“Ce la possiamo fare solo con prodotti eccellenti”

di GIOVANNI CIORIA

Sette industrial designer (progettisti industriali) di livello internazionale. In poco più di un anno venduto circa 300 bar dai materiali “economici” e tecnologia del freddo eccellente. Un tour in sette città in giro per il mondo per far conoscere la civiltà del gelato insieme a Sigep (Rimini Fiera), Carpigiani e Mec3. Le città che saranno toccate: Roma (lo scorso 5, 6 e 7 maggio), Valencia (5-7 luglio), Melbourne (in ottobre) a seguire Shanghai, Dubai, San Paolo o Buenos Aires. Il Gelato world tour (Giro del mondo col gelato) chiude a Rimini nel settembre del 2014. Un villaggio-gelato con sedici gelatieri a preparare i gusti, ma anche competenze commerciali e tecniche per aprire locali con imprenditori locali.

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L’IMPRENDITORE – Il cattolichino GIanfranco Tonti, presidente di Industrie Ifi e presidente dell’Adi (Associazione del design italiano)

Sono alcune delle fondamenta sulle quali la Ifi punta a farcela. Leader in Europa per banchi bar e vetrine gelato, la guida il cattolichino Gianfranco Tonti (foto), un signor imprenditore, un signor uomo. L’azienda si propone l’obiettivo di vendere all’estero il 60 per cento della produzione; oggi è “solo” attorno 40. “Il nostro tema racconta Gianfranco Tonti, cattolichino, presidente di Ifi Industrie – è aprire nuovi mercati e intensificare quelli che abbiamo. Ad esempio apriremo un ufficio a Dubai in pianta stabile per i potenziali mercati di quell’area”. Insomma, il futuro passa per l’estero e per l’eccellenza. Ifi con le sue vetrine gelato progettate da designer di livello mondiale (Makio Hasuike e Marc Sadler, due Compasso d’oro), ad esempio, è il partner di catene di gelaterie: Grom (una cinquantina nel mondo), D4 (una sessantina nel mondo, nessuna in Italia), Rivareno (una ventina). Con quest’ultima si è appena sbarcati a Sidney (gennaio) e Malta (questo luglio). Ifi e il gelato portano una data: il 2000. Fino ad allora, il marchio di Tavullia significava l’eccellenza nei banchi bar, sia per la tecnica del freddo, sia per il qualità del design. Grazie alla svolta, oggi il comparto gelateria vale il 40 per cento dei ricavi. E mentre i bar chiudono, le gelaterie continuano ad aprire. Il fiore all’occhiello è la Tonda, la vetrina progettata da Makio Hasuike. Dai primi anni 2000, ogni anno, Tonti prende la valigetta a si fa una decina di viaggi di lavoro all’estero. Afferma: “La manifattura italiana ha tutte le carte in regola per farcela sulle nuove vie di sbocco. Però ci vogliono quattro elementi: la ricerca, l’innovazione, il design e la qualità crescente. Altrimenti davanti non avremo che une recessione infernale”.

“Il lavoro – riflette Tonti – non lo crei dicendo voglio creare il lavoro, ma con le cose dette sopra. Da un punto di vista personale sono fiducioso”. Tonti è anche il presidente dell’Adi (Associazione del design italiano) per le Marche, l’Abruzzo e il Molise. Tiene numerosi incontri con imprenditori e giovani progettisti. Argomenta: “Le aziende però devono passare attraverso la cultura del progetto. C’è vera innovazione se quel progetto l’hai fatto. I designer industriali sono delle api impollinatrici. Negli incontri organizzati dall’Adi si cerca di parlare agli imprenditori demotivati e che stanno per gettare la spugna. L’obiettivo è di costruire una comunità progettuale; ripeto che se si progetta bene, non ci sono dei costi in più. Anzi. E pongo insieme una domanda che ci aiuta a riflettere: come mai l’Italia alla prima crisi vera non ha retto la concorrenza? Affermo con forza che il mondo intero ci riconosce il massimo nel design. Noi siamo la culla, come il Rinascimento. E la progettazione deve essere l’elemento portante per ripartire con la nostra manifattura. Non ci sono altre scorciatoie: ogni impresa che chiude è la desolazione che aumenta”. E la politica? Tonti: “Deve dare segnali chiari per la speranza. Si ha bisogno di una politica che sappia reinterpretare il proprio ruolo. Con la cultura di un nuovo progetto. Se le istituzioni, se gli imprenditori non si rimboccheranno le maniche ci sarà l’immeserimento del Paese”.

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Pomodoro, 300 anni per diventare il principe dell’estate

pomodoroIl principe della dieta mediterranea non ha proprio nulla di Mediterraneo. Insieme a mais, patata, arriva dall’America grazie a Cristoforo Colombo. Nei primi tempi venne coltivato solo negli orti botanici, come una rarità. E’ solo dalla metà del ‘600 che inizia ad essere prodotto su vasta scala. Non per scelta, ma per necessità: la fame. E l’orto era considerato zona franca del podere; non c’era corresponsione verso il proprietario. La pasta col pomodoro inizia ad arrivare sulle tavole solo ai primi dell’800 ed in quelle delle famiglie ricche. Le classi sociali più basse erano troppo conservatrici e prevenute verso il nuovo.

Il pomodoro è nativo della zona del Centro America, Sud America e della parte meridionale del Nord America. Gli Aztechi lo chiamarono xitomatl, il termine tomatl indicava vari frutti simili fra loro, in genere sugosi. La salsa di pomodoro divenne parte integrante della cucina azteca. Si diceva che il pomodoro avesse proprietà afrodisiache; sarebbe questo il motivo per cui i francesi anticamente lo definivano pomme d’amour, “pomo d’amore”. La credenza è presente anche in Italia. In alcuni paesi dell’interno della Sicilia, è indicato anche col nome di pùma-d’amùri (pomo dell’amore). Si dice che dopo la sua introduzione in Europa sir Walter Raleigh avrebbe donato questa piantina carica di frutti alla regina Elisabetta, battezzandola col nome di apples of love (pomo d’amore).

In Europa arrivò nel 1540 quando lo spagnolo Hernán Cortés rientrò in patria e ne portò gli esemplari; ma la sua coltivazione e diffusione attese fino alla seconda metà del XVII secolo. E fu figlia della fame e dell’aumento della popolazione Arriva in Italia nel 1596. Più tardi, trovando condizioni climatiche favorevoli al sud, l’originario colore oro, che diede il nome alla pianta, diventa rosso, grazie a selezioni e innesti. L’industria del pomodoro è tipicamente italiana. La sua culla sarebbe stata Parma, nelle cui campagne dopo la metà dell’Ottocento i contadini producevano pani di polpa essiccata, al sole, e non per nulla chiamati “pani neri”. Avrebbe imposto la svolta il professor Rognoni, docente all’Istituto tecnico di Parma, che avrebbe sperimentato la coltura, nei propri poderi, dal 1865, e sarebbe stato protagonista della diffusione, prima del 1895, dei primi processi razionali, presto adottati da numerosi laboratori artigianali. Nel 1875 il piemontese (era di Asti) Francesco Cirio creò, intanto, a Napoli, la prima industria conserviera meridionale.

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Per non sprecare, adesso c’è anche “Rimini riutilizza”

Rimini_Riutilizza_01Da qualche mese i riminesi stanno dando una seconda vita ai prodotti che non usano più grazie a “Rimini Riutilizza!”, l’iniziativa nata da una collaborazione tra Provincia di Rimini, Comune di Rimini, Gruppo Hera, Arpa e alcune associazioni del territorio quali Cooperativa Sociale La Fraternità, Associazione Centro Missionario Daniele Comboni, Associazione Madonna della Carità e la Cooperativa Sociale Mani Tese, aggiuntasi di recente. Nei primi mesi di attività è stato superato il traguardo delle due tonnellate di prodotti raccolti e riutilizzati (25% apparecchi elettrici ed elettronici; 17% strumenti e apparecchi non elettrici; 25% mobili; 7% giochi e sport; 24% abiti e tessili; 3% arredamento).

Tutti i sabati nell’area del Centro Raccolta (Stazione Ecologica) di Via Nataloni a Rimini, oltre al personale Hera addetto al ritiro dei rifiuti e dei materiali da avviare a smaltimento, i cittadini trovano, dalle 9 alle 11, in un’area ben segnalata, anche i rappresentanti delle associazioni ai quali poter consegnare prodotti funzionanti ma inutilizzati: grandi e piccoli elettrodomestici, strumenti e apparecchi elettronici, , giochi, articoli sportivi, attrezzi per il tempo libero, abiti e tessili, arredi. Tutti gli oggetti raccolti il sabato mattina dalle associazioni sono portati presso i mercatini dell’usato gestiti dalle stesse e, previo eventuale restauro e riparazione, rimessi sul mercato a prezzi vantaggiosi. “Rimini Riutilizza!” nasce dal Progetto CERREC (finanziato dal programma Central Europe – European Development Fund) di cui la Provincia di Rimini – Settore Politiche Ambientali è partner insieme ad altri 8 Enti di 6 Paesi dell’Europa Centrale.

Con questa iniziativa la Provincia di Rimini intende favorire la riduzione della produzione dei rifiuti e promuovere il riutilizzo dei prodotti, una pratica che consente di allungare il ciclo di vita di molti oggetti di uso quotidiano e, di conseguenza, di diminuire l’impatto ambientale che questi hanno quando non servono più e diventano rifiuti., Allo stesso tempo consente alle categorie sociali svantaggiate di acquistare a prezzi vantaggiosi beni ancora utilizzabili. La Cooperativa Sociale La Fraternità commenta così il suo impegno per Rimini Riutilizza!: “Aderire a questa iniziativa ci permette di contribuire a creare una cultura non consumistica e di lasciare ai nostri figli un mondo eco-sostenibile”.

I mercatini dell’usato gestiti dalle quattro associazioni coinvolte si trovano: Cooperativa  Sociale La Fraternità, Via dell’Industria, 7, Poggio Berni lunedì – sabato 9-12.30 e 15 -19; giovedì e sabato pomeriggio chiuso 0541.627083 – Associazione Centro Missionario Daniele Comboni, Via Berlinguer – Riccione lunedì – venerdì 9 -12.30  martedì e venerdì 15 -17 0541.606008 – Associazione Madonna della Carità, Via Emilia Vecchia, presso Chiesa di San Vito martedi 10-12.30; mercoledì, giovedì e venerdì 15.30-18.30; sabato 9.30-12.30 0541.26040 – Cooperativa Sociale Mani Tese, Via Circonvallazione Occidentale, 28, Rimini mercoledì – sabato 9,30-13; mercoledì e sabato 16-19. 0541.785305.

“Rimini Riutilizza!” offre anche un servizio di ritiro gratuito a domicilio di prodotti da riutilizzare. I cittadini interessati possono contattare una delle quattro associazioni aderenti al progetto, e fissare l’appuntamento. Le tipologie di prodotti per cui è attivo il servizio sono: ingombranti domestici generici (mobili, sedie, poltrone, materassi, reti, tavoli); apparecchiature elettriche ed elettroniche (elettrodomestici di grandi dimensioni: lavatrici, frigoriferi, televisori, condizionatori, congelatori…).

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Religione, settimana biblica in Sala Manzoni

La Chiesa di Rimini offre a tutti un’occasione per una più profonda conoscenza del testo biblico, sia dal punto di vista culturale che teologico. Quest’anno la Settimana Biblica si svolgerà dal 23 al 27 settembre in Sala Manzoni e avrà come tema il rapporto tra Bibbia ed Eucarestia. In cinque serate, con l’aiuto di maestri dell’esegesi biblica, passeremo attraverso testi importanti dell’Antico e del Nuovo Testamento, per interpretarli correttamente e approfondirne il senso per la nostra vita di fede. Questo il programma degli incontri. Eucarestia e Bibbia: figura, evento e sacramento. 23 Settembre. Dt 8, 1 – 20. La figura della manna come parola di Dio. Relatore: Simone Paganini. 24 Settembre. Sap 16, 15 – 29. La figura del pane del cielo, sapienza della creazione. Relatore: Donatella Scaiola. 25 Settembre. Mt 26, 26 – 29/Mc 14, 22 – 25/Lc 22, 14 – 20/1 Cor 11, 23 – 26: L’evento dell’ultima cena e l’istituzione dell’eucarestia. Relatore: Massimo Grilli. 26 Settembre. Eb 7. L’enigmatica figura di Melchisedek e il sacrificio di Cristo. Relatore: Franco Manzi. 27 Settembre. La Pasqua come sacramento e sacrificio. Relatore: Cesare Giraudo. L’iscrizione è possibile telefonando all’Ufficio catechistico Diocesano (0541 1835105).

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Rimini nel volume Walter Ceccaroni “scritti 1948-1970”

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ALLE ORIGINI DEL TURISMO – Walter Ceccaroni (al centro) in un’immagine tratta dall’archivio della Biblioteca Gambalunga

Nell’ambito del progetto di ricerca “La costruzione di una Città turistica. Walter Ceccaroni Sindaco e primo Assessore Regionale al turismo (1948-1980)” curato dall’Istituto per la Storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea, esce per i tipi di Capitani la raccolta degli scritti di Walter Ceccaroni (1921-1999).

Sindaco di Rimini dall’8 novembre 1948 alle elezioni del 7 giugno 1970. E poi Consigliere regionale dal 1970 al 1980, ed Assessore Regionale al Turismo dal 1970 al 1977. La ricerca, a 14 anni dalla sua morte, è stata diretta da una parte alla raccolta dei suoi numerosi scritti, politici e amministrativi, oggi dispersi e difficilmente consultabili su numerose riviste, pubblicazioni e archivi e dall’altra a ricostruire la sua azione di pubblico amministratore, sia a Rimini che a Bologna. In particolare sull’azione della ricostruzione della Città e del sostegno al nascente turismo di massa a Rimini, e sul suo impegno per il nostro turismo a Bologna. Sindaco, quasi ininterrottamente, fra gli anni 1948 e 1970, a Ceccaroni è legata una pagina importante della Rimini del secondo Novecento. A Lui viene riconosciuto un ruolo di primo piano nella rinascita e nello sviluppo del turismo locale. Durante il periodo dei suoi mandati, inoltre, venne elaborato e messo in atto un complesso Piano Regolatore, redatto dall’architetto Giuseppe Campos Venuti, nonché numerose opere di infrastrutturazione finalizzate all’ammodernamento della Città. Nell’arco di questi venti anni Ceccaroni comunicò alla cittadinanza le motivazioni e le scelte della sua Giunta e del suo partito. Tali interventi e articoli, scritti in un periodo storico contraddistinto da una forte contesa politica, si pongono come una importante testimonianza del dibattito e delle fasi che portarono alla Rimini che oggi conosciamo.

Il libro verrà presentato venerdì prossimo 20 settembre alle 17,15 nella sala del Consiglio Provinciale (S. Maria ad Nives), corso d’Augusto, 231. Ne parleranno con gli autori il prof. Angelo Turchini, direttore I.S.R. Rimini e il Sen. Lanfranco Turci, già Presidente della Giunta dell’Emilia Romagna. Sarà presente il Sindaco di Rimini Andrea Gnassi . L’iniziativa rientra nell’ambito delle celebrazioni del 69^ Anniversario della liberazione di Rimini.

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Appalti pubblici, Arlotti (Pd): favorire le imprese locali

Tiziano Arlotti

A quali imprese affidare la realizzazione di un lavoro pubblico? A chi offre di meno, a prescindere, oppure alle imprese locali? Sul tema è intervenuto l’On. Tiziano Arlotti (nella foto). “Il Protocollo d’intesa per la legalità, la regolarità e la sicurezza del lavoro e delle prestazioni negli appalti e concessioni di lavori, servizi e forniture pubblici – ha dichiarato – è uno strumento straordinario per dare trasparenza agli appalti, per contrastare con più efficacia le infiltrazioni malavitose, per tutelare i lavoratori e combattere lo sfruttamento. Bene lo strumento delle white list, ma occorre a questo punto che anche le stazioni appaltanti pubbliche sfruttino tutti gli strumenti a loro disposizione per la prevenzione delle irregolarità. Fra questi, sicuramente va maggiormente utilizzata l’offerta economicamente più vantaggiosa, che garantisce requisiti più appropriati a garantire la qualità dell’impresa già in fase di gara. Ma occorre una scelta forte anche per estendere le procedure di trattativa privata previste dalla legge per dare maggiori opportunità alle imprese del territorio. Con la procedura ristretta, infatti, le amministrazioni pubbliche possono invitare cinque concorrenti alle gare di valore fino a 500mila euro, e 10 fino a 1 milione di euro. Purtroppo, però, diversi enti preferiscono tuttora indire gare con pubblico incanto, a cui tutte le imprese possono accedere, e con offerte il cui numero arriva talora a superare il centinaio di partecipanti. Credo perciò sia quantomeno necessaria una modifica delle norme, per non lasciare alla mera discrezionalità dei dirigenti la scelta di ricorrere o no alla procedura ristretta/trattativa privata, e per garantire quindi maggiormente sia l’interesse dell’amministrazione pubblica, sia quello delle imprese e dei lavoratori del territorio”. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 




Licenziata per un ‘like’ su Facebook, la replica dalla Polisportiva comunale

Incredibile ma, sembra, vero. E ci sarebbe anche la registrazione audio tra la lavoratrice e il suo datore di lavoro. La triste vicenda riguarda un’insegnante di nuoto presso la piscina comunale. Licenziata solo per aver cliccato “mi piace” sotto un post di Facebook i cui contenuti – leggiamo sul messaggio che ‘denuncia’ il fatto – “non erano graditi a chi governa” la struttura pubblica. La diretta interessata, secondo la ricostruzione degli ‘amici’, l’istruttrice avrebbe saputo proprio da un collega del mancato rinnovo dell’incarico di prestazione sportiva che la lega alla polisportiva. Appresa la notizia, l’insegnate chiede ai datori di lavoro spiegazioni. Eccole: per un “arbitrario quanto inaccettabile gesto di insubordinazione e di mancanza di rispetto alle regole di buona condotta”.  Lo sdegno sulla rete esplode nel giro di pochi minuti. “Al di là dell’esecrabile gesto di arroganza e di dominio di chi si crede così potente da considerarsi padrone – si legge nel post dal profilo di Alberto Nardelli che svela l’accaduto – quel che resta è il livello di assoluto degrado umano e politico che Riccione ha raggiunto. Una città preda e ostaggio di una classe politica e dirigente senza scrupoli, attenta solo a perseverare il suo controllo su tutta la città”.

LA REPLICA arriva dal diretto interessato, il dirigente della Polisportiva comunale  Stefano Maestri che, pur confermando la discussione avuta con l’istruttrice di nuoto sul noto social network, precisa che la scelta di interrompere il rapporto di lavoro è dovuta alle numerose “proteste” arrivate dai genitori dei bambini che frequentavano i suoi corsi e per un atteggiamento, il suo,  “critico” su tutto. Elementi che l’avrebbero portata in una situazione tale da non essere più in sintonia col personale e la “squadra” della Polisportiva. Rimane in ballo la questione della registrazione, chissà se salterà fuori. (dc)




Trenta liceali all’estero, il “San Pellegrino” sempre più internazionale

di ALBERTO BIONDI

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Una delle due classi al St. Andrew’s College di Cambridge (Gran Bretagna). In bocca al lupo a tutti e trenta.

Zaino e libri sono pronti, l’estate si può dire ormai finita, ma anziché tornare sui banchi dell’anno scorso trenta ragazzi del Liceo Linguistico “San Pellegrino” di Misano hanno cominciato la scuola fuori dai confini nazionali. Francia e Gran Bretagna le destinazioni dei fortunati, per la precisione “Le Chateau School” di Antibes e l’antico St. Andrews College di Cambridge. Una prima campanella davvero speciale, che suona in due centri educativi di altissimo livello. Gli studenti, dieci di seconda e venti di terza e quarta, trascorreranno un soggiorno di una o due settimane frequentando all’estero le prime lezioni, ospitati da famiglie del luogo che tenteranno l’impossibile pur di farli sentire a casa. Naturalmente, per garantire una “full immersion” totale nel paese di destinazione, sono previste visite ed escursioni nei principali siti d’interesse delle città, organizzate con l’obiettivo di far entrare i ragazzi in contatto diretto con il nuovo ambiente.

Il San Pellegrino punta all’internazionalizzazione, offrendo ai suoi studenti un’opportunità in più per mettere in pratica sul campo le lingue di studio. Tante altre le mete tra cui poter scegliere: Spagna, Germania, Stati Uniti e da quest’anno anche l’Australia, sempre più Nuova Terra Promessa per molti giovani romagnoli in fuga. Silvia Paccassoni, preside del Liceo, afferma: “I soggiorni all’estero non servono solo a consolidare la conoscenza linguistica, ma abituano il giovane ad orientarsi autonomamente all’interno di contesti familiari e scolastici diversi. Inoltre, presso le scuole servitane studiano in lingua anche le altre materie che qui apprenderebbero in italiano e questo è un ottimo esercizio per le proprie capacità. Il risultato è un’apertura mentale e un allenamento tali da poter affrontare con successo situazioni di studio e lavoro in paesi stranieri. Visite ai musei, teatri e altri luoghi d’interesse storico, artistico e culturale accompagnano le lezioni frontali e arricchiscono l’esperienza”.

Studiando Lingue e Letterature Straniere all’università di Urbino, ho capito quanto utilizzare una lingua in contesti reali sia fondamentale per il suo apprendimento. Finché dalla teoria non si passa alla pratica, i meccanismi di memorizzazione che governano l’acquisizione linguistica non scattano. Bisogna sporcarsi le mani per imparare, un po’ come in officina, e senza un contatto diretto con chi quella lingua la parla da sempre, in un contesto in cui tutti si esprimono così, è difficile fare buona pratica. I soggiorni all’estero, le vacanze studio, i progetti Erasmus e Intercultura… tutti offrono la possibilità di “immergersi” in un paese straniero, ma sta poi a chi partecipa sfruttare al meglio le occasioni per imparare. Lo dico perché i casi in cui, finita l’esperienza, si torna a casa senza aver migliorato le proprie abilità sono più di quanto non si pensi. C’è l’opinione diffusa che basti trascorrere un periodo all’estero per tornare in Italia padroneggiando la lingua straniera come un nativo, ma purtroppo il fattore tempo e ambiente non bastano. Sono necessari curiosità e spirito di iniziativa, senza i quali non possiamo muovere i nostri passi verso “l’altro”, e un esercizio continuo dell’idioma per fissarne i meccanismi segreti fino a renderli spontanei, automatici. Insomma, non basta partire: bisogna metterci del proprio, prima, durante e dopo il soggiorno. Quasi sempre però si torna a casa con bellissimi ricordi e per molti basta questo a dare un senso al viaggio. Non è sicuramente il caso dei trenta del San Pellegrino, ma tutti avremo sentito di un giovane partito per la vacanza studio e tornato in patria con la fotocamera piena e il cervello come prima.

Oggi le possibilità di vivere un’esperienza all’estero sono moltissime, ma alcune di esse restano ancora appannaggio di poche tasche. Un’apertura della scuola italiana in questa direzione sarebbe quanto di più auspicabile, con l’auspicio di formare ragazzi consapevoli del mondo e delle opportunità che sono aldilà delle frontiere; ma c’è il rischio che, proponendo progetti troppo esosi nelle classi, così come spesso avviene con le gite, venga a formarsi una forbice ingiusta tra chi può concedersi di partire (che impari o no qualcosa non fa testo) e chi invece è costretto a restare quando magari ne avrebbe tratto profitto. Prima che una famiglia o un giovane decida di investire in una meravigliosa esperienza all’estero, devono essere chiari gli obiettivi che si vogliono raggiungere fuori casa e soprattutto essere sicuri, quando si sale la scaletta dell’aereo, che non si stanno spendendo soldi per niente.

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Trasparenza, la lungimiranza della civica ‘Città ViVa lista Moka’

di EVA PANISSA

Tanto tuonò, che piovve…” Esordisce così il consigliere comunale Moris Calbucci, capogruppo della lista civica ‘Città ViVa per Bellaria Igea Marina’ (nella foto tutto il gruppo), per esprimere una soddisfazione attesa molto a lungo. Non si è mai arreso. “Finalmente” – dice – dopo due anni di battaglie sostenute in Consiglio Comunale dalla nostra civica Città ViVa per sollecitare trasparenza e chiarezza sui contributi pubblici, accogliamo con favore l’iniziativa dell’Amministrazione che da alcuni mesi sta pubblicando sul sito del Comune sotto la voce ‘Amministrazione Trasparente’ l’elenco dei contributi pubblici e le finalità previste, con tanto di determina dirigenziale. I cittadini possono così rendersi conto di come vengano spesi i loro soldi, liberi di valutare attentamente la validità o meno dei progetti, dei finanziamenti e delle capacità dell’amministrazione. Per citare un esempio, è possibile visionare l’anticipo per la stagione 2013 di 350 mila euro concessi a Verdeblu e verificare come questa cifra viene spesa. Oppure vedere che all’ANSPI, il Comune dà un contributo di 23 mila euro. Per raggiungere questo scopo abbiamo combattuto due anni, tuttavia, in merito ad alcune fatture (sempre che esistano), relative ai 170 mila euro erogati a Polo Est srl il 10 dicembre del 2010, e i 195 mila euro erogati a Bella Tavola il 31 gennaio del 2011, nell’ambito del progetto di Verdeblu srl ‘Bellaria Igea Marina – Un anno con Noi – eventi e promozione 2011’, nonostante la sentenza del Tar fosse a nostro favore, l’Amministrazione Ceccarelli ha opposto ricorso al Consiglio di Stato, rendendo impossibile l’accesso a tali fatture.

città viva foto gruppo

GRUPPO I componenti della lista civica ‘Città ViVa per Bellaria Igea Marina’ autori della ‘battaglia’ sulla trasparenza dei contributi pubblici.

Ora, se anche il Consiglio di Stato, come è auspicabile, darà ragione ai diritti dei cittadini che noi rappresentiamo, come già successo con il Tar e i giudici di Ancona, ci rivolgeremo al procuratore della Repubblica, pretendendo che i diritti dei cittadini vengano rispettati anche nei casi di Polo Est srl e Bella Tavola, per il quale il sindaco Ceccarelli, Verdeblu srl e il dirigente, nonostante siano state riportate le delibere e le determine dirigenziali del caso, riguardanti il progetto di Verdeblu srl ‘Bellaria Igea Marina – Un anno con Noi – eventi e promozione 2011’, si stanno aggrappando a cavilli e a dubbie interpretazioni pur di non rendere pubbliche le fatture richieste. Comunque” conclude Moka Calbucci, “rendiamo merito all’Amministrazione, per l’iniziativa che riconosce finalmente legittima e doverosa nei confronti dei cittadini, la nostra richiesta di trasparenza avanzata durante l’attuale legislatura e garantisce per il futuro una migliore condizione di controllo sull’operato degli amministratori.”

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