Riviera Horses, si ricomincia. I progetti per il futuro

ECCELLENZE Una bella veduta della struttura che merita il rilancio

di MATTEO MARINI

“E adesso, finalmente, collaboriamo”. L’appello da tenere bene in considerazione, viene da Sandro Palmetti, titolare e direttore del Centro ippico Marignano. I destinatari sono i nuovi gestori del Horses riviera resort, dopo l’annuncio del cambio al timone della cattedrale dell’ippica marignanese, chiuso a settembre, affondato dalla mancanza di presenze alle manifestazioni e per una gestione inadeguata. Una richiesta rivolta anche all’Amministrazione comunale, che molto può e deve chiedere ai Ferretti: “Sono ormai sei mesi che chiedo al sindaco di organizzare un incontro. La verità è che il resort volevo prenderlo io in gestione – ammette Palmetti – ma hanno preferito chiamare gente da fuori. Allora voglio chiedere: collaboriamo, non facciamoci la guerra”.

Sandro Palmetti conosce bene le potenzialità e le caratteristiche del Riviera resort, diretto da lui nei primi due anni. Il suo curriculum e quello del suo circolo sono lunghissimi. Tra i diversi riconoscimenti, è stato premiato per due volte come istruttore dell’anno dalla Anie (l’associazione nazionale di istruttori d’equitazione) nel 2004 e nel 2011 per gli eccellenti risultati raggiunti assieme ai suoi allievi nel settore giovanile; è responsabile del dipartimento per la disciplina olimpica di salto ostacoli della Fise (Federazione italiana sport equestri). Solo nel 2011 i suoi ragazzi hanno ottenuto 19 medaglie in manifestazioni regionali e nazionali, 26 nel 2012 nelle tre discipline olimpiche, come il salto ostacoli, dressage e il completo. E per il 2013 quattro allievi sono stati selezionati per gli Internazionali.

Dopo aver inanellato una serie di successi crescente, nei 25 anni di vita del Centro ippico Marignano, Sandro Palmetti ha chiesto, più volte, di poter guidare la struttura dei Ferretti, che dopo il suo abbandono a causa di divergenze sulla gestione, ha conosciuto il suo annus horribilis nel 2012. Il calendario pubblicato sul sito riportava l’elenco delle manifestazioni annullate, sono state più o meno la metà del totale. A causa soprattutto della mancanza di iscritti, sulla cui responsabilità non si può solo tirare in ballo la crisi economica: “La struttura è stata gestita molto male. Al centro Italia è diverso ci sono meno strutture rispetto al resto della penisola. Se non c’è cordialità, disponibilità e professionalità dal nord si fermano a Bologna e non scendono fino a qui. Una bella struttura non basta, bisogna sapere come farla lavorare. E i risultati della passata gestione, quella di Alessandro Calleri, si sono visti”. Tradotto: un disastro.

Horses Riviera Resort ricomincia allora con un nuovo staff, diretto dal cavaliere Massimiliano Baroni. I Ferretti hanno lasciato la gestione, mantenendo la proprietà della struttura. Sono già in calendario con i primi appuntamenti fissati già alla fine di gennaio e febbraio. La società sportiva che ne ha preso le redini ha mantenuto il nome del centro. Il presidente è l’allevatore Massimo Ferilli, fratello dell’attrice di Fiano Romano. Insomma i Ferretti hanno preferito di nuovo guardare più lontano mentre, secondo Palmetti, è utile cercare a casa nostra quello che serve: “Durante la mia gestione tutto funzionava, ho dimostrato di saper lavorare bene e i miei risultati mi hanno dato ragione. Comunque sono disposto ad aiutarli, perché serve anche collaborare con chi è del posto, conosce il lavoro e la situazione locale. I nostri due centri devono saper convivere e non farsi del male”. Il centro ippico Marignano infatti va a gonfie vele. Conta un centinaio di iscritti, ma da qui passano più di 300 bambini durante il centro estivo da giugno a settembre.

Le richieste di Sandro Palmetti sono per ora cadute nel vuoto, nonostante la disponibilità del sindaco di San Giovanni Domenico Bianchi, a organizzare un incontro. Il pericolo è quello di incappare negli stessi errori di gestione già responsabili del fallimento appena alle spalle. A cominciare dalla scuola: “Nella gestione passata – conclude Palmetti – non è stato dato quello che cercava chi veniva da fuori. Non sapevano come trattare gli ospiti, le strutture non erano sempre disponibili nonostante avessero alzato i prezzi. Inoltre si era deciso di aprire la scuola di equitazione con personale inesperto. Per questo me ne sono andato. Quello non è un centro per fare scuola, piuttosto una cattedrale per manifestazioni ed eventi. Deve lavorare per quello. Chi porta il proprio cavallo lì e lo deve lasciare chiuso ogni weekend perché ci sono i campionati, non ci resta tanto a lungo. E lo dico anche come cittadino di San Giovanni, mi dispiacerebbe che non funzionasse perché è una struttura importante per il nostro territorio, io quel centro l’ho visto nascere e l’ho gestito”.

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Anniversari, corona d’alloro per Giampiero Picello

Si è svolta questa mattina davanti al monumento dedicato alle vittime della “Uno bianca” nei pressi dell’ingresso del supermercato coop “i Portici” di via XXIII settembre, la cerimonia per ricordare nel 25° anniversario della morte con una corona d’alloro Giampiero Picello, guardia giurata, ucciso dalla banda della “Uno bianca”.

Hanno ricordato Picello e le altre 23 vittime le autorità civili cittadine e delle forze dell’ordine e di sicurezza, Rosanna Zecchi, presidente dell’ ”associazione Vittime della uno bianca”.

Presente alla cerimonia anche Gabriella Bianchini, vedova del sovrintendente Antonio Mosca che nell’ottobre 1987 fu ferito mortalmente nel corso di un conflitto a fuoco con la banda della Uno bianca, e l’agente della Polizia di Stato Ada di Campi anche lei ferita nella medesima sparatoria.

 

 

 

 

 




Banca di Rimini, bene la raccolta: + 3,85%

Considerazioni più approfondite si potranno fare tra qualche mese, quando il bilancio 2012 sarà presentato ufficialmente. Tuttavia, Banca di Rimini, questa mattina ha voluto anticipare i numeri del proprio operato.  Alla conferenza stampa erano presenti: Cesare Frisoni, Presidente Banca di Rimini; Anna Maria Annibali, Vice Presidente Banca di Rimini; Francesco Cavalli, Consigliere d’Amministrazione Banca di Rimini; Giancarlo Morelli, Direttore Generale Banca di Rimini; Giacomo Pula, Responsabile Area Commerciale Banca di Rimini.

BILANCIO Da sinistra: Francesco Cavalli, Cesare Frisoni, Anna Maria Annibali e il Direttore Generale Giancarlo Morelli

Eccoli, i numeri: gli impieghi totali della Banca sono rimasti invariati (+ 0,01%), mentre la raccolta è aumentata del 3,85%. Il numero delle (anche in questo caso vi è un incremento rispetto al 2011 quando era dell’88,16%). Il 100% della Raccolta è impiegato a favore di famiglie e Imprese del territorio, e precisamente al 70% a favore delle piccole e medie imprese e al 30% alle famiglie: queste ultime tuttavia rappresentano per possesso di prodotti il 74% della clientela.

E’ stato inoltre ribadito il ruolo sociale della Banca che, sempre nel 2012, come previsto dal proprio Statuto, ha erogato oltre 100mila euro in contributi a favore di associazioni e attività di beneficienza, sostenuto diverse associazioni sportive e svolto un’attività di impulso alle attività culturali, a cui si aggiungono le spese di pubblicità e sponsorizzazioni per un totale di circa 330mila euro.


 

 

 

 

 

 




A tavola, inizia il nostro viaggio nel mondo delle acque

di MILENA ZICCHETTI

La partecipazione ad un corso organizzato dall’Associazione Degustatori Acque Minerali (ADAM) di Morciano mi ha permesso di conoscere più da vicino questo straordinario elemento della natura che è l’acqua. Così sono qui a raccontarvi. E siccome ci sono tanti aspetti, scriverò per la Buona Tavola più articoli. Partiamo però dall’inizio.

DIBATTITO Che tipo di acqua bere a tavola? Segui la discussione sulla nostra pagina Facebook.

L’acqua minerale è stata la protagonista indiscussa durante la Fiera Sapeur (Fiera del Prodotto Tipico di Qualità, tenutasi a Forlì nel week-end appena trascorso, ndr). In questa occasione, ADAM ha organizzato una full immersion con un corso di 1° e 2° livello per diventare “degustatori di acque minerali in bottiglia”.  Nata ufficialmente a Bologna nel 2002, ADAM  è stata fondata da cultori della buona cucina supportati da uno staff di medici, nutrizionisti, geologi e chimici con lo scopo di far conoscere quanto l’acqua minerale sia una importante risorsa e valorizzarla come parte integrante della nostra alimentazione, il tutto svolgendo convegni, incontri e veri e propri corsi di formazione, rilasciando degli attestati.

Chi è l’idrosommelier? Al pari del ben noto sommelier, è un esperto certificato in grado di riconoscere le caratteristiche delle acque e di abbinare le varie tipologie a pietanze differenti, competente quindi nel consigliare il giusto accostamento tra acqua e cibo. Nel merito. Sabato 26, al primo livello, la giornata di studio è stata incentrata sulla conoscenza e classificazione delle acque, sui principi alimentari e salutistici delle acque minerali, su come leggere le etichette e una introduzione alla degustazione e primo riconoscimento delle acque minerali. Il giorno dopo come secondo livello, i contenuti sono stati già più impegnativi. Si è parlato dei principi dell’analisi sensoriale, la percezione sensoriale, le qualità sensoriali dell’acqua e successiva ulteriore degustazione delle acque, applicando i principi appena imparati. La conclusione come da copione: verifica finale e un piccolo esame per ricevere l’attestato.

Nel corso di queste giornate, sono stati poi sfatati alcuni “falsi miti”, primo fra tutti (e in questa occasione ho avuto piena conferma) che le acque non hanno tutte lo stesso sapore e che un bicchiere d’acqua sia uguale ad un altro. Proverò a dirimere anche certi dubbi, tipo: ma quanto gonfia davvero l’acqua gassata? Poi alcuni “tecnicismi”: residuo fisso, abbinamento con i cibi e altro ancora con diverse esclusive. Detto questo, per ora è tutto. Che acqua bevete? Gli articoli verranno pubblicati anche sulla pagina Facebook. Per cui vi aspetto anche sul social network! Così possiamo commentare e entrare nel merito e raccogliere più opinioni possibili.

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Il camaleonte ha 27 milioni di debiti

Quando venne presentato “il mostricciattolo” in viale dei Mille, sede della neonata PalaRiccione, una signora dipendente della società trotterellava sulla tastiere di un cellulare ingannando il tempo con un videogioco. Il sindaco, di fronte a tutti, con fermo garbo le intimò di spegnere il giochino adolescenziale. Forse in tale aneddoto sta il naufragio del PalaRiccione. Col senno di poi è facile dire con una frase saggia del vecchio campione di ciclismo: “E’ tutto sbagliato, è tutto da rifare”.

Costato 60 milioni di euro, 27 milioni di debiti sul groppone che stanno mettendo in ginocchio il Comune di Riccione, il sindaco Massimo Pironi ha preso coraggio e tirato una linea nel consiglio comunale dello scorso 13 dicembre: approvata la proposta di scioglimento anticipato della Palariccione Spa. A favore la maggioranza, astenuto il Pdl, contro la Lista civica.

“L´atto approvato – afferma il sindaco Massimo Pironi – è sicuramente uno dei passaggi più importanti, forse il più importante, del nostro mandato amministrativo. Abbiamo messo in sicurezza un bene, il Palazzo dei Congressi, che è ora inserito nel patrimonio comunale. L´economicità dello sciogliemento della società è sotto gli occhi di tutti. Ora si tratta di tratta di darci un nuovo modello, un nuovo software di gestione turistica di questo bene. E sono sicuro che anche questo nuovo modello farà scuola. Siamo arrivati a questo punto dopo un anno di lavoro, supportati da un importante parere della Corte dei Conti. Ora il Comune si ritira da un mestiere, quello della gestione, che non è il suo. E´ un assist importante per gli imprenditori della città. Il Palas è la nostra ammiraglia, e ora non ci sono più alibi. Con la nuova società si verificherà la reale volontà degli imprenditori di impegnarsi nella gestione. Accettando il rischio d´impresa, certo, ma nella consapevolezza di avere un´amministrazione comunale e una città alle spalle”.

Di facciata anche le riflessioni di Lucio berardi, presidente uscente: “Una bella pagina di amministrazione. Oggi il Palazzo dei Congressi è il perno del nostro sistema turistico. Avere una struttura come la nostra fa la differenza, quando ci si presenta sul mercato turistico. In termini sportivi, ci consente di giocare in una categoria superiore. Il fatturato nel 2012 è stato di due milioni di euro, e in questi anni è stato in costante crescita. E´ la dimostrazione che il Palas è un prodotto riuscito dal punto di vista commerciale ed è coerente con il tessuto economico riccionese”.

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Karate, Emilia-Romagna campione d’Italia

VITTORIA Nella foto, da sinistra: Stella Mei Marisi, Giulia Olivi, Giada Migani e, accosciata, Lisa Pivi.

Dopo le vittorie ottenute nel 2011 e 2012, l’Emilia-Romagna torna a vincere nel karate (specialità kata femminile). A svolgere un ruolo di primo piano è la Polisportiva perché anche questa volta sono le atlete della Libertas Centro Karate Riccione a fornire l’ossatura della squadra.

Nel team regionale del kata categoria Cadette figurano, infatti, Giulia Olivi (praticamente una “veterana” viste le belle prestazioni a livello internazionale che ‘hanno messa all’attenzione dei selezionatori delle nazionali) e le due esordienti in questa categoria: Stella Mei Marisi e Giada Migani. Con loro, la forte Lisa Pivi, fiore all’occhiello del Fisiodinamik Rimini. Una squadra che si scoprirà subito molto ben amalgamata dai maestri Riccardo Salvatori, Jodi Ciotti e Livio Montuori.

La vittoria è freschissima, di domenica scorsa 27 gennaio, quando al PalaFijlkam di Ostia dove le atlete scendono sul tappeto centrale agguerrite e determinate. Alla fine delle due performance il verdetto: 3 a 2 per l’Emilia Romagna. Giulia, Lisa, Stella Mei e Giada si stringono in un abbraccio liberatorio con i tecnici Salvatori, Ciotti e Montuori.

L’Emilia Romagna è Campione d’Italia 2013 per la terza volta consecutiva e il team romagnolo si è confermato ancora una volta tra i più fiorenti e prolifici di atleti di alto livello.

 




Cinema e Memoria, la conversione di Cinecittà in campo profughi

La conversione di Cinecittà in campo profughi, voluta dagli Alleati alla fine della seconda guerra mondiale, è il soggetto di un film documentario basato su originali ricerche d’archivio. Il campo di Cinecittà emerge come un’incredibile allegoria dei nostri tempi, in cui gli spazi della finzione cinematografica diventano luoghi di vite scampate al massacro. Il film esplora le condizioni umane, storiche e politiche di quel momento storico, sino alla ripresa delle attività cinematografiche nel 1950, quando migliaia di profughi di guerra si trovarono a fare le comparse nel mitico Quo Vadis.

Per Profughi a Cinecittà, il film documentario di Marco Bertozzi (Italia 2012, 52′), il buio in sala è al Teatro degli Atti venerdì 1 febbraio (ore 21, ingresso libero). Saranno presenti Marco Bertozzi e Antonio Mazzoni.

Scritto dall’autore insieme a Noa Steimatsky, il film è prodotto da Cinecittà Luce e Vivo film, con il patrocinio di UNHCR-Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. L’incontro fa parte di “Credere, odiare, resistere: vivere sotto la dittatura fascista e nazista, 1922-1945”, il Progetto Educazione alla Memoria promosso dal Comune di Rimini per l’anno scolastico 2012/2013.




La “banda della Uno bianca”. Sette anni di terrore

Due eventi previsti per il ricordo dei tragici fatti legati alla “banda della Uno bianca”. Era il 30 gennaio 1988. Una banda di rapinatori, inizialmente denominata la “Banda delle Coop” poi ribattezzata “banda della Uno bianca”, uccidono la guardia giurata Giampiero Picello nei pressi del supermercato Coop a Rimini in via XXIII Settembre. Fu la prima di 24 vittime dei malviventi che seminarono il terrore in Emilia-Romagna e Marche tra il 1987 e il 1994.

Il primo momento d’incontro ci sarà mercoledì 30 gennaio alle ore 8,50 nell’aula magna del Istituto Tecnico “Valturio” dove gli studenti dell’istituto Valturio e del liceo Einstein incontreranno Rosanna Zecchi (presidente Associazione Vittime Uno bianca), Stefania Zecchi (figlia di Primo Zecchi, vittima della Uno bianca), Antonella Beccaria (giornalista, autrice del libro “Uno bianca e trame nere”, collaboratrice della trasmissione Rai “Lucarelli racconta”), Sara Donati, presidente del distretto Coop Adriatica.

Inoltre per ricordare Picello e le altre 23 vittime di quei terribili anni, sempre mercoledì alle ore 11.30 presso il monumento dedicato alle vittime della Uno bianca nei pressi dell’ingresso del supermercato Coop “i Portici” verrà deposta una corona d’alloro in presenza di Rosanna Zecchi, presidente dell’ ”Associazione Vittime della uno bianca”, delle autorità civili cittadine e delle forze dell’ordine e di sicurezza.

 

 

 

 

 

 




INCHIESTA Economia, salvi con l’export

di FRANCESCO TOTI

Si chiama Bicma. Ha sede a Mondaino e sfida colossi come 3M. Produce catarifrangenti, pannelli di sicurezza per veicoli commerciali ed industriali. E’ leader in molti mercati dell’Europa dell’Est. In uno stabilimento di 6.500 metri quadrati, impiega più di 50 persone. E’ una delle imprese che fanno intravedere una luce in fondo al tunnel della crisi scoppiata nel settembre del 2008, ma con avvisaglie già nella primavera dello stesso anno.

E a leggere con la lente del buon senso prima ancora delle competenze, l’intreccio sociale italiano sorgeva spontanea una riflessione negli anni del boom, semplice quanto banale: non può durare. Non può durare una società solista, con un’organizzazione pubblica spesso inefficiente e con tangibili vizi di corruzione. Dove ogni città ha un aeroporto (ce ne sono una novantina) ed un’Università (sempre attorno alle 90). La sintesi economica e sociale scandita dalle asettiche statistiche è questa: l’Italia è la nazione più iniqua e corrotta dell’Occidente. Malessere sempre meno tollerati dagli italiani. Archiviata la riflessione del buon senso, il Paese, sempre quel Paese corrotto ed inefficiente, che mai diresti, fa cose meravigliose. Come la Bicma e le quasi 40mila aziende del tessuto produttivo del Riminese.

Il riccionese Piero Manaresi acquista e vende aziende. I suoi clienti sono i fondi internazionali; l’80 per cento delle compravendite delle imprese è nelle loro mani. Già perito del Tribunale di Parma per venire a capo dei labirinti societari della Parmalat dopo il crack, Manaresi analizza i bilanci delle imprese e poi ne propone l’affare. A chi gli chiede come sono i bilanci delle aziende più grandi della provincia (le prime 500 per fatturato), racconta: “Ho visto gli indicatori del 2011, pensavo peggio. Mi hanno meravigliato in positivo”.

E questo positivo passa per i mercati esteri. Infatti, le principali fonti di previsione sugli andamenti economici affermano che il 2013, per l’Italia, sarà ancora un anno di recessione: meno 1,1% il Pil (Prodotto interno lordo), a fronte di un meno 2,1% del 2012. Solo nel 2014 ci dovrebbe essere una minima inversione di tendenza con un più 0,6%. In questo quadro di magre vacche interne, gli imprenditori del territorio cercano le vie dell’export. Gli indicatori evidenziano che la quota export è in netto aumento. Ma nuovi mercati significano tensione psichica, fatica e tempo. Investimenti.

Il trend è confermato anche dai dati Istat (l’Istituto nazionale di statistica). Secondo i quali l’export della provincia di Rimini, nel primo semestre del 2012, si attesta ad oltre 914 milioni di euro, contro i circa 860 dell’anno precedente. Un incremento del 6 %, che porta Rimini ad essere la seconda provincia, assieme a Ferrara, per aumento percentuale in Emilia Romagna, precedute soltanto da Piacenza. La percentuale sale analizzando i numeri dell’indagine congiunturale di Confindustria Rimini, dove si evidenzia che l’export nel primo semestre del 2012 ha registrato una crescita del 9,9%, rispetto allo stesso semestre del 2011.

Per quanto riguarda le esportazioni, l’Europa Comunitaria continua ad essere la principale area di riferimento, per quanto in lieve decremento rispetto al 2011. Significativo è il trend positivo riguardante l’Europa dell’Est, quella non comunitaria. Francia e Germania si confermano i paesi verso cui sono prevalentemente destinati i prodotti delle imprese riminesi, rispettivamente il 54,3% e il 50,4%. Balza al terzo posto la Russia. In una indagine di Confindustria, le imprese puntano al mercato russo, segnalato dal 32 % del campione; seguono il Brasile (22,4% contro il 18,2% del 2011), la Cina (15,6% contro il 15% dello scorso anno), gli Stati Uniti (12,9% contro il 9,8% dello scorso anno), Arabia Saudita (11,6%), Germania (10,9%), India (9,5%), Francia (8,8%), Emirati Arabi Uniti (8,2%), Turchia (7,5%). Da rimarcare il forte calo di interesse per la Spagna che rispetto al 14,7% di preferenze dell’indagine 2011, nel 2012 registra soltanto il 4,1 dei consensi.

Maurizio Focchi, titolare di un’azienda che fa facciate continue, con una robusta presenza in Gran Bretagna, chiama le istituzioni. Dice in qualità di presidente di Confindustria Rimini: “In questa situazione riteniamo necessaria un’azione di collaborazione e di solidarietà, con l’assunzione di responsabilità istituzionali, collettive e anche individuali. In concreto, proponiamo alle più importanti autorità etiche e civili di facilitare la costituzione di un ‘Gruppo di lavoro’ che abbia l’unico obiettivo di contribuire all’attraversamento di questo grave momento: tramite analisi accurate della situazione in atto, ma specialmente con proposte di sinergie ed azioni concrete per affrontare e risolvere problemi ed emergenze. Il fine è far sopravvivere le imprese, unico strumento per garantire il futuro e attutire gli squilibri sociali che stiamo vivendo”.

Uomo fuori dai canoni, da sempre impegnato nel sociale, chiude la sua proposta con una citazione: “Augurando a tutti un buon 2013, concludo con una riflessione dello storico britannico Thomas Fuller 1650: E’ sempre più buio appena prima dell’alba”. Queste autorità etiche e civili, come le chiama Focchi, è la politica, sono le istituzioni pubbliche. Sorge di getto una domanda: ma se hanno fatto poco finora, perché dovrebbero cambiare nottetempo? Qualcuno ci infila dentro anche le banche ed il sistema finanziario internazionale, ma questi due attori sono più la conseguenza di una politica debole che le cause.

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Una lunga tagliatella tra Romagna e Toscana

“La nutrizione, essendo il primo bisogno della vita, è cosa ragionevole l’occuparsene per soddisfarlo meno peggio che sia possibile”. Così recita la ricetta n°9 di Pellegrino Artusi e la Romagna, con Forlimpopoli e la Toscana con la provincia di Firenze, hanno preso proprio la parola e la cucina del maestro Artusi come filo conduttore per il loro nuovo progetto: le eccellenze ed i valori dei territori connessi in proposte turistiche che hanno appunto Pellegrino Artusi e l’enogastronomia come filo conduttore.

La novità nata dal progetto “Romagna Artusiana”, realizzato dal comune di Forlimpopoli col sostegno della Regione Emilia Romagna ed il patrocinio della Provincia di Firenze, è l’uscita della guida cartacea “La Via Artusiana, una lunga tagliatella tra Romagna e Toscana” (PrimaPagina Editore), che accompagnerà il lettore lungo due articolati itinerari tra queste due bellissime regioni. che risalgono l’Appennino verso Firenze, attraverso le valli del Lamone, Tramazzo, Rabbi, Bidente, Savio e Rubicone.

Lungo tutto il percorso, una commissione di esperti ha effettuato sopralluoghi in rigoroso anonimato e riconosciuto 59 tra ristoranti, agriturismi, osterie e trattorie che rispettano le tradizioni e i canoni della cucina artusiana e in cui verranno proposte, tra le altre, anche ricette realizzate secondo il manuale di Pellegrino Artusi. Di questi, 42 si trovano in Romagna e17 in Toscana. La Guida potrà essere richiesta e acquistata presso l’Ufficio Turistico Forlimpopoli (via A. Costa 23, tel 0543-742059) oppure presso la Casa Artusi (via A. Costa 27, tel. 0543-743138). (M.Z.)

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