Tutto quello che si dovrebbe fare in Valmarecchia

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TERRITORIO Uno scorcio di Valmarecchia. In alto il borgo di Verucchio (foto lapiazzarimini.it)

Sanità, rifiuti, procedure e modalità relative alla riorganizzazione territoriale degli enti locali. Riprendiamo, con la massima sintesi, alcuni passaggi del gruppo Valamrecchia Battle Group. Perchè, come si sa  (anche se nei territori e tra i cittadini se ne parla poco), c’è in ballo qualcosa di grosso: la riorganizzazione degli enti locali in base alla legge regionale 20 del 20 dicembre 2012. Cerchiamo di capire meglio di che si tratta. Prendendo in considerazione, appunto, le questioni sollevate da Loris Dall’Acqua, Sandro Polidori e Christian Carrieri.

Riordino territoriale, crescita e sviluppo dell’ alta Valamarecchia. Quale modello organizzativo? “Dopo il passaggio di Regione – scrivono – i comuni dell’Alta Valmarecchia devono impegnarsi in un progetto di crescita e sviluppo che consenta all’alta valle e ai suoi cittadini di essere tutelata e valorizzata, di poter erogare servizi di qualità e di essere adeguatamente rappresentata negli organi di governo quali la costituenda Unione Montana (e il conseguente sub ambito nel quale dovrebbe essere rinchiusa l’area montana), e la Provincia, le cui sorti sono ancora incerte. Un obbiettivo come la fusione può rappresentare un’ottima soluzione ed una grande opportunità. La Comunità Montana purtroppo non è riuscita a favorire un dialogo in questo senso, e oggi non si può pensare di recuperare il tanto tempo perso in pochi mesi, se vogliamo dare all’alta Valmarecchia un futuro, dobbiamo puntare al coinvolgimento di tutti i comuni, compreso Montecopiolo. Occorre un progetto di fusione condiviso in cui possano sentirsi partecipi anche i piccoli comuni, per i quali, l’eventuale fusione, deve rappresentare un’opportunità e non un salto nel buio. Ricordiamo questo, visto che è stata avanzata una proposta di fusione tra Verucchio, San Leo e Novafeltria e ci auguriamo sia solo una boutade e non un’intenzione seria. Le sole ragioni economiche e i tempi stretti sono nocivi a qualsiasi ipotesi di fusione, vorremmo spronare il comitato ad abbandonare la meta del Comune Unico per il 2014, puntando a quella più ragionevole del 2016 e con quello che è il progetto più naturale ovvero il Comune Unico dell’Alta Valle. Qual è l’obbiettivo del comitato? Una fusione con chiunque sia disposto a fondersi con Novafeltria subito per andare elezioni nel 2014 o la realizzazione di un grande comune dell’alta Valmarecchia? Una fusione è un insieme di comunità che decidono di diventare una comunità più grande, non si tratta del comune più grande che assorbe e ingloba il più piccolo, a queste comunità occorre in primo luogo un’adeguata informazione ed il tempo necessario per metabolizzare l’idea. Le sole ragioni economiche e i tempi stretti sono nocivi a qualsiasi ipotesi di fusione, vorremmo spronare il comitato ad abbandonare la meta del Comune Unico per il 2014, puntando a quella più ragionevole del 2016 e con quello che è il progetto più naturale ovvero il Comune Unico dell’Alta Valle. Accettare proposte intermedie sarebbe come accontentarsi dell’uovo oggi rinunciando alla gallina del domani!”

C’è poi il tema, delicatissimo, dell’offerta di servizi e prestazioni erogate dal sevizio sanitario pubblico. In altre parole dall’ospedale “Sacra Famiglia” di Novafeltria. “I cittadini della Valmarecchia lo sanno che si taglia sulla sanità italiana e invece si investono risorse su quella deI Salvador? E’ stato inaugurato l’ospedale rurale di Chalchaupa in Salvador realizzato con un programma di 2,5 milioni di dollari della cooperazione italiana del 2009. E’ stata inoltre finanziata la formazione di un’unità sanitaria che assiste 600 nuclei familiari nelle zone rurali e 1800 nelle aree urbane. In Italia invece si chiudono gli ospedali esistenti senza soffermarsi tanto sulla vastità del territorio e per fare gli accertamenti i cittadini devono aspettare mesi! Visto l’andazzo c’è da chiedersi se le provette delle analisi raccolte all’ospedale di Novafeltria viaggino alla volta di Pievesistina con mezzi refrigerati o in ambulanza. Chi ci rassicura che appena pronte le 16 stanze di chirurgia all’ Infermi di Rimini, tutto il reparto di chirurgia a Novafeltria non venga smantellato? Al Sacra Famiglia da oltre un anno c’è un’area transennata dichiarata pericolante, non ci risulta che esista un progetto di recupero. Cosa dobbiamo pensare? In diversi ci hanno segnalato che quando si effettua una prenotazione attraverso il Cup la tendenza è quella di dirottare verso altri ospedali e solo dopo una certa insistenza si ottiene una prenotazione a Novafeltria vedono di darti una data. Servirebbe un pronto intervento adeguato, un miglior servizio di ambulanze per il territorio, una specifica eccellenza ospedaliera da posizionare nel Sacra Famiglia.”

Altra questione scottante riguarda la raccolta dei rifiuti solidi urbani. Sul territorio le aziende che vi operano sono due: Hera (in bassa Valmarecchia) e Montefeltro Servizi (in alta valle). “Tra gli obbiettivi che gli amministratori della Valmarecchia dovrebbero porsi ci dovrebbe essere quello di organizzarsi al meglio per far pagare meno lo smaltimento dei rifiuti ai cittadini. Ragionando in un ottica di vallata, in questo caso a 12/13 ci chiediamo per quale motivo non sia mai stato richiesto un preventivo ad entrambe le ditte per servire tutti e 12 /13 comuni, un bando simile avrebbe potuto far abbassare i costi vergognosamente alti nonostante, l’aumento della raccolta differenziata, contribuisca notevolmente ad abbassare i costi di smaltimento sia per le amministrazioni che per le aziende. Forse il fatto che i comuni sono anche soci delle municipalizzate può rappresentare un limite? Così fosse i comuni non avrebbero il compito di perseguire politiche che ricerchino il meglio per la collettività?”

Gli scenari futuro non promettono nulla di buono secondo il Valmarecchia Battle Group. Ecco perchè. “Le Unioni furono istituite come una fase di passaggio di collaborazione tra comuni, una fase transitoria nella quale i comuni aderenti avevano l’opportunità di conoscersi, di mettere insieme i servizi contenendo la spesa, provvedere ad unificare gli uffici e stabilire strategie comuni sino a suggellare questo percorso con la trasformazione dei comuni facenti parte in un Comune Unico. Ma nelle Unioni esistenti quanto è stato fatto per contenere i costi e per omogeneizzare i servizi? Quali forme di autocontrollo sono state messe in campo al fine di controllarne la reale convenienza? Reputiamo grave che le Unioni non abbiano voluto porsi la fusione come obbiettivo finale, grave che non abbiano voluto darsi un calendario come se non volessero prendersi impegni precisi ed il risultato si è visto: una volta uniti alcuni servizi non ci si è impegnati nell’andare oltre. Un’ Unione efficiente avrebbe stabilito (come era previsto dalla normativa) una durata di dieci anni alla fine dei quali provvedere alla fusione. Dieci anni in cui i comuni avrebbero dovuto darsi delle regole e dei tempi e ritrovarsi alla fine con il raggiungimento di un unico comune al quale mancava a suggello di quest’opera solo un passaggio ovvero lo scioglimento dei consigli in favore di uno unico. Un lasso di tempo che sarebbe stato funzionale anche sui cittadini per i quali il cambiamento non avrebbe rappresentato un salto nel buio ma lo avrebbero colto come esempio di funzionalità amministrativa. Col riordino territoriale si fanno largo le Unioni di nuova generazione, unioni innaturali, troppo ampie attraverso le quali sarà molto difficile per i piccoli comuni mantenere una propria dignità”.

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