L’INTERVENTO

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di Stefano Vitali *

Stefano Vitali

Prima di tutto sento il dovere di ringraziare i consiglieri qui presenti, di tutti i gruppi, nessuno escluso. Un ringraziamento non formale perché è grazie al vostro lavoro e al vostro senso di responsabilità che oggi siamo in grado di tenere questa seduta, davvero non formale, in un clima di grande compattezza e serenità testimoniato dalla stessa presentazione di un ordine del giorno unitario e ampiamente condiviso da tutti. Quella che oggi esercitiamo, in un contesto concordato con i soci pubblici e privati di Aeradria, è il dovere del socio di riferimento della compagine societaria proprietaria dell’aeroporto internazionale Fellini di assumersi il ruolo di catalizzatore di un sostegno corale, di quello che chiamiamo Sistema-Rimini, rispetto al futuro di una infrastruttura che per questo territorio è assolutamente vitale. Il momento che stiamo vivendo è strano e, per molti aspetti, paradossale. In tempi normali oggi avremmo stappato una bottiglia di buon spumante, del territorio naturalmente, per festeggiare il raggiungimento più che prossimo di quella che per noi significa la soglia dell’obiettivo centrato: il milione di passeggeri. E non perché sia un numero simbolico ma perché, più prosaicamente, rappresenta il livello che consente all’aeroporto Fellini di produrre bilanci in attivo. Oggi dall’aeroporto Fellini muove (i dati sono naturalmente quelli relativi al 2011) 920.641 passeggeri con un incremento sull’anno precedente del 66,5%. E’ questa la migliore performance tra tutti gli aeroporti italiani e va completata con almeno altri due numeri che ci dicono come siamo leader nazionale nell’incoming turistico dalla Federazione Russa e come dall’attività complessiva dello scalo si produce un indotto economico-turistico di oltre 700 mln di euro.

Parliamo di questo quando parliamo dell’aeroporto Rimini-San Marino. Non di bandierine di prestigio pagate dalla collettività o di ambizioni bizzarre di qualche uomo politico sparso nel nostro Paese. Parliamo di una realtà turistica internazionale, di una realtà che contribuisce a rendere ancora più internazionale e aperta al mondo la stessa Regione Emilia Romagna. Parliamo di una realtà che negli ultimi anni ha stretto i denti ed ha saputo mettere in campo uno sforzo del pubblico e del privato per fare nascere infrastrutture del fieristico e del congressuale che ci consentono di andare ben oltre la storica vocazione del turismo balneare. Parliamo di ricchezza che si produce su questo territorio, parliamo di posti di lavoro, parliamo del futuro di una realtà che ha saputo fare qualche passo in avanti oltre la frontiera della crisi e che, costi quel che costi, non vuole arretrare di un solo millimetro. Parliamo di noi, del nostro futuro, di una realtà a cui non è mai stato regalato niente e che si è conquistata metro dopo metro, con la fatica ed il lavoro, il proprio posto nel mondo.

Eppure, oggi, quella bottiglia non la possiamo ancora stappare. Qualche mese fa, in questo Consiglio, ci siamo divisi nel voto di fronte alla proposta di aderire alla società SAR. Quella società nasceva con l’obiettivo da parte della nostra Regione di favorire la nascita di un sistema aeroportuale regionale. Ho sostenuto quella scelta e non la rinnego. Del resto, andandomi a riguardare il mio programma di mandato, trovo scritto: “Occorre un vero e proprio Sistema regionale aeroportuale che consenta di evitare di disperdere risorse attraverso forme di competizione tra gli scali della regione che, in un passato recente, hanno raggiunto dimensioni patologiche”. In politica però, come nella vita, occorre misurarsi con i fatti e non con i desideri. E i fatti oggi ci dicono, con grande chiarezza, che il tentativo non è andato a buon fine.

Eppure, se prevalgono elementi di rispetto e di chiarezza, io continuo a pensare che il tema rimanga in campo e che un tentativo di integrazione con l’aeroporto di Bologna vada ulteriormente esplorato. Così come vanno esplorate altre possibilità di partnership che in questi mesi abbiamo congelato in attesa dell’esito dell’azione regionale. Lo faremo, già nelle prossime settimane. Questo Consiglio, i rappresentanti del tessuto socioeconomico riminese ne saranno puntualmente informati. Questa è la prima ragione che ci fa conservare in cantina la bottiglia.

Ma ce n’è una seconda. Lo scalo aeroportuale di Rimini è a un bivio, in queste ore, anche per ragioni per così dire interne. Ci sono consistenti ragioni che non ci consentono di uscire dal tragitto che è stato disegnato con il piano industriale dell’aeroporto senza demolire ogni possibilità futura di potere contare, in questo territorio, di un’infrastruttura strategica con potenziale effetto domino. Lo ripeto: infrastruttura strategica con potenziale effetto domino. Il ciclo di sviluppo per i primi venti anni del terzo millennio- pensato, finanziato e attuato a Rimini- ha nel passaggio tra stagionalità e annualità e nella Fiera, nella rete congressuale e in una accessibilità di livello e moderna rispettivamente il suo obiettivo e i suoi strumenti. E siamo sinceri sino in fondo: sinora sono stati maggiori gli sforzi, le attenzioni e le risorse impiegate per la realizzazione di padiglioni fieristici e centri congressi piuttosto che per lo sviluppo di una struttura ‘a servizio e completamento’ indispensabile come l’aeroporto. Lo scalo aeroportuale è la gamba più corta, quella cresciuta a metà tra entusiastico ‘fai da te’ e cautele dovute alle relazioni felpate tra il nostro territorio e l’ambito regionale, quella rimasta un po’ nell’ombra perché non si sapeva quanto solida e quanto potenzialmente robusta in una prospettiva che avrebbe anche potuto cancellarla. Ora il panorama è terso e le nebbie si sono dissolte: questo territorio ha bisogno di un suo scalo aeroportuale per avere ancora un futuro. Il ‘Fellini’ non è il monumento all’orgoglio di un politico o di un partito ‘che vuole lasciare un segno’, così come troppo spesso accade in altre parti d’Italia. E’ economia, sviluppo, prospettiva per un’intera comunità che vive e prospera sulla capacità ad accogliere, su un’imprenditorialità che guarda fuori dai confini municipali, su una giovane classe dirigente che pretende giustamente di dialogare ogni giorno con il mondo. Non solo: la pianificazione delle reti viarie e della mobilità sull’asse adriatico e padano, così come via via sta scaturendo dalla diverse programmazioni governative, disegna per i prossimi vent’anni uno scenario da ‘dopobomba’ per il bacino turistico più importante del Paese. E’ ormai chiaro che le infrastrutture rappresentano la premessa per la crescita dei territori e purtroppo per noi dell’area dell’Adriatico la situazione si sta facendo davvero difficile. Se infatti analizziamo gli attuali scenari e proviamo a fare qualche proiezione emerge che rischiamo una sorta di isolamento strategico.

Da Bologna a Bari lungo l’asse dell’Adriatico non siamo toccati  dall’Alta Velocità, gli aeroporti esistenti sono a rischio chiusura, secondo i progetti all’esame del Governo, la viabilità è problematica considerato che la SS16 è una delle strade più pericolose e trafficata del nostro Paese. L’unica nota positiva arriva dai lavori di ampliamento dell’A14, che pure si fermano a Pedaso. Insomma, ci sono i presupposti per essere preoccupati per il futuro del lavoro, delle imprese, dei cittadini che rappresentiamo. Tutto ciò avviene nonostante il rilevante contributo che dai comuni e dalle province di questa parte viene dato all’Italia, in termini di prodotto interno lordo, di energie e di impegno allo sviluppo del Sistema Paese. Tale sforzo, però, non sembra essere riconosciuto, nonostante il fatto il nostro territorio guarda naturalmente, per posizione geografica, a quelle aree che più sembrano destinate ad un saldo economico positivo: l’Europa dell’est ed una parte consistente dell’Asia.

Togliere al territorio riminese l’aeroporto significherebbe condannarlo a un tramonto più probabile che ipotetico. Tanto più se i numeri attuali e il piano industriale suffragano fiducia e strategicità dello stesso. Non si creda che le infrastrutture dello sviluppo concretizzatesi nell’ultimo decennio in provincia possano prescindere da un ‘Fellini’ solido: questa gamba va portata al livello delle altre, reimpostandone prospettive, cercando alleanze industriali serie e credibili, dandole un respiro che sappia capire e interpretare la dimensione ‘artigianale’ che ne ha sospinto ambizioni e intraprendenza in una fase non facile.

Abbiamo due vincoli inaggirabili per il ‘Fellini’:

  1. Il rinnovo della concessione: mettere in discussione la compagine societaria o aprire ora in qualsiasi forma lo stato di crisi significherebbe mettere la pietra tombale su un atto senza il quale lo scalo riminese sarebbe semplicemente un condannato a morte in attesa di percorrere il miglio verde
  2. I contratti di volo: contengono clausole che, se non rispettate, metterebbero a rischio destinazioni essenziali per questo territorio, come dimostrano anche i numeri di arrivi e presenze turistiche relativi ai primi mesi del 2012

La situazione debitoria, dovuta sostanzialmente agli investimenti fatti su quell’hardware e quel software che ha consentito in pochi anni di ammodernare le strutture e raddoppiare il numero di passeggeri, coinvolge due soggetti sopra tutti, che hanno fortemente creduto nello scalo e nelle sue potenzialità: le banche locali e i fornitori, anch’essi per la quasi totalità imprese locali. Scegliere la strada della rinegoziazione significherebbe, come è ovvio, provocare pesanti effetti sull’economia riminese.

Torniamo alla bottiglia dell’inizio: abbiamo un potenziale da stappare, che possiamo spendere solo se il sistema politico, amministrativo, economico, sociale, con piena consapevolezza e assumendo su di sé dosi massicce di responsabilità non lascerà indietro il ‘Fellini’- la sua realtà, le sue potenzialità, i suoi lavoratori che vanno tutelati e salvaguardati-, così come avvenuto per Fiera e rete congressuale. Se si aprisse altrimenti una fase critica, ciò complicherebbe non poco le relazioni: a partire dal rapporto con la Repubblica di San Marino, giunto a un punto di maturazione decisivo. Vale lo stesso per la Regione Emilia Romagna che proprio in queste ore ha dato nuove, incoraggianti disponibilità. La soluzione maestra, la più semplice, la più rapida, la migliore per verificare oggi interesse e attenzione, è in questa fase una sola: una ricapitalizzazione societaria che possa incanalare le nuove disponibilità e favorire nel contempo anche un riequilibrio societario in cui possa trovare spazio un diverso impegno dei soggetti locali. Questo è quanto propongo al Consiglio, alle forze economiche e sindacali, ai rappresentanti istituzionali.

*Presidente della Provincia di Rimini

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