A Natale non c’è vigilia senza Miacetto

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di MILENA ZICCHETTI

cattolica_paolostaccolimiacettoPer la Vigilia, c’è il Miacetto “doc”, miacet in dialetto: dolce originale cattolichino. E’ “il dolce del mare che si fa solo a Cattolica”, come ama dire la gente del posto. Dolce tradizionale della Vigilia, lo abbiamo “riscoperto” assieme a Paolo Staccoli (FOTO), maestro pasticcere e cioccolataio dell’omonima Pasticceria Staccoli di Cattolica, la cui famiglia lo produce dal 1952. Una gustosa alternativa al solito pandoro o panettone. La derivazione del nome è piuttosto incerta, così il motivo della sua nascita. “L’etimologia, è stata spiegata da alcuni come torta formata da mille acini, da altri come derivazione di mnàcia, mosto” spiega in un suo saggio la storica Maria Lucia De Nicolò “e poi, come è noto, Cattolica fu da tempi molto antichi un centro la cui economia era legata al passo, cioè al transito di viaggiatori e pellegrini, tanto da essere definita, nel Cinquecento, contrada di taverne. Ed è logico che la sua popolazione curasse la gastronomia, per cui il Miacetto potrebbe essere nato per offrire, durante l’Avvento, tempo di astinenza, una dolce sorpresa per il viaggiatore”.

Il Miacetto, è stato per molto tempo un dolce conosciuto e degustato solamente entro i confini naturali della città di Cattolica, segnati dal Tavollo a sud e il Conca a nord e, come spiega la De Nicolò “si potrebbe quasi affermare che questo dolce fu adottato, in molte forme, da ognuna delle famiglie della città, tant’è che è forse impossibile pretendere di avere la ricetta ‘originale’… ognuna di esse lo è”. Col passare del tempo, da dolce confezionato per le feste natalizie, il Miacetto ha finito con l’essere preparato anche durante tutto il resto dell’anno.

Paolo, per chi ancora non conoscesse il Miacetto, cosa ci può raccontare?

E’ il dolce della Vigilia di Natale, da sempre presente nelle case dei cattolichini. Proprio perché specifico dell’Avvento, non contiene derivati animali di alcun tipo. Si tratta di un dolce prevalentemente a base di pinoli, noci, zucchero, uva passa, mandorle sgusciate e tostate, crusca e farina. Sono tanti i ricordi che lo legano alla mia infanzia. Sotto le feste, il Miacetto era un modo per riunire le famiglie e far partecipare tutti quanti, anche i bambini, al rituale della preparazione: c’era chi schiacciava le noci, chi tritava le mandorle, chi lavava l’uvetta… Poi si portava tutto al forno, dove venivano messi a disposizione delle persone sia i tavoli da lavoro che i forni, per assemblare il tutto e cuocerlo. Anche il forno della mia famiglia, a quei tempi, ha messo a disposizione i propri locali e questo rito, esclusivamente natalizio, è rimasto fino agli anni ’60. Era così caratteristico delle festività, che addirittura negli anni ’90, veniva spedito dai Cattolichini ai parenti (anch’essi cattolichini) sparsi nel mondo, così da ricordare loro le tradizioni di famiglia e farli sentire più vicini a casa.

Ed è proprio come dolce da viaggio che il Miacetto ha vinto un importante premio…

E’ vero. Prendendo spunto da questa tradizione, abbiamo pensato ad una confezione che potesse essere adatta ai lunghi viaggi, che non comportasse il deterioramento del prodotto e nello stesso tempo che potesse avere un bell’aspetto. E’ così che nel 2006 abbiamo vinto il premio “Miglior dolce da viaggio” aggiudicandoci il primo posto nella finale del “Gran Prix della Pasticceria” a Madrid. E’ stata una grandissima soddisfazione! A completare ogni confezione, un cartiglio che riporta il Miacetto raccontato in un saggio della storica Maria Lucia De Nicolò.

Cosa è cambiato oggi?

Quando ho iniziato la mia attività di pasticcere, per continuare la tradizione di famiglia, sono stato tra i pochi, inizialmente, a voler allargare il cerchio delle conoscenze di questo buono e particolare dolce. Dopo le prime proteste dei cattolichini, gelosi di questo loro prodotto esclusivo, sono riuscito a proporlo inizialmente nel periodo estivo ai turisti poi, visto il grande successo ottenuto, ho allargato la produzione a tutto l’anno. Cosa posso dire? E’ una tradizione, quella del Miacetto, in cui ho creduto molto e a quanto pare ho fatto bene!

Non rimane che provare, cosa ne dite? Ecco la ricetta ‘doc’ e …. Buon Natale!

La ricetta di Staccoli

In occasione delle festività, Paolo regala simpaticamente a tutti coloro che vorranno cimentarsi, la sua ricetta per il Miacetto. Il giorno precedente alla cottura amalgamare in una pentola i seguenti ingredienti, rispettandone le quantità: 250 g di rumgiòl (semolino molto fine), 100 g di farina, miacetto150 g mandorle (tritate grossolanamente), 150 g noci (tritate grossolanamente), 200 g uva, 100 g pinoli (50 g vanno messi a parte per decorare), 2 scorze di limoni (tritate finemente), 2 scorze di arance (tritate finemente), 50 g olio d’oliva, 50 g olio d’arachidi, 300 g miele, 100 g zucchero, un pizzico di cannella e di sale. Aggiungere acqua tiepida quanto basta ad avere un impasto morbido e lasciare riposare per 12 ore circa. Versare l’impasto in due padelle medie ricoperte con carta da forno. Cuocere in forno a temperatura media per 45 minuti. Il miacetto, non essendo un dolce con lievito, può essere controllato durante la cottura. Il dolce risulta cotto quando è “rosolato” uniformemente su ambo i lati. A cottura completata, decorare con i pinoli.

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