Biodigestore Cà Baldacci, prove di pace tra cittadini e pubblici amministratori. Gnassi: ” Nessun rifiuto pericoloso”.

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Quattro ore. Tanto sono durate le prove di pace ieri sera tra gli abitanti di Ca’ Baldacci, Comune e Provincia che si sono incontrati nella sala della giunta di Palazzo Garampi per affrontare il problema. Quale? Mitigare l’impatto del nuovo impianto biodigestore realizzato da Hera, secondo i cittadini, con gravi carenze informative (a 360°, ndr), avendo scoperto tutto dai giornali a cose ormai fatte. E indietro non si torna. Hera l’ha detto chiaro e tondo. Abbiamo investito, avanti tutta.

Pare che il sindaco e il presidente della Provincia abbiano ascoltato le domande del Comitato Rimini Up town che, tra le altre cose, ha espressamente chiesto – si legge nella nota stampa del Comune – che nel biodigestore venga trattata solo la raccolta differenziata della Provincia di Rimini e non quelli speciali ed extraregionali, che si effettui un monitoraggio continuo delle emissioni dell’impianto anche con l’intervento dei cittadini e che si intervenga con una revoca immediata dell’autorizzazione in caso vengano riscontrati valori superiori a quanto consentito, che venga chiuso definitivamente il sito della discarica e venga restituito al territorio come area verde e non con pannelli solari come da progetto SolarHerambiente già autorizzato; che il Comune si impegni ad non permettere più nessun nuovo sviluppo urbanistico del sito della discarica.

Qualche meaculpa c’è stato. Allora chapeau! Il sindaco di Rimini, Andrea Gassi e il presidente della Provincia, Stefano Vitali, hanno infatti ammesso “che c’è stata una lacuna nella comunicazione nei confronti dei cittadini” e che ciò sarebbe accaduto “perché l’intervento non prevedeva aumento di volumi o altri interventi impattanti e andava nella direzione del miglioramento delle condizioni precedenti”. Ora bisogna prendere atto della situazione esistente sul tema complessivo dei rifiuti (raccolta differenziata, termovalorizzatore, biogas) e “capire come possiamo governarla” ha spiegato il sindaco, che ha sottolineato come certe problematiche attuali siano il frutto di una non così marcata sensibilità sul fronte ambientale della città nella storia del suo sviluppo. L’impegno di questa amministrazione è quello di cambiare il modello di sviluppo, con meno cemento e più sostenibilità. “Quello di Ca’ Baldacci è un problema che non riguarda solo quella fetta del territorio, ma riguarda tutta Rimini”. Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente della Provincia Vitali che ha riconosciuto una sottovalutazione della questione da parte degli enti preposti e che ha annunciato che a breve saranno fornite risposte puntuali e circostanziate alle precise domande dei cittadini. Quanto alla forte preoccupazione, espressa in maniera più che motivata dai cittadini, sull’inquinamento e i pericoli derivanti dal possibile aumento del traffico di mezzi pesanti su quelle piccole strade di collina, l’amministrazione si è presa l’impegno “di avanzare la richiesta al gestore di trovare tutte le soluzioni per arrivare ad una riduzione usando i tasti a disposizione (come il dirottamento di alcuni transiti a impianti vicini, ottimizzare la gestione dei flussi dalla zona sud e dalla Valmarecchia e aumentare la capacità dei mezzi) per arrivare ad un 20% in meno di viaggi.” Una certezza però sembra già esserci. E ci mancherebbe. Stop ai transiti nei giorni festivi e il sabato solo fino a mezzogiorno se necessario.

E’ stata avanzata la richiesta di abbattere l’inquinamento luminoso e l’ingegner Piraccini di Hera ha annunciato di aver già dato ordine ai tecnici dell’impianto di limitare l’illuminazione. In questa fase – ha specificato – in cui l’impianto non è ancora a regime ci sono dei disagi che rientreranno una volta completata la realizzazione. Anche per quanto riguarda l’emissione di odori, Piraccini ha rassicurato i cittadini: il nuovo impianto è completamente chiuso, quindi le emissioni saranno destinate ad una drastica (se non totale) riduzione.

Convergenza anche sull’installazione dei pannelli fotovoltaici a terra, che secondo l’autorizzazione regionale dovrebbero ricoprire il corpo della discarica. L’amministrazione comunale ha annunciato che richiederà lo stralcio della prescrizione, consentendo solo il posizionamento dei panelli sul tetto degli edifici e che sarà creata un’area verde. Il Comune ha chiesto inoltre la realizzazione di un progetto condiviso per mitigare l’impatto visivo dell’impianto di biodigestore, percorso per il quale si è chiesto anche il coinvolgimento dei cittadini. Altro punto a loro favore che al biodigestore arrivino solo i rifiuti della Provincia di Rimini. Cosa fatta e sottoscritta. L’incontro è servito anche per fare un po’ più di chiarezza sugli aspetti tecnici: 46 mila tonnellate conferite all’impianto, 25 mila sono costituite da rifiuto organico, mentre 21 mila sono potature. Dunque si tratta di rifiuti assolutamente “non pericolosi”. Bene. Ora servono i fatti. (D.C.)

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