Giovani, i neo maggiorenni all’RM25

di ALBERTO BIONDI

Quando per una ragione o per l’altra risalgo le scale di lamiera, in stile newyorkese, che portano all’ingresso del centro giovanile RM25, mi tornano alla mente i ricordi di pomeriggi soffocanti passati a suonare sgangheratamente nella sala prove (quasi l’unica, a Rimini, aperta a tutti). Per un paio d’anni ho frequentato il centro solo in funzione della musica, prima che la mia tastiera fosse imballata in soffitta e quella breve, divertente parentesi venisse tristemente chiusa.

Il 15 marzo ci sono tornato, questa volta per partecipare a una conferenza stampa per questa testata. Il titolo è promettente: “Se potessi”. Prendo posto in una sala riempita di seggiole arancioni. In sottofondo, proveniente dalla stanza attigua, il rumore di una pallina da ping pong e molte voci concitate. Nel frattempo le sedie si riempiono. La conferenza inizia con il canto di Giorgia e la chitarra di Michele a riempire di note l’attesa di parecchi ragazzi e ragazze, di oggi e di ieri. Poi è il turno di Tommaso, che legge una poesia scritta da Jonathan, uno dei ragazzi del centro. Da un angolo Jonathan saluta, un po’ timido. Non può non stare simpatico, è il sosia di Mario Balotelli (cresta d’obbligo) e il suo sorriso è contagioso.

Tommaso finisce di leggere, si risiede, e a prendere la parola è Silvia Sanchini, direttore della Fondazione San Giuseppe. “Diventare maggiorenni – dice – non è facile per i ragazzi usciti dalle comunità. Spesso si associa questo passaggio alla patente, al voto, ad esperienze positive. Purtroppo per chi ha vissuto l’infanzia e l’adolescenza lontano dal nucleo familiare (perchè inadeguato o assente) significa uscire dall’ambiente protetto delle case famiglia ed essere scaraventati nel mondo “dei grandi” senza alcun sostegno. Già da tre anni la fondazione San Giuseppe si occupava di seguire i ragazzi in questa fase di passaggio. Molti sono stati i progetti che abbiamo realizzato, l’ultimo dei quali è lo Sportello del Neomaggiorenne, che presentiamo oggi. Abbiamo deciso di chiamarlo “Se potessi” perché è la frase che più spesso sentiamo quando parliamo con i nostri ragazzi. Se potessi avere un lavoro, se potessi avere una casa dove abitare, se potessi rimanere ancora un po’ in comunità per finire la scuola… Con la creazione di questo sportello vogliamo che questi desideri si possano esaudire. Non vogliamo assolutamente sostituirci ai servizi già presenti sul territorio, ma piuttosto integrarli”.

Dal momento che il progetto è pensato su scala provinciale, erano presenti anche Stefano Vitali, Presidente della Provincia di Rimini, e Maurizio Bigi, direttore dell’Unità Operativa “Tutela Salute Famiglia, Donna ed Età Evolutiva” della USL di Rimini. Quest’ultimo è intervenuto in apertura: “Noi come azienda sanitaria abbiamo già progetti simili che chiamiamo post-18, ma da oggi si aggiunge questo validissimo strumento nell’accompagnamento di quella che chiamiamo terza adolescenza, fase in cui ci distacchiamo dalla famiglia. Sentiamo la necessità di separarci da essa, ma al contempo dobbiamo rinegoziare la nostra posizione nella società. Chiaramente per chi a monte non ha una famiglia, questo è tutto più difficile. Da parte nostra, noi siamo la parte “sanitario-sociale”, l’ospedale. Fino ad ora mancava quella componente puramente umana che seguisse i ragazzi in questo processo. Siamo felici di poter contribuire”.

Il clima della conferenza è molto informale e spontaneo. Quando interviene Stefano Vitali, non si avverte alcuna distanza tra cittadini e istituzione. Inizia sottolineando come i parametri sociali a cui apparteniamo oggi rasentino quelli del dopoguerra: “E’ una sciocchezza pensare che un diciottene riesca, in questi tempi, ad assumersi il carico dello stato, una professione e un’autonomia pari a quella di un coetaneo negli anni ’50. Non c’è nessun diciottenne che può pensare di fare a meno di ciò che serve ai miei come ai vostri figli. Il problema però sorge quando la famiglia è assente, e allora attraverso l’opera legislativa siamo chiamati come istituzioni a farci carico di chi certe agevolazioni non può ottenerle come gli altri. Al diciottesimo anno d’età si viene “cacciati”, purtroppo, dalla tutela delle case famiglia. Bisogna senza dubbio riuscire a prolungare il tempo di permanenza al loro interno, se non altro finchè non si sia raggiunta una certa autonomia, anche economica. L’accoglienza “fuori” è molto più difficile di quella all’interno di un ambiente protetto. Quel Se potessi è legato alle opportunità che ti offrono le persone che sono fuori, opportunità che oggi è sempre più difficile avere. Oggi abbiamo una missione in più: sensibilizzare la gente che sta all’esterno al fatto che una seconda possibilità vada data realmente a tutti”.

Entriamo più dettagliatamente nel merito delle difficoltà che incontrano i neomaggiorenni. Interviene Federico Zullo dell’Associazione Agevolando: “Le istituzioni sono più propense a versare contributi negli enti che accolgono e seguono bambini e adolescenti fuori da un contesto familiare adeguato. Il problema è che quando questi ragazzi e ragazze compiono diciott’anni e vengono messi, a malincuore, alla porta, c’è il rischio che se tornassero nelle famiglie disagiate da cui sono stati tutelati tutti quei soldi sarebbero stati spesi inutilmente. Quello che come Associazione Agevolando, assieme alla Fondazione San Giuseppe, vogliamo è garantire a questi ragazzi che per almeno uno, due fino a cinque anni dalla maggiore età possano essere seguiti nella ricerca di un impiego e una stabilità adatti. Il rischio degrado, dopo un ritorno alla famiglia d’origine, può diventare altissimo, con un enorme costo sociale ed economico aggiuntivo. Occorre una legge, e in fretta. Per fortuna dopo anni di pressioni, il dibattito pubblico comincia ad interessarsi di questo problema e devo ammettere che a livello regionale siamo molto avanti. Non essendo l’Emilia-Romagna una regione a statuto speciale, le risorse disponibili erano ancora meno rispetto ad altre, eppure questo Sportello rappresenta un vero primato in Italia. Abbiamo già scritto un’utile guida con tutte le informazioni necessarie ai ragazzi per muoversi nel mondo del lavoro e delle istituzioni (dove prendere contatti, recapiti di uffici di collocamento, spiegazioni di procedure burocratiche altrimenti incomprensibili). In due o tre anni avremo aperto nuovi sportelli nelle altre province della regione”.

Ma in cosa consiste lo Sportello del Neomaggiorenne? Quali funzioni rivestirà? Che tipo di aiuto potrà fornire ai neo maggiorenni “in uscita” dalle comunità?

“L’aiuto che vogliamo offrire – racconta Manuel, uno degli educatori – è sia di tipo informativo sia più umano. Allo Sportello potranno rivolgersi i ragazzi che hanno bisogno di numeri utili, indirizzi, consigli sul curriculum da scrivere, ma prima di tutto sarà uno spazio di ascolto. I ragazzi possono venire da noi anche per trovare una valvola di sfogo, parole di conforto e di incoraggiamento. Vogliamo, rispetto ai servizi sociali che spesso si mantengono distaccati e procedurali, fondare un contatto umano diverso, più profondo. Inoltre molte esigenze quotidiane che noi diamo per scontato essere facili, per questi ragazzi spesso non lo sono. Lo Sportello sarà anche questo, uno spazio dove anche le più semplici indicazioni potranno essere fornite senza pregiudizi”.

La conferenza ha raccolto anche le testimonianze di due ragazzi seguiti dal centro, Najwa e Jonathan, che hanno raccontato le loro esperienze e messo in luce come vi sia questa forte esigenza di creare spazi come questo in tutta Italia. Per il momento Rimini è in prima linea nell’accompagnamento ai neomaggiorenni. Un primato che deve renderci orgogliosi: da oggi, Rimini sarà più vicina nel sostenere i giovani in difficoltà che superano la fatidica soglia dei diciotto. Al momento ci godiamo il primato, ma c’è ancora tanto da fare. Sul territorio e in tutto il paese. Speriamo che presto molte altre città si uniscano nella lotta per garantire diritti e libertà a questi ragazzi. Ora più che mai ce n’è un disperato bisogno.

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