“Mr. Mercedes” di Stephen King alla Riminese

Il re torna con un “thriller” che si preannuncia essere il primo volume di una trilogia. Alta tensione, con due antagonisti straordinari: il sanguinario Brady –Stephen King Mr. Mercedes rimini Mr. Mercedes – che ignora il significato della parola coscienza, e l’ironico Hodges, superlativo erede del Marlowe di Chandler, dolente e assetato di giustizia. All’alba di un giorno qualsiasi, davanti alla Fiera del Lavoro di una cittadina americana colpita dalla crisi economica, centinaia di giovani, donne, uomini sono in attesa nella speranza di trovare un impiego. Invece, emergendo all’improvviso dalla nebbia, piomba su di loro una rombante Mercedes grigia, che spazza via decine di persone per poi sparire alle prime luci del giorno.

Il killer non sarà mai trovato. Un anno dopo William Hodges, un poliziotto da poco in pensione, riceve il beffardo messaggio di Mr. Mercedes, che lo sfida a trovarlo prima che compia la prossima strage. Nella disperata corsa contro il tempo e contro il killer, il vecchio Hodges può contare solo sull’intelligenza e l’esperienza per fermare il suo sadico nemico. Inizia quindi un’incalzante caccia all’uomo, una partita a scacchi tra bene e male, costruita da uno Stephen King maestro della suspense.

L’evento è organizzato da Around Book.  L’appuntamento è alle ore 21,00 alla Libreria Riminese (p.tta Gregorio da Rimini, 13 – centro storico). Ingresso gratuito. Per informazioni Giorgia Del Bianco 0541/26417 delbiancogiorgia@gmail.com

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L’ “Infanzia rubata” in una mostra fotografica

di ALBERTO BIONDI

Si dice che un’immagine valga più di mille parole, e quando di mezzo c’è un tema così vergognoso e attuale come lo sfruttamento del lavoro minorile le fotografie parlano da sole. Ha inaugurato oggi, nella tensostruttura sul retro della parrocchia di San Giovanni Battista, la mostra “Infanzia rubata, le immagini che sconvolsero l’America” promossa dalla Fondazione San Giuseppe, la Fondazione Alberto Colonnetti di Torino e con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica: un’esposizione in cui vengono mostrati al pubblico 300 scatti del sociologo e fotografo statunitense Lewis W. Hine, che nel primo decennio del secolo scorso viaggiò per l’America immortalando i bambini impiegati nei campi di cotone, nelle fabbriche, nei porti. Gli organizzatori hanno selezionato le immagini più significative da un archivio di ben 5000 foto, che raccontano una realtà lungi dall’essere sparita. Se è vero che oggi, dopo un secolo di straordinario avanzamento tecnologico e sociale, gli Stati Uniti e tutto l’Occidente democratico hanno sconfitto lo sfruttamento dei più piccoli in seno al loro territorio, è tuttavia innegabile che le potenze sviluppate (e le loro multinazionali) facciano produrre i beni di consumo nel terzo mondo, in India, Cina, Bangladesh, ovunque la manodopera a basso costo abbondi e ogni diritto venga puntualmente violato.

infanziarubatarimini2La mostra “Infanzia rubata” vuole far riflettere sul presente attraverso uno sguardo al passato. Don Salvatore Pratelli, parroco della chiesa di San Giovanni, ha insistito sull’attualità dell’argomento citando il caso dei bambini soldato in Africa e definendo l’esposizione “ad alto valore morale e sociale”. Frate Alessandro Caspoli, direttore dell’Antoniano di Bologna e presidente del Festival Francescano (in cui la mostra è inserita) ha aggiunto che essendo il tema di quest’anno “Liberi nella Gioia”, l’iniziativa può far riflettere sulla Dichiarazione dei diritti del fanciullo, carta fondamentale per la salvaguardia e tutela dei più piccoli. Raffaella Bellucci Sessa, direttrice della Fondazione Colonnetti di Torino (tra le maggiori biblioteche storiche di letteratura per l’infanzia in Europa, ndr), ha poi dichiarato: “Il problema non appartiene affatto al passato. Malgrado le leggi, che ci sono, queste vengono puntualmente disattese e le stime Unicef calcolano in 250 milioni i bambini sfruttati in tutto il mondo. Anche in Italia si calcolano diverse migliaia di casi, Prato insegna. La mostra è interessante perché allo sguardo artistico del fotografo si unisce quello del sociologo, perché Hine coniugava entrambe le professioni, e il risultato è uno spaccato di società che non può lasciare indifferenti”. Perché visitare la mostra? “Per ripensare il modello di società in cui viviamo. – prosegue la direttrice – Il modello consumistico che abbiamo adottato è il primo responsabile dello sfruttamento minorile, e cambiando le nostre abitudini d’acquisto si può già fare la differenza. Spero che i giovani possano visitare la mostra e riflettere cinque minuti in più la prossima volta che comprano un nuovo vestito o telefonino. Dobbiamo educare ad un consumo intelligente”. Alla conferenza di presentazione c’erano anche Sara e Matteo, due alunni delle classi terze della scuola media “A. Di Duccio” di Miramare, che hanno testimoniato il loro percorso scolastico tutto incentrato sul tema del lavoro minorile. Nelle loro parole una perla di saggezza: per sconfiggere questa piaga, l’unica arma di cui disponiamo è la scuola e l’educazione.

La mostra “Infanzia rubata” sarà visitabile fino al 15 ottobre presso il tendone della parrocchia di San Giovanni Battista (via XX Settembre), dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 19 (dal 5 ottobre solo il pomeriggio). È possibile prenotare visite guidate telefonando allo 0541-51268. L’ingresso è libero. L’esposizione è patrocinata anche dal National Child Labor Committee, dalla International Labour Organization, dalla Provincia e dal Comune di Rimini, e rientra, oltre che nel Festival Francescano 2014 che si è svolto a Rimini nei giorni scorsi, anche nella Settimana del Buon Vivere e nel Mese delle Famiglie.

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Festival francescano, domani la giornata conclusiva

FDomani domenica 28 settembre sarà la giornata conclusiva di un festival francescano in corso nel centro storico di Rimini da venerdì scorso. Oltre 4 mila studenti e tantissimi cittadini hanno partecipato alle attività organizzate dagli autori del festival, giunto quest’anno alla sesta edizione (l’ultima per quanto riguarda Rimini) e che ha avuto come tema “la vera e perfetta letizia”. Tra gli ospiti anche il filosofo Salvatore Natoli, il giornalista Sergio Zavoli e il cardinale Luis Antonio Tagle. Rilevante anche la presenza di frati, suore e laici francescani che, cogliendo l’invito di Papa Francesco e del Vescovo mons. Francesco Lambiasi, cercano di dare “una scossa di gioia” attraverso le loro testimonianze portate nelle piazze, tra la gente.

Domani prosegue il tradizionale programma di spiritualità, con l’adorazione eucaristica presso il Monastero delle Clarisse e i religiosi a disposizione per dialogo e confessioni in piazza Tre Martiri. Nell’anno della sua santificazione, sono inoltre esposte le reliquie di Amato Ronconi, terziario francescano. La celebrazione eucaristica, presieduta dal Vescovo, si terrà alle 10 nel Tempio Malatestiano (in diretta su Rete4) e alle 11.30 suor Elena Bosetti, volto noto del programma “A Sua immagine” di Rai1, annuncerà il “Vangelo della gioia”. Intrattenimento per tutta la famiglia, a partire dal mattino. Tra i numerosi appuntamenti in piazza Tre Martiri: un divertente laboratorio di illustrazione, in collaborazione con Edizioni Terra Santa (ore 11.30); il superquizzone geografico con l’Italia in Miniatura (dalle 16 alle 18); giganteschi personaggi (spaghetti volanti, serpenti da cavalcare e bolle vaganti) che sprizzano gioia da tutti i pori (dalle 16.30)!

Presso il Tempio Malatestiano, alle 15 il confronto tra il filosofo Salvatore Natoli e Vittorio Robiati Bendaud (della Fondazione Maimonide), moderati da Sabina Fadel (caporedattrice de “Messaggero di sant’Antonio”) punterà l’attenzione sul tema della ricerca della felicità nei libri sapienziali. Il programma conferenze termina alle 17 con un ospite molto speciale: l’Arcivescovo metropolita di Manila card. Luis Antonio Tagle, tra i protagonisti della “nuova” evangelizzazione voluta da papa Francesco, che affronterà il tema delle beatitudini nelle periferie del mondo.

Dalle 14.30, nel salottino di piazza Tre Martiri, spazio all’incontro con gli autori. S’inizia con Alfio Filippi, direttore emerito delle Edizioni Dehoniane di Bologna, con il suo “Commentario del Nuovo Testamento”. Alle 16, Elena Parasiliti, già direttrice di Terre di Mezzo, racconta “Storie di riconciliazioni possibili”. Spazio alla fantasia con Stefano Gorla e un curioso personaggio: il topino Jorge (ore 16.30). Ultima presentazione alle 17 con il saggio di Salvatore Natoli “L’educazione alla libertà”. Alle 18, sempre in piazza Tre Martiri, si terrà la consegna della lampada del Festival alla città che accoglierà l’edizione 2015.

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Banche, Bcc a rischio. L’appello di Federcasse

Ci sono banche e banche. Ma questo non sembra essere molto chiaro alla Commissione europea. Così l’appello comune lanciato dalle Associazioni delle banche di credito cooperativo italiane (Federcasse), delle banche cooperative tedesche (BVR), polacche (KZBS) ed austriache (RBG) in merito ai rischi di una penalizzazione delle banche cooperative contenuti nell’Atto delegato della Commissione Ue, in corso di definizione, sul meccanismo di contribuzione al Fondo unico di risoluzione delle crisi bancarie (SRF).

Jean-Claude Juncker

Il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker

In una lettera inviata ieri al Vice Presidente della Commissione Europea per il Mercato Interno e i Servizi, Michel Barnier, dodici europarlamentari italiani – di tutti gli schieramenti politici – riprendono le posizioni espresse dalla nota congiunta delle banche cooperative esprimendo “preoccupazioni e riserve” sulla normativa in via di definizione. Firmatari della lettera i Vice Presidenti del Parlamento europeo David Sassoli e Antonio Tajani con gli eurodeputati David Borrelli, Lorenzo Cesa, Lara Comi, Isabella De Monte, Herbert Dorfmann, Fulvio Martusciello, Alessia Maria Mosca, Renato Soru, Matteo Salvini, Patrizia Toia.

“Con il meccanismo di contributo che ci risulta si voglia introdurre – si legge nella lettera – gli istituti di credito senza rilevanza a livello di rischio sistemico, come le piccole banche e le banche cooperative, sarebbero chiamati a pagare un importo sproporzionato rispetto al rischio che rappresentano”. “Chiedere a questo tipo di banche di contribuire in modo sproporzionato sarebbe quindi incoerente con la finalità generale del sistema di risoluzione. Si andrebbe infatti a limitare un rischio sistemico che non esiste. Inoltre, questo toglierebbe dal mercato fondi che oggi sono destinati al credito alle PMI, con un serio contraccolpo per la loro capacità di generare crescita”.

Inoltre i sistemi di autoprotezione propri delle banche cooperative fanno sì che “in caso di difficoltà di una banca aderente al sistema, sia il fondo di garanzia delle Banche di Credito Cooperativo ad intervenire per salvarla, evitando qualunque danno esterno al sistema”. Da qui, per gli europarlamentari, la necessità di rivedere le soglie di contribuzione esentando quelle banche che “non rappresentano un rischio sistemico” o – in subordine – definendo un contributo minimo “in quanto rappresentativo della loro non rilevanza sistemica”. “Vogliamo rilevare l’impegno dei membri del Parlamento europeo – conclude la lettera – per raggiungere, il più rapidamente possibile, un accordo su uno dei più importanti atti delegati da adottare riguardo la BRRD (la Direttiva Bank Recovery Resolution) ed il SRM (Single Resolution Mechanism). Allo stesso tempo dobbiamo assicurarci di non danneggiare le nostre PMI, le imprese individuali, gli artigiani ed il settore non profit che beneficia dei finanziamenti da parte di queste piccole banche e le banche cooperative”.

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Manifattura, edilizia e commercio sono tutti segni meno

Sono stati diffusi dalla locale Camera di commercio i dati relativi al 30 giugno 2014 riferiti all’industria manifatturiera, al settore edile e il commercio al dettaglio. Tutti segni meno , sia nel confronto con lo stesso trimestre dell’anno precedente in termini “quantitativi”, che nel confronto con il trimestre precedente in termini “qualitativi”. Eccoli nel dettaglio. Nel manifatturiero la produzione registra una diminuzione del 2,7% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, che risulta più alta rispetto a ciò che si rileva in Emilia-Romagna e in controtendenza all’Italia (+0,2%); rispetto al 1° trimestre 2014, il 14,2% delle imprese ha riscontrato un aumento della produzione, il 31,0% una diminuzione, il restante 54,8% non ha subito variazioni. Per il fatturato: -2,1% rispetto al 2° trimestre 2013, percentuale più alta della variazione emiliano-romagnola (-0,9%) mentre leggermente positiva risulta essere la situazione italiana (+0,3%); la causa del decremento riminese è il calo della domanda interna, mentre quella estera è in aumento (+1,0%). Con riferimento al 1° trimestre 2014, la quota delle imprese che ha riscontrato una diminuzione del fatturato (25,8%) è superiore a quella che ha dichiarato un aumento dello stesso (12,3%).

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Gli ordini rappresentano la variabile più negativa, con un decremento del 3,5% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, nettamente superiore al calo regionale (-1,0%) e alla stabilità riscontrata a livello nazionale; la causa del decremento è ancora una volta imputabile al calo della domanda interna e all’aumento di quella estera (per Rimini +2,1%). Rispetto al 1° trimestre 2014, solo il 12,5% delle imprese ha riscontrato un aumento degli ordini, mentre il 27,6% una diminuzione.

Riguardo all’artigianato il momento appare meno critico: la variazione percentuale annua della produzione si attesta infatti a -1,9%, in linea con la diminuzione regionale (-2,0%) e superiore a quella nazionale (-1,2 %). Per il fatturato la situazione risulta ancora meno pesante: la variazione percentuale annua del fatturato risulta infatti del -1,9% (-2,1% in Emilia-Romagna e -1,3% in Italia). Gli ordini delle imprese artigiane, pur in calo presentano una condizione migliore per Rimini: -2,2%, contrazione in linea con quella dell’Emilia-Romagna (-2,3%) e peggiore a quella dell’Italia (-1,5%).Il fatturato (o volume d’affari) registra una diminuzione dell’1,6% rispetto al 2° trimestre 2013, inferiore sia alla variazione che si registra in Emilia-Romagna (-3,0%) sia alla diminuzione avvenuta in Italia (-6,7%) in misura ancor più netta. Rispetto al 1° trimestre 2014, solo il 6,0% delle imprese ha riscontrato un aumento del fatturato, il 17,2% una diminuzione, il restante 76,8% non ha subito variazioni. La congiuntura per le imprese artigiane nelle Costruzioni è di poco più critica rispetto a quella della totalità delle imprese; infatti, rispetto al 2° trimestre 2013 si riscontrano i seguenti valori: -2,1% in provincia di Rimini e -3,6% in Emilia-Romagna.

Nel commercio al dettaglio le vendite mostrano un calo dell’1,8% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente; ma il calo del nostro territorio è il più basso rispetto a quello delle altre province in Regione; infatti la contrazione in Emilia-Romagna è -3,3% e per l’Italia -3,9%. Rispetto al 1° trimestre 2014 la maggior parte delle imprese (62,6%) non ha subito variazioni delle vendite; solo l’11,8% delle imprese ha riscontrato un aumento, mentre il 25,5% ha rilevato una diminuzione.

Rallenta in provincia di Rimini la crescita dell’export (dati Istat) nel 2° trimestre 2014, se confrontata con il 2° trimestre 2013 (-4,5%); grazie però ad un primo trimestre altamente positivo (+11,9%) rispetto al 1° trimestre 2013, il risultato globale dell’export nel 1° semestre 2014 fa segnare un +3,0%. Positivo anche il saldo della bilancia commerciale nei primi sei mesi dell’anno: +581.115.856 euro, frutto di un valore dell’export pari a 936.128.757 euro e di un valore dell’import pari a 355.012.901 euro.

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Al via il SI Fest#23, primo “incubatore” della nuova fotografia italiana

di MILENA ZICCHETTI

Dopo l’attenzione dedicata alla dimensione internazionale degli ultimi anni, la 23a edizione del SI Fest torna ad occuparsi della scena italiana e lo fa con un ambizioso programma del tutto inedito: una articolata scansione di eventi in cui, ai giovani collettivi, si affianca l’esempio dei grandi maestri italiani e stranieri che hanno fotografato l’Italia.

“Il tema scelto per questa edizione del Festival della Fotografia, intitolato ‘Laboratorio Italia’, è di particolare importanza – ha sottolineato in conferenza stampa il presidente dell’Associazione Cultura e Immagine Mario Beltrambini – soprattutto se rapportato al particolare momento storico che il nostro Paese sta vivendo, caratterizzato da una stasi economica, culturale, politica e sociale. E’ infatti in questo particolare periodo che nel mondo della fotografia è successo un qualcosa mai avvenuto prima: l’aggregazione. – Prosegue Beltrambini – Fotografi, artisti, curatori, studiosi, hanno cercato nuove strategie e nuove strade nel lavoro collettivo. Un fenomeno che sta caratterizzando, e sempre più caratterizzerà in futuro, la fotografia italiana, superando la dimensione individuale”. Ed è proprio questa la forza dei 35 giovani collettivi (Adriatic Project, Calamita/à, Cesuralab, Confotografia, Corpi di Reato, Deaphoto/Notturni urbani, DER Lab, Documentary Platform, Exposed, Fotoromanzo Italiano, Habitat Project, Lab, Laboratorio Irregolare, Landscape Stories, LNM10, Lugo Land, Lungofiume, Micamera, Micro, Natynasty/Blisterzine, Osservatorio Fotografico, Pelagica, Presente Infinito, Planar, Punto di svista, Officine Fotografiche, Questo Paese, Rorhof, Spazio Labo’, Synap(see), Terra Project, The view from Lucania, Urbanautica, 150, 3/3) che, raccolti nella mostra ‘Atlante.it‘, presso lo Spazio Mir Mar a San Mauro Pascoli, racconteranno i tratti principali di queste giovani esperienze italiane, pronti al confronto e al dibattito con i grandi autori italiani ed internazionali.

sifest2014_1956 - John Phillips, Pier Paolo Pasolini, Roma

Pier Paolo Pasolini in uno scatto di John Phillips a Roma nel 1965. Foto gentile concessione del SI Fest

Altre importanti mostre completano ed arricchiscono il programma. Tra questa, la mostra ‘Urbanspace Garden‘, una collettiva pensata appositamente per gli spazi del SI Fest da Vincenzo Castella, un’importante figura nel panorama della fotografia italiana, assieme a quattro dei suoi allievi. “Il tema base di questa collettiva – spiega il Direttore dell’ICS Paola Sobrero – è la fotografia vista come linguaggio insostituibile per una progressiva comprensione dell’estrema complessità della realtà. Un passaggio dal modo tradizionale di fare fotografia, ad un nuovo modo di vedere e capire il paesaggio, inteso in senso antropologico del termine, filtrato attraverso gli occhi dei nuovi fotografi”.

Il dialogo con i grandi maestri, trova uno spazio privilegiato nella collettiva ‘Tredici fotografi per un itinerario Pasoliniano (e altre storie)‘, pensata da Italo Zannier già verso la metà degli anni novanta. La mostra si compone di una serie di immagini realizzate in Friuli da autori come Gabriele Basilico, Olivo Barbieri, Paolo Gioli, Guido Guidi, Ferdinando Scianna, Gianni Berengo Gardin e molti altri, che si sono confrontati con i luoghi cari a Pier Paolo Pasolini, consentendo di ripercorrere alcuni momenti della vita del grande regista e poeta.

In questa 23a edizione del festival, trovano ampio spazio anche le produzioni di Savignano Immagini con il progetto ‘Adriatic Coast to Coast‘, ideato dal Dipartimento di Architettura di Bologna, in collaborazione con Ravenna 2019. Una mappatura fotografica del paesaggio costiero dell’Adriatico attraverso una serie di collaborazioni nazionali ed internazionali, tra cui nomi di spicco come l’australiano Max Pam, l’anglo-argentino Seba Kurtis e lo svedese Gerry Johansson. Presso il Consorzio di Bonifica, un progetto di Jacopo Benassi, presenza ormai assidua del Festival. Un suggestivo affiancamento tra fotografia e due performance di musicisti di grande rilievo come Jozef von Wissem da New York (venerdì 3 ottobre) e Chris Imler da Berlino (sabato 4 ottobre).

“Un altro aspetto di particolare importanza in questa edizione tutta italiana – prosegue Paola Sobrero – è legato all’editoria. A questa è stata dedicata una esposizione che parte dai principali cataloghi prodotti negli anni ’70, base di studio e di formazione dei grandi fotografi di oggi, fino ad arrivare all’editoria contemporanea, con un focus particolare sui più interessanti libri di autori italiani usciti negli ultimi anni. A questo si aggiunge poi la possibilità di incontrare i principali editori indipendenti italiani”.

A fianco del tradizionale SI Fest, anche quest’anno ci sarà il SI Fest Off, la sezione indipendente di fotografia contemporanea e arti visive, a cura di Tomas Maggioli e Daniele Lisi, che vuole valorizzare giovani fotografi e artisti emergenti. “Il tema di questa edizione – anticipa Daniele Lisi – è la ‘consapevolezza’ e rappresenta il culmine di un percorso nato nei due anni precedenti. Lo scopo vuole essere quello di mantenere un focus attivo sulle problematiche della fotografia, quale stimolo per l’intuizione di una visione progettuale alternativa dello spazio. Le richieste di partecipazione all’esposizione è sempre maggiore – prosegue Lisi – e non nascondo che è stata una selezione davvero difficile e sofferta: su 170 progetti, ne sono stati selezionai solo 40, tra video, installazioni, fotografia e performance”. Gli spazi espositivi saranno allestiti come gli anni scorsi nel complesso Don Baronio nel Borgo San Rocco e in parte di Corso Vendemini, sfruttando il Ponte Romano come punto di collegamento.

Novità assoluta dell’edizione 2014, è la prima edizione del SI Fest After, “non una semplice colonna sonora, ma un veicolo musicale dei contenuti culturali del festival”. Dopo il dj set in contemporanea dell’apertura delle mostre, venerdì 3 ottobre, dalle 19 alle 24, l’After prosegue sabato 4 ottobre con una serie di etichette indipendenti italiane che occuperanno gli scorci più suggestivi della città, dalle 19 alle 24. Da segnalare in particolare in Piazza Amati, alle 22:00, la band folk rock italiana dei Nobraino che si esibirà in un inedito spettacolo acustico con cui concluderà il suo tour per l’Italia. Dopo le 24, lo show proseguirà allo spazio Mir Mar a San Mauro Pascoli fino a tarda notte. Domenica 5 ottobre, conclusione alla Vecchia Pescheria con un brindisi di fine festival.

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In un libro rivelazione inedite sull’origine del Sangiovese

sangiovese_originistoria1di DOMENICO CHIERICOZZI

E’ al Vinitaly lo scorso 7 aprile che per la prima volta abbiamo sentito dire, autorevolmente, circa l’esistenza di un un atto notarile datato 1672 che attesterebbe, proprio in quell’anno, la coltivazione del Sangiovese a Casola Valsenio, nell’Appennino faentino.  A svelare i dettagli  è Beppe Sangiorgi, storico e giornalista, (nella foto lapiazzarimini.it presso lo stand del Consorzio vini di Romagna al Vinitaly e sotto in una panoramica), che si è preso la briga di consultare circa 200 testi italiani e stranieri editi dal 1600 a oggi. Ricerca pubblicata, per iniziativa del Consorzio Vini di Romagna, con prefazione dello storico dell’alimentazione Massimo Montanari, nel libro Sangiovese vino di RomagnaStoria e tipicità di un famoso vitigno e di un grande vino (Valfrido EdizioniPag.110. €10,00).

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Beppe Sangiorgi

Volume che nella seconda parte, curata da Giordano Zinzani, enologo e presidente del Consorzio Vini di Romagna, descrive il terroir romagnolo e le varie tipologie e denominazioni nelle quali si articola l’attuale produzione viticola ed enologica del Sangiovese in Romagna. Incrociando la constatazione che il Sangiovese è inizialmente presente nell’area imolese-faentina con la convinzione di gran parte degli studiosi che individuano l’origine del Sangiovese nella parte montana dell’Appennino Tosco-Romagnolo, Sangiorgi ha ipotizzato che la culla di tale vitigno, figlio di un vitigno toscano e di un vitigno meridionale emigrato in Toscana, sia stata nella prima metà del secondo millennio la parte alta delle vallate dei fiumi Lamone, Senio e Santerno. E precisamente i monasteri vallombrosani di Crespino e Santa Reparata (Marradi), Susinana (Palazzuolo sul Senio) e Moscheta (Firenzuola), tre comuni amministrati da Firenze ma posti nel versante romagnolo dell’Appennino.  Dai gioghi dell’Appennino il vitigno è sceso, da una parte lungo le vallate faentine e imolesi prendendo il nome dialettale di sanzuves (contrazione di sangue dei gioghi) e poi sanzvés, italianizzato in sangiovese, nome che ha sempre mantenuto diffondendosi nel ‘700 nel resto della Romagna. Dall’altra parte, è sceso in Toscana assumendo i nomi di Sangiogheto, Sangioeto, San Zoveto e Sangioveto e solo dalla metà dell’800 di Sangiovese. Il vitigno non solo ha assunto due nomi differenti di qua e di là dell’Appennino, ma ha sviluppato nei secoli anche caratteri diversi stante la sua grande sensibilità al terroir.

consorzioviniromagnaviniyaly2014A partire dalla metà dell’800 il Sangiovese e il Sangioveto si sono poi diffusi nelle altre regioni dell’Italia centrale e, verso la fine del secolo, la denominazione romagnola “Sangiovese” si è via via affermata, anche in Toscana. E non solo dal punto di vista linguistico, ma anche materiale, attraverso il reimpianto dei vigneti distrutti dalla fillossera. Non rimane che acquistare questa preziosa e imperdibile opera e attendere eventuali “contromosse” o “controprove”. Sempre che ce ne siano.

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Inaugurata la nuova sede di Formula Servizi

polettiriccionre_gruppoSono stati il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti e il Vicesindaco Luciano Tirincanti a inaugurare la nuova sede di Riccione del gruppo cooperativo Formula Servizi (nella foto). Con loro il presidente Cristina Marzocchi, il direttore generale Graziano Rinaldini e il presidente di Legacoop Emilia-Romagna Giovanni Monti.‎ La nuova sede, che si trova in via Circonvallazione 9, è frutto di un intervento di riqualificazione di un vecchio stabile realizzato dal settore edile della stessa cooperativa.

Il fiore all’occhiello dell’edificio, si legge in una nota, è il risparmio energetico. I due terzi dell’elettricità che consuma la sede sono prodotti dall’impianto fotovoltaico sul tetto e tutte le funzioni per la gestione climatica, il ricambio dell’aria e l’intensità della luce sono regolate da un sistema di domotica computerizzata per garantire il minimo consumo e il massimo benessere delle persone. L’impianto è controllabile in remoto in ogni sua funzione tramite telefono cellulare.

Il gruppo Formula Servizi opera a livello nazionale e svolge servizi di pulizie, igiene e logistica civile e sanitaria, edilizia e facility management, archiviazione cartacea e digitale, servizi culturali e servizi alle persone, dalla gestione dei nidi all’assistenza domiciliare, fino alla gestione di strutture per disabili, soggetti psichiatrici e residenze sanitarie per Alzheimer.

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Trivelle in Adriatico, Affronte: “L’Europa sull’Adriatico e l’ambiente, lascia fare”

marcoaffronteeuroparlamentoLa scarna risposta dalla Commissione Europea in merito alla sua interrogazione del 17 luglio nella quale si chiedeva chiarezza in merito all’intenzione della Croazia di trivellare i fondali del Mare Adriatico alla ricerca di idrocarburi non lascia presagire nulla di buono.

Questa la risposta. “La Commissione desidera sottolineare che l’articolo 194 del TFUE garantisce il diritto degli Stati membri di stabilire la struttura generale del loro approvvigionamento energetico. Ciò non deve pregiudicare il conseguimento degli obiettivi vincolanti per il 2020, sia a livello nazionale che dell’UE, riguardo alla quota di energie rinnovabili nel consumo finale di energia, come previsto dalla direttiva sulle energie rinnovabili”.

“Non so se essere contento, perché la Commissione attribuisce sovranità ai singoli Stati, o preoccupato” – dice Marco Affronte (foto)– “perché in fondo è proprio quando si parla di aree comuni e beni comuni che l’Europa dovrebbe regolare i rapporti fra Paesi. L’Europa mette paletti quando e come vuole, ma sull’Adriatico e l’ambiente, lascia fare”. “Speriamo almeno” – conclude Affronte – “che l’Italia cerchi di tutelare l’ambiente marino, evitando di lasciarsi trascinare in una pericolosa e poco probabile corsa all’oro nero, sulla scorta di quanto ipotizza la Croazia. Ma non ci confido molto, visto quanto hanno dichiarato di voler fare, a più riprese, diversi ministri italiani. Noi, al contrario, dovremmo cercare di lavorare con i nostri vicini per indurli ad una politica ambientale più prudente.”

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Sul futuro del Sacra Famiglia parla il vicesindaco di Novafeltria

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di BERNADETTA RANIERI

Manca poco per “togliere il velo” sul destino dell’ospedale “Sacra Famiglia” di Novafeltria. Le voci che si rincorrono sono tante e diverse tra di loro: c’è chi dice che l’ospedale chiuderà, chi dice che funzionerà in maniera ridotta, dal mattino e fino alle 18, chi dice che verrà completamente trasformato in RSA. Una cosa è certa: il direttore generale dell’ASL Romagna Andrea Des Dorides non ha ancora deciso nulla e ha incontrato più volte i sindaci dei comuni dell’Alta Valmarecchia (Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, San Leo, Sant’Agata Feltria, Talamello) sollecitandoli di formulare delle osservazioni riguardanti non solo le peculiarità del territorio ma tenendo presente dell’intera Area Vasta. Per cercare di fare un po’ di chiarezza, abbiamo bussato alle porte del Comune di Novafeltria e parlato con il vicesindaco Ivana Baldinini.

Vicesindaco, l’ospedale “Sacra Famiglia” è destinato a chiudere o no?

Questa cosa la posso gridare a gran voce: non si deve assolutamente parlare di chiusura, ma piuttosto di riqualificazione dei servizi.

Ci spieghi meglio.

Innanzitutto, un territorio montano come quello di Novafeltria che abbraccia un bacino molto ampio dove da una parte ci sono paesi romagnoli e dall’altra paesi toscani non può chiudere. L’ingresso dei sette comuni dell’Alta Valmarecchia in Emilia Romagna è avvenuto anche grazie alle ampie garanzie che ci erano state date secondo cui il riordino dei presidi ospedalieri non avrebbe toccato l’operatività del nostro ospedale.

Quindi, siete già a conoscenza del futuro dell’ospedale?

Abbiamo più volte chiesto alla Asl di avere il quadro della situazione più chiaro possibile, ma dobbiamo attendere ottobre che si pronunci il direttore. La decisione dovrà sicuramente tener conto anche del fattore viabilità. Un territorio montano come il nostro ha una viabilità difficile. In più, Novafeltria (così come i comuni limitrofi) è composta maggiormente da popolazione anziana e sarebbe difficile pensare che gli anziani si facciano un’ora di macchina per raggiungere l’ospedale di Rimini per curarsi.

Tra le voci c’è anche quella che la struttura possa fondersi con una RSA (residenze sanitarie assistenziali, ndr)

Saranno due strutture separate. La casa residenza per anziani verrà realizzata entro il 2018 grazie ai fondi della Regione, della ASL della Romagna e dei comuni dell’Alta Valmarecchia e potrà accogliere un massimo di 28 persone. Adesso bisogna tutelare questo presidio che è fondamentale per il territorio. Sono stati già chiusi alcuni reparti e pensare che l’ospedale non ci sia più comporterebbe per la comunità un costo sociale molto elevato. Quello che ci auguriamo è, invece, il potenziamento dei servizi specialistici privati per anziani e bambini che ruotano attorno al nosocomio.

L’ospedale è la struttura sanitaria di riferimento in alta Valmarecchia, e ultimamente son stati fatti anche dei lavori di riqualificazione. Qual è l’assetto attuale?

L’ospedale è dotato di quasi 70 posti letto, con le Unità Operative di Chirurgia, Medicina, Lungodegenza, Pronto Intervento, Anestesia, Radiologia, Ginecologia, Fisiatria, Punto Prelievi, Day Hospital Oncologico, Sert, Psichiatria, nonchè gli ambulatori di Oculistica e di Ortopedia e Traumatologia. Negli ultimi anni sono stati fatti lavori di riqualificazione strutturali importanti: l’adeguamento e la messa a norma dell’impiantistica, l’antincendio e lavori strutturali dei reparti di Primo Soccorso, Donazioni AVIS, Punto Prelievi e Consultorio Familiare. Inoltre, son state fatte modifiche di viabilità esterna con la realizzazione di percorsi pedonali e percorsi dedicati ai mezzi di soccorso. Insomma, perchè fare tutti questi lavori se si vuol chiudere un ospedale?

Rispetto alle tante voci che circolano, che cosa si sente di dire ai cittadini della vallata? 

Che l’ospedale di Novafeltria non verrà chiuso. Potrebbero esserci delle modifiche nell’operatività della struttura, ma resterà attiva. Crediamo, come amministratori della “res publica” di doverci battere per un’integrazione dei servizi in modo tale da fornire una sanità migliore e stare dalla parte dei cittadini che hanno bisogno dell’ospedale “Sacra Famiglia” di Novafeltria.

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