Acqua, due cose essenziali da sapere

di MILENA ZICCHETTI

Secondo appuntamento del nostro viaggio nel mondo delle acque. Iniziamo subito ricordando un primato tutto italiano: siamo fra i maggiori produttori al mondo di acqua confezionata e in Europa l’Italia si piazza al primo posto per il consumo. Un dato importante che ha voluto sottolineare anche il dott. Alessandro Zanasi, medico specializzato in malattie dell’apparato respiratorio, farmacologia e idrologia medica presso l’azienda ospedaliera Sant’Orsola – Malpighi di Bologna presente a gennaio scorso come relatore all’incontro con i rappresentanti dell’ADAM (Associazione Degustatori Acque Minerali) di Morciano a cui ho partecipato. Da trent’anni il Dott. Zanasi ha il ‘curioso hobby’ dell’acqua minerale ed è un profondo conoscitore delle problematiche legate al mondo idrico. “Alla base di una buona salute – dice – c’è l’attività fisica e l’acqua. Ma una cosa che purtroppo si continua ad ignorare, è che le acque sono sì simili, ma non uguali. Ogni acqua ha una propria impronta digitale che la differenzia dall’altra. Solo in Italia ci sono quasi 300 etichette, ma sappiamo davvero cosa beviamo? Spesso no, ci si limita a prendere l’acqua che costa meno o che è in offerta in quel momento, senza tenere in considerazione eventuali esigenze del nostro corpo”.

Entriamo ora in argomento. Una prima grossa suddivisione relativamente alle acque in commercio ad ‘uso umano’: acque trattate e acque non trattate. Le acque trattate sono tutte quelle acque che hanno subito un trattamento di correzione di tipo batteriologico, chimico o fisico, come le acque purificate (vendute per lo più in boccioni ed erogate dai distributori di acqua che si trovano negli uffici o nei supermercati) e le acque che provengono dagli acquedotti, le acque del rubinetto, per intenderci. Le acque non trattate sono invece quelle di sorgente, imbottigliate senza subire alcun trattamento perché potabili allo stato naturale e le acque minerali, la cui mineralizzazione è data da minerali e oligoelementi che sono presenti nelle viscere della terra e che incontrano lungo il loro percorso. Naturalmente, più lungo è il percorso sotterraneo, più l’acqua risulterà mineralizzata.

E’ proprio di queste ultime che ci occuperemo nello specifico e di quanto sia importante saper scegliere, tra le acque che riempiono gli scaffali dei supermercati, quella più idonea ai propri gusti, al proprio “stile culinario”, oppure ai propri bisogni e/o disturbi. Occorre prima di tutto sapere che le acque minerali sono riconosciute tali e regolamentate dal Ministero della Sanità, con analisi chimico-fisiche e microbiologiche che ne determinano le caratteristiche salienti. La legge considera “minerali” quelle acque che provengono da una falda sotterranea, sono microbiologicamente pure e hanno proprietà favorevoli alla salute. Vieta inoltre qualsiasi trattamento chimico che possa alterare la composizione dell’acqua, per cui devono essere imbottigliate così come sgorgano dalla sorgente. L’unico ‘trattamento’ consentito prima dell’imbottigliamento è l’aggiunta o l’eliminazione di eventuale anidride carbonica (cosa che non comporta modifiche nella composizione, né nelle caratteristiche).

La principale classificazione delle acque minerali avviene a seconda del valore del “Residuo Fisso”, uno degli elementi più importanti per scegliere l’acqua giusta e che esprime la quantità in mg/l di sali minerali disciolti in 1 lt di acqua dopo il riscaldamento ad evaporazione a 180°. In base al valore ottenuto, le acque vengono classificate in: “minimamente mineralizzate” (RF < 50 mg/l), “oligominerali” (RF tra 50 e 500 mg/l), “mineralizzate” (RF tra 500 e 1500 mg/l) e “ricche di sali minerali” (RF > 1500 mg/l).

Le acque “minimamente mineralizzate” sono le cosiddette acque leggere, in quanto povere di sali minerali. Le acque “oligominerali” hanno un ridotto contenuto di sali minerali, contengono poco sodio e sono adatte ad essere bevute quotidianamente a tavola. Le acque “mineralizzate” iniziano a contenere una quantità consistente di sali minerali, per cui non dovrebbero essere bevute in quantità eccessive e bisognerebbe alternarle con altre di tipo oligominerale. Questi tipi di acque vengono utilizzate diversamente a seconda del tipo di sostanze presenti (calcio, magnesio, zolfo, ferro, bicarbonato…) e della necessità di integrazione alimentare. Infine, le acque “ricche di sali minerali”, come dice il nome stesso, sono particolarmente ricche appunto di sali minerali e pertanto devono essere bevute dietro consiglio medico e in maniera specifica per un determinato scopo curativo. Alcune si trovano anche nei supermercati, ma solitamente vengono vendute in farmacia.

Ma come riconoscere un’acqua minerale dall’altra? Come capire qual’è quella più giusta per noi? Ne parleremo nel prossimo appuntamento in cui, appunto, tratteremo il tema su come si legge l’etichetta dell’acqua.

© Milena Zicchetti Copyright lapiazzarimini.it  – Tutti i diritti riservati

IL PRECEDENTE ARTICOLO è stato pubblicato il 29/01/2013 – “A tavola, inizia il nostro viaggio nel mondo delle acque” di Milena Zicchetti  CLICCA PER LEGGERE

 

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San Leo capofila sul biologico

E’ un periodo buono per San Leo. Dopo l’importante riconoscimento per essere tra “I Gioielli d’Italia), ecco che San Leo partecipnado assieme ad altre piccole realtà di Spagna, Francia, Germania, Austria e Lettonia, al bando europeo “Europe for Citizen” vince la selezione e si aggiudica il ruolo di capofila di un progetto incentrato sull’agricoltura biologica. Nel corso del 2013 i rappresentanti di ogni stato partecipante al progetto, avranno l’occasione di incontrarsi a rotazione in ciascun paese per confronti e discussioni su tematiche legate appunto al biologico: verranno messe a confronto le varie problematiche, gli iter per la certificazione, quali sono le prospettive.

Il primo paese ospitante sarà appunto San Leo, il prossimo dal 20 al 22 febbraio. In questi tre giorni sono previsti tavoli tecnici, visite ad importanti aziende biologiche del territorio ed escursioni al fine di promuovere le emergenze turistiche ed i prodotti tipici della vallata. Grande soddisfazione viene manifestata dal Sindaco di San Leo Mauro Guerra: “L’affermazione nel bando conferma la continua attività e l’impegno dell’Amministrazione leontina, anche su tematiche non così comuni. Il progetto è finanziato al 100%, cosa a dir poco rara, e permetterà di indagare e qualificare un settore caro ai nostri agricoltori. Le statistiche registrano infatti l’attività di numerose aziende biologiche nei nostri territori, realtà consolidate e che , a seguito del passaggio regionale, hanno incrementato nettamente il potenziale dell’intera Provincia di Rimini. Anche grazie al progetto sarà possibile proseguire nell’intento promozionale di ancorare San Leo e l’intera Valmarecchia a temi connessi alla qualità ed il benessere. Il progetto permetterà peraltro di riversare sul centro storico di San Leo ed altri siti oggetto di visita, le economie direttamente connesse alla sua realizzazione, ivi compresi vitto ed alloggio delle delegazioni, servizi, acquisti, in momenti di bassa stagione”. (m.z.)

 

 

 

 




Turisti cinesi, tutti i numeri di una colossale baggianata

di ALBERTO BIONDI

L’istituto di ricerca Trademark Italia (con sede a Rimini), dopo due anni di indagini, osservazioni, focus e interviste, ha pubblicato un primo rapporto sullo stato attuale del mercato turistico cinese. Ciò che emerge getta nuova luce su un fenomeno non solo coperto dalle autorità di regime, ma spesso e volentieri “trasfigurato” dai nostri occhi occidentali e il risultato, indubbiamente, sfata molti luoghi comuni. Primo: l’obiettivo delle autorità cinesi è quello di limitare il turismo in uscita (outgoing) e di investire largamente su quello in entrata (incoming), costringendoci a ridimensionare il miraggio di nuovi influssi che dall’oriente apporterebbero linfa vitale ai nostri alberghi. “Per anni si è detto che basterebbe l’1% della popolazione cinese per non lasciare libera nemmeno una camera in Italia, ed è vero, ma potenziare il traffico aereo e investire in pubblicità non è solo inutile, ma addirittura velleitario – sostengono gli analisti di Trademark Italia e aggiungono – è una vera illusione credere che in Cina possano svilupparsi flussi di turisti indipendenti e autonomi che possano raggiungere l’Italia. In una nazione in cui la censura è assoluta, internet e i social network oscurati e il controllo sui cittadini capillare, non c’è nulla da stupirsi se 1 turista cinese su 10 al suo ritorno in patria subisca controlli di polizia. A differenza di noi occidentali, il cittadino cinese “medio” non può prenotare biglietti online (fatta eccezione per i membri delle sfere diplomatiche, amministrative e finanziarie), solo il 10% possiede una carta di credito (rigorosamente emessa in Cina) e per di più con limiti di spesa invalicabili. I 20 milioni di milionari e miliardari che i dati calcolano nel paese del sol levante non esistono “legalmente” agli occhi del Partito Comunista: i loro patrimoni, salvo quelli sommersi, appartengono alle aziende e non sono personali. Il controllo, anche sul denaro, è ferreo”.

Pochi prima d’ora si erano interrogati sulle enormi difficoltà che il ricco turista cinese incontra se vuole visitare l’occidente: non si esce dai confini senza autorizzazioni provinciali, nulla osta politici, passaporti validati dalla Polizia e Visa governativo. Non solo, ma chi è ricco e potente teme l’invidia e le segnalazioni al Partito Unico, nasconde il suo status (mai esibito), non ama i viaggi collettivi organizzati e sostanzialmente non esistono Luxury Tour per l’Europa. Dunque l’immagine di un esercito di ricchi che guida Ferrari e veste Gucci, che ama l’Italia e il Made in Italy, attratto dalle bellezze artistiche, culturali e paesaggistiche del nostro paese, pronto a portare i suoi soldi da noi ha bisogno di una bella limatura.

L’unico sistema con cui il cittadino comune può viaggiare è quello dei viaggi organizzati, che naturalmente tramite i tour leader estendono il controllo governativo anche in vacanza. Vacanza… per modo di dire! Sempre gli analisti di Trademark Italia: “Siamo riusciti a tracciare un profilo inedito di questa potentissima nazione, che presa da mastodontici problemi sociali interni risulta “strabica” rispetto ai valori ludici e culturali dei viaggi internazionali. C’è come un rifiuto del concetto di tempo libero, chi viaggia lo fa per “missione”, è prevalentemente maschio e nei due terzi degli intervistati non c’è il minimo interessamento per il patrimonio culturale italiano. Alle mete “classiche” di Roma, Venezia e la Toscana preferiscono Milano, Bergamo, Torino, Novi e Bologna. Insomma, dove pulsa l’industria”.

Dalle interviste rilasciate in stretta forma anonima è triste venire a sapere che la maggior parte dei gruppi di turisti cinesi in vacanza da noi consideri l’Italia come una realtà occidentale imbalsamata, disordinata, improduttiva. I rapporti ufficiali che arrivano al governo cinese sono ricchi di appunti negativi sul nostro paese tesi ad esaltare per contrasto la sobrietà e l’efficienza cinesi. Dalla ricerca leggiamo che le alte sfere dell’establishment (le stesse che si vorrebbero attirare con le attuali politiche turistiche) affermano di non provare alcuna soggezione per le forme d’arte italiane e occidentali in generale, rivendicano strenuamente un primato cinese in ogni campo e condannano senza remore la contemplazione artistica, la creatività e “l’ozio improduttivo”.

Ma quanti sono effettivamente i cinesi che oltrepassano la frontiera come turisti? E quanti vengono in Italia? A dirlo con precisione è impossibile perché molti di coloro cha abbandonano la madrepatria per venire in occidente lo fanno con un biglietto di sola andata per stabilirvisi legalmente, dunque in qualità di migranti legali. Non si riesce perciò a separare i dati dei viaggiatori con quelli di chi emigra, anche se da fonti anglo-australiane i “turisti” in quanto tali sembrano ammontare a circa l’1,2% della popolazione (17 milioni di viaggiatori nel mondo). L’ISTAT, nel calcolo delle visite in Italia, commette l’errore di considerare turista chiunque alloggi per una notte in un albergo del paese; così facendo però, nel caso di un turista cinese che dormisse una notte a Roma, una a Firenze e una a Milano, secondo l’ISTAT non sarebbe uno ma tre. Quando cioè parla di 1.200.000 arrivi cinesi, a voler star larghi non superano le 290.000 unità. Nel 2010, ad esempio, i visti rilasciati a cinesi dalle ambasciate italiane furono 90.000 a scapito di 900.000 arrivi calcolati. Possiamo fidarci?

In più il vero flusso di presenze cinesi è costituito dai migranti semi-permanenti, che solo in Italia dal 2008 al 2011 hanno inviato in patria 7,78 miliardi di euro. E continuano a crescere al ritmo vertiginoso del 60% in più all’anno. Le politiche turistiche cinesi, per converso, sembrano funzionare: per soddisfare il turista occidentale il governo ha fatto leva sull’immagine della Cina come paese sicuro, ordinato; è cresciuto enormemente il numero di alberghi a 4 o 5 stelle, migliorati i servizi, e posto che l’obiettivo di ogni governo è quello di rendere il proprio paese un polo di attrazione turistica limitando al contempo l’outgoing, bisogna rivedere anche alla luce di queste ricerche le politiche turistiche rivolte alla Cina. Certo con la consapevolezza che il cambiamento più radicale, dalla mentalità ai lacci dittatoriali, deve provenire da oriente.

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San Patrignano alla Maratona di New York

Letizia Moratti con l’allenatore Gabriele Rosa, Antonio Boschini e i ragazzi della squadra podistica

San Patrignano si appresta a iniziare la preparazione per la partecipazione alla Maratona di New York che si terrà il 3 novembre 2013. Per un evento sportivo così importante saranno necessarie grande attenzione e competenza tecnica. Per questo i ragazzi della comunità saranno seguiti da un preparatore atletico d’eccezione: il dottor Gabriele Rosa, direttore generale del Marathon Sport Center, centro di medicina sportiva da lui creato nel 1981 che si occupa della valutazione funzionale e della preparazione sportiva di atleti in numerose discipline sportive sia individuali che di squadra.

Sarà lui a guidare la truppa di San Patrignano in questa nuova sfida ad iniziare da questo fine settimana in cui sta facendo i primi test ai ragazzi: «Non si tratta di selezioni. Analizzerò il loro stato di forma e cercheremo di capire quale potrà essere la preparazione che ognuno di loro dovrà portare avanti in vista di New York. Un programma di allenamenti che prevede gare da 10 km e mezze maratone. La speranza è che questo sia solo l’inizio di un cammino vista l’importanza dell’attività fisica per un corretto stile di vita». Un cammino di preparazione che durerà poco più di 8 mesi, con la partecipazione a una serie di competizioni nei prossimi mesi, come racconta il responsabile della squadra nonché responsabile del percorso terapeutico Antonio Boschini: «Il podismo, e la maratona in particolare rappresentano la metafora del percorso di riscatto che i ragazzi intraprendono in comunità. Anche in questo caso bisogna confrontarsi con un percorso lungo, fatto fatiche, di paura di non farcela, di sofferenza, limiti da affrontare per conseguire l’obiettivo che ci si prefigge». (B.R.)

 

 

 




Sting all’Arena della Regina di Cattolica

Se il buongiorno si vede dal mattino per Cattolica la stagione si preannuncia più che soddisfacente. L’Arena della Regina è stata scelta per ospitare due date di importanti tour mondiali, due differenti eventi a distanza molto ravvicinata tali da far pensare alla predisposizione di pacchetti turistici “ad hoc”. Il 22 luglio, con gli Skunk Anansie si esibiranno in uno show che porteranno solo in altre quattro località italiane mentre il 29 luglio, udite bene, sarà la volta del mitico Sting. Per l’occasione – si legge in una nota – il celebre artista britannico imbraccerà il suo strumento storico, il basso, con il quale eseguirà il suo altrettanto storico repertorio in compagnia di Domenic Miller (chitarra), David Sancious (già alle tastiere al fianco di, tra gli altri, Bruce Springsteen e Zucchero) Vinnie Colaiuta (batteria), Peter Tickell (violino elettrico) e Jo Lawary (corista).

Più che giustificata la soddisfazione da Palazzo Mancini. “Vedere Cattolica nel Pantheon degli ambienti musicali italiani, insieme all’Arena di Verona o il Foro Italico di Roma, è per l’amministrazione comunale motivo di grande soddisfazione – commenta il sindaco di Cattolica Piero Cecchini – Sin dalla campagna elettorale del 2011 dicemmo che l’Arena era una eccellenza da valorizzare e rilanciare ed i risultati in meno di due anni mi sembrano sotto gli occhi di tutti: un cartellone eventi di qualità e prestigioso, che ha portato in città, tra gli altri, artisti del calibro di Duran Duran, Toto, Samuele Bersani ed ora Sting e gli Skunk Anansie. Anche quest’anno cercheremo di adottare gli opportuni accorgimenti per limitare al massimo il disagio dei residenti, consapevoli però che l’Arena della Regina è un patrimonio della Città capace di generare un indotto economico importante per la comunità locale ed i suoi operatori”.

 

 

 

 

 




Elezioni, manuale per un voto razionale senza ipocrisie. di Ecci

LA VIGNETTA DEL MESE Fiore all'occhiello della prima pagina della Piazza in edizione cartacea, quella di febbraio non poteva che essere dedicata alle urne. Buon voto a tutti.

di Ecci

Una campagna elettorale che spesso si trasforma nel Paese dei balocchi. C’è il grande burattinaio che la butta lì: niente Imu. Niente tasse. Ci potrebbe aggiungere, anche donne e champagne. E baldoria tutto l’anno. Solo che non verrebbe preso sul serio. Ma come dicono i contadini: senza soldi non si canta neppure messa. E dove si attingono i soldi per l’ospedale quando ci si ammala, per le scuole dei figli, per i parchi, per le piscine, per le strade, per le pensioni, per i monumenti? Un cittadino consapevole dovrebbe mandare al diavolo il pifferaio magico che dal ’94 promette lustrini e cuccagna. E poi quando ha il potere cambia le carte in tavola e pensa ad altro. Data l’età dovrebbe optare a come sollazzarsi con il tempo che il Signore o la natura gli ha concesso in prestito. Perché come dice qualcuno sul lungo periodo siamo tutti morti.

Manuale per un voto razionale senza ipocrisie

Quelle del 24 e 25 febbraio sono elezioni decisive per il futuro dell’Italia, ma sono solo interlocutorie rispetto ai nuovi assestamenti destinati a ridefinire la geografia politico-partitica. Il voto è un bene prezioso della democrazia, la sua sacralità sta nella garanzia del suo esercizio. Il voto ideale da tempo, si dice, non esiste più, sempre più spesso si sceglie il meno peggio. Allora il voto dovrebbe essere interpretato come uno strumento pragmatico per premiare chi è più vicino al proprio sentire e contrastare l’avversario. Dunque il voto come strumento è un voto pro e contro. Un buon criterio sarebbe quello di favorire le persone oneste e preparate, anche al di là dei simboli partitici, ma questa legge elettorale impone di votare solo candidati designati dalle segreterie. Le primarie che hanno coinvolto qualche milione di cittadini le ha fatte solo il Pd e il centrosinistra.

Tutti i commentatori dicono che alla Camera la partita sia chiusa, mentre tutto si giocherebbe al Senato, in modo particolare in Lombardia, Campania e Sicilia. Lo sbarramento alla Camera è del 4% con premio di maggioranza al partito-coalizione che ottiene più voti su scala nazionale. Al Senato lo sbarramento è l’8% secco con premio di maggioranza regione per regione. Tutti i partiti puntano ad azzoppare una vittoria piena del centrosinistra, concentrando liste e propaganda sul Senato. Lo fa il Pdl (è l’unico che ancora può sperare di vincere le elezioni) per rientrare nel gioco di governo, lo fa Monti perché vuole rimescolare trasversalmente le carte nelle coalizioni (col pensierino di ritornare a fare il presidente del Consiglio, magari con un nuovo governissimo), lo fa Ingroia per sperare in un condizionamento da sinistra (alla Camera è probabile che riesca farcela a superare il 4%, ma al Senato i sondaggi lo danno competitivo solo in Campania. Dunque nel resto delle regioni i suoi voti sono, brutalmente parlando, buttati via. Va riconosciuto però ad Ingroia di avere coalizzato in un unico simbolo, tutto quello che era rimasto dell’Idv, Rifondazione, Comunisti italiani e Verdi, per dare una prospettiva più credibile).

Siccome la matematica non è un’opinione, il voto come strumento pragmatico richiede una piccola e facile riflessione: chi voglio fare vincere? Chi assolutamente voglio che non vinca? Se si vuole fare vincere il centrosinistra o il centrodestra non va disperso il voto ad altre liste minori che non sono in coalizione con i due maggiori partiti: Pd e Pdl. Al Senato, in particolar modo in Lombardia, Sicilia e Campania, ogni voto sottratto al centrosinistra va a favorire l’ingovernabilità del Parlamento favorendo nuove maggioranze, compromessi… col rischio nefasto di nuove elezioni anticipate (lo spread non è un’opinione!). La maggioranza in Senato prevede 158 seggi, ma per governare con un minimo di tranquillità ce ne vogliono un’altra decina (Pd-Sel, con almeno tre regioni in bilico, dai sondaggi, ne otterrebbero 143/145). Conti alla mano l’unica alleanza fattibile di governo diventerebbe Pd-Centro-Monti. Significativo è un recente sondaggio del Corriere della sera: per il dopo elezioni il 75% vede un governo Bersani-Monti.

Nell’augurare a Rivoluzione civile di Ingroia il superamento del 4% alla Camera, la sua insistenza al Senato conferma la tradizionale vocazione masochista della sinistra (Pd-Sel compresi), dove i rancori e i personalismi spesso dettano l’agenda politica. C’è anche il voto “contro tutto e tutti” di Grillo che sottrae voti un po’ a tutti gli schieramenti, ma anche all’astensione (e questa è una buona cosa). Che effetto avrà sul nuovo Parlamento? Intanto qualcuno ricorda maliziosamente che tre anni fa il pugno di voti ottenuti dal M5S “regalarono” la regione Piemonte al leghista Cota. Poi c’è il voto ideale di pura testimonianza (rassicura la propria coscienza ma può fare anche danni) col quale si possono ottenere risultati opposti a quelli sperati o dichiarati. Esempio: Rivoluzione civile è contraria a Monti, ma senza una vittoria piena di Pd-Sel al Senato, l’alleanza con Monti diventa inevitabile. Non potendo puntare su una propria affermazione (oltre l’8% al Senato pertanto col rischio di non avere senatori), per Rc coerenza e interesse sarebbe votare in massa Sel per rafforzare nel centrosinistra la componente anti-Monti.

Va riconosciuto che Monti è l’unico che porta via voti a Berlusconi. Senza di lui e la rottura dei centristi dalla casa madre Pdl, non ci sarebbe stata partita: Berlusconi avrebbe già stravinto. Infatti con grande abilità è riuscito ad unire tutti i cocci, e anche di più, di un centrodestra che sembrava allo sbando. L’“incantatore di serpenti” sta giocando il tutto per tutto.

© LA PIAZZA RIPRODUZIONE RISERVATA




SPECIALE ECONOMIA RIMINI Perchè non si riparte (1)

Speciale Economia del 17 febbraio 2013

Parlando di obbligazioni bancarie emesse da Monte dei Paschi di Siena, qualcuno potrebbe pensare: l’avete presa un bel po’ alla larga come Speciale Economia locale! In un certo senso è vero. Ma in un batter d’occhio arriveremo al dunque. Ecco perchè. Ciò che ci interessa è indagare la realtà locale, per cercare di capire quali siano, ancora oggi, i principali ostacoli che impediscono al terriorio della Provincia di Rimini di impostare piani di sviluppo economici e occupazionali coerenti (e che facciano leva) sulle proprie specificità e potenzialità. Rimini ha già dimostrato, in passato, di saper fare “miracoli”. Uno di questi è avvenuto (e tocchiamo un tasto delicato) proprio nell’edilizia. Va ricordato, infatti, che nel periodo 2005-2009 il settore delle costruzioni è cresciuto ad un ritmo di circa il 5% annuo quando, nello stesso periodo in Emilia Romagna e in Italia, lo stesso è calato di oltre 1 punto percentuale (fonte: Rapporto Economico Camera di Commercio di Rimini). Non solo. Nello stesso periodo l’economia riminese ha registrato dati positivi superiori alla media regionale e italiana anche in altri settori. Questo a dimostrazione del fatto che la macchina c’è e sa correre.

Nel 2008 l’incantesimo si rompe. E nonostante da allora siano trascorsi ormai 4 anni e pur disponendo di analisi sempre più raffinate sulle origini della crisi e sulle possibili vie d’uscita, la macchina dell’economia riminese stenta a ripartire. Cosa c’è che non va? Nel sistema economico si realizza, all’ennesima potenza, un fitto intreccio di relazioni, che mettono in moto anche importanti quantità di denaro e di interessi, pubblici e privati. Tutti gli attori li immaginiamo intorno a un tavolo (virtuale) alla costante ricerca di soddisfare un proprio bisogno (generalmente economico). Chi vince e chi perde in questo gioco?

Il fattaccio Monte dei Paschi è esploso proprio nei giorni immediatamente precedenti l’avvio di questo Speciale così abbiamo colto la palla al balzo per entrare “a gamba tesa” in argomento. Il passo successivo sarà, invece, analizzare le emissioni obbligazionarie degli istituti di credito locali anche per capire se (e come) vengono proposte alla propria clientela. Ci riferiamo naturalmente a Cassa di Risparmio di Rimini, Banca di Rimini, Banca Bcc Valmarecchia, Banca Popolare Valconca, Banca Malatestiana.

Eccoci quindi con la seconda parte relativa alle obbligazioni bancarie che affrontiamo con la collaborazione di Paolo Calcinari Ansidei, partner di Azimut Consulenza Sim Spa sede di Rimini. Per due motivi. Primo: le obbligazioni bancarie rappresentano ancora oggi (giustamente) un porto sicuro per gli investimenti (piccoli e grandi) di migliaia di cittadini. Secondo: perchè grazie a questa raccolta le nostre banche locali possono esercitare l’attività tipica, quella di intermediazione creditizia. Quindi le banche finanziano le imprese e se gli affari vanno bene, ecco che le imprese possono pagare dipendenti e fornitori, assolvere a tutti gli obblighi previsti dalla legge. I lavoratori  torneranno in banca a depositare le proprie entrate ed una parte di queste potrà anche diventare risparmio investito a breve e medio lungo termine. Così la banca raccoglie risparmio dunque potrà continuare ad erogare credito. In buona sostanza è così che funziona. Facile intuire quale disastro sia, per la collettività, se questo circolo virtuoso s’interrompe. Come purtroppo è accaduto.

Redazione Online
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Le obbligazioni bancarie, come decidere e di chi fidarsi (seconda parte)

di PAOLO CALCINARI ANSIDEI *

Riprendiamo il tema dell’investimento in obbligazioni bancarie ricordando, brevemente, che le banche, da metà degli anni ’90, hanno iniziato a fare concorrenza allo Stato italiano nell’accaparrarsi i risparmi degli italiani. Già nel 2009 la quota di risparmio degli italiani investita in obbligazioni bancarie aveva superato il 10%, dal 2% del 1995, tanto da spingere la Consob nell’avvertire i risparmiatori di non sottovalutarne i rischi. Purtroppo la crisi finanziaria del 2008 e poi la sfiducia sul debito dei paesi periferici dell’Area Euro, ha colpito seriamente la capacità di raccolta a tassi bassi delle banche italiane, nonostante la Banca Centrale Europa abbia portato il tasso di riferimento allo 0,75%.

VOLATILITA' Un titolo obbligazionario MPS. E' evidente quanto possano essere marcate le oscillazioni di valore.

La necessità di migliorare i parametri patrimoniali, unito all’aumento delle sofferenze (crediti non rimborsati dei clienti), ha spinto e sta spingendo le banche italiane a collocare presso la clientela miliardi di euro di obbligazioni subordinate, allettandoli con tassi elevati. Oltre al rischio emittente, spesso si aggiunge il fatto che molte obbligazioni bancarie sono illiquide, cioè hanno pochi scambi sul mercato, complicando non poco la vita all’investitore che le volesse vendere prima della scadenza.

Riprendendo l’esempio dell’obbligazione MPS già considerato nella prima parte di questo intervento (emessa nel 2008 con scadenza agosto 2018, di tipo subordinato Upper Tier 2, a tasso variabile con pagamento della cedola semestrale), il titolo non viene negoziato sul mercato regolamentato. MPS per fare fronte alle richieste degli obbligazionisti utilizza, come altre banche, un sistema interno di scambi organizzato (Deal Done Trading) gestito da MPS Capital Services.

In sostanza è la stessa Banca Monte Paschi a comprare il titolo che l’investitore vuole vendere, per poi girarlo ad un altro compratore all’interno della propria clientela, ma solo fino al 10% dell’ammontare totale dell’emissione, superato il quale si dovranno trovare acquirenti esterni.

Per la cronaca il titolo venerdì 1° febbraio ha chiuso a 84,75 in perdita di quasi il 15% rispetto al nominale 100 e, notizia di oggi (l’articolo è stato chiuso in redazione il 07/02/2013, ndr) che MPS ha comunicato di non procedere al pagamento delle cedole su una delle proprie obbligazioni subordinate (Tier 1). Nulla di irregolare, perchè tale facoltà è prevista dal contratto che l’investitore sottoscrive. Di certo non è una bella notizia.

L’estrema volatilità delle obbligazioni del Monte Paschi è evidente (vedi grafico sopra). Si potrebbe pensare che si tratti di un’azione ma invece è un’obbligazione bancaria, considerata risparmiatori un investimento sicuro. L’effetto Monte Paschi negli ultimi giorni ha fatto ripiegare i prezzi di tutte le obbligazioni bancarie italiane, dopo che queste alla fine del 2012 avevano segnato un picco di rialzo dai minimi del novembre 2011. Grazie al supporto della Banca Centrale Europea, 1.000 miliardi di euro all’1% tra novembre 2011 e marzo 2012, e al ritorno di fiducia sui titoli di stato italiani, le obbligazioni delle principali banche italiane hanno beneficiato di un importante recupero.

Cosa fare quindi? Diversificare, diversificare a ancora diversificare, senza cercare delle facile soluzioni o delle scorciatoie. Evitare di concentrare il proprio risparmio in poche obbligazioni e pure illiquide, frazionare il rischio emittente e quindi di “default” tra tanti titoli obbligazionari, possibilmente selezionati da professionisti esperti sulla base di parametri oggettivi (esempio il rating). Sforzarsi di non “comprare” il tasso, cioè scegliere un’obbligazione per il tasso offerto, seppure elevato ed appetibile. Ultima regola diffidare di chi parla solo di rendimento senza menzionare la parola “rischio”. (Articolo chiuso in redazione il 11/02/2013)

*Partner Azimut Consulenza Sim Spa – paolo.calcinari@azimut.it

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San Leo tra i “Gioielli d’Italia”

 

PREMIAZIONE Il sindaco Mauro Guerra mostra il riconoscimento che va ad aggiungersi a "Borghi più belli" e "Bandiere Arancioni"

San Leo è tra i “Gioielli d’Italia” insieme ad altri 21 Comuni tra i 350 in gara. Il riconoscimento è stato ritirato il 12 febbraio scorso a Roma, presso la sala conferenze di Palazzo Cornaro. Per il Comune di San Leo c’era il sindaco Mauro Guerra e l’assessore alla Cultura e Turismo Carla Bonvicini.

“E’ un grande vanto per noi – dichiara il Sindaco Mauro Guerra – avere ricevuto questo esaltante riconoscimento. Per la Città di San Leo, capitale storica del Montefeltro, già definita da Umberto Eco “la città più bella d’Italia”, è un ulteriore, prestigioso traguardo che suggella l’impegno che da anni l’Amministrazione Comunale infonde nella attività turistica e culturale”.

“Le tantissime iniziative in cantiere dal Dipartimento Affari Regionali, Turismo e Sport ci vedranno protagonisti sia in Italia che all’estero – ha dichiarato invece l’assessore al Turismo Carla Bonvicini – ed il risultato raggiunto con questo ulteriore riconoscimento ci obbliga a degli sforzi supplementari, ad avere una maggiore attenzione alla salvaguardia del nostro borgo e al potenziamento dei servizi relativi alla ricettività ed accoglienza, ma al tempo stesso ci dà la misura di quanto di buono è stato fatto fino ad oggi dall’Amministrazione Comunale”.

San Leo, da ieri è diventata anche il primo “gioiello” di Romagna; un importante testimone per tutta la vallata e per il Montefeltro storico che appunto da San Leo prende l’avvio. Per San Leo la “proposta di visita” ed il “luogo di vita” per i suoi turisti ed i suoi abitanti sono casa e gioiello al contempo, rendendo vera l’emozione che nasce da un viaggio non solo fisico ma anche interiore. Il premio è dedicato dall’Amministrazione comunale alla Comunità leontina e a tutti coloro (Enti, aziende, privati) che contribuiscono a sostenere le numerose attività turistico-culturali di San Leo.

 




L’oasi del Conca sotto assedio

Il WWF Rimini ha depositato oggi in Provincia un’istanza “perchè venga cassata la variante cartografica e normativa al P.R.G. del Comune di Morciano di Romagna”. Quello che gli ambientalisti non vogliono è la possibilità che si realizzi una nuova area per la distribuzione carburanti. In buona sostanza il WWF Rimini chiede che la nuova previsione urbanistica avanzata dal Comune di Morciano di Romagna, non trovi seguito in Provincia, e che lo stesso Comune proponente provveda formalmente al suo ritiro. Una gara dura, ma le motivazioni ci sono tutte.

Primo: il suolo di cui si parla è agricolo. Non solo. Rientra interamente – spiega il locale Wwf – all’interno delle aree costituenti la struttura portante della Rete Ecologica Provinciale, dunque per importanza soggetto a tutela da parte del vigente P.T.C.P. “Zone di tutela ambientale di laghi, bacini e corsi d’acqua”.

La stessa norma – puntualizza l’associazione – ribadisce che “Gli strumenti urbanistici comunali, in coerenza con le disposizioni del presente articolo, provvedono a specificare la individuazione e la disciplina delle zone in merito alla loro tutela e valorizzazione nonché alle attività e agli interventi ammessi in quanto compatibili.”, specificando ancor meglio nel punto successivo che sono comunque “escluse opere comportanti l’impermeabilizzazione di suoli”.

La questione dell’impermeabiliazione assume un particolare significato. “L’impossibilità di intervenire su tali aree impermeabilizzandole, trova piena giustificazione nel fatto che l’ambito interessato dalla variante rientra, da un punto di vista idrogeologico, tra le “Aree indirette di ricarica della falda“ (art. 3.5) del torrente Conca, le cui acque sono destinate al consumo umano; oltre a tale interferenza che andrebbe a crearsi sulla capacità di ricarica della falda tale intervento potrebbe rappresentare, per la presenza di cisterne di idrocarburi interrate, fonte potenziale di inquinamento della stessa. A tali, vincolanti ed inderogabili limiti occorre aggiungervi che l’area, sulla quale la nuova previsione urbanistica andrebbe irreversibilmente ad incidere, rientra interamente all’interno del sistema regionale delle aree protette attraverso l’istituito “Paesaggio Naturale e Seminaturale Protetto del Torrente Conca” (Delibera di Consiglio Provinciale n.33/2011).

Il WWF rimarca inoltre che il previsto impianto si trova in adiacenza dell’Oasi Faunistica del Conca, istituzione finalizzata alla salvaguardia della fauna selvatica e dell’ambiente fluviale del Conca, promossa dalla Provincia di Rimini nel lontano 1991. Risulta evidente che l’impianto e le attività legate al suo funzionamento, non sono compatibili con le finalità dell’Oasi faunistica.

Il ponte in progetto inoltre, attraversa l’area di maggiore rilevanza naturalistica del Conca a valle di Morciano, già oggetto di un intervento di riqualificazione ambientale con finanziamento regionale negli anni Ottanta. L’impatto complessivo sull’ecosistema e il paesaggio del Conca, già critico con la realizzazione del ponte, può essere almeno parzialmente limitato evitando di collocare ulteriori strutture invasive all’interno del comprensorio fluviale.

 

 

 

 

 

 

 




Innamorati dell’arte, S.Valentino ai Musei

I Musei comunali di Rimini aderiscono all’iniziativa “Innamorati dell’arte”, promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Domani giovedì 14 febbraio in occasione della Giornata di San Valentino alle coppie condizioni assolutamente favorevoli per l’ingresso: si entra in due al costo di un solo biglietto. Tante le iniziative: Terzo appuntamento con APERIVISITA MU.A.M Percorsi al Museo tra Arte e Moda, “Giri narrati”, alla scoperta di identikit inaspettati sulle opere del museo, e il magazzino dell’archivio René Gruau che si schiude per un giorno.

Sarà possibile visitare inoltre la mostra Rimini per Simone Cantarini. Opere da raccolte private una esposizione di dipinti provenienti da importanti collezione private che il Museo della Città di Rimini ha allestito nel quarto centenario della nascita di Simone Cantarini (Pesaro 1612 – Verona 1648). Sulla mostra, che chiuderà i battenti domenica 17 febbraio, è incentrata Voglio una vita spericolata. Luci e ombre in Simone Cantarini pittore, a cura di Annamaria Bernucci (storica dell’arte, Musei Comunali Rimini): un omaggio e una riflessione su uno degli artisti più intensi e problematici del ‘600 italiano. L’iniziativa si inserisce nel programma di “M’illumino di meno”.