E ADESSO CHI PAGA?

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Il presidente della provincia di Rimini, Stefano Vitali, con quello della Cia della provincia di Rimini Valter Bezzi. L'agricoltura riminese, già strutturalmente fragile, è stata messa in ginocchio dalla recente ondata di maltempo.

Danni ingenti alle strutture pubbliche e private, spese necessarie quanto impreviste per rafforzare i vari “piani neve” comunali… e ora chi paga? L’appello di tutti i partiti del centrosinistra dell’alta Valmarecchia va in questa direzione: “Finita l’emergenza servono risorse, come ha detto Errani, abbiamo bisogno di non rimanere soli!”. Il centrosinistra dell’alta valle chiede quindi a Provincia e Regione di sbloccare al più presto fondi e finanziamenti perché si riesca a ripartire, considerando che molte aziende sono ancora chiuse a causa dei danni ai capannoni. E lanciano alcune proposte: “Rinvio dei termini di pagamento dei titoli di credito, spostamento delle scadenze tributarie, previdenziali ed amministrative, possibilità di accedere al credito a tassi agevolati, interventi a sostegno del lavoro e dell’occupazione”. “Tutte condizioni necessarie, a nostro avviso, affinché possiamo, insieme, ricostituire al più presto la normalità”. A dare forza a questa richiesta, anche gli agricoltori di Cia, Coldiretti e Confagricoltura di Rimini hanno sollecitato Errani e Vitali a intervenire al più presto. Nella missiva inviata dal direttore Paola Pula si ricorda come “mentre in pianura si sono registrate nevicate relativamente contenute, pari a circa 40-50 cm, in collina ed in montagna le precipitazioni nevose sono risultate molto superiori, quasi ovunque al di sopra dei 100 cm, con punte di oltre 300 cm di neve registrate in particolare  nei comuni svantaggiati dell’Alta Valmarecchia, accompagnate da forti raffiche di vento. Alle precipitazioni nevose si sono associate, quasi sempre, temperature piuttosto rigide, al di sotto di 0°C per diverse giornate, con minime che hanno raggiunto i -15°C”. Tutto ciò ha fatto sì che “le aziende zootecniche sono state le piu’ danneggiate con crolli delle strutture (stalle, capannoni, fienili ), danni alle scorte, attrezzature e macchinari, animali morti, blocco della produzione  ( mancata consegna di  migliaia di litri di latte andato gettato per l’impossibilità di trasportarlo fuori dalle aziende nonché il fenomeno degli aborti che sta interessando greggi e mandrie) e chiedono misure urgenti per poter premettere da subito il ripristino delle attività imprenditoriali, altamente compromesse”.  Di qui la richiesta, urgente, di “linee di finanziamento agevolato con accesso semplificato finalizzati alla ristrutturazione ed al rifacimento delle strutture”, oltre “a risorse dedicate aggiuntive da parte della Regione e la convocazione di un Tavolo di confronto Regione-Provincia-Associazioni agricole provinciali-Agrifidi Uno e Banche locali, per la determinazione degli interventi finanziari da attuare con le risorse a disposizione”. Ancora più specifica la richiesta di revisione del PRSR Emilia-Romagna con l’attivazione Misura 126 (Ripristino del potenziale produttivo agricolo danneggiato da calamità naturali e introduzione di adeguate misure di prevenzione)” e “la destinazione di risorse congrue a coprire il ripristino delle strutture: prioritariamente  stalle , fienili, capannoni, serre, viabilità rurale e frane”. Gli agricoltori chiedono inoltre la “concessione di sgravi previdenziali e fiscali, da richiedere all’Agenzia del Territorio, Agenzia delle Entrate, INPS e INAIL (in deroga all’art. 5, comma 2, per l’eccezionalità della calamità  che ha registrato danni alle strutture)” e non dimenticano le “agevolazioni per il corretto smaltimento dell’amianto”, visto che sono crollate diverse coperture in eternit e “la situazione resta comunque difficile perché ancora si registrano crolli nelle zone interne del Montefeltro ed Alta provincia di Rimini e la conta dei danni è destinata a salire”. “Siamo consapevoli che solo con misure certe, in tempi certi e con procedure celeri, si può ipotizzare un recupero delle attività agricole, in special modo della zootecnia, davvero determinanti per il permanere dell’economia in quei territori”, per questo chiedono “un intervento straordinario e rapido”. (DB)

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