La camorra presa con le mani sugli alberghi

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hotel sequestratodi BERNADETTA RANIERI

Questa volta nel mirino degli inquirenti sono finite circa 10 famiglie appartenenti alla famiglia Lanna, per un totale di 40 persone, affiliate al clan Abate di San Giorgio a Cremano, di stampo camorrista. In riviera da 20 anni, i pregiudicati erano titolari di beni mobili ed immobili in valore sproporzionato al reddito proprio e dei loro familiari conviventi quale dichiarato ai fini delle imposte sul reddito, pertanto i denari utilizzati non potevano provenire, secondo gli investigatori, da fonti lecite.

Le indagini condotte dai finanzieri della Sezione Mobile del Nucleo di Polizia Tributaria di Rimini e i poliziotti della Divisione Polizia Anticrimine – Ufficio Criminalità della Questura di Rimini, hanno permesso al Procuratore della Repubblica di Rimini, Paolo Giovagnoli e al Sostituto Procuratore Luca Bertuzzi di richiedere il sequestro anticipato finalizzato alla confisca, come previsto dal nuovo codice antimafia, di un hotel ubicato a Rimini, di una dipendenza del predetto hotel sempre ubicata a Rimini, di un immobile ubicato a Monte Colombo (RN), di un’azienda operante nel settore alimentare ubicata a Riccione e di 5 aziende operanti nel settore turistico alberghiero costituite per gestire altrettanti hotels ubicati a Rimini e Riccione. Il tutto per un valore totale superiore ai 2,5 milioni di euro.

All’indomani del sequestro dell’hotel (nella foto gli agenti in azione) e delle quote di sei società riconducibili ai fratelli Lanna, sette componenti della numerosa famiglia partenopea si sono presentati davanti al Tribunale di Rimini minacciando di darsi fuoco con una tanica che poi si è scoperto essere piena d’acqua e non di benzina. L’intento era quello di attirare l’attenzione di avvocati, giornalisti e forze dell’ordine. Effettivamente carabinieri, vigili del fuoco e personale sanitario inviato dal 118, sono intervenuti. Ma l’unico effetto che l’incursione dei Lanna ha avuto è stato quello di ricevere una ulteriore denuncia, questa volta per procurato allarme.

A intervenire per primo con una dichiarazione sulle infiltrazioni mafiose in riviera è stato il prefetto di Rimini Claudio Palomba seguito dal sindaco Andrea Gnassi. Entrambi hanno sottolineato l’importanza dello scambio di informazioni, segnalazioni e attività sospette tra Comune, Prefettura e Forze dell’Ordine. Anche i deputati Emma Petitti e Tiziano Arlotti hanno espresso il loro pensiero a riguardo dell’operazione: “pugno duro contro la mafia in riviera e plauso alla collaborazione interistituzionale”.

 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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