Il 118 in Romagna, sul posto in 12 minuti nel 90% dei casi

A chi non è capitato, almeno una volta nella vita, di trovarsi in condizioni di emergenza nella necessità di chiamare il 118?Direttamente o indirettamente, più o meno ciascuno di noi ha fatto questa esperienza, molto spesso in preda al panico e alla comprensibile agitazione del momento. Ma come funziona esattamente il 118? Come utilizzarlo al meglio, ottimizzandone il servizio di alto valore sociale che lo caratterizza? Quali le informazioni che devono essere fornite agli operatori?118 romagna
Se ne è parlato su Teleromagna all’interno dello “Speciale Salute”, a cura dell’Ufficio Pubbliche Relazioni e Comunicazione dell’Azienda USL di Cesena, un format basato su puntate monografiche dedicate all’approfondimento sanitario per far conoscere il volto degli operatori e scoprire il funzionamento dei reparti di degenza, i percorsi di cura e gli ambulatori, attraverso interviste ai professionisti e testimonianze di pazienti. Nel dibattito, a cui hanno preso parte Alfio Gamberini, direttore della Centrale Operativa Romagna Soccorso e Giorgio Randi, coordinatore infermieristicodella Centrale romagnola, è stato ricordato che la primaria funzione del 118 è quella di recepire le chiamate di soccorso che provengono dal territorio, capire in brevissimo tempo, di solito sotto il minuto e mezzo, il problema, intercettando da dove arriva la chiamata e, mediante un’intervista telefonica, calibrando la gravità dell’intervento. E’ di fondamentale importanza infatti riuscire a trasportare chi ha necessità di soccorso nell’ospedale giusto, evitando viaggi inutili da un nosocomio all’altro.

Ma il 118 non va chiamato sempre. Su circa 116 mila interventi ogni anno in Romagna, un 20% sono successivi a chiamate per le quali non era effettivamente necessaria l’ambulanza, ma sarebbe stato sufficiente contattare il medico curante, la guardia medica o la guardia turistica. Il 118 – è stato ricordato sul grande schermo – va chiamato soltanto quando non si è in grado di recarsi con i propri mezzi all’ospedale e solo quando l’intervento non è di lieve entità. Un’altra criticità riguarda le informazioni relative alla posizione di chi chiede il soccorso. Comunicando, per esempio, il numero civico e la via dove è avvenuto l’incidente o comunque informazioni sui punti di interesse più conosciuti nei dintorni, cercando di informare l’operatore su qual è la vera natura del problema.Il soccorso nelle aree urbane arriva entro 12 minuti nel 90% dei casi. Il tempo di risposta è determinato anche dal numero dei mezzi impegnati sul territorio nel portare a termine interventi appropriati.

La Centrale Operativa Romagna Soccorso, con sede a Ravenna e centri di emergenza territoriali dislocati a Rimini, Forlì e Cesena, organizza periodicamente attività di formazione per coordinare il soccorso in mare rivolti a bagnini e Capitaneria di Porto, veri e propri avamposti del soccorso. Ogni stabilimento balneare già da diversi anni è dotato di defibrillatore e radio digitali che consentono la comunicazione immediata con la Centrale Operativa. (L.R.)

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Vendita illecita di alcolici, multe per 37 mila euro

venditaillegalealcoliciSull’alcool esiste non solo l’invito ad un assunzione consapevole e moderata per chi li consuma, ma anche tutta una serie di leggi da rispettare per chi li vende. E le cose, almeno secondo l’ultimo ‘bollettino’ della Municipale, fanno “traballare” visto e considerato che oltre la metà delle attività controllate è risultata fuori regola. Sono state una ventina le attività dislocate sul lungomare nella zona ricompresa tra Miramare e Torre Pedrera, tra bar, pub, ristoranti, negozi e gastronomie abilitate alla vendita, controllate dagli agenti della squadra amministrativa della Polizia Municipale di Rimini nelle notti comprese tra la seconda metà di giugno e la prima metà di luglio. Un’azione mirata – si legge in una nota di resoconto –  interamente dedicata alla prevenzione e al contrasto del fenomeno dell’abuso di alcool con particolare riferimento ai locali che vendono o somministrano alcolici in maniera illecita.

Dai controlli della polizia Amministrativa oltre la metà delle attività controllate è risultata fuori regola in relazione alla normativa sugli alcolici. Sono state elevate sanzioni ai titolari di otto “minimarket”, di due gastronomie (kebab) e di un pubblico esercizio per un totale di oltre 37 mial euro che speriamo entrino nella casse comunali. Gli agenti stanno accertando, inoltre, eventuali casi di recidiva. Nel caso, infatti, risultino contestate nel biennio due distinte violazioni relative all’obbligo di non vendere alcolici in determinati orari, è prevista la chiusura dell’attività fino a trenta giorni. Troppo poco.

La nota di Palazzo Garampi conclude con le “raccomandazioni”. Dopo le ore 22 è vietato vendere per asporto alcolici in bottiglie di vetro di qualsiasi capienza. Tale divieto è esteso tanto ai pubblici esercizi (bar – ristoranti), quanto alle altre attività di vendita. Per quanto riguarda la vendita di alcolici si ricorda inoltre che per i pubblici esercizi il divieto assoluto vige dalle ore 3 alle ore 6. Tutte le altre attività devono interrompere la vendita alle ore 24.

La normativa sugli alcolici, ricorda ancora la Polizia municipale, prevede che tanto i pubblici esercizi, quanto i circoli privati in cui si somministrano alcolici oltre le ore 24, devono avere presso almeno un’uscita del locale un apparecchio di rilevazione del tasso alcolemico e devono esporre all’interno e all’uscita del locale le apposite tabelle indicanti la descrizione dei sintomi correlati ai diversi livelli di concentrazione alcolemica nell’aria alveolare espirata. Dal 2012 è stato, inoltre, inserito il divieto di vendita di bevande alcoliche ai minori di anni 18 e l’obbligo per gli operatori del settore di chiedere all’acquirente l’esibizione di un documento di identità.

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Tumori ai bambini, dopo tanti (troppi) anni di silenzi, il Comune s’impegna

Il Consiglio Comunale di Rimini ha approvato all’unanimità la mozione  “Cause di morte per tumori nel comune di Rimini e patologie oncologiche nei minori” presentata dal consigliere di opposizione Eraldo Giudici che “impegna” il Sindaco ad una particolare attenzione al fenomeno delle malattie tumorali, specie quelle che colpiscono i più piccoli. Negli anni, infatti, i dati mostrano una crescita importante. Secondo quanto riferito dal consigliere, nel 1999 sarebbero stati 3 i casi riscontrati, altrettanti l’anno dopo, per salire a 4 nel 2001. Nel 2002 invece 7, mentre il salto ci sarebbe stato nel 2003, quando si sarebbero registrati ben 14 casi di tumore. Altrettanti casi nel 2004, mentre nel 2005 si sarebbe toccato iI record con 17 bimbi malati. oncologiabambiniIn tutta la vicenda ci sarebbe anche un’anomalia. I dati statistici di quel periodo, spiega Giudici, facevano registrare in Provincia non più di 7-8 casi l’anno (25 in Romagna, circa 104 in Regione e 1.600 -1700 in Italia). Il dato riminese, scrive ancora il consigliere, “era certamente da capire meglio”. Tant’è che allora venne preannunciato  un gruppo di studio, fra le strutture sanitarie di Bologna, Ferrara, Modena, Parma e Rimini. Ma da allora, niente.  Ora, annuncia con soddisfazione Giudici, è certamente positiva la decisione unanime del Consiglio Comunale di Rimini di sostenere un’iniziativa locale di monitoraggio del fenomeno delle patologie oncologiche, con particolare attenzione a quelle sui minori. Vogliamo sperare, conclude Giudici, che  per la particolare delicatezza della questione che abbiamo posto  l’Amministrazione Gnassi faccia seguire alle parole i fatti. Atti come questi, aggiungiamo noi, non dovrebbero neppure essere richiesti. Sono dovuti.

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Nomine nuove dirigenti Ausl Romagna, la Cisl: “Vogliamo chiarezza”

Sulla nomina dei dirigenti dell’Ausl unica, la Cisl Romagna non ha dubbi: questione di metodo, oltre che di merito. Proprio domani, alla vigilia della conferenza socio sanitaria, Cisl Romagna esprime una serie di dubbi soprattutto “sulle modalità con le quali la dirigenza dell’azienda è arrivata a formalizzare il documento di riorganizzazione”. Secondo il sindacato la «fase transitoria», secondo quanto dichiarato dai vertici dell’Ausl, individua “non meglio identificate figure dirigenziali d’area”, con funzioni di coordinamento per tutta l’Ausl romagnola, che potrebbero disegnare l’atto aziendale, la vera mappa della futura organizzazione sanitaria romagnola. Un documento importante, fa notare la Cisl. Tuttavia “in alcun modo condiviso”.

dirigentiauslromagna“Non riusciamo a capire – si legge nella nota – se siano di fatto stati individuati nuovi posti, se comportino un aggravio di costi con l’attribuzione del ruolo di dirigenti a figure che prima non lo erano (anche se non si tratta di nuove persone, come ha chiarito l’Ausl, potrebbero esserci costi in più), che tipo di “potere gerarchico” avranno nei confronti dei loro interlocutori nei singoli territori (i coordinatori, così come definiti, di fatto assumono funzioni sovraordinate rispetto alle attuali strutture complesse e potrebbero costituire un’anomalia giuridica). La prassi seguita dalla dirigenza Ausl non rispetta il protocollo concordato di relazioni sindacali e quindi ora chiediamo chiarezza, da un lato, e l’assicurazione che l’atto aziendale ci venga presentato il prima possibile (non a ridosso della sua applicazione) in modo da avere tempi certi per la discussione. Non come è avvenuto per l’istituzione dell’Ausl unica».

Qualche dubbio il sindacato lo pone anche sulla strategia scelta dall’Ausl: «Anche la fase transitoria, a nostro parere, deve rispettare quei principi di snellezza e risparmio economico con i quali è stata concepita e ci è stata presentata l’Ausl unica. Il criterio che abbiamo condiviso è sempre stato quello di spendere meglio, più che meno, per liberare risorse per migliorare e potenziare i servizi. Tutte le risorse possibili vanno quindi indirizzate verso la sanità, non certo all’individuazione di nuovi dirigenti».

Nell’incontro in programma domani sarà quindi indispensabile, secondo la Cisl, chiarire “il ruolo nella nuova organizzazione del distretto sanitario”, capire a che punto è l’implementazione della rete dei servizi di prossimità e soprattutto chiarire la natura dell’atto aziendale, che per Cgil Cisl Uil, altro non può essere che la traduzione organizzativa di scelte coerenti con i principi ed obiettivi condivisi con le quattro ex conferenze socio-sanitarie nel protocollo sottoscritto nel novembre 2013.

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