INCHIESTA Aeradria sulla pista di rullaggio

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di DOMENICO CHIERICOZZI

Nel giro di un anno sul “Fellini” è successo un po’ di tutto. A marzo dell’anno scorso, secondo studi nazionali finiti sul tavolo dell’allora ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera, i piccoli aeroporti regionali dovevano praticamente chiudere. Poi, a gennaio appena passato, la buona novella: il “Fellini” è aeroporto di interesse nazionale nel firmamento con altri 30 scali. La festa però è finita presto. Aeradria, la società che l’aeroporto lo gestisce dal 1962, bussa al Tribunale di Rimini con richiesta di un piano di concordato in continuità. Ovvero di avvalersi di una recente novità introdotta dal Decreto Sviluppo (L. 34/2012) che consente di affrontare con strumenti “innovativi” le crisi aziendali. Aeradria è “tecnicamente fallita”.

Perchè e come sia potuto accadere (nonostante alla società non sia mai mancato il sostegno economico) è la principale domanda alla quale si dovrà trovare risposta nei prossimi mesi. Ma non è l’unica. Visto e considerato che febbraio, oltre che il mese delle delibere per i finanziamenti pubblici, è stato anche il mese degli esposti. Uno del consigliere Fabio Pazzaglia (Sel Fare Comune), l’altro della consigliera Carla Franchini del Movimento 5 Stelle. Per cui la questione “Fellini” ha già varcato la soglia degli uffici della Procura della Repubblica di Rimini e quelli dei confini locali andando direttamente a Roma alla Corte dei Conti. Che cosa vuole l’opposizione? Sulla società, che è partecipata e a maggioranza pubblica, le forze politiche di minoranza chiedono agli organi competenti di verificare se nella concessione di finanziamenti pubblici da parte del Comune di Rimini (considerato il palese e grave stato di crisi del “Fellini”) si ravvisi il “danno erariale” o se ci siano stati, ai vari livelli della società che gestisce lo scalo, altri eventuali tipi di reato. Insomma, gli organi giudiziari sono stati “invitati” ad occuparsene. E sarà da procura e magistratura contabile che dovranno arrivare le risposte.

Dalle ipotesi alle certezze. L’ultimo bilancio disponibile che fotografa i conti del “Fellini” riguarda il 2011. Diversi punti da chiarire. E’ stato approvato il 27 novembre del 2012 dopo quattro revisioni. Perchè tanta indecisione? Anche per quello del 2010 non sono stati rispettati i tempi. Se a questo si aggiungono i tanti i campanelli d’allarme lanciati sia dal Collegio sindacale sia dalla società di revisione dei conti, ecco che altri dubbi emergono. Senza considerare – come scrivono i revisori – l’opacità nei comportamenti, ovvero la mancanza di documenti a supporto di alcune significative voci di bilancio. Per intenderci. Al momento come stiano le cose nessuno lo sa esattamente.

Sulla vicenda Aeradria ci sono questioni politiche e tecniche che si mescolano. Per molti osservatori è evidente che il management di Aeradria si debba dimettere il prima possibile. Cosa che il suo presidente, Massimo Masini (foto), non ha escluso fare anche prima del giugno del 2013, scadenza naturale Cda. Per il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, meglio “non gettare alle ortiche tutti i sacrifici e gli investimenti fatti fino a questo momento” e “evitare il rischio di vedere il Fellini chiudere i battenti con le conseguenze devastanti che tutti possiamo immaginare: tante persone senza più un lavoro, creditori senza nulla in mano e una città priva di uno strumento fondamentale per il nostro sviluppo”. Tuttavia stanno emergendo, giorno dopo giorno, questioni che, se confermate, dovranno essere quanto meno giustificate da chi di dovere. I fatti sono ormai noti. I consulenti di Aeradria sono ancora al lavoro. Il piano, che doveva essere depositato in Tribunale il 28 febbraio, con apposita istanza di Aeradria è stata richiesta e ottenuta una proroga di un mese. Quindi il destino di questa realtà sarà più chiaro a fine mese.

Secondo le ultime notizie, ci sarebbero in corso trattative per la “privatizzazione” del Fellini con almeno tre soggetti e “con uno di questi è molto seria” ha detto di recente presidente della Provincia di Rimini, Stefano Vitali. Questo è quanto. Che dire. Dopo aver ficcato Riminiterme nel vicolo cieco della cooperativa immobiliare reggiana Coopsette con i suoi mega progetti (tutt’ora sulla carta) a Rimini sud, aver messo in ginocchio la Cassa di Risparmio di Rimini, la sensazione e che un altro gioiello dell’economia locale stia per finire in chissà quali mani. Speriamo buone.

Un po’ di numeri. Aeradria è dal 2005 che tenta di raggiungere gli obiettivi di “autosufficienza”. E il sostegno economico non gli è mai mancato. Il Piano degli investimenti e di sviluppo e programmazione economica finanziaria è stato condiviso tra i soci dal 2008 ad oggi. L’ultimo atto approvato dal Cda di Aeradria è stato nella seduta del 27 marzo 2012 a valere per il periodo 2012-2015 che presenta un conto importante: 94,8 milioni di euro di investimenti di cui 63,2 per interventi da soggetti diversi da Aeradria e 30,8 per interventi invece a carico della società. Che proprio quest’anno, secondo i piani, avrebbe dovuto raggiungere il pareggio di bilancio. Quanto ai più recenti apporti di capitali pubblici, nel 2013 registriamo quelli del Comune di Rimini (per 729 mila euro), del Comune di Riccione (319 mila), Fiera di Rimini e Camera di Commercio (per complessivi 3 milioni). Aeradria presenta col bilancio 2011 una perdita di 6,2 milioni di euro, in miglioramento rispetto ai 7,6 del 2010. Il totale debiti verso banche nel 2011 è di 13 milioni (nel 2010 era di 12,4), quelli verso fornitori  15,8 (erano 8,3 nel 2010). Infine il fatturato: 15,9 milioni nel 2011 contro i 10,9 del 2010 con costi di produzione più che superiori pari 19,5 milioni nel 2011 (16,2 nel 2010). La ricaduta economica indotta sull’economia locale è stata stimata da Aeradria intorno ai 900 milioni di euro. Nonostante l’articolo 20 dello statuto preveda la possibilità avere un direttore generale, Aeradria non ha mai pensato di nominare una figura manageriale così importante per affrontare la “battaglia” dei cieli. 

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