Mobilità in Valconca, l’auto regna sovrana. I risultati di uno studio

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di ALBERTO BIONDI

Europa Inform Consulting ha condotto, con il contributo del Ministero dell’Ambiente, un’analisi sullo stato attuale della mobilità in Valconca. Sotto esame numerosi comuni della vallata, con particolare attenzione per Morciano e San Clemente. Obiettivo del rapporto è di fornire i dati statistici sulla mobilità sostenibile, gli utilizzi di mezzi pubblici e privati, le percentuali di condivisione dei mezzi e l’uso della bicicletta.

Come principali aree di studio sono stati scelti l’Istituto Superiore Gobetti-De Gasperi di Morciano e l’area industriale di Casarola (San Clemente) dove sono stati distribuiti 700 questionari a studenti e lavoratori. Dai risultati è emerso che per recarsi a scuola 7 studenti su 10 utilizza i mezzi pubblici (lamentando comunque la scarsa puntualità, l’affollamento e il caro biglietto degli autobus) e che anche i residenti a Morciano o San Clemente, dunque a meno di cinque chilometri dalla scuola, utilizzano in percentuali bassissime la bicicletta. Tra i principali fattori che fan restare le bici in garage si conta la mancanza di piste ciclabili sicure e il freddo nelle stagioni invernali.

I dipendenti dell’area industriale di Casarola, invece, registrano una percentuale leggermente superiore nell’utilizzo della bicicletta, il 6%, ma il primato (con l’85% degli intervistati che la utilizzano) spetta all’auto. Vuoi perché le ditte della zona attirano lavoratori da un bacino piuttosto largo di territorio, ma la comodità e indipendenza di utilizzo della macchina, contrapposte ad abbonamenti troppo salati e ad orari incompatibili con i turni di lavoro, fan sì che il trasporto pubblico sia usato da pochissimi lavoratori. Le alternative, però, vengono prese sempre più in considerazione alla luce dei rincari nel costo dei carburanti e alla riduzione nelle vendite di automobili. Anche per questo il fenomeno della condivisione della macchina (car pooling) viene considerato una soluzione valida da molti e se solo il 27% degli intervistati che han dichiarato di usufruirne “qualche volta”. Se lo facessero più regolarmente, si avrebbe già una positiva inversione di tendenza.

E’ stata presa inconsiderazione anche la mobilità casa lavoro dell’ospedale “Cervesi” di Cattolica. Nel rapporto si legge che Sono stati consegnati 200 questionari e ne sono ritornati indietro 84, con una percentuale di risposta del 42 per cento, un risultato che rende molto significativi i dati che verranno di seguito esposti. Nell’insieme il gruppo d’età più rappresentato è quello dei trentenni (4 su dieci), poi a seguire i quarantenni (un po’ meno di un terzo) e terzo per numerosità i cinquantenni. Sono invece poco presenti i giovani sotto i trent’anni e ancora meno gli ultrasessantenni. Decisamente molto ampio il ventaglio dei comuni di provenienza dei dipendenti dell’Ospedale: in totale sono ben 22, anche se la metà si concentra nei quattro comuni limitrofi di Cattolica, Gabicce Mare, San Giovanni e Gradara. Da Rimini, Riccione e Pesaro, comuni allineati lungo la costa, arriva un dipendente su quattro. Il resto si distribuisce tra tutte le altre località, diverse delle quali appartenenti alla confinante provincia di Pesaro-Urbino.

In genere – continua a spiegare il rapporto – l’auto, anche per le distanze brevi, è il mezzo di locomozione più utilizzato. Escluso pochissimi intervistati che hanno dichiarato di non averne nessuna, la stragrande maggioranza ne possiede almeno una (29 per cento), soprattutto due (65 per cento) e una minoranza anche di più. Ad utilizzare l’auto quotidianamente sono, in prevalenza, l’intervistato e il coniuge, tanto più se
lavora (73 per cento degli intervistati). Con minore frequenza l’auto è a disposizione dei figli e dei genitori. Nonostante la vicinanza (uno su cinque vive a meno di due chilometri dal luogo di lavoro) pochi ricorrono alla bici e meno ancora al bus o al treno, nonostante, in quest’ultimo caso, un intervistato su tre risieda in una località (Imola, Cesenatico, Rimini, Riccione, Pesaro, ecc.) collegata da linee ferroviarie.

E allora la domanda è sorta spontanea. Quale sarebbe stato il comportamento se un giorno, per un qualsiasi motivo, l’auto non fosse disponibile? La risposta che ha ottenuto più consensi, una su quattro, dice che “si farebbero accompagnare da un familiare”, ovviamente chi non abita troppo lontano. Un po’ più di una risposta su dieci propenderebbe per la bici, magari andrebbe a piedi, oppure prenderebbe un bus. Anche la richiesta di un passaggio ad un collega trova un certo consenso, poi in ordine decrescente il noleggio di un’auto, la richiesta di un giorno di ferie e altro.

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