LA FOTONOTIZIA

Il Generale di Brigata Antonio Paparella (primo a sinistra), Comandante della Legione Carabinieri “Emilia Romagna”

Il Sindaco di Rimini ha ricevuto questa mattina nella residenza Comunale il Generale di Brigata Antonio Paparella (foto), che è il Comandante della Legione Carabinieri “Emilia Romagna” dallo scorso luglio. Durante la visita ufficiale del Generale il Sindaco ha evidenziato “le problematiche relative alla sicurezza. “Un territorio sottodimensionato nella presenza delle Forze dell’ordine rispetto alle sue reali esigenze – ha detto il Sindaco Gnassi – dove, nonostante le difficoltà, dobbiamo dire grazie alla rete di collaborazione che si è costruita con Prefettura, Questura e in particolare con l’Arma dei Carabinieri con i quali abbiamo sempre avuto un’ottima intesa”.

L’incontro è stato anche l’occasione per consegnare al Generale Paparella la formella in argento del suo segno zodiacale e il libro sulla Cappella dei Pianeti del Tempio Malatestiano.

 




Traffico, giovedì scatta il blocco della circolazione

Scatta come previsto dagli accordi sulla Qualità dell’aria il blocco della circolazione stradale dinamica privata sull’intero territorio del comune di Rimini a mare della Statale 16 dalle ore 8,30 alle ore 18,30.

L’Accordo di programma 2012 – 2015 per la gestione della qualità dell’aria – specifica la nota del Comune – prevede la possibilità di derogare dal blocco del giovedì “qualora non si verifichino superamenti del valore limite giornaliero di Pm10 su tutto il territorio regionale per i sette giorni antecedenti al giorno di controllo”. Purtroppo il bollettino odierno di Arpa ha confermato che vi è stato il superamento del valore limite giornaliero di PM10 nel comune di Ferrara, che ha comportato la conferma in tutti i comuni aderenti del blocco della circolazione nella giornata di dopodomani giovedì 11 ottobre.

 




Rimini Ricama, al via la sesta edizione

Uno dei pezzi in mostra nella scorsa edizione

E’ certamente uno degli eventi-mostra più attesi dell’anno con migliaia di visitatori da molte parti d’Italia. Potrebbe, di primo acchito, anche sembrare qualcosa di nicchia. Tutt’altro. “Grazie alla grande disponibilità delle suore e dei parroci contattati – spiega la presidente di Rimini Ricama Anna Maria Annibali – potremo finalmente ammirare oggetti di grande valore artistico e sacro che in pochi hanno avuto modo di conoscere.” Quella che s’inaugura venerdì prossimo 12 ottobre ore 16,00) al Palazzo del Podestà è la mostra dal titolo “La Sacralità si ammanta di trine”. L’evento, giunto alla sesta edizione, permetterà di vedere oggetti davvero sconosciuti, almeo da così vicino, come ad esempio un ombrello vescovile da processione così come fili d’oro intrecciati e ricamati con infinita pazienza e devozione da monache silenziose all’ombra dei monasteri. Insomma, piccole-grandi opere d’arte custodite gelosamente per secoli.

Il percorso storico-artistico predisposto dagli organizzatori porterà gli ospiti ad ammirare i paramenti sacri più belli e preziosi messi a disposizione da istituti religiosi e parrocchie del nostro territorio. Più precisamente: Congregazione Suore Francescane Missionarie di Cristo (Sant’Onofrio) di Rimini, Congregazione Suore di Carità SS. Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa di Rimini, Istituto Maria Bambina di Rimini, Monastero Monache Agostiniane di Pennabilli, Parrocchia San Nicolò di Rimini, Parrocchia SS. Giovanni e Paolo di San Giuliano Mare, Parrocchia di San Giuliano Martire di San Giuliano Borgo, Parrocchia Santissimo Crocifisso di Talamello, Parrocchia San Mauro Vescovo di San Mauro Pascoli, Parrocchia Collegiata di Santarcangelo.

La mostra, che dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.00) è resa possibile grazie al sostegno di: Provincia di Rimini (Servizio Politiche di Genere e Pari opportunità), Comune di Rimini, Consorzio Piccoli Alberghi di Qualità.

 

 




Sanità, Giudici: “Ma l’Asl unica di Romagna è veramente necessaria?”

Il tema è caldo, anzi caldissimo. La riorganizzazione istituzionale del territorio prevede (anche) la revisione dell’attuale assetto della Sanità pubblica. E le dichiarazioni sono a dir poco catastrofiste. “Se ci saranno altri tagli, il sistema sanitario regionale salta” è arrivato a dire ieri Carlo Lusenti (foto), assessore alle Politiche per la Salute della Regione Emilia Romagna.

Dalle nostre parti, scampata per un soffio la chiusura dei “piccoli” ospedali (in provincia di Rimini i nosocomi interessati sarebbero stati tre su cinque ovvero Novafeltria, Santarcangelo e Cattolica) rimangono gli “slanci” da fuori per aggiudicarsi la sede “dell’Asl unica”. Circola, con sempre maggiore insistenza, il nome di Cesena. Sarà. In realtà, lo scenario più “inquietante” è  relativo al possibile “svuotamento” delle eccellenze sanitarie locali conquistate in tutti questi anni a suon di investimenti milionari pubblici. Ad intervenire sul tema con una nota congiunta sono stati il presidente della provincia di Rimini, Stefano Vitali, e il sindaco Andrea Gnassi. A fargli da contraltare ci ha pensato, in particolare,  il consigliere comunale Eraldo Giudici. Vediamo che cosa hanno detto.

“Il dibattito politico e tecnico sull’ipotesi di costituire un’unica Azienda sanitaria della Romagna – dicono i due pubblici amministratori – non ha bisogno di maldestri diktat ‘che, purtroppo, continuano a provenire da alcuni amministratori. La salute è qualcosa di più delicato e di più vitale rispetto a qualsivoglia logica egemonica. Se il territorio riminese ha dato larga disponibilità a ragionare sul tema più generale del riordino istituzionale, deve essere già da ora ben chiaro come sulla sanità e sui servizi al cittadino le istituzioni locali assumeranno ogni iniziativa, a partire da una contrarietà espressa formalmente, circa qualunque ipotesi atta in via diretta e indiretta a penalizzare il territorio riminese, le sue eccellenze, i suoi progressi, i suoi risultati, i suoi investimenti in ambito sanitario, ottenuti grazie principalmente a consistenti investimenti, leggi sacrifici, da parte dei suoi residenti. Riteniamo obbligatorio affermare ora e per tempo questo assunto, proprio in relazione alle continue fughe in avanti in avanti di chi non ha ancora ben focalizzato come ogni passo male calcolato ha un effetto dirompente su un processo ‘in progress’. Non vorremmo che, a causa di questi spericolati kamikaze, l’effetto da ‘dirompente’ divenisse ‘letale’.

La prospettiva di confluire in un’unica azienda sanitaria romagnola – continuano a dire Gnassi e Vitali – è per molte, comprensibili ragioni anche giustificata. Pertanto all’ipotesi si può serenamente lavorare. Le ‘ragionevoli ‘’condizioni’ per poterlo farne sono in parte di forma e in parte di sostanza. In altre parole, il territorio riminese deve avere le necessarie ‘garanzie’ di partecipare a pieno titolo e con pari opportunità allo svolgersi del percorso di costruzione della nuova Azienda, tenendo conto che questa road map incentrata su una visione di sistema più ampia, non può prescindere dal rafforzamento delle eccellenze sanitarie riminesi. Come ad esempio, tra le tante, il sistema dell’emergenza/urgenza (completamento del DEA di Rimini, la cardiologia interventistica) o la ricerca di un punto di equilibrio sull’area oncologica che permetta di definire una vocazione chiara e garantire sostenibilità economica all’ IRCSS di Meldola, ma al contempo non ‘mortifichi’ la logica della rete e quindi il ruolo attivo delle oncologie sui territori. Che non siano richieste irragionevoli è dimostrato dai numeri, assolutamente da primato in Romagna per l’Asl riminese per quanto riguarda l’autonomia finanziaria (e dunque la non dipendenza dai ripianamenti economici regionali) e l’indice di dipendenza della popolazione delle strutture ospedaliere pubbliche e private per Azienda Usl di residenza.

Per essere più pragmatici – e così concludono il loro intervento – crediamo che sia innanzitutto necessaria una fase di elaborazione di un Documento ‘costituente’ in cui impostare i principi generali e quindi via via entrare tecnicamente nello specifico attuativo sul quale, ribadiamo, Rimini ha le carte in regola per recitare un ruolo strategico a servizio della propria comunità e dei propri cittadini. Ogni altra scorciatoia, sia pure tentata a parole, magari per ‘vedere l’effetto che fa’, porterebbe a scenari diversi e peggiorativi della situazione attuale e dunque, se così fosse, per parte nostra dichiariamo già oggi di non essere disponibili a percorrere una via che legittimamente contrasteremmo con i mezzi che la legge e le norme mette a disposizione”.

Di tutt’altro tenore la riflessione del consigliere Eraldo Giudici dei Popolari Liberali nel Pdl. “Negli anni passati – dice Giudici Rimini è stata la cenerentola in ambito sanitario, infatti gli investimenti maggiori sono stati concentrati storicamente in Emilia. I rappresentanti del locale PCI non “contavano “ molto in Regione , inoltre non s’interessavano ad incrementare l’offerta dei nostri Ospedali, privilegiando,si fa per dire, investimenti sul turismo, coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Nell’area romagnola fanno eccezione Cesena e Forlì dove la classe dirigente locale,comprendente un radicato PRI, ha creato gli Ospedali che oggi sono per loro un fiore all’occhiello. Solo nell’ultimo decennio, e di poco, si è aumentata la nostra offerta sanitaria riducendo il divario con quelle romagnole, incolmabile con le realtà emiliane!

Entrando nel merito dell’Asl unica Giudici si chiede: “Visto il peso politico riminese, c’è veramente qualcuno che pensi che possa arricchire il nostro territorio?” In tempi di spending review – aggiunge – pensiamo davvero che un centro decisionale “lontano” ci permetta di raggiungere standard che altre realtà hanno già? L’accentramento del potere decisionale nella persona di un unico Direttore Generale – secondo il consigliere di opposizione – determina la netta riduzione della possibilità di un determinato territorio nel poter programmare risposte ai propri bisogni. Si riduce nettamente la democrazia, intesa come possibilità di organizzare risposte ai bisogni della propria gente.

Quanto al “collega” Roberto Piva, riminese, che a Bologna siede in Consiglio, il suo parere è “commovente” quando afferma che “ che vigilerà, a Bologna, sul mantenimento delle nostre eccellenze sanitarie”.  Non è infatti – argomenta Giudci – un problema di vigilanza, bensì una concreta capacità d’incidere da parte dei rappresentanti politici: in primis i Sindaci e poi le forze politiche del territorio d’appartenenza. Avanza un modello organizzativo che sull’onda della crisi economica e degli errori di singoli politici,privilegia il parere decisionale dei “tecnici” .

Insomma, sarà vero risparmio? Giudici fa il punto della situazione. “Già ora abbiamo un Laboratorio centralizzato a Pieve Sistina e quindi, cosi affermano, ci sono risparmi. Già ora le gare d’appalto per beni e strumentazioni ,avvengono in Area Vasta: si potrebbero aumentare per le parti mancanti, e quindi dove avverrebbe l’ulteriore risparmio? Ora tutti i patrimoni delle singole ASL confluirebbero in un’unica Tesoreria romagnola. Potrebbero servire per “coprire “ i deficit sanitari di altre realtà a discapito di un potenziamento della nostra offerta socio-sanitaria. Della convenienza per il nostro territorio di una simile prospettiva nutriamo serie riserve e grandi preoccupazioni”.

 




Il mare a picco (-17,6%). Ecco cosa vogliono gli stranieri. Mercoledì a Roma si decide il fututo delle nostre spiagge

Il Sun ha dato la spallata finale alla stagione estiva 2012. Chiusi gli ombrelloni e in attesa di che cosa si deciderà mercoledì a Roma sul futuro delle nostre spiagge, ecco che nei giorni scorsi sono stati diffusi in anteprima alcuni dati relativi al Turismo.

I dati sono quelli dell’Osservatorio Buyer TTG. E non lasciano dubbi. Secondo le interviste somministrate ad oltre 600 fra i principali tour operator che vendono il Prodotto Italia nei cinque continenti, la domanda per il balneare sarebbe scesa del 17,6 per cento, trasformandosi sorprendentemente nell’elemento che registra al momento il più elevato coefficiente di decrescita. In sua vece sale però del 30 per cento la richiesta di prodotti di vacanza legati al lusso. Un’impennata considerevole, destinata a proiettare ancora più in alto una domanda che già oggi è presente in oltre il 51 per cento delle richieste di vacanza in Italia, e anche un segnale di tendenza che potrebbe aiutare finalmente il Bel Paese ad affrancarsi da una stagionalità fino ad ora strettamente vincolata al clima.

I prodotti top five – sempre secondo l’Osservatorio – sono: l’enogastronomia, elemento che per il secondo anno si colloca saldamente sul primo gradino del podio dell’Osservatorio Buyer TTG con il 68,2 per cento delle preferenze, richiede quindi una revisione di prodotto, basata sulle eccellenze del territorio, per rispondere a quella richiesta di lusso che individua nella buona tavola una delle tante sfumature dell’italian style e della ripetutamente evocata “dolce vita” legata anche alla cultura nei suoi molteplici aspetti. Quest’ultima è secondo in graduatoria, con il 65,5 per cento dei favori ed è abbinabile, in una possibile offerta turistica ‘luxury’ ad altre due voci già ben salde nelle preferenze dei turisti stranieri: le spa e il benessere, presenti nelle vacanze del 39,6 per cento dei viaggiatori e gli shopping tours, che hanno già al proprio attivo il 34,8 per cento dei consensi. Entrambi vengono indicati come voci in crescita: rispettivamente con tassi del 27,2 e del 16,7 per cento. E non è da meno l’enogastronomia, indicata dal 49,9 per cento degli operatori come uno dei prodotti in salita nelle richieste dei visitatori esteri interessati all’ampio ventaglio di offerta che caratterizza il turismo della nostra Penisola.