Gloria Gaynor c’è, ma non canta: divampa un “Disco Inferno”

Pubblico allibito, al concertone di ieri sera in Piazzale Fellini la diva non sale sul palco e i Tramps tentano di salvare il salvabile. Nell’imbarazzo generale partono i fischi, poi gli insulti. L’organizzatore Gianni Succi prova a scappare, ma viene subito acciuffato e inscena un malore. Oggi gli interrogatori in questura.

di ALBERTO BIONDI

Mia mamma è una fanatica della musica soul anni ’70. Quando ha visto che in città sarebbe arrivata Gloria Gaynor ha pensato bene di comprare i biglietti per il concertone di Piazzale Fellini, uno per lei e uno per mio babbo. Trentatré euro ciascuno, posti laterali. Fin qui tutto nella norma, d’altronde è un’occasione unica per ascoltare dal vivo l’imperatrice della Disco Music. Con le consuete aspettative di chi è pronto ad assistere a un grande evento, i due si uniscono agli altri 5mila spettatori paganti radunati davanti al Grand Hotel. L’aria è frizzante, tutto fuorché estiva, e le persone indossano il mix di panni leggeri e pesanti tipico di chi non sa bene come regolarsi coi vestiti. Poco importa, presto ci si scalderà ballando a ritmo di “I will survive” e “Never can say goodbye”. Alle 21 comincia il Dj set firmato Radio Capital, che si prolunga smisuratamente tra le occhiate dubbiose dei presenti. Sarà un normale ritardo, ai concerti è normalissimo. Dopo circa un’ora le casse amplificano la voce del presentatore, che oscuro come la Pizia di Delfi comunica il suo rifiuto a salire sul palco “per ragioni di deontologia”. Mah, qui gatta ci cova. L’orchestra inizia dunque a suonare qualche brano strumentale, seguito ogni volta da pause imbarazzanti di quattro, cinque minuti. Dalle file dietro si alza un grido “non si sente!” e tutti concordano nella pessima qualità del sonoro. I maxischermi sono fuori uso e trasmettono la poco rincuorante schermata a bande colorate dei fuori onda tecnici. Cresce il ronzio dei borbottii e qualcuno viene persino fatto entrare a esibizione cominciata pagando un biglietto di sei euro. Emblema di correttezza. Alle 22.30 circa i Tramps fanno la loro comparsa sul palco e il concerto sembra finalmente imboccare la strada giusta. La band chiude con Disco Inferno, la hit indimenticabile, saluta il pubblico ed esce. Silenzio. Nella mente di ogni spettatore frulla una sola, insistente domanda: “ma la Gaynor dov’è?”. La pausa adrenalinica s’interrompe quando i Tramps tornano in scena riproponendo Disco Inferno in un bis oramai poco desiderato. Si cerca di guadagnare tempo, ma intanto le coriste hanno abbandonato il palco alla chetichella e gli orchestrali le stanno seguendo a ruota. Volano sedie e parole grosse. La polizia forma un cordone di protezione attorno al palco e gli animi si scaldano quando delle ragazze gridano “Ce l’hanno messo nel…”.

Tutti rivogliono i soldi del biglietto. Uno sconvolto membro dello staff annuncia che Gloria Gaynor non si esibirà e che nessuno prenderà una lira dal concerto. È il putiferio, ma per fortuna non si fa male nessuno.

Passo indietro: pare che all’origine del fiasco vi sia proprio una questione di cachet e un mancato bonifico sul conto corrente della diva. La Gaynor sarebbe infatti arrivata fino ai camerini, ma poi riscontrando il versamento fantasma per l’esibizione avrebbe deciso di andarsene. Diversa la versione di Gianni Succi, l’organizzatore, il quale sostiene che la cantante avrebbe alzato l’ingaggio di svariate migliaia di euro poco prima del concerto, patrocinato dalla Banca Malatestiana e dal Comune di Rimini. Quale che sia la verità, l’irrintracciabile Succi è arrivato a Piazzale Fellini a proteste ultimate, ha preso velocemente fogli e una valigia dalla roulotte-biglietteria e si è detto “sconvolto” per l’accaduto. Una volta in macchina non ha fatto in tempo a defilarsi che, colpito da un improvviso malore, è stato assistito dalla croce rossa sotto gli occhi vigili dei Carabinieri. Oggi Succi è stato convocato in questura per l’interrogatorio ed ora si dovrà capire se il pubblico pagante avrà indietro i suoi soldi. La verità emergerà nelle prossime ore.

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