L’uomo e il suo destino, antiche domande e nuove sfide

Che cos’è l’uomo e qual è il suo destino qui su questa terra? L’argomento è ampio e implica una forte interazione dei diversi saperi filosofico, biblico, antropologico, pedagogico, educativo, morale, politico. Tutt’altro che astratto rispetto alla quotidianità, il tema sarà oggetto di un seminario di approfondimento organizzato dall’Istituto di Scienze Religiose di Rimini e si svolgerà venerdì 4 e sabato 5 Ottobre 2013 dal titolo: «Adamo dove sei?»

Questo il programma e i relatori coinvolti nell’interessante e qualificato dibattito. Venerdì 4 Ottobre ore 20.45 – Sala Teatro del Seminario Vescovile (Via Covignano 259) introduzione al seminario di S.E. Mons. Francesco Lambiasi; seguirà il Prof. Francesco Miano (Presidente Nazionale dell’Azione Cattolica e docente di Filosofia Morale all’Università di Napoli) su Il destino della persona tra memoria e cura «Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi?» (Sal 8,5)

Sabato 5 Ottobre ore 9,00 si cambia sede e l’incontro si terrà presso l’Aula Magna dell’ISSR “A. Marvelli” (Via Covignano 265). INterverrà la Prof.ssa Agostina Melucci (Dirigente dell’Ufficio Scolastico territoriale della Provincia di Rimini) sul tema “Nel tempo della singolarità e della pluralità: declinazioni dell’idea di persona”, il Prof. Luca Grion (Presidente del Centro Studi “J. Maritain, Direttore della rivista “Anthropologica, Docente di Filosofia Morale all’ Università di Udine) su “Dire persona oggi di fronte alle prove della cultura contemporanea” – Le sfide della questione antropologica. Interverranno poi il Prof. Andrea Aguti (Docente di Filosofia della Religione all’Università di Urbino, Direttore della rivista “Anthropologica) su “A immagine e somiglianza. La visione dell’uomo di fronte all’ipotesi del “post-umano”: aspetti antropologici ed etici. poI IL Prof. Pierpaolo Triani (Docente di Didattica Generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore – sede di Piacenza) SU L’Umanesimo cristiano e le sfide educative del presente.

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Scambio dei saperi tra generazioni

“Scambio di saperi”, ovvero come barattare un’ora di uncinetto con una di chitarra: l’idea alla base di questo progetto sperimentale è proprio la volontà di creare dei laboratori di scambio e apprendimento inter-generazionale tra giovani ed anziani. E a partire dal mese di ottobre avranno inizio i corsi e i laboratori gratuiti che potranno essere frequentati da ragazzi e da ogni interessato di età pari o superiore ai sessanta anni.

I corsi attualmente disponibili che saranno tenuti da giovani per anziani sono le lezioni di chitarra e batteria; quelli, invece, condotti da “docenti” della terza età e rivolti alle nuove generazioni riguardano la pasta fresca, il cucito, le ripetizioni, l’uncinetto e altre attività artigianali. I corsi che si svolgeranno al Centro Giovani di Via del Prete potranno avere un numero di partecipanti che varia da 6 a 10, a seconda della tipologia: per informazioni ed iscrizioni occorre rivolgersi all’Associazione “Music Machine” dal lunedì al venerdì nella fascia oraria che va dalle 15 alle 19 e chiedere di Daniela, telefonando al numero 328.6839114 o inviando una mail all’indirizzo daniela.badioli@gmail.com.

“Con questo progetto sperimentale – dichiara l’assessore alle Politiche Giovanili Anna Maria Sanchi – che unisce le competenze e le passioni dei giovani di oggi con chi giovane è stato qualche anno fa, il Centro Giovani di Cattolica apre i suoi spazi alla città tutta, creando connessioni e ponti tra generazioni. Ci auguriamo che questo progetto possa avere il successo che tutti aspettiamo e che le adesioni siano numerose per poterlo così riproporre anche in futuro. In questi anni in cui sempre più si rischia uno scollamento tra le generazioni, siamo fermamente convinti che anche queste piccole azioni, invece, possano contribuire al “ritrovarsi” e mentre si fa musica o si tira la pasta col mattarello, sicuramente si accendono relazioni importanti, emotive e di crescita comune.”

E sempre il Centro Giovani di Cattolica si fa promotore, anche quest’anno, di un altro interessante corso che partirà proprio all’inizio di ottobre e che sarà tenuto e diretto da Michele Luppi: si chiama “Visione globale della musica 4” e prevede una serie di lezioni individuali e di musica d’insieme. Il corso è rivolto a tutti coloro che desiderano ricevere una preparazione a livello professionale. Anche in questo caso per informazioni ed iscrizioni occorre contattare gli stessi riferimenti dell’iniziativa “Scambio di saperi”.

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In arrivo la Tares, 2 milioni il gettito complessivo

di BERNADETTA RANIERI

Stanno arrivando in questi giorni nelle case dei corianesi i modelli F24 per il pagamento della Tares. Una vera e propria tempesta fiscale al pari di uno tsunami. Qualcuno ha bussato alla porta del sindaco, qualcun altro ha affidato il proprio disappunto ai social network, i più si sono ritrovati a discuterne in gruppo. L’Amministrazione comunale ha deciso di illustrare ai cittadini tutti i dettagli di questa imposta organizzando due serate e incontrando le associazioni di categoria.

I corianesi sapevano che sarebbe arrivata una “stangata”, ma non immaginavano la portata così alta. E nelle due assemblee pubbliche organizzate dall’amministrazione comunale e programmate già da luglio si è parlato proprio della Tares. La Tares – ha spiegato l’assessore al bilancio Fabbri – introduce per i cittadini tre importanti e onerosi fattori: primo tra tutti, deve coprire il 100% del costo del servizio di Gestione Rifiuti (raccolta e smaltimento) che ammonta a più di due milioni per Coriano. Inoltre, introduce per il calcolo della tariffa delle utenze domestiche e non domestiche l’applicazione delle tariffe e dei criteri previsti dal Decreto Ronchi più rispondente alla effettiva produzione dei rifiuti e non esclusivamente ai mq dell’utenza. A questo va aggiunto il fatto che per le utenze domestiche, oltre ai mq occupati, la Tares ha preso in considerazione il numero dei componenti del nucleo familiare, con un maggiore onere per le famiglie numerose e un risparmio per i nuclei di uno o due persone, soprattutto se abitanti in appartamenti medio grandi. Infine, nella Tares è compresa la quota di 30 centesimi a mq che finanzia anche i “servizi indivisibili” forniti dall’ente locale come l’illuminazione pubblica, la manutenzione delle strade, la polizia locale, le aree verdi. Tale quota viene però versata allo Stato.

I più arrabbiati sono i titolari degli attività commerciali, in particolare ristoranti, bar, negozi di ortofrutta, fiori e piante e pescherie. Per costoro la tassa è stata rapportata, oltre che alla superficie occupata, alla quantità di rifiuti prodotti sulla base della tipologia di attività e quindi si son visti raddoppiare o triplicare la somma da versare rispetto allo scorso anno. E così molti di loro hanno minacciano chiusure e serrate ad oltranza degli esercizi, perché impossibilitati economicamente a permettere la sopravvivenza dell’attività. Di fronte a una situazione di forte disagio, non solo economico, ma anche strutturale, l’amministrazione comunale ha deciso di incontrare anche le associazioni di categoria decidendo così di agevolare le attività economiche e produttive suddividendo il pagamento della Tares 2013 in cinque rate a partire dal 30 settembre 2013 e fino al 31 dicembre 2013 in luogo delle due rate inizialmente stabilite.

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L’alta Valmarecchia si mobilita per difendere il proprio ospedale

Si avvicina il “Sacra Famiglia’s day” e l’alta Valmarecchia non sarà impreparata. Il 2 ottobre è convocato infatti il Consiglio comunale aperto di Novafeltria, all’interno del Teatro Sociale alle 18.30. Quello che da tempo l’opposizione e diversi gruppi di cittadini richiedevano, è diventata quindi un’iniziativa bipartisan, dove anche la maggioranza e soprattutto il Pd dell’alta Valmarecchia hanno dovuto ammettere che qualche dubbio sul futuro dell’ospedale “Sacra Famiglia” c’è. Non fosse altro per l’annosa questione della Rsa mai completata ai tempi dell’Asur Marche, ma nemmeno dall’Ausl di Rimini, nonostante il finanziamento da 1.750.000 euro sia ben presente nel triennale dei lavori che scade quest’anno.

Il progetto iniziale, è ormai chiaro a tutti, non verrà portato avanti, ma “aggiornato” alle nuove esigenze del territorio secondo le scelte impostate dalla Regione Emilia Romagna nell’ambito dei presidi sanitari: l’idea è di creare la cosiddetta “Casa della Salute” con servizi ambulatoriali specialistici, guardia medica ed eventualmente altri posti letto. Oltre ad una Casa Protetta per anziani come era al principio con la Rsa, e che oggi diventa una necessità impellente stante il “trasloco” da quella vecchia di Novafeltria, non più idonea secondo l’Ausl, ad un edificio di Talamello di proprietà della Diocesi. Quello probabilmente è stato il campanello d’allarme: da quel momento, cioè pochi mesi fa, l’attenzione sulla sanità è cresciuta sempre più, fino ad arrivare appunto alla convocazione di un Consiglio comunale ad hoc “aperto” anche alla partecipazione dei cittadini e, in particolar modo, dell’Ausl di Rimini, che sarà chiamata a dare risposte certe sia sul programma attuale (non il succitato triennale, che è stato disatteso) e soprattutto sul futuro, visto che la preoccupazione che si perdano altri servizi è reale. Già, servizi che vengono a meno, questa è l’idea che si sono fatti un po’ tutti in alta Valmarecchia, anche se poi non è proprio così: per prima cosa ci si dimentica che nel triennale c’erano, oltre al completamento della Rsa, svariati milioni di euro di interventi che comunque sono stati fatti e altri ne sono partiti. Poi è vero che la chiusura del Punto Nascite ha suscitato proteste plateali, compreso un corteo delle mamme lungo le strade feltresche, ma è anche vero che tale chiusura era prevedibile se non auspicabile in quanto gli standard richiesti oggi sono elevatissimi e non è più pensabile mantenere in piedi un servizio del genere con pochi “casi” all’anno, quando a Rimini vengono ormai gestiti tutti i parti della provincia, con tutti i reparti e specialisti che, all’occorrenza, possono intervenire. Cosa che a Novafeltria non potrebbe avvenire, ovviamente, e in caso di necessità si dovrebbe andare comunque a Rimini. Insomma, in parole povere, era rischioso. Però, e qui hanno invece ragione i cittadini, deve essere garantito tutto il resto in loco, dal pediatra alle visite specialistiche perché è impensabile che per 9 mesi si faccia la spola dalla Valmarecchia a Rimini più volte a settimana.

Lo stesso dicasi del laboratorio analisi, che ora lavora solo in caso di urgenza o quasi, ma che di fatto è stato “dirottato” come tutti gli altri della zona a Pievesistina: le analisi vengono effettuate comunque a Novafeltria, ma elaborate fuori. La miglioria del servizio è un’altra: i risultati arrivano in tempo reale sul computer dei medici preposti, che è poi l’obiettivo principale del servizio. Però, e qui c’è una discussione in atto da mesi, la strumentazione del Sacra Famiglia va mantenuta in funzione e ci vuole comunque il personale specializzato. L’altra perplessità, ma è anche la più grande, è quale sarà il futuro di questa struttura in tempi di spending review e di Area Vasta: quali servizi d’eccellenza verranno qui gestiti, a garanzia della sua permanenza? Se nella vicina Santarcangelo tale sicurezza è data dalla Senologia, a Novafeltria cosa arriverà? E arriverà in tempo, cioè prima che tutto il resto venga trasferito a Rimini? Sono queste le domande che la gente e i movimenti politici si pongono e che, forse, il 2 ottobre avranno risposte. Nel frattempo su facebook è partita l’organizzaizione della “accoglienza” all’Ausl e agli amministratori protagonisti di queste scelte: “Un’accoglienza che non dimenticherete”, avvertono. (D.B.)

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La curiosità di conoscere del Beato Amato Ronconi

saludecio_mostrabeatoamatoronconiNell’ambito del Festival Francescano, in corso in questi giorni a Rimini fino al 29 settembre, inaugura domani la mostra allestita dal Comune di Saludecio presso Castel Sismondo “Il Beato Amato Ronconi. Un terziario in cammino”. Personaggio illustre e figura attuale, il Beato Amato Ronconi è stato “uomo che mosso dalla curiosità di conoscere, e dalla fede incrollabile” che si è messo in cammino dalla “Terra di Saludecio dell’estremo lembo di Romagna”, per arrivare ‘Finisterrae’, al termine della Terra allora conosciuta.

La mostra è finanziata dal Comune di Saludecio e realizzata dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo in collaborazione con il Museo di Saludecio e del Beato Amato, la Parrocchia di San Biagio e la Diocesi di Rimini. Il percorso espositivo, ideato e curato da Giuliano Chelotti, si articola in più sezioni (la vita, le opere, la morte, la devozione popolare, ricorrenze, il museo, la città natale) e narra attraverso tavole didascaliche e opere originali, la vita esemplare del Beato Amato Ronconi, terziario francescano, penitente, taumaturgo e pellegrino, per cinque volte in viaggio lungo il cammino per Santiago di Compostela.

Dice l’assessore alla cultura Gigliola Fronzoni: “Invitai a Saludecio nel 2011 Padre Giordano Ferri, direttore del Festival Francescano, per fargli conoscere il nostro Amato e rimasi subito colpita dalle sue parole così profonde e così semplici. A lui devo un grazie speciale per avermi dato la possibilità di realizzare questa mostra a cui tenevo particolarmente; un omaggio al Beato Amato e a Suor Clementina, che da qualche giorno ci ha lasciato, cittadina onoraria di Saludecio che, per oltre quarant’anni, ha proseguito nella Casa di Amato (oggi casa di riposo) l’opera di accoglienza e di sostegno sia morale che materiale”.

La storia. Cinque conghiglie, cinque pellegrinaggi che fratel Amato intraprese per recarsi a Santiago de Compostela sulla tomba dell’apostolo Giacomo nel lontano Santuario della Galizia. Cinque incredibili esperienze di viaggio (tema del Festival di quest’anno) che costellano la vita esemplare di Amato Ronconi. Secondo tradizione, il Beato nasce a Saludecio nel 1226, anno in cui ad Assisi moriva Francesco. Terziario francescano, fa di Lui esempio totale di vita dedicando ai poveri e ai pellegrini la sua intera esistenza. Muore infatti nel 1292 donando tutti i suoi averi, compreso il suo Hospitale (oggi casa di riposo) al Monastero Benedettino di Rimini. Come oggi mettersi in viaggio verso Compostela rappresenta una vera scommessa con se stessi per riscoprire il valore del cammino, reale e spirituale, personale e collettivo, ancora di più poteva sembrare una folle impresa affrontare nel medioevo questo lunghissimo viaggio a piedi, per la durata di un anno. Una vera sfida nella quale alla fatica fisica si aggiungevano i pericoli del brigantaggio. La grandezza di fratel Amato, laico terziario, penitente, taumaturgo, la si misura ancora di più nella sua figura di pellegrino per l’Europa. Un piccolo uomo che dalla terra di Saludecio, comunità misconosciuta dell’estremo lembo della Romagna, si mette in cammino per arrivare, come atto estremo di fede, al termine del mondo, ai confine della Terra, conosciuta a ‘Finisterrae’.

Il processo di Santificazione. Nel 1991 la parrocchia di San Biagio a Saludecio e la Pia Unione del Beato Amato (che dal 1919 sostituì l’omonima confraternita) si sono fatti promotori del processo di santificazione. L’istruttoria diocesana si è conclusa a maggio 1999, e ora la ‘Positio’ si trova a Roma presso la Congregazione delle Cause dei Santi che dovrà tenere cono di un miracolo avvenuto a Modena nel 1949, ritenuto tale in seguito a un processo canonico conclusosi nel 1992. Si attende la proclamazione di Santità.

A conclusione del Festival domenica 29 Settembre alle 17 nella Sala Isotta di Castel Sismondo si terrà poi la conferenza “Il Beato Amato. Un terziario in cammino”. Relatore Luigi Calesini. Ma gli eventi collaterali al Festival per Saludecio non finiscono qui. Durante tutto il periodo della mostra la chiesa/santuario del Beato a Saludecio sarà visitabile tutti i giorni dalle 8.30 alle 12,30 e dalle 15 alle 18. Il Museo di Saludecio e del Beato Amato resterà invece aperto, con ingresso gratuito, giovedì, sabato e domenica dalle 15 alle 17. Per tutto il periodo i ristoranti locali proporranno il ‘Piatto del Pellegrino’.

Domenica 29 settembre è in programma un pellegrinaggio a piedi da Saludecio a Rimini. Si parte alle 7,30 da Largo Santiago de Compostela in centro. Alle 15 altra partenza in pullman da Saludecio a Rimini. Ritrovo a Porta Nuova. All’arrivo, accoglienza dei pellegrini a Castel Sismondo. Alle 18, rientro in bus a Saludecio. Domenica 13 ottobre a Saludecio, Hospitale del Beato, casa di riposo è in programma la Festa delle Noci. Alle 11 Santa Messa all’aperto in onore di Amato Ronconi, e in ricordo di Suor Clementina che per oltre 40 anni ha mantenuto viva l’opera di accoglienza e sostegno nella casa di Amato. Alle 15 visita al Museo di Saludecio e del Beato Amato, alla chiesa/santuario e alla Cappella della casa natale e all’antica fonte. Domenica 27 ottobre a chiusura degli incontri, alle 15,30 visita all’Hospitale e alla Fonte Beato Amato a Saludecio. Alle 16,30 visita guidata al Museo e Santuario. Alle 17,30 assaggi del pellegrino nel Teatro Verdi e proiezione del film “Il cammino di Santiago” (The Way) scritto e diiretto da Emilio Estevez con Martin Sheen e Emilio Estevez. Dalle 20 cenca al ristorante albergo Panoramico e osteria Gatta e Gazzoia con speciale piatto del pellegrino a 10 euro.

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Informazione locale, il ventennale del Corriere Romagna traccia una rotta

di EVA PANISSA

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RICORDO Al termine dell’incontro foto ricordo con la prima pagina del Corriere Romagna in edicola agli esordi il 10 settembre 1993 (FOTO GIANLUCA NERI)

Il ventennale del Corriere Romagna festeggiato venerdì scorso 20 settembre al Teatro Novelli nell’ambito del Blogfest, manifestazione che riunisce tutto ciò che in Italia gravita intorno al mondo della rete, ha fornito alla città (l’incontro era libero e gratuito) l’occasione per ascoltare le testimonianze di giornalisti di spicco e comunicatori di professione. Sul palco c’erano infatti il direttore de ‘La Stampa’ Mario Calabresi, il suo vice Massimo Gramellini, il direttore del Corriere Romagna Pietro Caricato, il presidente della Cooperativa editoriale Giornali associati Luca Pavarotti, la scrittrice e twitstar Lia Celi. A moderare lo scrittore e giornalista, fondatore del Corriere Romagna, Pietro Caruso. In una sala gremita con diverse persone in piedi e un lieve via vai, ecco che i partecipanti al ‘panel’ hanno dato la loro visione del forte cambiamento portato all’informazione dall’evento internet con aneddoti e scambi di battute intelligenti. Il tema, attuale e carico di pathos, era: ‘informazione e sentimenti nell’era di Facebook’, come e quanto l’avvento dei social network ha condizionato il nostro modo di comunicare, e di vivere le relazioni.

Possiamo dire che questa occasione ha dato qualcosa di buono; dietro ad un quotidiano, ci sono facce e storie, di persone che si impegnano a fare del proprio meglio per garantirci un’informazione libera, globale e locale, nel rispetto delle regole, e soprattutto con la voglia di ‘scrivere per l’altro’, non solo per se stessi, scrivere per il pubblico, per le persone comuni, dando voce al bisogno del lettore, e che la funzione dei giornali sul territorio è proprio quella di essere accanto al cittadino lettore. Un confronto che credo abbia arricchito un po’ tutti i partecipanti, e vi diremo il perché. Pietro Caruso, il primo a prendere parola, dava proprio l’impressione di un ‘veterano’ del giornalismo, una figura diremmo ‘stropicciata’ da una vita spesa per la causa dell’informazione. Ha parlato dell’inizio, il 1993, il periodo forse più incerto e buio del giornalismo, ha ricordato che proprio nell’estate di quell’anno, il suicidio di Raul Gardini è stato il preludio di ‘Tangentopoli’, molti fallirono dove invece lui e il suo staff, un piccolo gruppo di coraggiosi, cominciarono la storia del Corriere, non priva di difficoltà, ma di cui ora è evidentemente orgoglioso, anche della solida collaborazione che da tempo fa de ‘La Stampa’ suo partner ideale. Pietro Caricato, direttore del Corriere Romagna, ha posto agli ospiti la sua domanda: in che modo è più giusto affrontare questo tipo di cambiamento, quando ormai il mestiere del giornalista pare essere sottovalutato, e anche il ‘mestiere’ di lettore ha subito grosse modifiche? Con questa, il dibattito in cui i protagonisti principali, Mario Calabresi, Massimo Gramellini e Lia Celi si è aperto ed ha spaziato dall’archivio gratuito de ‘La Stampa’ dal 1967 ad oggi, fino al chakra del cuore, un sentiero tortuoso che pochi uomini hanno saputo percorrere, e l’infinita voglia di non esser soli. Per aiutarvi a capire, diremo che il direttore de ‘La Stampa’ Mario Calabresi ha reso perfettamente l’idea del cambiamento usando una simpatica similitudine: “definirei questo concetto” dice, “come la dieta informativa: in principio funzionava così, al mattino a colazione c’era la radio, a pranzo il quotidiano, e la sera a cena il telegiornale. Oggi è un eterno happy-hour, si spilucca in continuazione, e il bombardamento informativo è controindicato, sfinisce, e moltiplica le ansie”.

Massimo Gramellini ha una sua opinione di Twitter e di Facebook non proprio rosea: “sottolineano la distanza più che avvicinare, e spesso l’anonimato fa uscire il peggio di sé, specialmente su Twitter, i personaggi noti sono esposti a tutti gli sconosciuti che facendo il bello e il cattivo tempo si riservano il diritto di insultarti in ogni modo se non sono d’accordo con te, e nemmeno approfondiscono le tue motivazioni né provano a capire, per questo Mentana si è chiamato fuori, questi trolls, come li chiamano in gergo, non fanno che postare commenti isterici e destabilizzanti”. Lia Celi, ‘difensore’ del social network, dice qualcosa che ci colpisce particolarmente: “é una bella sfida smontare un troll, una parola giusta, scritta senza astio, una risposta cortese, ed ecco che c’è un modo diverso di prendere la cosa: la gentilezza è rivoluzionaria”. “Dicono” continua Lia “che 140 caratteri siano troppo pochi per esprimersi, ma credo che un buon esercizio per essere più efficaci sia proprio quello della sintesi, una sorta di palestra dell’economia della parola, per aiutare a capire quanto effettivamente essa sia preziosa”.

Mario Calabresi sostiene che su Twitter ci va con moderazione, giusto per vedere cosa succede nel mondo, e che non se ne cura se qualcuno lo insulta, lui cestina e passa oltre, le critiche, se fondate, ne prende atto, e ciò che è gratuito, viene contestualizzato. Non ama Facebook, gli ricorda che la sua prima funzione era quella di ritrovare gli ex compagni di scuola, e qui cita Dado, da Zelig: ‘se ci siam persi di vista, un motivo ci sarà’! “Scelgo io con chi mantenere i miei contatti” precisa. Poi, sottolinea la grande differenza fra molti quotidiani italiani e quelli esteri, “in Italia c’è una forma cronica di nichilismo, siamo avvezzi alla lamentela, ci piangiamo addosso spesso e volentieri, e altrettanto spesso sentiamo dire: basta con questa politica sterile, ma ci siamo chiesti il perché? Perché non riusciamo più ad immaginare un futuro, non vediamo più un briciolo di positività davanti a noi. Perché non c’è più la sana capacità di stupirsi, ecco perché se una notizia non è brutta, non è una notizia. Per contro, i giornali stranieri, oltre a dare le notizie, forniscono l’alternativa: faccio l’esempio dei giornali anglosassoni, se un articolo cita: i bambini italiani sono delle schiappe in matematica, è un dato di fatto, ma poi, a complemento del servizio, aggiungono, ecco cinque modi per fare amare la matematica ai bambini. E’ tutta un’altra cosa. Lia Celi sostiene che ciò che ha creato il web, difficilmente il cartaceo può raggiungere. Mario Calabresi invece è convinto che dietro al giornale c’è una forte percezione della comunità, lo dimostrano le raccolte di fondi che di recente hanno sostenuto il dramma del Corno d’Africa. Massimo Gramellini risponde alla domanda di Pietro Caricato: “cosa ci distingue? Lo stile, la voce, creare qualcosa di diverso, la capacità di sintesi, e soprattutto, io credo che la separazione fra fatti e opinioni sia difficilissima, il resoconto di un fatto è alla fine sempre soggettivo, ognuno ne ha una percezione diversa, e lo racconterà in modo diverso, la freddezza assoluta non esiste, ci vuole la personalità”. Il presidente della Cooperativa editoriale Giornali associati Luca Pavarotti domanda agli ospiti se chiunque può essere giornalista, oggi che si dispone di una pluralità di mezzi tale che ognuno può trovarsi nella situazione di poter dare notizie. Mario Calabresi risponde: “dopo anni di Biscardi sarei propenso a pensarla così” ride. “C’è una sostanziale differenza. Come mi ha insegnato Montanelli, c’è un errore che non devi mai assolutamente fare: annoiare il lettore. Rispettare la gerarchia delle notizie, cioè, Quirico liberato e matrimonio Belen, nel ruolo preciso che devono avere, scegliere di scrivere per una comunità di lettori e non per il potere, dare voce alle persone perché possano sentirsi anche loro protagonisti, niente letture per Principi o salotti”.

Noi possiamo essere d’accordo sul finale emerso: il web e il cartaceo dovrebbero essere complementari, fare un percorso fianco a fianco, senza intralciarsi.

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