“L’epopea della crisi politica santarcangiolese”

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di LORIS DALL’ACQUA

Anche i ricchi piangono e anche i miti crollano! Dopo più di 60 anni, quello che fino a pochi anni fa era considerato uno dei tanti feudi rossi, da qualche giorno si ritrova, come mai accaduto prima, col sindaco dimissionario. A cosa si deve la crisi di questa maggioranza? Di chi è la responsabilità di questa situazione? I partiti di maggioranza lanciano accuse a destra e a manca, ma senza mai un briciolo di autocritica, che in questo caso sarebbe veramente necessaria. Come per tutti i mali, quando non si provvede a curarsi e si trascurano quei sintomi iniziali che col tempo si fanno sempre più acuti, poi ci si accorge che c’è un problema e che è troppo tardi per curarsi.

I primi sintomi risalgono alla fine della scorsa legislatura, quando due consiglieri di maggioranza escono dal partito sbattendo la porta e criticando aspramente quella politica del mattone per la quale si stava contraddistinguendo la precedente amministrazione, e per un modus operandi non più accettabile, uno strappo che fu alla base della nascita della locale lista civica. Già all’avvio della nuova legislatura, avvenuto quattro anni fa, si levarono critiche alla nuova amministrazione rea di proseguire all’insegna della continuità politica di chi li ha preceduti, strali che giungono non solo dalle fila dell’opposizione, ma anche della maggioranza.

Critiche sugli strumenti urbanistici, sull’ Asp e sulle sorti dell’Ospedale, critiche che in passato sono giunte anche dal Psi, anche se oggi è l’unico alleato rimasto a sostenere la maggioranza, ma in passato non ha lesinato accuse all’amministrazione Morri. Frattura con l’Idv che passa all’opposizione, situazione che comporta anche un imponente rimpasto di giunta. Venendo agli ultimi mesi, sono due consiglieri del Pd ad esprimere i propri distinguo e il problema è sempre quello: l’oligarchia di quel partito in cui sembra che pochi decidono e gli altri siano considerati solo quelli che in consiglio dovrebbero alzare passivamente la mano per avallare qualsiasi cosa, roba da Medioevo.

Con le dimissioni del Sindaco inizia il conto alla rovescio in cui ci sono i 20 giorni previsti per legge entro i quali Morri può provare a ripresentare un bilancio sul quale sperare di trovare una maggioranza, diversamente le dimissioni diventerebbero effettive. Chi ha la responsabilità di questa situazione è il Sindaco che non ha saputo ascoltare i malesseri palesi tra le fila della maggioranza, ma soprattutto il suo partito, il Pd che nulla di sostanziale ha fatto per risolvere le discrepanze che si stavano accentuando. Il voto in consiglio non è una semplice alzata di mano, ma significa assumersi delle responsabilità e talvolta non solo politiche, non va “condannato” chi decide di non prestare il fianco ad una gestione sbagliata, ma piuttosto chi in maniera politicamente arrogante considera le proprie scelte al di sopra di ogni giudizio, facendo sempre orecchie da mercante di fronte alle problematiche più volte espresse dagli alleati.

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