Lo Stato mette la parola “fine” al Delfinario di Rimini

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di MILENA ZICCHETTI

A meno di un anno dalla chiusura, arriva il nuovo e definitivo “no” alla riapertura del delfinario di Rimini con leoni marini, otarie e foche come nuovi “ospiti”. E’ infatti con la frase “Arrivederci al 2014” che il sito del delfinario saluta i visitatori. Lo scorso luglio, il Corpo Forestale dello Stato ha disposto il sequestro preventivo dei quattro delfini per un presunto maltrattamento ed evidenti violazioni del decreto, che stabilisce le modalità di detenzione e gestione dei tursiopi in cattività, oltre all’assenza di autorizzazione e il riconoscimento della struttura quale zoo-delfinario. Ma per i titolari del delfinario, l’illusione di una nuova riapertura è durata davvero poco.

“Il Ministero dell’Ambiente non ha ritenuto idoneo il Delfinario di Rimini alla licenza di giardino zoologico, disponendone la chiusura”. Così Enpa e Lav comunicano infatti la firma del decreto ricevuta dal Ministero. “E’ quindi stata posta la parola fine ad ogni tentativo di riapertura della struttura. Il Delfinario di Rimini, quindi, non potrà riaprire, né con i delfini né con animali appartenenti a qualunque specie. Questo, grazie al nostro intervento e alle azioni mirate contro la riapertura tanto pubblicizzata quanto illegale”. Su tutta la faccenda, la proprietà, ad oggi, ha scelto di non commentare.

Alta la sensibilità della cittadinanza sul tema, resa evidente anche dal risultato di una recente petizione on line, destinatario il Sindaco di Rimini Andrea Gnassi, in cui si chiedeva di impedire la riapertura della struttura che ha raggiunto, nel giro di pochi giorni, oltre 15mila firme. Non sono mancate poi anche proposte alternative sul riutilizzo dello stabile, inviate all’Amministrazione comunale già l’estate scorsa. Tra queste, le proposte del WWF di Rmini che chiedeva di demolire la struttura “vecchia e superata, per dare spazio ad una spiaggia pubblica a disposizione di tutti, con una fascia di verde alle spalle, oppure, con i necessari adeguamenti, ricavarne una struttura a valenza regionale per il recupero e la cura delle tartarughe, a servizio di tutta la costa, affidato a Fondazione Cetacea e aperto anche alla visita delle scuole e del pubblico”.

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