Rifiuti, il sistema della chiavetta piace, la vuole l’80% dei residenti. In arrivo l’Ecoself. Stabile la differenziata

saravisintinCome va la raccolta differenziata a Rimini l’ha spiegato stamane l’assessore all’Ambiente Sara Visintin (nella foto durante il suo intervento) illustrando tutto ciò che l’amministrazione comunale sta facendo in questo importante settore. Le buone notizie ci sono ma è troppo presto per dire, bene, siamo sulla giusta strada. L’unico parametro per cui l’ambiente potrebbe dire davvero, grazie, riguarda la riduzione del rifiuto come prevede la normativa europea. Nel 2013 “sono stati conferiti 14 mila tonnellate di rifiuti” presso i centri ambiente della provincia di Rimini con 276 mila conferimenti. Per il 2014 non c’è ancora nessun dato. Che servirà a capire, ad esempio, l’efficacia dei progetti in corso come “Rimini riutilizza” e altri che come obiettivo hanno quello di “intercettare” gli oggetti prima che possano diventare rifiuto. Ampi chiarimenti sono stati forniti sulla situazione in centro storico con il nuovo sistema partito circa 6 mesi fa. Delle 1950 utenze domestiche, il 20% ha scelto il porta a porta; il restante 80% la chiavetta. Più bilanciato il dato per le utenze non domestiche: 53% porta a porta, 47% chiavetta.

La raccolta differenziata a Rimini è al 63% e dal  2010 ad oggi è cresciuta del 12%. Dal 2012 tuttavia l’incremento è di solo di 3 punti (questa la serie completa: 2010 48%, 2011 56%, 2012 58%, 59% 2013, 61% 2014). “Un aumento – ha comunque spiegato l’assessore – che porta la percentuale di differenziata nel complesso al 63% “vicino” all’obiettivo previsto dal piano regionale di gestione rifiuti che la fissa al 67%. Tra i dati illustrati interessante il dato “medio” di produzione di rifiuti di una famiglia: 30% organico, 10% di plastica, 23% carta, 12% indifferenziata, 10% vetro 15% di legno e sfalci. Molto positivi i numeri sul recupero degli oli vegetali esausiti. Sono cresciuti da 8 a 15 i punti di raccolta e in un trimestre sono stati raccolti 22 quintali di olio, tre volte tanto quanto si raccoglieva presso i centri di raccolta prima che nel settembre del 2013 partisse l’iniziativa. Tra le nuove iniziative è in programma l’avvio sperimentale di un progetto che prevede un contenitore stradale dedicato solo agli scarti vegetali che “sarà dotato di una serratura apribile solo da chi sarà in possesso di una chiave” specifica al fine (in casi analoghi fin troppo frequenti) di evitare conferimenti impropri. Quanto alla zona turistica, il 2014 è anche stato l’anno di un progetto sperimentale di raccolta porta a porta rivolto alla zona turistica (già servita dal porta a porta per le altre tipologie di rifiuti) tra Via Ariosto e Piazzale delle Medaglie D’Oro, coinvolgendo 1.200 utenze domestiche. Zona, quella turistica, dove già dal 2012 è stata attivata la raccolta porta a porta nella zona a mare per 9 mila utenze domestiche.

“Nell’ottica della riduzione del rifiuto, che la normativa europea individua come prioritaria, abbiamo messo in campo alcuni progetti – ha precisato l’assessore Visintin – stiamo mettendo in campo altre sperimentazioni come Ecoself, una stazione ecologica itinerante che ha lo scopo di raccogliere i rifiuti non conferibili nei sistemi di raccolta stradale come piccoli elettrodomestici; neon e lampade a basso consumo, toner e cartucce per stampanti. Inoltre sarà attivato un progetto sperimentale di raccolta degli scarti vegetali con un contenitore stradale posizionato in alcune zone residenziali. Il cassonetto sarà apribile solo da chi sarà in possesso di chiave, in modo tale da evitare conferimenti impropri”. Tra le azioni messe in campo anche l’aumento dei contenitori stradali di raccolta differenziata, la diffusione di un servizio porta a porta per l’indifferenziata e l’uso della compostiera domestica nell’area della Gaiofana “e la riorganizzazione dei centri ambiente approvata dal Consiglio Comunale – conclude l’assessore Visintin – che ha già portato ad un aumento degli accessi ai centri di oltre il 7%. Stiamo lavorando ad un servizio diversificato a seconda delle differenze delle singole zone del Comune, per migliorare quantità e qualità della raccolta differenziata e strutturarci così per la tariffazione puntuale”.

Tra le iniziative in cantiere, si segnala che dall’autunno sarà attivata una nuova campagna di comunicazione che prevede anche la realizzazione di una pagina web dedicata al mondo dei rifiuti con una “connessione” ai social media per amplificare l’informazione. Non mancheranno iniziative per il decoro urbano, soprattutto per cercare di “contrastare” alcune cattive abitudini come quella di non occuparsi delle deiezioni dei propri animali, gettare i mozziconi di sigaretta a terra, gomme da masticare e via dicendo. La sfida è (anche) diventare completamente civili. (d.c.)

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Rimini come Scampia? “Un caso al giorno per educarne cento”. La provocazione è del consigliere Eraldo Giudici (NCD)

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INCAUTI ACQUISTI Alcuni giovani mostrano interesse alle proposte di un venditore. foto lapiazzarimini.it

Un fenomeno non si verifica, e soprattutto non prolifica mai per caso. C’è sempre un motivo. O meglio ancora, degli interessi. Quali sono gli interessi dietro il fenomeno dell’abusivismo commerciale? I numeri parlano chiaro. Sulle spiagge ogni giorno, secondo le più recenti stime, 5-800 persone vendono abbigliamento e accessori con marchi generalmente contraffatti. Un danno enorme e gravissimo in primis per per i commercianti. Ma la questione va ben oltre. Lo sappiamo bene. Acquistare non significa più aiutare il “vu cumprà” di turno. Oggi non è più quasi mai così. I tempi sono cambiati. Il fenomemo è cambiato. A tratteggiarne e definirne i contorni ci ha pensato il consigliere comunale Eraldo Giudici (NCD) che, se volete, usa un incipit davvero provocatorio quanto efficace e innocuo: Abusivismo: una caso al giorno per educarne cento. Ma col passaparola, specifica Giudici.

Ecco la sua “breve analisi”. Quello dell’abusivismo commerciale – scrivi Giudici – assume aspetti diversi a seconda degli attori coinvolti e della loro provenienza etnica. Ci sono i cinesi che sembrano organizzati come uno stato nello stato, impermeabili ai nostri costumi, vocati al fabbricare e a commerciare, di costoro sono recenti i casi luttuosi che testimoniano la gravità di quello che è il vero problema la colonizzazione sleale della nostra società manifatturiera e del nostro tessuto commerciale.  C’è la malavita dei casalesi che sarebbero  i più radicati nei gangli economici del territorio, che avrebbero  capacità legale, professionale, economica per agire indisturbati, un pericolo interno difficile da individuare  eppure tremendamente efficiente. Ci sono i bengalesi volto sorridente dell’inciucio camorristico – cinese; non producono ma sono venditori, riuniti da schemi familiari allargati, nelle loro attività sarebbero inquadrati “de minimis”,  ma un semplice pallottoliere farebbe capire l’attendibilità dei loro libri contabili.

Dal nord Africa e dal Senegal – continua il consigliere di opposizione – provengono i veri vu cumprà da spiaggia, gestiti da strutture tribali a forte connotazione religiosa, prevalentemente musulmana, sarebbero riforniti da malavitosi italiani e cinesi, la merce partirebbe dal porto di Ravenna o dai canali di Prato, Ancona e Napoli. Accettare la presenza di certi fenomeni, al di là degli aspetti umanitari di singole persone che vanno aiutate secondo le leggi italiane e non secondo le dinamiche imposte dai neo schiavisti arabi, significa una connivenza con la malavita in quanto tale. Se non vogliamo  Rimini  come Scampia, occorre capirsi sui termini della questione, occorre agire in profondità con tutte le forze e la volontà di affermare principi di bene comune anche con iniziative educative. Occorre ricordare ai nostri turisti, che per la maggior parte provengono  da  – terre di Lega -,  che un  po’ di coerenza non guasta, non è che qui a casa nostra, liberi da freni inibitori,   possano foraggiare mercati illegali e dinamiche delinquenziali.

Che cosa fare quindi? Occorre – sostiene Giudici – contrastare gli acquisti irregolari, da fissare con fotografie scattate mediante il videofonino, per documentare l’atto dell’acquisto dell’oggetto ‘taroccato’, cristallizzando  l’illecito nell’istante  in cui viene commesso, e sanzionare tangibilmente,  non in modo spropositato rispetto al valore della merce acquistata, 30/100 Euro sarebbero sufficienti. Già accade in alcune città del Nord (Verona la capofila),  come a Firenze dove agenti della polizia municipale scattano fotografie con il videofonino per incastrare ‘in diretta’ chi acquista capi contraffatti dai vu’ cumprà, ovverosia per cessioni di merce fiscalmente irregolari. Disincentivare gli acquisti con volantinaggi sul lungomare da parte di agenti  in divisa di ronda, nessuna rissa sotto gli ombrelloni,  pochi agenti in tenuta da spiaggia con videotelefono e poi, al rientro, se del caso, la doverosa sanzione con prova  immediatamente documentabile: la foto – conculde il consigliere – non consente scappatoie.

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