Sette Diocesi insieme, nasce Opera Pellegrinaggi della Romagna

È stata presentata questa mattina nella Basilica di San Vitale a Ravenna Opera Pellegrinaggi della Romagna, l’associazione nata dalle diocesi della Romagna insieme a San Marino-Montefeltro. L’intento è di promuovere il patrimonio artistico e culturale del territorio in una prospettiva cristiana, nonché coordinare e promuovere eventi e pellegrinaggi. “Il pellegrinaggio è metafora della vita e una possibilità di evangelizzazione: – ha spiegato il presidente di O.Pe.Ro, don Tiziano Zoli – con O.Pe.Ro. non nasce una nuova agenzia di viaggio bensì un’opera pastorale dai risvolti interessanti”. Quattro gli obiettivi che si pone: fare rete tra i territori (“non esiste altra iniziativa in Italia che aggreghi sette Diocesi come O.Pe.Ro.” sottolinea orgogliosa Nunzia Celli di Ariminum), valorizzare il patrimonio culturale, artistico e spirituale dei territori, proporre itinerari originali e promuovere sempre la Romagna come una porta per l’Oriente (Polonia, Russia, Turchia, Terra Santa). Le sette Diocesi contano oltre 1.300.000 abitanti, senza considerare il consistente numero di turisti accolti per diversi mesi all’anno: un bacino d’utenza non indifferente, secondo don Zoli, che già dispone di un territorio che è “un libro di storia, arte e fede a cielo aperto”.

Dai tesori di Ravenna come San Vitale e Sant’Apollinare alla Cattedrale di San Vicinio di Sarsina fino alla Pieve di San Leo e al Tempio Malatestiano di Rimini, la Romagna è un territorio ricco, specie in prospettiva cristiana. “Si tratta di un’iniziativa molta positiva, – rimarca il direttore dell’Economato della Diocesi di San Marino-Montefeltro, il dott. Marino Lorenzi – che può avere sviluppi importanti. La condivisione è fondamentale, specie per un territorio come il nostro, bello ma ancora tutto da scoprire e valorizzare, come dimostrano anche i più recenti interventi di restauro messi in atto”. “Rimini ha aderito in maniera convinta all’iniziativa – rilancia il Vicario generale della Diocesi, don Luigi Ricci – O.Pe.Ro. può attivare circuiti virtuosi anche all’interno della Diocesi, facendo conoscere anche ai residenti opere, storie, architetture e tradizioni spesso poco frequentate”.

Tra gli obiettivi di O.Pe.Ro c’è anche il coordinamento e la promozione di eventi e pellegrinaggi. “è importante fornire contenuti e guide all’altezza. – è il punto di vista di Natalino Valentini, direttore dell’Istituto di Scienze Religiose ‘A. Marvelli’, che ha collaborato alla creazione dell’associazione – Le guide, ad esempio, non devono solo garantire accompagnamento turistico generico, ma favorire e rendere possibile un’esperienza viva della fede che ha generato l’opera d’arte”.

Pronti tre itinerari della fede su rotte suggestive e in parte inedite. Dal 6 al 23 novembre n pellegrinaggio in Terra Santa a conclusione dell’anno della fede. Dal 23 al 26 gennaio 2014, invece, un viaggio a Londra in occasione della Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani, per incontrare nella capitale londinese i fratelli Anglicani. Infine, dal 28 aprile al 1 maggio 2014, “Ars, Nevers, Paray-Le-monyal. Un pellegrinaggio in Francia sulle orme della spiritualità femminile”. Ogni attività di viaggi e pellegrinaggi promossa direttamente dall’associazione ha organizzazione tecnica, come prevista dalle normative vigenti, affidata all’Ariminum Viaggi di Rimini (o dalle agenzie di viaggio diocesane presenti sul territorio).

Ruolo di primo piano per Rimini. Marco Bruckner della locale Diocesi, attuale membro del Consiglio Pastorale Diocesano, è stato nominato Tesoriere di O.Pe.Ro mentre la grafica è stata affidata allo studio Kaleidon. Il simbolo realizzato per l’Opera sviluppa il tema del pellegrinaggio partendo dalla conchiglia. La conchiglia di Santiago è divenuta l’emblema del pellegrinaggio in senso lato. Questa figura è stata scelta per O.Pe.Ro. anche perché ha una forte similitudine con il territorio di riferimento dell’Opera: le sette diocesi della Romagna.

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Premio Benassi 2013, i nomi dei dieci finalisti

Sono stati resi noti i nomi dei finalisti della seconda edizione del “Premio Stefano Benassi”, il Concorso Internazionale di Narrativa indetto dall’Università Aperta “Giulietta Masina e Federico Fellini” rivolto ad aspiranti scrittori e nato per ricordare Stefano Benassi, professore di Sociologia della letteratura all’Università di Bologna per quasi dieci anni docente di scrittura creativa nei corsi di Università Aperta.

Il bando (la notizia QUI) si è chiuso il 20 aprile scorso. La giuria, presieduta dallo scrittore riminese Michele Marziani affiancato dall’agente letteraria imolese Carla Casazza, dallo scrittore lombardo Angelo Ricci, dalle insegnanti riminesi Giovanna Gazzoni e Angela Grossi, ha valutato tutti i racconti pervenuti e selezionato i 10 finalisti (tra cui quattro del riminese). Per conoscere il nome del vincitore, occorrerà aspettare. La premiazione del concorso si terrà a Rimini, in occasione dell’inaugurazione del prossimo anno accademico dell’Università Aperta.

Questi i nomi dei dieci finalisti: “Note a margine” di Paolo Borsoni – Ancona, “Nessuna assoluzione” di Milvia Comastri – Bologna, “Pascoli di calcio” di Filippo Fabbri – San Mauro Pascoli (FC), “3 2 B 3” di Lorenzo Franchini – Induno Olona (VA), “Il caffè della consolazione” di Francesca Mairani – Montescudo (RN), “Senza titolo” di Elisabetta Papa – Chiaravalle (AN), “Seduzione” di Maria Clara Piacentini – Torriana (RN), “Quattro anni al Dams” di Nevio Semprini – Poggio Berni (RN), “L’amore torbido” di Elisabetta Zanotti – Montescudo (RN), “Un giorno di neve” di Andrea Zarrolli – Collesalvetti (LI). (mz)

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Nuovo anno accademico 2013-2014 per Università Aperta

Non si finisce mai di imparare e di curiosare tra le diverse discipline del sapere. Con queste prerogative, ogni anno tanti riminesi tornano “sui banchi di scuola” con l’Università Aperta “Giulietta Masina e Federico Fellini”. Che anche quest’anno ha aperto le iscrizioni ai corsi e ai laboratori del 2013/2014. Sono ben 70 le proposte offerte tra corsi, laboratori, seminari che comprendono diverse discipline: lingue e letterature, arti e tecniche, psicologia e sociologia, antropologia, filosofia, scienza della formazione, diritto, scienze, medicine alternative, gastronomia ed enologia e attività ludico-creative. I corsi, diversi dei quali inizieranno già a partire dal mese di ottobre, sono rivolti a tutti: studenti e lavoratori, tecnici, professionisti, insegnanti e pensionati.

L’associazione (basata sul volontariato) ogni anno si attiva con grande impegno per offrire occasioni di formazione ad alto livello ma accessibili a tutti, perché “la nostra finalità sociale è palese” sottolineano dall’associazione “siamo convinti che un Paese cresce, se ogni cittadino cresce nel campo dell’educazione e dell’istruzione, e lavoriamo per questo”. Se è vero che in tempi di crisi bisogna investire, Università Aperta segue con entusiasmo questa regola. Per partecipare ai corsi e laboratori in programma, è necessario iscriversi a Università Aperta presso la segreteria di Via Gambalunga 74 a Rimini versando una quota di euro 20,00 per la tessera associativa, più il contributo relativo al corso scelto. Per maggiori informazioni: 0541.28568 (M.Z.)

 

 

 




Torna la “Regina” del palcoscenico e riapre il sipario di Cattolica

di ALBERTO BIONDI

C’è chi, di questi tempi, si ostina a mantenere alta l’offerta culturale della propria città. Un esempio lodevole è il Teatro Regina di Cattolica, costretto come tutti a soffrire le ristrettezze del periodo, ma deciso a proseguire con una nuova stagione di spettacoli. La direzione è nelle mani di Simonetta Salvetti, mentre a Pietro Valenti spetta la direzione artistica. “Una vera e propria risorsa per la nostra città – spiega l’Assessore alla Cultura Anna Maria Sanchi – i fondi destinati alle attività culturali vengono erogati in misura sempre minore, ma Cattolica continua a dare rilievo al Teatro della Regina, proponendo un palinsesto di altissima qualità, con spettacoli che raccolgono l’apprezzamento di un pubblico vasto ed eterogeneo. Il teatro rappresenta un’eccellenza della cultura italiana e il Teatro della Regina di Cattolica è un punto di riferimento per la provincia di Rimini, l’unico in grado di poter ospitare compagnie rilevanti a carattere nazionale, ecco perché abbiamo ritenuto di dover continuare ad investire in quella che è un’istituzione e un valore aggiunto per la nostra città”.

Si comincia il 20 novembre con il divertente Miseria e nobiltà, di Eduardo Scarpetta, con Geppy Glejieses, Lello Arena e Marianella Bargilli. Toccherà poi a Luca Barbareschi e Filippo Dini ne Il discorso del re, il 6 dicembre, tratto dall’omonimo film Premio Oscar 2011. Dopo le vacanze natalizie si torna, il 14 gennaio, con un classico del teatro, Il servitore di due padroni di Goldoni, messo in scena da Giovanni Franzoni ed Elisabetta Valgoi. Non può mancare un omaggio al divino Shakespeare e il 25 febbraio è il turno di Otello, diretto da Luigi Lo Cascio e prodotto dal Teatro Stabile di Catania ed Emilia Romagna Teatro Fondazione. Segue il 4 marzo Hotel Paradiso, dei berlinesi Familie Flöz, uno spettacolo in cui le parole lasciano il posto all’espressività di maschere suggestive. Il 18 marzo si passa alla commedia plautina I Menecmi, della compagnia Teatro di Tato Russo. Sei in tutto gli appuntamenti per il teatro di prosa, ma il Regina di Cattolica non si ferma qui: il 15 febbraio arrivano Ale e Franz con Lavori in corso, il 27 febbraio il conterraneo Giuseppe Giacobazzi in Un po’ di me (genesi di un comico) e il 25 marzo è la volta di Angela Finocchiaro con il suo Open Day, di Walter Fontana.

Il teatro di Cattolica è anche danza, così gli amanti del genere non possono mancare ai tre appuntamenti dedicati a loro: il 20 dicembre arriva il Royal Mongolian Ballet con uno spettacolo dal titolo Il vento dell’Oriente, che farà vivere il sapore esotico di questa terra affascinante. Il 28 marzo è il turno del Balletto di Roma con lo spettacolo Futura, una traduzione in movimento, luci e colori delle musche di Lucio Dalla. Infine il 17 aprile si esibirà l’étoile Giuseppe Picone, accompagnato sul palcoscenico da stelle del balletto contemporaneo.

Sempre a novembre partirà poi la consueta rassegna di teatro dialettale al Salone Snaporaz: gli appuntamenti sono il 30 novembre con Cegh, zop, matt, a so tutt me Pasqualon, il cantore popolare, spettacolo teatrale di Agostino Vincenzi a cura dell’ Associazione teatrale Le ombre di Pesaro, il 25 gennaio con T’arcordi el varietà? due atti di Stefano Guidi della fanese Compagnia teatrale amatoriale Il guitto e il 22 febbraio con E bèl e ven adès e Andema a lèt cle oura, due farse del Gruppo comico dialettale Dè Bosch di Gambettola. Per TuttEtàTeatro, rassegna pensata per famiglie, La Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani Onlus portano in scena Pigiami, la Compagnia Fratelli di Taglia Il folletto mangiasogni e Il bagnetto de La Baracca-Testoni Ragazzi. Sponsor principale della stagione teatrale è la Banca di Credito Cooperativo di Gradara.

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Al BlogFest2013 il food è diventato social(e)

massimobotturaIl “Food” è stato uno tra i temi trattati dall’edizione 2013 del BlogFest che, dal 20 al 22 settembre, dopo la tre giorni dello scorso anno a Riva del Garda, si è trasferito a Rimini. Il settore gastronomico da qualche tempo è diventato un argomento davvero social(e), alimentando una categoria sempre più in espansione: quella dei “food blogger”. Di loro e di questo particolare e complesso “lavoro” se n’è parlato molto in questi giorni: “la categoria dei foodblogger” ha spiegato Paola Sucato, una delle maggiori esperte del settore “è articolata in vari ambiti ed ogni blogger personalizza il proprio blog come meglio crede. Esistono ad esempio blog con ricette, altri solo con immagini, oppure incentrati principalmente sulle recensioni e così via. Un food blogger, non dev’essere per forza anche uno chef, magari è solo una persona che cucina o un gourmet che vive il piacere di raccontare agli altri la propria esperienza. Quello del food blogger non è un mestiere, ma il blog rappresenta un oggetto di comunicazione e sono contenta di questa tendenza”. Non sono poi mancati, in questi tre giorni, interessantissimi dibattiti con ospiti illustri del settore, laboratori, gourmet televisivi come chef Rubio e gustosi show cooking, tra cui quello di Marco Bianchi con una performance culinaria tra scienza, educazione e sana cucina, per poi passare a Stefano Ciotti, che ha portato tradizione e semplicità uniti alle nuove tendenze. Gli appuntamenti, che si sono tenuti Francesca Romana Barberiniper buona parte presso l’I-Suite di Rimini, sono iniziati venerdì 20 settembre per finire domenica 22 alle ore 15:00 con la consegna dei “Macchianera Food Awards”. La cerimonia di premiazione, alla sua prima edizione e condotta da Francesca Romana Barberini (foto grande) , noto volto televisivo del Gambero Rosso, ha visto trionfare i migliori siti e blog di food&wine scelti e votati dagli utenti della rete. Tra i vincitori troviamo “GialloZaffersno” vincitore dei premi come “Miglior sito food” e “Miglior presenza social”, Giulia Scarpareggia come “Miglior Foodblogger”, mentre il vincitore del premio “Miglior chef” è andato a Massimo Bottura (foto piccola), chef dell’Osteria Francescana di Modena – tre stelle Michelin, che ha dichiarato come “dalla terra al piatto, il cibo sia la traccia più evidente della cultura e delle storia di un popolo”. (M.Z.)

 




Settimana del buon vivere, ospiti e dibattiti per una vita migliore

Carlo-Craccodi MILENA ZICCHETTI

“Chi semina buon vivere, raccoglie futuro”. E’ questo lo slogan della quarta edizione della “Settimana del Buon Vivere”, una manifestazione nazionale sull’arte del vivere bene che si terrà tra le città di Forlì e Cesena dal 30 settembre al 6 ottobre. I temi trattati saranno i più vari: economia etica, salute, bene comune, benessere, alimentazione, cultura e coesione. Più di 100 eventi tra seminari, presentazioni editoriali, convegni, workshop, eventi gastronomici e culturali dove uno dei temi principali sarà il ruolo delle donne per la costruzione di un futuro migliore. “La violenza contro le donne” si legge sul sito dell’evento “non è infatti, questione di ordine pubblico ma un vero e proprio problema culturale che va affrontato partendo da un rinnovamento dei modelli educativi, comportamentali e comunicativi a scuola, sul lavoro e nella famiglia. L’edizione 2013 è dedicata a questo tema come imprescindibile e primario per ogni buon vivere possibile. Donne e uomini insieme, perché il problema non è delle donne che subiscono violenza ma della persona, dell’umanità, nella sua sfera familiare e sociale”.

L’inaugurazione dell’evento si terrà nel Salone del Comune di Forlì lunedì 30 settembre alle 17:30 con una tavola rotonda tutta al femminile e moderata dalla giornalista e scritrice Serena Dandini. Tra gli ospiti la Vice Presidente del Senato Valeria Fedeli, il direttore di Io Donna Diamante D’Alessio, la ricercatrice del CNR Maura Misiti, la presidente della Fondazione Cattaneo Elisabetta Gualmini e l’attrice Geppy Cucciari. Uno spazio particolare verrà dato anche alla gastronomia, sempre lunedì 30 settembre, con lo chef Carlo Cracco (foto) che sarà protagonista di una serata al Teatro Verdi di Cesena in cui si metteranno a confronto gli allievi delle scuole alberghiere di Forlimpopoli, Cervia e Cesenatico nella preparazione di un menu del Buon Vivere, con i prodotti del territorio e, come dice lo Chef, dei sapori in movimento. Durante la settimana, la sezione “dibattiti” vedrà tra gli ospiti anche l’ex direttore del TG1 e del Sole 24 Ore Gianni Riotta, il vicedirettore del TG3 Giuliano Giubilei, l’attrice Lella Costa, il giornalista e scrittore Daniele Biacchessi, l’esperto di innovazione Luca De Biase, le giornaliste Simona Branchetti e Claudia Mondelli, la “curvy” top model Elisa D’Ospina, la nutrizionista Sara Farnetti, la compagna di Augusto Daolio Rosanna Fantuzzi, lo scrittore Wu Ming 2, il docente di Comunicazione Politica Massimiliano Panarari, l’economista Andrea Segrè, il decano dei commentatori sportivi Bruno Pizzul, i registi Giancarlo Soldi e Stefania Casini, il direttore della Fondazione Migrantes Monsignor Giancarlo Perego, il fumettista Alfredo Castelli e il massmediologo Enrico Menduni. Relativamente ai momenti culturali e di intrattenimento, ci saranno spettacoli di Giuseppe Cederna e Max Paiella, sedute di Yoga della risata con il riminese Terenzio Traisci, concerti dei cantautori Enrico Farnedi e Ragazzo Semplice. La chiusura dell’evento, prevista a Forlì per domenica 6 ottobre alle ore 15:00, verrà celebrata con un grande incontro multiculturale sul ruolo delle donne nelle religioni a cui prenderà parte, tra gli altri, Monsignor Franco Perazzolo del Pontificio Consiglio della Cultura, il Rabbino Capo della Romagna Rav Luciano Caro, il capo religioso dei Sikh Harvinder Singh e l’imam di Milano Yahia Pallavicini.

L’iniziativa è promossa da Legacoop Forlì-Cesena in collaborazione con quasi centocinquanta partner di prestigio nazionali e internazionali (tra cui l’Istituto Tumori IRST-IRCCS, il Pontificio Consiglio della Cultura, e l’Alma Mater di Bologna) e oltre 30 aziende sostenitrici che della responsabilità sociale d’impresa hanno fatto un punto distintivo.

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Delfinario, Affronte: è tempo di rilanciare un nuovo progetto culturale

di MARCO AFFRONTE *

marcoaffronteLeggendo i titoli dei quotidiani, stamattina ma anche nei giorni scorsi, relativamente alla questione del Delfinario, se ne ricava l’impressione che tutta la città di Rimini si sia mobilitata per riavere i “suoi” delfini. Scrivo per testimoniare che c’è invece chi ritiene, come me, che la città si sia finalmente liberata di una proposta di intrattenimento obsoleta, ed eticamente ormai impresentabile. Ho espresso più volte le mie perplessità sulle modalità e sulla spettacolarizzazione con cui è stato effettuato il sequestro. L’ho fatto a parole e nei fatti, al punto da avere deciso, quel giorno, di accettare l’offerta dei legali e dei rappresentanti del delfinario, ad agire come consulente di parte della struttura stessa, ma con il compito ben preciso di controllare che le operazioni di cattura e di trasporto degli animali dalla vasca al camion avvenissero nel massimo rispetto della sicurezza e del benessere degli animali.

Capisco la volontà della proprietà di ribattere alle tremende accuse di maltrattamento, accuse nel merito delle quali non intendo entrare, così come capisco le preoccupazioni di chi vede seriamente minacciato il proprio posto di lavoro o la propria azienda. Ma invito le sorelle Fornari e l’Amministrazione comunale, tra le quali sembra improvvisamente essere scoppiato l’amore, a prendere in considerazione l’idea di rilanciare un nuovo progetto, culturale, educativo e innovativo, dedicato al nostro mare, ma che non preveda più i delfini. La nostra città langue dal punto di vista dell’offerta culturale, e non ha una vera e propria cultura del mare (e quella che ha, la tratta pure male). Una svolta di questo tipo, che si lasci indietro vecchi modelli di “divertimento” non etico, diseducativo e anacronistico, sarebbe la benvenuta.

A me hanno sconcertato le dichiarazioni del sindaco di Rimini, ad aprile scorso, secondo cui “il delfinario è una realtà strategica, qualificante e coerente con la natura e gli obiettivi turistici di questa città”. Non sarebbe invece ora di puntare su modelli di turismo e culturali molto più attuali, validi ed educativi? Cosa c’è di qualificante nel vendere ai turisti lo spettacolo di quattro delfini che saltano a comando in una vasca di cemento?

A chi mi fa notare che i delfini sono comunque in un altro delfinario, e per loro non cambia nulla, rispondo che purtroppo è vero. E’ ora che si pensi alla maniera di mandare queste strutture a termine. Basterebbe impedire l’importazione di delfini nel nostro paese. In questo modo, visto che quasi ovunque le morti di delfini superano le nascite, nel tempo il problema si risolverebbe da solo. Stabilito questo però, io affermo che 4 delfinari, nel nostro paese, sono meglio dei 6 che c’erano un anno fa (ha chiuso anche il delfinario di Gardaland). Meno luoghi dove ai nostri bambini viene passata l’idea che gli animali sono “a disposizione” dell’uomo, per profitto e per divertimento. Meno luoghi dove viene calpestata l’idea di rispetto e comprensione che dobbiamo ai nostri coinquilini su questo pianeta, valori che cerchiamo con fatica di trasmettere ai nostri ragazzi e nelle iniziative vi divulgazione e sensibilizzazione.

Il mondo corre in avanti, così come va avanti, progredisce e si modernizza il nostro rapporto con le altre creature viventi del pianeta. I delfinari sono sempre più anacronistici, obsoleti, superati. Non hanno più molto senso, sono anzi diseducativi. Passano un’idea culturale retrograda: gli animali al servizio dell’uomo per divertimento. Se questo è “coerente con la natura e gli obiettivi turistici di questa città” siamo destinati a essere lasciati indietro. Più della metà delle nazioni Europee se ne sono già sbarazzati da tempo. L’uomo ha mille e più modi diversi per divertirsi, modi che non contemplano la sfruttamento e la lesione della dignità di altre creature viventi. La città, con il delfinario, perde uno dei suo simboli? Può darsi, ma arriva un momento che anche i simboli fanno il loro tempo, e vale la pena di lasciarseli alle spalle, e di crearne di nuovi, attuali e magari anche più profondi e veri di una scatola di cemento con un triste circo dentro.

* Naturalista e divulgatore scientifico

 

 




L’ uomo Brandina riporta agli antichi splendori il castello di Granarola

“L’ho visto, mi piaceva. L’ho recuperato per restituirlo al territorio”. Si sta parlando del castello di Granarola di Gradara (PU). La riflessione è del cattolichino Marco Morosini ( nella foto), progettista uscito dall’Isia di Urbino, fotografo, il creatore degli oggetti Brandina. I 700 metri quadrati si trovano su uno dei poggi più belli del mondo, afferma il suo amico Roberto Gerboni, una laurea in lingue straniere e dj per passione. Al largo, il blu dell’Adriatico interrotto da un balcone un po’ più alto, Gradara. Sulle colline lo sfregio al creato figlio delle cementificazioni degli ultimi 25 anni.

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Grafico di successo (da giovane anche in Fabrica di Benetton), Morosini acquista il rudere nel 2007: mura pericolanti invasi da rovi, con attorno piante nobili che richiedono decenni di accorta pazienza: lecci, allori, olmi, querce… In piedi brandelli di mattoni scalcinati ed un’elegante torre civica in pericolo di crollo. A vendere un costruttore che pensava a villette a schiera. I lavori partono nel Natale del 2008. Durano quattro anni e mezzo. Morosini ci ricava 9 residenze di sobria bellezza: angolo cottura nel soggiorno, camere da letto, bagno e uno spazio comune con una caterva di libri. Di varie metrature, ognuna è caratterizzata da un nome che sanno narrare storie: “Sopra il cielo”, “Magiche bottiglie”, “Granaio”, “Mare”, “Colombaia”, “Meridiana”, “Torre dell’artista”, “Bianca maiolica”, “Tana della volpe”.

Morosini ha curato spazi, ambienti, gli esterni e progettato ogni componente interno: tavoli, sedie, letti, lampade, vetrine… Racconta: “Abbiamo usato solo materiali naturali; e ogni cosa è stata costruita su misura da artigiani delle province di Rimini e Pesaro. Unica eccezione i letti fatti a Città di Castello. Durante i lavori con i sassi recuperati abbiamo fatto i selciati”. Un risultato degno dell’ordine dei Servi di Maria: “Dio si raggiunge anche attraverso la bellezza”. Uno degli universali.

Le nove residenze del “Castello di Ganarola” si rivolgono ad una clientela straniera. Morosini: “Le abbiamo messe in vendita sui mezzi on line, sia direttamente, sia indirettamente. Ci piacerebbe che possiamo diventare il punto dal quale visitare il Centro Italia. Già molte le prenotazioni”. “La qualità e le cose belle – continua nella riflessione Morosini – contagiano. In questa crisi economica e in questo disastro nessuno parla di cultura e di turismo. Questa dovrebbe essere la risorsa dell’Italia. Ho comprato da un costruttore che ci voleva fare la solita speculazione selvaggia che ha rovinato il Belpaese”.

Grafico e fotografo affermato con studio a Pesaro. Tra i suoi clienti il Museo Ferrari. In questo momento ci sono quattro mostre tutte allestite dal cattolichino. Marco Morosini è salito con i colori delle borse Brandina sulle sacre tavole della ribalta. Le sue borse sono indistruttibili. Fatte con i fili delle brandine, cucite, sono rifinite in pelle. La sua lampadina nasce per puro caso nel 2007. La Provincia di Rimini nelle persone dell’assessore al Turismo cattolichino Massimo Gottifredi e del dirigente di settore, il riccionese Massimo Masini, gli commissionano un libro fotografico che racconta l’universo dei bagnini da Cattolica a Bellaria. La pubblicazione si intitola “Divi di Rimini”. Già autore di due libri con Electa-Mondadori (“Kosovars” e “No copyright”), Morosini ritorna dalla prestigiosa Electa “Il libro è bello – ricorda -, ma gli mancava un ‘che’. Non so come, penso di metterci una sovracoperta: le tele delle brandine con i caratteristici colori. Poi penso che sarebbe stato bello fare delle opere d’arte con questo materiale. Esporle a New York e abbinarci qualche oggettino dello stesso materiale nel book shop”. “Progetto la prima borsa – rievoca Morosini -. Ne faccio 500 esemplari. Le vado a vendere. Vanno a ruba”.

Da allora è un crescendo degno del miglior Rossini. Nel 2009, apre il primo negozio monomarca a Cattolica, nella centralissima via Bovio. Oggi, le Botteghe Brandina (come ama chiamarle) sono 12 di cui 4 di proprietà e 8 affiliate (“è meglio usare le parole in italiano” dice orgoglioso Morosini). Il 18 giugno, Morosini è andato a Capri, per cercare di aprire nel salotto dei salotti del mondo dai tempi dei Romani. Si porta con sé anche uno scatolone con le borse che esprimono gioia, spensieratezza e allegria. Se trova l’angolo giusto, quello che gli garba, imbraccia il cavalletto e via una foto da utilizzare come promozione. Morosini: “Per far andare bene un’azienda si inizia dal non sciupare le risorse. Poi bisogna essere veloci, snelli ed efficaci. Le idee bisogna avere il coraggio di concretizzarle. Avere una direzione e menare lì. E fare tante ore, dalla mattina presto”. Oggi, Brandina significa una cinquantina di prodotti, una ventina di addetti. Con la produzione fatta da abili artigiani tra Rimini e Riccione. Puro made in Italy.

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