IL PUNTO DI VISTA

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di Alessandro Roveri*

Finalmente sono usciti allo scoperto. Hanno reagito al blitz di Cortina con tutta la rabbia di chi ha sentito il morso della giustizia sulle proprie caviglie. Parliamo dei berlusconiani. L’on. Antonio Leone, vicepresidente vicario della Camera, si è affrettato a chiedere la proroga per tutto il 2011 del condono fiscale Tremonti. La Santanché, dal canto suo, ha ricordato tot miliardi di evasione scoperti dal governo Berlusconi (pochi, molto pochi, per la verità), e aggiunge che secondo lei gli evasori meritano la galera. Ma intanto i berlusconiani fremono di sdegno: Cortina? «Spettacolarizzazione», «scelta ideologica», «metodo inaccettabile», «inutile vessazione» e così via. Il loro “Giornale” se   l’ è presa con Alessandro Rimassa, lo scrittore che dopo una notte in discoteca ha denunciato alla Finanza un forno milanese che non emetteva scontrino: «Che pena lo scrittore che fa l’ esattore fiscale». E’ più forte di loro: non governa più il loro uomo, che giustificava  l’ evasore che si ribella a una tassazione troppo alta, l’ uomo che ogni tanto inventava i condoni, e che oggi freme per la perdita di Palazzo Chigi. Ha appena detto che lo spread resta alto, e lo spread  si è messo a scendere. Monti, il professore che tiene una lezione in inglese nella più prestigiosa Università britannica, e che può dare lezioni di economia politica alla Merkel e a Sarkozy, fa sul serio. La stretta cortinese sui controlli fiscali? Nell’intervista a Radio Vaticana Monti lo ha detto chiaro e tondo: «Chi evade offre ai propri figli un pane avvelenato, consegnerà loro qualche euro in più, ma li renderà cittadini di un paese non vivibile. In quest’anno 2012 verrà dimostrato, con risultati certi, che alcuni, molti cosiddetti “soliti ignoti” diventeranno presto “soggetti noti” dal punto di vista fiscale».   Certo: quella del governo Monti è stata una scelta ideologica, a favore di chi paga le tasse e contro chi non le paga. Il presidente Monti, con la sua fine ironia, l’ha dichiarato: non ama il detto berlusconiano del «non mettere le mani nelle tasche degli italiani», perché incompleta: sono gli evasori «coloro che mettono le loro mani nelle tasche dei contribuenti onesti». Sì, c’è una nuova lotta di classe in Italia: la classe di chi paga le tasse contro la classe di chi evade. La giustizia fiscale è parte importante della giustizia sociale, come è ben noto in tutta Europa. Si tratta di togliere ai ricchi per dare ai ceti meno abbienti. La cosa non piace nemmeno all’agenzia Standard & Poor’s, di cui è proprietario il gruppo McGraw–Hill. Quell’agenzia non ha declassato soltanto l’Europa e l’Italia, ma nell’ agosto 2011 lo aveva fatto anche sul debito pubblico americano, indebolendo il detestato Obama e la sua riforma dell’assistenza sanitaria. In Germania, il paese non a caso economicamente più forte in Europa, si pratica da un pezzo la lotta all’evasione fiscale. Là l’amministratore delegato della potente Deutsche Post, ha subito per ore nella sua villa la visita della Steuerfahndung (la Guardia di Finanza tedesca), che l’ha arrestato. Negli Stati Uniti le pene per gli evasori fiscali sono durissime. Al Capone fu scoperto e arrestato per questo. In Italia no. Oggi la Guardia di Finanza scopre che, tra trasferimenti delle residenze di persone e società nei paradisi fiscali e spostamento di capitali all’estero, nel 2011 ben 7.500 evasori totali con redditi di 21 miliardi, non hanno pagato un euro di tasse. Ecco perché in Italia si viaggia in Suv, ma si dichiara al fisco un’entrata dai 30 ai 50 mila euro lordi all’anno! Questo è emerso nel blitz di Cortina. Altri seguiranno. Attente Rimini, Riccione e Cattolica all’estate 2012… A Luigi Magistro, direttore centrale dell’ accertamento all’Agenzia delle Entrate, non interessano le tante microimprese familiari, che non potrebbero stare sul mercato se non ricorressero a un certo livello di evasione. Gli interessano le 3500 grandi imprese con oltre 100 milioni di euro di fatturato, e le 60.000 medie imprese con fatturato da 5 a 100 milioni. E dal primo gennaio 2012 Magistro non si occuperà degli estratti conti mensili che riceverà dalle banche, ma del dare e dell’avere  dell’intero anno. In Italia non era mai accaduto. Durerà? Berlusconi, che aveva regalato a Mediaset e Rai le frequenze mentre conduceva l’Italia sull’orlo del baratro, non vede l’ora di far cadere il governo Monti, che lo fa scendere nei sondaggi e pare non voglia regalare a nessuno le frequenze.  Ma l’ex presidente del Consiglio farà fatica a far cadere il governo di Monti, che in Europa, dove ha combattuto  vittoriosamente la potente Microsoft, è stimato da tutti i capi di Stato e di governo. Essi hanno capito che Monti  sta salvando l’Italia, ed è il curatore fallimentare del’Italia rovinata da Berlusconi. Oggi in Europa lo si ascolta come si fa dinanzi a un maestro di economia politica e lo si ammira come e più di prima. Sembra un sogno. Non più corna europee, non più ruoli di kapò offerti a Martin Schultz, non più voci gridate che scandalizzino la regina Elisabetta, non più rivelazioni ad Obama di (inesistenti) persecuzioni giudiziarie, non più barzellette. Anche tra le “olgettine” spuntano costituzioni di parte civile!   contro la Minetti! Se Monti cadrà, vorrà dire che in Italia le cose non cambieranno mai. Ma se durerà, tutto sarà diverso. Una ventata di quelI’etica protestante, studiata da Max Weber, entrerebbe nel nostro paese, abituato a peccare e farsi perdonare i peccati in confessionale. I partiti dell’ancien régime dovranno riposizionarsi, con i loro uomini e le loro clientele. Non ci sarà più posto per le cricche, per le P2 e le P3, per i Bertolaso. Comincerà un nuovo regime, perché attorno a Monti e alle sue liberalizzazioni andrà formandosi una nuova maggioranza. Partito democratico, Italia dei Valori, Sinistra e Libertà faranno bene a tenerne conto. Per qualcun altro il posto non c’è. Non c’è per i maggiordomi di Berlusconi, non c’è per la goffaggine della Lega Nord, che maschera sotto gli slogan padani la propria resa al berlusconismo, e se si salverà lo dovrà a Maroni, in lotta contro il “cerchio magico” stretto attorno a un Bossi sempre più debole e contestato.

*Libero docente all’Università di Roma

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