L’alta Valmarecchia si mobilita per difendere il proprio ospedale

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Si avvicina il “Sacra Famiglia’s day” e l’alta Valmarecchia non sarà impreparata. Il 2 ottobre è convocato infatti il Consiglio comunale aperto di Novafeltria, all’interno del Teatro Sociale alle 18.30. Quello che da tempo l’opposizione e diversi gruppi di cittadini richiedevano, è diventata quindi un’iniziativa bipartisan, dove anche la maggioranza e soprattutto il Pd dell’alta Valmarecchia hanno dovuto ammettere che qualche dubbio sul futuro dell’ospedale “Sacra Famiglia” c’è. Non fosse altro per l’annosa questione della Rsa mai completata ai tempi dell’Asur Marche, ma nemmeno dall’Ausl di Rimini, nonostante il finanziamento da 1.750.000 euro sia ben presente nel triennale dei lavori che scade quest’anno.

Il progetto iniziale, è ormai chiaro a tutti, non verrà portato avanti, ma “aggiornato” alle nuove esigenze del territorio secondo le scelte impostate dalla Regione Emilia Romagna nell’ambito dei presidi sanitari: l’idea è di creare la cosiddetta “Casa della Salute” con servizi ambulatoriali specialistici, guardia medica ed eventualmente altri posti letto. Oltre ad una Casa Protetta per anziani come era al principio con la Rsa, e che oggi diventa una necessità impellente stante il “trasloco” da quella vecchia di Novafeltria, non più idonea secondo l’Ausl, ad un edificio di Talamello di proprietà della Diocesi. Quello probabilmente è stato il campanello d’allarme: da quel momento, cioè pochi mesi fa, l’attenzione sulla sanità è cresciuta sempre più, fino ad arrivare appunto alla convocazione di un Consiglio comunale ad hoc “aperto” anche alla partecipazione dei cittadini e, in particolar modo, dell’Ausl di Rimini, che sarà chiamata a dare risposte certe sia sul programma attuale (non il succitato triennale, che è stato disatteso) e soprattutto sul futuro, visto che la preoccupazione che si perdano altri servizi è reale. Già, servizi che vengono a meno, questa è l’idea che si sono fatti un po’ tutti in alta Valmarecchia, anche se poi non è proprio così: per prima cosa ci si dimentica che nel triennale c’erano, oltre al completamento della Rsa, svariati milioni di euro di interventi che comunque sono stati fatti e altri ne sono partiti. Poi è vero che la chiusura del Punto Nascite ha suscitato proteste plateali, compreso un corteo delle mamme lungo le strade feltresche, ma è anche vero che tale chiusura era prevedibile se non auspicabile in quanto gli standard richiesti oggi sono elevatissimi e non è più pensabile mantenere in piedi un servizio del genere con pochi “casi” all’anno, quando a Rimini vengono ormai gestiti tutti i parti della provincia, con tutti i reparti e specialisti che, all’occorrenza, possono intervenire. Cosa che a Novafeltria non potrebbe avvenire, ovviamente, e in caso di necessità si dovrebbe andare comunque a Rimini. Insomma, in parole povere, era rischioso. Però, e qui hanno invece ragione i cittadini, deve essere garantito tutto il resto in loco, dal pediatra alle visite specialistiche perché è impensabile che per 9 mesi si faccia la spola dalla Valmarecchia a Rimini più volte a settimana.

Lo stesso dicasi del laboratorio analisi, che ora lavora solo in caso di urgenza o quasi, ma che di fatto è stato “dirottato” come tutti gli altri della zona a Pievesistina: le analisi vengono effettuate comunque a Novafeltria, ma elaborate fuori. La miglioria del servizio è un’altra: i risultati arrivano in tempo reale sul computer dei medici preposti, che è poi l’obiettivo principale del servizio. Però, e qui c’è una discussione in atto da mesi, la strumentazione del Sacra Famiglia va mantenuta in funzione e ci vuole comunque il personale specializzato. L’altra perplessità, ma è anche la più grande, è quale sarà il futuro di questa struttura in tempi di spending review e di Area Vasta: quali servizi d’eccellenza verranno qui gestiti, a garanzia della sua permanenza? Se nella vicina Santarcangelo tale sicurezza è data dalla Senologia, a Novafeltria cosa arriverà? E arriverà in tempo, cioè prima che tutto il resto venga trasferito a Rimini? Sono queste le domande che la gente e i movimenti politici si pongono e che, forse, il 2 ottobre avranno risposte. Nel frattempo su facebook è partita l’organizzaizione della “accoglienza” all’Ausl e agli amministratori protagonisti di queste scelte: “Un’accoglienza che non dimenticherete”, avvertono. (D.B.)

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