Aeroporto, è un dovere salvarlo

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Stefano Zamagni

Per fronteggiare il baratro di bilancio, circa 30 milioni di rosso (ma senza certezze), Aeradria, la società a capitale pubblico, che gestisce l’aeroporto di Rimini ha proposto ai fornitori tra il 15 ed il 20 per cento di quanto devono avere. La mossa potrebbe mettere in ginocchio i creditori; un giochino dall’effetto domino. Devastante. Uno dei creditori di Aeradria deve avere 300mila euro da un paio di anni. Non è preoccupato, è preoccupatissimo. Una delle banche creditrici, del fornitore, sventola l’eventualità di rientrare dai fidi. Afferma: “Rischiamo di tirare giù la serranda”. Può chiedere il concordato un’azienda privata a stragrande a capitale pubblico? Può fallire? Giriamo la domanda a Stefano Zamagni. Riminese, già preside della facoltà di Economia e commercio a Bologna, titolare della cattedra di Economia politica, argomenta col suo appassionato distacco: “Se un’impresa è completamente posseduta da un ente pubblico e va male, non può chiedere il concordato. Lo dice la legge, anche se io non sono un giurista. Non conta il concordato, ma ci vuole il commissariamento”. “Il problema – continua il prestigioso economista – è che in Aeradria c’è stato un mismanagement, cioè dirigenti non all’altezza della situazione. Non credo proprio che ci siano state forme di malafede, o peggio di corruzione. Ci sono semplicemente state strategie sbagliate. Bisogna essere degli artisti per guidare le imprese. All’origine c’è il monopolio della domanda delle compagnie aeree. Costoro ricattano gli aeroporti. Se una compagnia ottiene dall’aeroporto più di quanto genera, non va bene. Un forte e bravo manager deve sapere come fare. Non può essere succube ed accettare”.

“Inoltre – chiude la riflessione Zamagni – se l’impresa va male la colpa deve essere di qualcuno. Dietro a buchi di bilancio così conclamati ci sono delle colpe, e non dei reati: senza tirare fuori storie varie, senza colpevolizzazioni. Ho motivo di ritenere che il Fellini si possa riprendere. Rimini è la piazza estiva più importante d’Italia. Come fa col suo turismo, coi suoi congressi senza un aeroporto? Senza lo scalo i turisti non vengono. Con umiltà vanno riconosciuti gli errori, senza fare processi ad alcuno. Per girare pagina, vanno messe le persone giuste al posto giusto. Noi stiamo parlando non di un calo gestionale ma di buchi che interessano il capitale sociale”.

* Articolo pubblicato sulla Piazza di maggio 2013 (andato in stampa il 07/05/2013)

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