Oltremare, da tutta Italia per invocare rispetto per gli animali

delfiniprotestaoltremare2In occasione della giornata mondiale contro la cattività dei mammiferi, si è svolta oggi una manifestazione di fronte al Parco Oltremare di Riccione con lo scopo di informare “quanto dolore e quanta sofferenza” comporti questo tipo di attività. Una nota degli organizzatori spiega che “non solo delfini, ma anche rapaci, alligatori e altri animali” sono  “costretti a una vita che, se potessero, non sceglierebbero mai, una condizione di prigionia mascherata da divertimento, esibiti e mostrati a un pubblico troppo spesso inconsapevole”.

Oltremare – si legge ancora  – non è che una delle tante prigioni presenti sulla riviera romagnola: oltre agli zoo e agli acquari è importante mantenere alta l’ attenzione anche sulla delicata situazione del delfinario di Rimini, una macchia che finalmente aveva chiuso i battenti e che ora minaccia di riaprirli.

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I teatri italiani sotto ipoteca, storia di un sistema iperprotettivo e clientelare

culturarimini2di ALBERTO BIONDI

Il teatro è snob. O almeno, agli occhi del cittadino medio è diventato l’espressione più lampante dell’elitarismo culturale. Il santuario degli intellettuali e di chi finge di esserlo. In tutto questo c’è una distorsione pericolosa. Tra i macigni geometrici di Epidauro e il foyer della Scala non sono passati solo ventitré secoli, ma è l’idea stessa di teatro ad aver radicalmente cambiato maschera. Da luogo della comunità in cui esorcizzare il presente e costruire tessuto sociale a nicchia scintillante, accessibile a pochi, in cui vige una “carenza di democrazia” a nostra insaputa. Nello specifico, parliamo del sistema teatrale italiano. Quel che è emerso dal dibattito di ieri sera dal titolo “Et Voilà, liberiamo il teatro contemporaneo” voluto dal Comune di Rimini e Guaraldi Editore (nella foto, da sinistra: Davide Brullo, Roberto Naccari, Daniele Gualdi, Roberto Zaccaria, Giampiero Piscaglia, Simone Bruscia) è sostanzialmente questo: in Italia i problemi delle istituzioni politiche, degli organismi burocratici, tutta la ruggine del sistema legislativo e l’onnipresente clientelismo si ripercuotono anche sul settore della cultura. Tenendolo in ostaggio.

Il professor Roberto Zaccaria, ex Presidente Rai dal 1998 al 2002 e ordinario all’Università di Firenze, lo ha scritto nel suo recente libro Teatro. Il diritto & il rovescio (Guaraldi Editore, 126 pagg. 5,99 euro e-book) e lo ha ribadito in conferenza: “L’idea di questa pubblicazione è svelare i dietro le quinte della gestione degli spazi teatrali, in cui i cittadini e i loro rappresentanti politici non hanno margine decisionale ed ogni scelta ricade su funzionari del Ministero, capeggiati nello specifico da Salvatore Nastasi. Negli altri paesi è il parlamento che stabilisce le politiche culturali, da noi accade tutto a porte chiuse e senza una pianificazione a lungo termine”.

Allacciandosi al saggio di Zaccaria, il Presidente di Emilia Romagna Teatro Fondazione Daniele Gualdi ha toccato il nocciolo della questione che, come sempre, sono i finanziamenti: “È vero che il FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) è stato ridotto in questi anni e che ora ammonta alla stessa cifra che destina, in paragone, la Comunità Autonoma di Madrid, ma restano pur sempre 62 milioni di euro. Il punto è che vige una totale discrezionalità su chi meriti i soldi. Le decisioni che prima spettavano alle province e alle regioni stanno slittando verso un modello centralizzato e l’attuale decreto normativo in via d’approvazione non modifica la struttura del sistema. Il FUS premierà i Teatri Nazionali con una fetta del 20-25%, mentre per tutte le altre categorie si prevede una riduzione. Perciò si pone un altro problema: quali saranno i Teatri Nazionali?”. Di certo Roma e Milano, ma perché Napoli anziché Palermo? Firenze invece di Torino? Mancando di grandi metropoli, la sfida coinvolgerebbe i capoluoghi e i criteri di selezione sarebbero, ancora una volta, politici. “Per l’organizzazione tripolare che abbiamo (Modena, Bologna, Cesena) e per i vincoli sulle produzioni a cui andremmo incontro, – continua Gualdi – diventare Teatro Nazionale non ci converrebbe. Guadagneremmo un finanziamento di 200 mila euro a fronte di una perdita di 1 milione, e in tutto questo si avverte pesante l’assenza di un dibattito sul tema”.

Giampiero Piscaglia, Direttore Istituzione Musica Teatro Eventi del Comune di Rimini, ha ripreso l’argomento dei Teatri Nazionali definendola un’operazione ideologica: “Si cerca di copiare modelli europei che appartengono a sistemi completamente diversi dal nostro. Il vero cancro dei teatri in Italia sono gli scambi, cioè si vendono spettacoli prima ancora di produrli. Questo fa sì che si chiuda un occhio sulla qualità perché tanto l’acquisto è già avvenuto. Il nostro modello di finanziamento iperprotettivo ha generato in cinquant’anni un sottobosco di discrezionalità totale, con un management chiuso, mentre agli antipodi c’è il sistema anglosassone che per ogni penny di finanziamento pubblico deve raccogliere un penny sul mercato. Sarà ultraliberista, ma per lo meno si investe sul generare domanda anziché gonfiare l’offerta, cosa che qui non avviene”.

Roberto Naccari invece, Presidente dell’Associazione Santarcangelo dei Teatri, ha puntato il dito contro il nuovo decreto: “Mescola cose buone, come fissare a due mandati le direzioni artistiche e amministrative, e altre che non scalfiscono l’impianto generale, come ad esempio non riformare la gestione dei finanziamenti e il fatto stesso che Anastasi abbia già deciso quali saranno i Teatri Nazionali prima ancora di emanare il decreto. Chi ne uscirà vessato saranno ancora una volta le compagnie”.

Uno scenario catastrofico? Forse, ma le cose da fare ci sarebbero. Per non abbandonarsi a facili fatalismi si potrebbero detassare le donazioni ai teatri (che il decreto, così com’è, non prevede) e stimolare un dibattito politico e culturale. ERT, secondo quanto dice Gualdi, farà presente a tutte le forze politiche questa situazione nella nostra regione. Resta da chiederci se il tema acquisterà il peso che merita anche su scala nazionale.

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113.887 riminesi chiamati al voto

parlamentoeuropeoriminiDomani domenica 25 maggio anche nel Comune di Rimini si vota. Le 143 sezioni saranno aperte dalle ore 7 alle 23 che si insedieranno oggi alle ore 16. 113.887 gli elettori riminesi, 54.470 uomini e 59.417 donne, iscritti nelle liste elettorali. Lo spoglio avrà inizio subito dopo la chiusura delle urne, avrà inizio lo spoglio dei voti che sarà possibile seguire in tempo reale sul sito web www.comune.rimini.it sulle pagine dedicate appositamente alle elezioni europee 2014 di ‘Speciale elezioni’. Alle ore 12, alle 19 e, naturalmente, alle 23 i dati sulle affluenze.

Alla vigilia del voto, l’Ufficio elettorale del Comune di Rimini ricorda gli elettori a verificare per tempo il possesso dei documenti necessari per poter votare, ovvero di un documento d’identità e della tessera elettorale, per evitare negli ultimi giorni sovraffollamenti o code negli uffici preposti al rilascio.

Per il ritiro delle tessere elettorali non consegnate e per il rilascio dei duplicati, l’Ufficio elettorale rimarrà aperto sabato 24 maggio dalle ore 8 alle ore 19 e domenica 25 maggio dalle ore 8 alle 23. Dalle ore 8 alle 12,30 di sabato 24 maggio e dalle 8 alle 23 di domenica 25, rimarranno aperte in orario straordinario per il rilascio dei duplicati delle tessere elettorali le delegazioni anagrafiche di Viserba in via Mazzini 22; Villaggio I Maggio in via Bidente 1/P e Miramare in piazza Decio Raggi.

Esclusivamente per il rilascio delle carte d’identità rimarrà aperta dalle ore 8 alle 13 di sabato e dalle 8 alle 23 di domenica anche l’Ufficio Anagrafe di via Marzabotto 25.

Per le persone con ridotta capacità motoria, l’Amministrazione comunale ha predisposto, grazie alla disponibilità della cooperativa sociale “La Romagnola Onlus” un servizio di trasporto gratuito ai seggi. Il servizio è disponibile su prenotazione allo 0541/57188, nella giornata di domenica 25 maggio dalle ore 8 alle ore 18 con possibilità di prenotazione anche nella giornata di sabato 24 dalle ore 8 alle ore 12,30.

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