LA LETTERA “Sanità fai da te? E poi?”

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La Regione si sta impegnando nella ricerca di soluzioni che le consentano di abbassare i costi della sanità, un proposito più che condivisibile, è però necessario che queste scelte non penalizzino i pazienti, ma intervengano in maniera più efficace sulla parte più burocratica e organizzativa delle Asl. L’ultima trovata sono gli annunciati corsi di formazione di 14 ore e mezza rivolti in particolare a badanti e parenti dei pazienti o ai pazienti stessi attraverso i quali insegnare loro alcune prestazioni sanitarie che sino ad ora venivano effettuate esclusivamente da personale infermieristico. In questo modo gli infermieri professionali e il personale specializzato che si occupano di assistenza domiciliare potranno essere surrogati da chiunque abbia alle spalle queste 14 ore e mezzo di corso, un calcio alla professionalità e ad anni di formazione, specializzazione, tirocini e pratica del personale infermieristico. Indubbiamente il malato cronico che viene assistito e medicato da un parente o da una badante o che si arrangia da solo, rappresenta un bel risparmio per l’Asl, ma quali garanzie qualitative ci sono per il paziente stesso?

Se questo è l’andazzo allora perché non abilitiamo anche macellai e cuochi che sono già avvezzi al taglio e al sezionamento delle carni ad effettuare piccoli interventi chirurgici? E perché prima di ogni intervento chirurgico non sostituiamo l’anestesia  con qualche bicchierino di brandy? Anzi visto che anche il brandy ha un costo, forse tramortire il paziente con una bottigliata in testa potrebbe essere una soluzione ancor più economica. Sarà questo il futuro della sanità pubblica?

Purtroppo ancora una volta la Regione sembra sensibile al solo aspetto economico, una scelta che si aggiunge a quella di trasformare i piccoli ospedali in ospedali di comunità, svuotandoli di servizi e depotenziandole ulteriormente sino a trasformarli in una sorta di dormitorio assistito, col timore che nell’individuazione delle strutture da convertire non si tenga conto dell’ampio bacino di utenza che gravita attorno a queste. Dopo la scelta di trasformarci in pendolari della salute ora quella dell’assistenza fai da te mentre di scelte inerenti al riordino e alla riorganizzazione di tutto ciò che è di back office non v’è traccia.

Loris Dall’Acqua

Caro Dall’Acqua, “l’andazzo” non piace neanche a me. Temo tuttavia che sia iniziato un percorso irreversibile. E’ vero, i tagli ci sono ed è necessario razionalizzare. Ma la legge istitutiva dell’Ausl unica ha promesso che le decisioni finali sarebbero state prese nel rispetto delle esigenze dei cittadini. Non ci rimane che sperare e continuare a pungolare chi di dovere. Cordiali saluti. (dc)

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