialisti riminesi riceveranno un riconoscimento per essere iscritti all’Ordine da oltre 45 anni. Ognuno di loro riceverà una formella in dono, Rimini Città dei Malatesti, realizzata dall’Ordine dei commercialisti ed esperti contabili di Rimini e tratta dal bassorilievo del segno del cancro con la veduta di Rimini, che si può ammirare all’interno del Tempio malatestiano. L’immagine è quella che Agostino Di Duccio fissò su marmo fra il 1454 e il 1455 e costituisce il primo ritratto di Rimini e del suo territorio che la storia conosca.

 

Saranno premiati: Ennio Masini, Italo Scaramucci, Adriano Pietanesi, Caterina Ceretti Venerucci, Adalberto Bascucci, Achille Ridolfi, Biagio Rossi, Italo Ricciotti, Giovanni Minguzzi, Giuliano Ioni, Luigi Gaia, Giosuè Boldrini, Giancarlo Mantellato, Pier Francesco Gamberini, Gianfranco Amati, Giancarlo Giorgetti, Giuseppe Maria Lombardini, Giuliano Coscia, Romano Del Bianco, Roberto Volanti, Mario Ferri, Giuseppe Farneti, Pierfrancesco Fesani e Bruno Piccioni. A Ennio Masini, iscritto all’Ordine da oltre 55 anni e per 30 anni presidente del Collegio Ragionieri,  tuttora partecipe della vita istituzionale dell’Ordine di Rimini, sarà conferita la carica di Presidente Onorario.  Questa carica è stata fortemente voluta dall’Ordine  in segno di stima e di gratitudine, per riconoscerne l’impegno a favore della categoria , ed esempio per tutti i colleghi.