EDITORIALE Vaccinazioni e informazione locale (che non c’è)

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EDITORIALE lapiazzarimini.it

Luca e Roberta (storia vera ma i nomi sono di fantasia) hanno appena avuto il secondo figlio. E il pensiero che più li affligge e se procedere con le vaccinazioni. Con la primogenita nessun dubbio. Le fecero. Ora qualcosa è cambiato. Quelle che allora erano “voci” ora sono molto di più. Ci sono ricerche scientifiche, dati epidemiologici e sentenze di tribunali che qualche dubbio sulla validità delle vaccinazioni lo mettono. Per non parlare poi di certe gravi complicazioni. Luca lavora tantissimo, Roberta è stata licenziata e rimane a casa con i bambini. Il tempo è sempre tiranno. La materia è complessa. Le campane sono due fondamentalmente. E ognuno tira l’acqua al proprio mulino. E’ una storia come tante quella di Luca e Roberta. Che pone a dura prova la coppia. Poi ci si mette anche l’informazione istituzionale. Arriviamo così alla cronaca locale dei giorni scorsi. La comunicazione è dell’Ausl di Rimini che mercoledì 24 ottobre diffonde la notizia di tre nuovi casi di morbillo. Il giorno dopo è ben piazzata nelle princiali pagine della cronaca locale. La notizia c’è. Eccome. Negli ultimi giorni – scrive più precisamente l’Ausl di Rimini – si sono verificati “tre casi di morbillo, uno in un bambino in età delle scuole elementari (inadempiente a tutte le vaccinazioni) e uno in una persona adulta che poi ha trasmesso il virus al figlio di meno di un anno. Nessuno dei tre pazienti aveva effettuato la vaccinazione antimorbillo (il bimbo più piccolo non aveva ancora raggiunto l’età idonea per la vaccinazione). Come da protocolli l’Azienda ha intrapreso le misure del caso nella scuola e più in generale negli ambienti frequentati dai giovani pazienti, ma il rischio di infezione per chi ha avuto contatti con loro rimane.”

La nota dell’Ausl prosegue spiegando che cos’è il morbillo e quale sia la complicazione più temibile, l’encefalite, “un’infezione al cervello” che statisticamente, secondo l’Ausl, ha probabilità di verificarsi 1 ogni mille casi (0,1% ndr). Nel 2002 – aggiunge sempre l’Ausl – si verificò, a livello nazionale, una vasta epidemia di morbillo, con oltre 40 mila bambini malati, più di 600 ricoverati in ospedale (l’1,5%), 15 encefaliti (il 2,5% sui ricoveri) e 6 decessi (0,015% dei casi sul totale dei baambini malati). Precisazione. I numeri (assoluti) sono dell’Ausl, le percentuali nostra elaborazione.

Come sempre ciò che fa notizia sono i dati estremi. In questo caso i decessi e le complicanze. Ma in tutta questa vicenda, considerata la diatriba e il conflitto, accesissimo,  che c’è tra favorevoli e contrari alle vaccinazioni, ecco, forse sarebbe il caso di andare oltre. Ad esempio, tanto per per rimanere sulla suggestione dell’Ausl, sarebbe interessante sapere dei 40 mila bambini malati nel 2002 quanti fossero già stati vaccinati e con quale tipo di vaccino. E altre questioni ancora di cui accenneremo più avanti. Insomma probabilmente  è ora di entrare, in maniera più esaustiva, all’interno di questi dati forniti così  in maniera decisamente un po’ sommaria.

In attesa che qualcuno deputato a tutelare costituzionalmente la salute pubblica si attivi, torniamo alla notizia di mercoledì. Che proprio sul piano della comunicazione cerca di trasmettere le proprie convinzioni. Ma, come vedremo, senza riuscirci. Ecco perchè. “In provincia di Rimini, nonostante l’impegno del personale preposto e dei Medici e Pediatri di Famiglia, la copertura vaccinale è al di sotto dei valori soglia che consentirebbero di ottenere la protezione dall’infezione per tutta la popolazione e ciò a causa di errate convinzioni sull’utilità della vaccinazione – ha spiegato il dottor Maurizio Bigi, direttore dell’Unità Operativa Pediatria di Comunità dell’Asl di Rimini. Significa – aggiunge il medico – che i bambini che non vengono vaccinati mettono in pericolo anche quelli vaccinati. Voglio ancora ribadire con forza – dichiara Il Dott. Bigi – che non vi è alcun nesso tra la somministrazione del vaccino per il morbillo e l’insorgenza dell’autismo infantile, come peraltro ormai ampiamente dimostrato – e aggiungo che già sono in atto e verranno potenziate una serie di iniziative per informare adeguatamente. La ‘buona informazione’ all’insegna della professionalità che il nostro ruolo richiede, sarà la nostra risposta. Ad ogni modo – conclude la nota dell’Ausl – per qualsiasi chiarimento sul morbillo, e sulle vaccinazioni più in generale, è possibile richiedere un colloquio personale con un medico pediatra vaccinatore prenotando in tutti gli ambulatori vaccinali del territorio, oppure consultare il sito aziendale (al seguente link: http://www.ausl.rn.it/doceboCms/page/103/vaccinazioni-infanzia-adolescenza.html ), con una sezione ad hoc sulle domande più frequenti dei genitori e con le modalità di prenotazione della vaccinazione”.

In queste dichiarazioni c’è la risposta “alla bassa soglia” di copertura vaccinale riminese. Se per “buona informazione” s’intende avere un colloquio con un “medico pediatra vaccinatore” (attenzione, vaccinatore) come può una persona ritenersi adeguatamente informata da un medico pediatra che ha già deciso che la vaccinazione deve essere eseguita? Secondo: perchè un bambino vaccinato è a rischio? Infine: se non vi è alcun nesso tra “somministrazione del vaccino per il morbillo e l’insorgenza dell’autismo infantile”, è possibile sapere da chi sono stati effettuati questi studi? Infine. Se per buona informazione s’intende quello che compare al link http://www.ausl.rn.it/doceboCms/page/103/vaccinazioni-infanzia-adolescenza.html , senza offesa per nessuno, diciamo che cascano le braccia. Il sito infatti, come si potrà verificare, rimanda per gli approfondimenti di ciascuna malattia ad un altro sito ancora. Come potranno le persone ricevere un’adeguata informazioni da un gruppo di professionisti (di cui non compare alcun nome o riferimento) che si presenta come “Il network italiano dei servizi di vaccinazione”? Peraltro da un sito che è stato aggiornato l’ultima volta nel dicembre del 2007 privo di qualunque riferimento istituzionale, che so, un patrocinio, un riconoscimento, né dalla Regione Emilia Romagna (Servizio sanitario regionale) né tanto meno dal Ministero della Salute?

Signori, i tempi sono cambiati. Le persone on line consultano direttamente tutte le fonti disponibili (anche in lingua inglese  con e senza traduttore). Accrescono le proprie conoscienze in tempi assai più rapidi rispetto al passato. Un sito fermo al 2007 è come se fosse morto. Nessuno lo prenderà mai seriamente in considerazione. Riconoscendo la serietà, l’impegno e la buone pratiche  mediche messe in atto dai Medici di Base e dai Pediatri dell’Ausl, che professionalmente svolgono con correttezza il proprio ruolo, il punto è che le persone sanno (e hanno capito) che quella è informazione di “parte”. E a loro questo non sta più bene e continuerano a disertare le vaccinazioni e fidarsi di più di chi, su questi temi, offre informazioni utili al ragionamento e alla comprensione di una materia così complessa. Cosa chiede la gente? Semplice. Che le due parti si confrontino. Non in separata sede, ma insieme, uno di fronte all’altro. Dati e studi scientifici alla mano. Quando le persone sono adeguatamente informate, decidono. Questa è informazione. Questo è servizio pubblico. (D.C.)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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