Giovani energie nel Borgo, il debutto di Niccolò Moscatelli

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DEBUTTO Niccolò Moscatelli al lavoro. Quadri e sculture da ammirare in questa prima mostra del ventunenne riminese allestita nella splendida cornice del Borgo San Giuliano e "l'eterno" Ponte di Tiberio

di ALBERTO BIONDI

Sono passati un sacco di anni, ma Niccolò è sempre lo stesso. Smilzo, pelle chiara, capelli nerissimi che stanno un po’ dove pare a loro. Ci sediamo a un tavolino all’ombra della Vecchia Pescheria e ordiniamo qualcosa da bere, come è d’obbligo tra vecchi amici. Visibilmente orgoglioso, tira fuori dallo zaino un volantino bianco con la scritta “Così come un ponte, il volto e il tempo”, mostra d’arte contemporanea a cura di Niccolò Moscatelli. “Abbiamo stampato anche le locandine, oltre ai dépliant. Davvero, non credevo venisse una cosa così… – scherza, mentre aspettiamo le nostre birre. – Questa mostra ha decisamente superato le aspettative del suo curatore, per quello che mi ero immaginato in partenza”.

Dunque Niccolò, perché questa mostra?

“Così come un ponte” è nata, se vogliamo, un po’ dal luogo stesso in cui è allestita, la Bridge & Con-temporary Gallery di Borgo San Giuliano, a due passi dal Ponte di Tiberio. Diciamo che il fatto che ci sia il ponte vicino calza a pennello. Il ponte è simbolo del trascorrere del tempo per due motivi: uno perché al di sotto passa il fiume, e quindi si lega al discorso filosofico del “panta rei”, del tutto scorre; ma soprattutto perchè il ponte è metafora di un passaggio.

Aspetta, spiegati bene…

Quando cammini su un ponte puoi guardare avanti, verso l’altra sponda, verso la sua fine, o volgerti indietro da dove sei partito. É il simbolo di un transito. Ed è così che il ponte rappresenta il tempo. Il Ponte di Tiberio è lì da duemila anni, pieno di scheggiature, di macchie, esattamente come un volto che invecchia. Quindi mi sono detto che se il ponte è il simbolo del tempo che passa, il volto ne è lo specchio, ne porta le tracce. E da qui mi è venuta l’idea di organizzare una mostra proprio sul volto, in un luogo così speciale.

Quali sono gli artisti che esponi?

Ho scelto tredici quadri e quattro sculture. I pittori sono tre, La Motta, Giovagnoli e Frisoni, e lo scultore è Francesco Bombardi. Sono tutti artisti della zona già affermati e conosciuti.

Presentaceli un po’. La Motta?

Alessandro La Motta dipinge volti di statue greche su tavole di rame ossidato. Se vogliamo, possiamo leggervi due prospettive collegate al titolo della mostra: la nostalgia per una classicità oggi perduta, rappresentata dalle teste classico-mitologiche, e al tempo stesso una speranza nel conservare quei resti per farne segni di una società futura.

Su Frisoni e Giovagnoli cosa ci puoi dire?

Davide Frisoni è un famoso pittore di Rimini che alla mostra porta una serie di grandi volti in bianco e nero bloccati in una stasi materica, con un gioco di riflessi di luci inesistenti sullo sfondo delle tele. Sono opere molto energiche. In più per “Così come un ponte” abbiamo chiesto un trittico di teschi, dal titolo “Custodia”, che si lega perfettamente al concept della mostra: il teschio infatti racchiude l’uomo in quanto ne contiene il cervello, e ciò che resta dell’essere umano nel tempo sono solo le ossa. La custodia, appunto. Poi abbiamo Luca Giovagnoli, anch’esso di Rimini, che dipinge quadri dal sapore di una foto ricordo, con un’attitudine che può ricordare il pop anni ’60. Il colore è steso con una cura tale da far sembrare le immagini fresche, creando una pittura che si offre gratuita, al di fuori di schemi filosofici, non sovrapensata.

Questo per quel che riguarda i quadri. E c’è anche uno scultore…

Sì, Francesco Bombardi. É uno scultore di Meldola molto bravo, che alla mostra espone quattro sculture. Sono teste di ferro e terracotta scolpite seguendo un canone fortemente arcaico. La cosa interessante da dire è che possono ricordare volti totemici, e quindi è come se Bombardi “riesumasse” dei reperti da una immaginaria Etruria africana per scavare nel subconscio individuale e trovarvi i simboli, tribali, di un inconscio collettivo. Le sculture vengono lasciate arrugginire naturalmente e in seguito vengono ricoperte da una patina terrosa, che blocca il processo lasciandoli in una rovina perpetua.

Gli artisti saranno presenti all’inaugurazione?

Certamente.

Che pubblico ti aspetti di vedere alla mostra, e chi vorresti in particolare?

Per esperienza personale posso dire che alle mostre vanno i pittori, i figli dei pittori e in generale un pubblico adulto. Anche in Francia (dove Niccolò studia storia dell’arte alla Sorbona di Parigi) il target di età resta più o meno lo stesso, benché là ci sia forse una sensibilità per l’arte maggiore che qui. Proprio per questo motivo vorrei attirare i giovani, a priori e ingiustamente esclusi dal pubblico di questi eventi, innanzi tutto rendendo la mostra libera e gratuita. La scelta del dj set con musica elettronica è stata pensata apposta per “svecchiare” la solita immagine della mostra come prerogativa degli adulti. L’esposizione si può visitare anche in venti minuti, magari prima dell’aperitivo, ma ciò non toglie che la difficoltà maggiore nell’attirare i giovani sia sempre la stessa…

Ovvero?

Che non esiste alcuna cultura artistica, alcun interesse per l’arte nella maggioranza dei giovani. Spesso non si hanno nemmeno gli strumenti per giudicare quale sia la buona arte e cosa sia la buona arte. Bisogna saper distinguere, ma per molti è impossibile, complici la società in cui viviamo che ci bombarda costantemente di immagini pubblicitarie, stordendoci, e atrofizza la nostra sensibilità e la capacità di saper “guardare”.

L’appuntamento quindi è per questa sera. Si inizia con l’inaugurazione alle 19.30. La Bridge & Con-temporary Gallery si trova nella Piazzetta Via Ortaggi di Borgo San Giuliano e sarà aperta al pubblico dal venerdì al sabato, fino all’8 agosto, dalle ore 19.00 a mezzanotte. L’ingresso è libero.

 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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