Rossana Allegri, quando l’arte si fa curare

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Al suo soccorevole aiuto sono passate di recente opere d’arte pittoriche e testimonianze di cultura materiale diverse. L’elenco sarebbe lungo da raccontare. Ogni intervento è una storia a sé. L’opera, dopo la cura, conquista una nuova porzione di vita

SGUARDI D’ARTISTA

di Annamaria Bernucci*

– Difficile non rimanere colpiti dal suo sorriso aperto e dalla contagiosa cordialità con cui apre la casa e il suo laboratorio di restauro. Un concentrato denso e stratificato di arte e vita. Sotto le mani di Rossana Allegri sono passate infatti decine di opere d’arte bisognose di cure e risanamento, salvate dal degrado del tempo e degli accadimenti.
Cesare Brandi, grande teorico del restauro, sosteneva che l’opera d’arte attraversa la storia non perdendo mai la sua vitalità perché non è il lato artistico che si può rovinare col tempo, ma solo la materia con cui è fatta. E’ a quella materia che Rossana Allegri ha dedicato la sua esperienza e la sua competenza maturata in anni di lavoro assiduo avviandosi giovanissima agli studi artistici e indirizzando le sue energie ad un mestiere difficile e raffinato.
La sua famiglia ha origini toscane, ma lei è nata nel 1961 in Ghana, dove il padre era medico. Trascorre altri anni in Sudan. Ritornata in Italia vive l’adolescenza a Pieve di Cadore e frequenta il liceo artistico a Venezia; si diploma nel 1982 all’Opificio delle pietre dure di Firenze cioè alla massima scuola di specializzazione italiana sotto la guida di eccellenze come Umberto Baldini, di Paola Bracco, esperta nella scultura lignea e di Antonio Paolucci.
Baldini, teorico e storico dell’arte (1921-2006) gestì in qualità di direttore del Gabinetto di Restauro alla Soprintendenza di Firenze la drammatica emergenza dell’alluvione del 1966. In quella catastrofica fatalità tuttavia emerse un altissimo impegno metodologico che consacrò a livello mondiale tecniche e prassi della scuola fiorentina.Tra le più giovani allieve uscite da quel magistero, l’Allegri insegna a corsi specialistici di restauro a Urbino e ad Ascoli avendo come committente la Soprintendenza delle Marche.
Si trasferisce in Romagna, in Valconca, dove ha eletto dimora e dove ha concentrato la sua attività di restauratrice dal 2000 con alle spalle un curriculum intenso fatto di incarichi diversi e distribuito davvero in tutte le regioni italiane: da Cosenza a Milano alle collaborazioni con l’Istituto veneto per i Beni Culturali che l’hanno portata nello Yemen (restauro moschea di Saman) e a Gerusalemme (Cupola Roccia).
Al suo nome è associato un gran numero di interventi di restauro e conservativi, dipinti, affreschi, materiale ligneo che da sempre predilige. Racconta come la molteplicità delle competenze in gioco per salvare dal deperimento tale materiale rappresenti un po’ la summa delle conoscenze sulle tecniche di restauro.
Un lavoro lento, anzi lentissimo, quello del restauro, che procede per gradualità e intuizioni – dice – che diviene fisicamente affaticante quando si svolge nei cantieri, come nel caso di interventi su affreschi. La concentrazione che il restauro comporta è pressochè totale, “assorbe occhi e mani e non lascia spazio a divagazioni artistiche o a un’attività creativa propria. E’ una scelta a senso unico” – racconta Rossana Allegri.
Al suo soccorevole aiuto sono passate di recente opere d’arte pittoriche e testimonianze di cultura materiale diverse. Proviamo ad elencarne qualcuna. Tra gli ultimi lavori consegnati alla città di Rimini, le statue di Carlo Sarti all’esterno della chiesa di S.Bernardino, le sontuose ancone lignee nella chiesa di S.Agostino con i paliotti in scagliola, la quadreria dello scrittore Alfredo Panzini esposta nella Casa Rossa di Bellaria.
E poi ancora: a Saludecio il quadro con il Transito di S.Giuseppe di autore ignoto della fine del XVIII secolo, lo stendardo con il Beato Amato, il S.Francesco di terracotta di Carlo Sarti dipinto ad olio, a Mondaino l’Allegri consolida il S.Giovanni Neponucemo, a Montefiore il celebre Crocifisso della parrocchiale, anticipato dal restauro del Crocifisso del XV sec.della Chiesa della Colonnella di Rimini, a Saludecio esegue il consolidamento e la pulitura delle decorazioni nel Palazzo Magi poi Marangoni dalle forme ‘700esche conferite dall’architetto pesarese Tommaso Bicciaglia, a Misano il restauro del dipinto con il beato Pietro Gambacorta di Pisa del 1695, a Fermo la Madonna con bambino e i frammenti di un polittico di Antonio Vivarini esposti al Palazzo dei Priori.
L’elenco sarebbe lungo da continuare. Ogni intervento è una storia a sé. L’opera, dopo la cura, conquista una nuova porzione di vita. Non va dimenticato che – come scriveva Brandi – il restauro è quel processo metodologico del riconoscimento dell’opera d’arte nella sua consistenza fisica e nella duplice polarità estetica e storica, in vista della sua trasmissione nel futuro.

*Direttrice della Galleria comunale S. Croce di Cattolica

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