Bagnini evasori totali? I conti non tornano

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La Confartigianato di Rimini proporio non ci sta a sorvolare sulle notizie pubblicate di recente sui quotidiani locali in cui si evidenziava che 303 operatori balneari su 500 avrebbero, nel 2010, dichiarato al fisco reddito zero. “Dopo attenta e scrupolosa verifica – dicono dall’associazione rappresentativa di una bella fetta della piccola e media imprenditoria locale – al nostro interno abbiamo riscontrato che, dei 530 operatori balneari, ‘bagnini’ associati ad OASI – Confartigianato ed operanti nella Provincia di Rimini, nessuno di questi ha dichiarato reddito zero. Non solo, essi risultano anche ‘congrui’, con ricavi dichiarati nella norma degli studi di settore. Al proposito, siamo pronti e disponibili ad ogni eventuale controllo o confronto, per verificare i dati in nostro possesso. A questo punto – precisa la nota firmata dal segretario generale Mauro Gardenghi (nella foto di copertina Petrangeli/Bove) – consideriamo assolutamente ingiusta, fuorviante e strumentale la criminalizzazione dell’intera nostra categoria da parte di molti e, soprattutto, di chi riveste incarichi istituzionali, politici o sindacali. Costoro, non solo hanno screditato tutti gli operatori del settore, ma l’intero sistema del nostro modello balneare che, fino a prova contraria, continua ad essere per i turisti che ci scelgono ancora, uno dei punti di forza della nostra più apprezzata offerta turistica.

E poi il grande interrogativo. “A chi giova fomentare l’odio sociale tra categorie per la definitiva scomparsa dal mercato del nostro migliore ceto medio produttivo, supporto e sinonimo della stessa nostra “democrazia economica”? A chi giova disperdere quel nostro grande patrimonio, accumulato nel tempo, non solo economico, ma anche professionale, sociale e culturale, che si sostanzia nella imprenditorialità diffusa, quella di tanti che, ogni giorno, nonostante tutto, continuano a fare impresa e creare occupazione e, rischiando in proprio, anche con tutti i loro beni personali, contribuiscono a mantenere un apparato pubblico sempre più burocratico, costoso ed inefficiente, nonostante siano oppressi, come sono, da una fiscalità ormai insostenibile?” Ritorna la teoria del “complotto”.

Redazione Online
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