Donne, appello alle partorienti: donate il sangue del cordone ombellicale

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auslrnsoroptmistdi DOMENICO CHIERICOZZI

I numeri sono ancora molto piccoli ma importanti. Nel corso del 2013 all’Ospedale “Infermi” di Rimini sono state “reclutate” 298 partorienti, che hanno accettato di donare il sangue cordonale. La raccolta del sangue cordonale è stata possibile per 212 di esse ed è stata inviata alla Banca del Cordone, banca pubblica con sede a Bologna. Delle 212 sacche di sangue cordonale inviate, 16 (pari solo all’8%) sono risultate idonee a scopo trapiantologico. Le donazioni di sangue cordonale raccolte a Rimini rappresentano il 28,5 per cento di quelle raccolte negli ospedali abilitati di tutta la Romagna e il 5,4 per cento di quelle raccolte nell’intera regione. Numeri che dimostrano come le potenzialità sarebbero “enormi” se ci fosse un maggiore ricorso alla donazione. Da qui “l’appello” lanciato in occasione di una piccola cerimonia che si è svolta giovedì scorso presso l'”Infermi” di Rimini.

Per spiegare, in maniera semplice l’iter e le procedure per effettuare nella massima sicurezza la donazione, Soroptimist di Rimini, ha realizzato e donato al presidio riminese un video relativo al trapianto autologo di cellule del sangue cordonale, nonché di due grandi monitor, che verranno collocati nel reparto di “Ostetricia Ginecologia” dell’Ospedale “Infermi” di Rimini e presso il Consultorio di Rimini (a breve anche su lapiazzarimini.it nella sezione Video dell’home page).

Il sangue cordonale, infatti, è ricco di cellule staminali emopoietiche. Tali cellule sono oggetto di studi e ricerche che hanno ampiamente dimostrato “la capacità di generare cellule del sangue (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine), simili a quelle del midollo osseo e utilizzate principalmente per curare bambini, e adulti di basso peso, affetti da malattie tumorali del sangue, come la leucemia, i linfomi (tumori del sistema linfatico), patologie non tumorali come la talassemia (malattia ereditaria del sangue), l’aplasia midollare (mancata produzione delle cellule del sangue) e le immunodeficienze congenite (malfunzionamento del sistema immunitario che causa una maggiore predisposizione alle infezioni)”.

“Rispetto al tema delle staminali – ha dichiarato il dottor Stefano Busetti Direttore Medico del Presidio Ospedaliero di Rimini – Santarcangelo – Novafeltria – siamo di fronte ad una materia che sta al crocevia di molte cose, tra la realtà e la fantasia, tra l’altruismo e l’interesse personale. C’è però un fatto. Le staminali all’interno del sangue del cordone ombellicale, l’esistenza di una banca pubblica del nostro sistema sanitario, e una serie di trattamenti che si possono fare nel campo delle malattei ematologiche, tumorali e non. Fuori da questo il panorama è variegato, di utilizzo ipotetico, futuro, con possibilità infinite”.

Presenti alla cerimonia anche il dottor Giuseppe Battagliarin (Direttore dell’”Ostetricia Ginecologia”), la dottoressa Simonetta Nucci (Direttore del Servizio Trasfusionale di Rimini) e la signora Diana Cesari, Presidente Soroptimist Rimini e molte donne impegnate con la stessa associazione (foto). Il club di Soroptimist  Rimini è nato nel 1977 e attualmente conta 40 socie. Tra le varie attività, il Club promuove services alcuni dei quali rivolti a beneficio della difesa della salute .

Il dottor Battagliarin e la dottoressa Nucci hanno spiegato che il sangue cordonale è il sangue che resta nei vasi cordonali e placentari dopo che il cordone ombelicale del neonato è stato reciso. Questo sangue, che normalmente viene scartato insieme alla placenta, ora può essere raccolto, conservato e donato. Un’operazione questa, che “non comporta rischi né per la madre, né per il bambino, esso viene raccolto dopo la nascita e la raccolta può avvenire sia durante il parto naturale sia durante il parto cesareo”. Rimini, che è un punto di nascita autorizzato ad eseguire queste procedure, raccoglie il sangue direttamente in sala parto. Dalla sacca di sangue, adeguatamente conservata, le staminali vengono estratte e conservate a -140 gradi. Dopo un periodo di quarantena di 6 mesi e dopo ulteriori controlli, i dati raccolti entrano in una banca dati internazionale.

Nel corso dell’incontro è merso che “donare il sangue cordonale è molto importante e rappresenta un gesto di grande solidarietà e lungimiranza” perchè “può infatti aiutare a salvare la vita di altri bambini e adulti ammalati e può contribuire alla ricerca sulla cura di numerose malattie che ancora oggi ci affliggono. “Inoltre – ha detto ancora il dottor Battagliarin – qualora il bambino che ha donato il sangue un domani ne avesse bisogno, si riesce pressochè sempre a recuperare le sue cellule staminali poiché tutto il percorso donativo è monitorato e tracciato”.

Nel corso degli ultimi anni sono state 101 le sacche di sangue cordonale “bancate” in Emilia Romagna utilizzate in tutto il mondo: di queste 2 sono finite addirittura in Australia, 15 nelle Americhe, 29 in Italia, le altre nel resto d’Europa.

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